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Altino (Ve). Nell’area archeologica del decumano riemergono la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) e, forse, il palazzo del Vescovo nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo: le novità riemerse dalle ricerche illustrate al pubblico nella visita guidata Scavi Aperti. Approfondimenti su cafoscariNEWS

La chiesa più antica del territorio veneziano riemerge ad Altino dallo scavo di Ca’ Foscari. E sabato 17 ottobre 2026, alle 10.30, per #AltinoAperta / Scavi Aperti è in programma una visita per scoprire le ultime novità dagli scavi in corso nell’area archeologica del decumano di Altino. Gli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari Venezia nel parco archeologico di Altino (Ve) hanno identificato le tracce di alcuni edifici ecclesiastici tardo-antichi. Lo scavo è diretto da Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) e co-diretto da Elisa Possenti (università di Trento), con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica e in collaborazione con il parco archeologico di Altino – musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’ipotesi di identificazione della chiesa nasce dal lavoro di revisione dei dati archeologici relativi all’età romana e tardoantica svolto dai responsabili di scavo, Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo. Durante la visita #AltinoAperta / Scavi Aperti gli archeologi e le archeologhe che partecipano alla campagna di scavo illustreranno a visitatori e visitatrici le novità emerse dalle ricerche, aggiungendo un nuovo tassello alla lunga storia di Altino e delle origini degli abitati nella laguna di Venezia. Interverranno Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Si consiglia di indossare abiti comodi e scarpe chiuse antiscivolo. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Veduta da drone dell’area paleocristiana messa in luce nella zona del decumano del parco archeologico di Altino (Ve) dalla missione di scavo dell’università Ca’ Foscari (foto unive)

“Per secoli le fonti scritte hanno parlato di una grande chiesa vescovile ad Altino”, scrivono Diego Calaon e Federica Ferrarin sul numero di cafoscariNEWS del 15 ottobre 2026. “Sul terreno, però, di quella chiesa non c’era traccia. Ora, con ogni probabilità, c’è. La campagna di scavo 2026 dell’università Ca’ Foscari Venezia, in corso tra settembre e ottobre nel parco archeologico di Altino, con i dati del 2025, ha identificato la chiesa episcopale tardoantica e altomedievale della città e, probabilmente, l’intero complesso paleocristiano: la chiesa e il palazzo del vescovo, che occupano una porzione consistente di un’insula della città romana. La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 per 20 metri, senza abside, orientata verso oriente e fondata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. A est la affianca un grande edificio porticato, con una pianta complessa con setti interni e annessi, in cui è stato proposto di riconoscere il palazzo vescovile. Le fondazioni sono costruite in gran parte con i basoli delle strade romane: un segno “forte” del potere pubblico esercitato dal vescovo sulla città. La scoperta dà per la prima volta un luogo preciso e una forma materiale all’eredità paleocristiana di Altino, finora sfuggente. E getta nuova luce su una fase della città che fino a pochi anni fa era rimasta poco nota, ovvero quando Altino si trasforma e la sede vescovile si trasferisce poi a Torcello”.

Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) (foto unive)
Elisa Possenti (università di Trento) (foto unitn)
Marianna Bressan, direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

“Per la prima volta possiamo dire con ottima probabilità dove si trovavano la chiesa e il palazzo del vescovo di Altino”, dichiara Diego Calaon, direttore dello scavo (università Ca’ Foscari Venezia). “Le fonti ci dicevano che dovevano esistere; ora ne abbiamo le prove archeologiche. Questa analisi ci permette di raccontare in modo nuovo il passaggio da Altino a Torcello e a Venezia: non una fuga improvvisa, ma una trasformazione lunga e governata, in cui la città antica e i suoi abitanti diventano promotori di scelte economico e politiche, oltre che gli spazi dell’Altino antica diventare riserva di materiali da cui nasce un nuovo modo di abitare la laguna”. Ed Elisa Possenti, co-direttrice (università di Trento): “Le ricerche in corso stanno scrivendo un capitolo nuovo nella storia della città di Altino che grazie a queste nuove scoperte si viene ad affiancare ad altri importanti centri episcopali dell’Italia nord-orientale tardoantica. Quanto potevamo immaginare dalle descrizioni delle fonti scritte sta finalmente acquisendo una sua materialità che aiuterà a rileggere con occhi nuovi la figura dei primi vescovi altinati le cui vicende sono per lo più avvolte nella leggenda”. Chiude Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: “La collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia rientra nel progetto di ricerca complessivo del Parco archeologico di Altino, che prevede l’uso dello strumento della concessione di scavo agli Istituti di ricerca in funzione dello sviluppo coordinato delle conoscenze sulla città antica. La presenza dell’Università sul campo, inoltre, aggiunge al valore scientifico quello formativo delle nuove generazioni di archeologi e archeologhe. Gli scavi in corso sono particolarmente significativi, perché si concentrano sulle fasi storiche post-antiche, più sfuggenti a causa delle bonifiche otto-novecentesche, e perché stanno recuperando dati di rilievo, del tutto ignoti precedentemente, relativi agli edifici ecclesiastici di Altino tardoantica e altomedievale. Per i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, la ricerca ad Altino permette di inserire la storia della città in una prospettiva più ampia, capace di raccontare le trasformazioni del territorio veneziano dall’antichità alla formazione della laguna che conosciamo oggi”

LA CHIESA DI ELIODORO NELLE LETTERE DI GIROLAMO. “Che Altino avesse un vescovo e un’importante area monumentale dedicata al culto – ricorda Calaon – lo sapevamo dalle fonti scritte. Notizie di questa chiesa si trovano già nelle lettere di San Girolamo a Eliodoro, primo vescovo di Altino, e al nipote Nepoziano descrivono una città tardoantica vitale e popolosa. Nell’Epistola 60, del 396 d.C., Girolamo descrive la cura del giovane presbitero per la chiesa: l’altare, le pareti, i pavimenti, le porte con le tende, i vasi sacri. Sono gli stessi anni in cui gli archeologi collocano la fondazione della chiesa ritrovata”.

Chiesa del vescovo ad Altino: portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi (foto unive)

LA CHIESA DEL VESCOVO. “Che si tratti con ogni probabilità della chiesa episcopale lo dicono le dimensioni e l’orientamento”, sottolinea Calaon: “l’aula è disassata rispetto alle strade romane e rivolta a oriente, secondo un criterio liturgico. La pianta senza abside segue la tradizione altoadriatica di Aquileia. Quanto alla cronologia, gli archeologi collocano la fondazione del primo edificio tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. La datazione si basa sui materiali recuperati nello scavo, in particolare all’interno delle fosse di spoliazione, e sulla lettura complessiva del quartiere. La chiesa sorge quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un quartiere augusteo riorganizzato come quartiere paleocristiano, lungo la strada per la porta-approdo e il canale Sioncello. Tra VI e VII secolo, davanti alla facciata, sorgono un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi, già in studio con l’università di Ferrara (Barbara Bramanti). Anche le tombe, come le murature, sono state spogliate. I mattoni delle casse sono stati asportati per essere riutilizzati, e con essi sono stati sconvolti gli scheletri dei defunti. Proprio questo intreccio di sepolture e spoliazioni rende l’area un archivio prezioso: lo studio antropologico e le datazioni al radiocarbonio, già programmati, permetteranno di definire il numero degli individui, le fasi di deposizione e i tempi in cui il complesso è stato smontato. Tra i materiali rinvenuti nell’area spiccano anche reperti di carattere religioso e cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una piccola croce: un indizio in più, accanto all’architettura e alle sepolture, della funzione dell’edificio”.

Parco archeologico di Altino: area di scavo della missione dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

IL PALAZZO DEL VESCOVO? “La vera novità della campagna 2026 – spiega il direttore dello scavo – è che la chiesa non era sola. Sul suo lato orientale era collegata a un secondo grande edificio che, secondo i dati dei recentissimi scavi, sembra avesse una pianta complessa e articolata e fosse anch’esso porticato. La possenza delle fondazioni fa pensare a una costruzione probabilmente a due piani, interpretato come il palazzo vescovile: in alto la residenza del clero, al piano terra forse ambienti per sepolture privilegiate di vescovi o notabili, come suggeriscono i resti di mosaici tardoantichi. Manca ancora il battistero, che potrebbe trovarsi nelle aree non indagate dell’insula”.

“FONDAMENTA” FATTE CON LE STRADE: IL VESCOVO COME AUTORITÀ PUBBLICA. “Le fondazioni sono realizzate con basoli di trachite, i blocchi che pavimentavano le strade romane, reimpiegati capovolti. Le strade erano infrastrutture pubbliche, tutelate dalla legislazione tardoromana: il vescovo ha potuto smontarle come autorità pubblica, segno del peso ormai assunto dalla Chiesa nel governo della città. Parte di questo edificio era già emersa negli scavi degli anni Ottanta e in saggi precedenti, oggi visibili nell’area archeologica. Ma solo la possibilità di indagare fondazioni e sottofondazioni con un metodo rigorosamente stratigrafico, in molti punti diversi, ha permesso di ricongiungere le tessere sparse. Il Parco archeologico di Altino ha dato accesso a tutte le aree indagabili, e il risultato è una sorta di puzzle archeologico ricomposto, che oggi ci permette di dire dove sorgevano la chiesa e il palazzo”.

Area paleocristiana nel parco archeologico di Altino: rendering di ipotesi dei volumi degli edifici paleocristiani (foto unive)

PERCHÉ LA CATTEDRALE ERA RIMASTA INVISIBILE. “Le fasi tardoantiche di Altino sono state cancellate due volte”, spiega Calaon: “dall’agricoltura industriale, che ha asportato gli strati più superficiali, e dallo spoglio sistematico di mattoni e pietre, finiti nei cantieri di Torcello e di Venezia che avevano assorbito enormi quantità di materiali provenienti dalla città antica. Per questo, quando si scava ad Altino, raramente si trovano gli edifici in sé o le loro fondazioni intatte. Si trovano piuttosto le fosse di spoliazione: le trincee scavate per estrarre i materiali da costruzione, che in negativo restituiscono la forma degli edifici scomparsi: leggerle con precisione stratigrafica è stata la chiave della scoperta. Inoltre, la strada provinciale 41 dir. (via Sant’Eliodoro) attraversa la chiesa esattamente nel mezzo”.

DA ALTINO A TORCELLO: UN TRASFERIMENTO PROGETTATO, NON UNA FUGA. “La tradizione voleva i nobili altinati in fuga davanti ai barbari. Gli scavi di Ca’ Foscari a Torcello – assicura Calaon – hanno invece mostrato che l’isola era il porto di Altino, dove nel VII secolo si impianta il nuovo edificio religioso. Il trasferimento della sede vescovile appare una scelta deliberata, dettata soprattutto da ragioni demografiche e ambientali; altrettanto programmata è la dismissione della chiesa di Altino, smontata pezzo per pezzo entro la prima metà del VII secolo, in accordo con l’epigrafe di Torcello del 639 e con lo scavo del battistero torcellano. Da allora Altino diventa un’enorme cava di materiali, mentre il suo baricentro demografico si sposta verso la laguna”.

Missione di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia nel parco archeologico di Altino (foto unive)

IL PROGETTO E LA SQUADRA. La campagna 2026 prosegue le ricerche avviate nell’estate 2025, quando un primo intervento di circa due mesi a ridosso del vecchio Museo, lungo via S. Eliodoro, aveva individuato l’angolo sud-occidentale dell’edificio con fondazioni in basoli. Le ricerche sono nate da una revisione sistematica dell’archivio del Parco archeologico, dei vecchi scavi e dei loro reperti, e si svolgono in regime di concessione ministeriale. Lo scavo è diretto da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia antica all’università Ca’ Foscari Venezia, e co-diretto da Elisa Possenti dell’università di Trento, in collaborazione con Luigi Sperti, università Ca’ Foscari Venezia. È realizzato con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica, in collaborazione con il Museo e Parco archeologico di Altino – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che ha reso accessibili tutte le aree indagabili. Sul campo il lavoro è condotto da due giovani ricercatori formati a Ca’ Foscari: Jacopo Paiano, cultore della materia e oggi dottorando all’università di Trento, ed Eleonora Delpozzo, cultrice della materia. A scavare materialmente studenti e specializzandi dell’università Ca’ Foscari. Studio dei resti antropologici – antropologia fisica: prof.ssa Barbara Bramanti e Jessica Mongillo, università di Ferrara. Studio dei materiali ceramici: Francesca Mombelli, università del Salento. I prossimi passi sono già definiti: lo studio sistematico dei reperti e dei resti antropologici, le datazioni al radiocarbonio e le indagini geofisiche nelle aree non ancora scavate dell’insula, alla ricerca del battistero e del resto del complesso episcopale.

Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. Ecco il programma

venezia_lio-piccolo_eventi-giugno-2024_locandinaQuello di giugno 2024 sarà un mese intenso di incontri, visite guidate, aperitivi archeologici, promossi dal dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, con il Comune di Cavallino Treporti e la soprintendenza di Venezia e laguna, nello scavo della Villa Marittima di Lio Piccolo, il più grande scavo archeologico stratigrafico di epoca romana condotto all’interno nella laguna di Venezia: il tutto nel segno dell’archeologia pubblica e dell’archeologia di comunità. E di “patrimonio partecipato” si parlerà proprio nell’incontro del 7 giugno 2024 con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso. Archeologi, studenti, amministratori, cittadini costruiscono insieme una storia contemporanea fatta di elementi antichi per immaginare un futuro sostenibile per il turismo e la residenzialità in un ambiente delicato e unico. Gli eventi sono gratuiti. È necessaria la prenotazione a: vivereacqua@unive.it. La prenotazione dà diritto al pass per il passaggio nella ZTRU (Zona Tutelata a Rilevanza Urbanistica) di Lio Piccolo. Per ragioni di tutela ambientale, l’accesso è consentito a 50 persone ad ogni evento. Ad ogni appuntamento sono consentiti gli accessi di 20 autovetture. Al momento della prenotazione si otterrà un voucher che permetterà l’accesso alla zona traffico limitato. L’accesso allo scavo avviene attraverso il piazzale dell’Agriturismo Le Saline (via della Sparesera 4, Lio Piccolo). Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con una comunicazione via mail entro le 19 del giorno precedente. Per informazioni vivereacqua@unive.it.

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Veduta da drone dell’antico magazzino per il sale a Lio Piccolo nello scavo della villa romana del progetto Vivere d’acqua (foto unive)

Lo scavo. Un eccezionale conformazione dell’argine lagunare ha permesso di conservare un sito molto particolare: da terra, anche se in mezzo alle acque, è possibile scavare quasi all’asciutto, grazie all’ausilio delle pompe, le profonde strutture di epoca imperiale (a 3 metri sotto il livello di calpestio) di una “azienda” antica per la produzione del sale e per l’allevamento del pesce. La struttura era collocata proprio sulla spiaggia antica, sul lido di epoca romana, e si affacciava su un ampio canale che connetteva il porto della città antica di Altino con il mare, e la sua bocca di porto. Individuata già quasi 25 anni fa ad Ernesto Canal, negli ultimi tre anni la struttura è stata scavata da terra. Le strutture fanno riferimento a una serie di edifici complessi con un’ampia cronologia dal I al VI secolo d.C. Le strutture abitative e produttive hanno cambiato forma nel tempo, e la parte residenziale, di grande pregio, sembra essere stata sostituita presto da aree artigianali e di lavoro dove i lavoratori dell’epoca, gli schiavi, sapevano trarre i frutti migliori dagli spazi salati delle lagune litoranee. Lo scavo di Lio Piccolo ci racconta qualcosa di raro: abitare in quella che è la laguna attuale non significava stare in un luogo marginale e rifugiarsi per scappare dai pericoli. Significava piuttosto scegliere di stare dove le rotte marine incontravano quelle fluviali. Dove la solida terra lascia spazio ad un ambiente molle, umido, solo apparentemente inospitale ma ricco di risorse: sale, pesce, boschi litoranei, legno e avifauna. Significava abitare in un luogo dove la relazione con l’ambiente cangiante è imprescindibile. Studiare e narrare Lio Piccolo significa conoscerci un po’ meglio, conoscere meglio la complessità dell’abitato lagunare antico, conoscere meglio il non sempre facile rapporto tra uomo e natura.

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Una visita guidata allo scavo della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)

Uno scavo aperto al pubblico. Le strutture archeologiche in corso di scavo sono collocate a una quota molto profonda, e per forza di cose dovranno essere ricoperte dal terreno stesso di scavo qualche settimana dopo la conclusione dei lavori di ricerca: questo è infatti l’unico modo per conservarle. Il team scientifico di Ca’ Foscari e l’amministrazione comunale di Cavallino Treporti, perciò, ha preso la decisione di trasformare il cantiere in un museo a cielo aperto, per permettere alla cittadinanza e ai visitatori di toccare con mano l’antico passato della laguna nord di Venezia, prima di Venezia. Si tratta di un evento unico, per comprendere letteralmente camminando dentro la storia come le donne e gli uomini antichi abbiano costruito, vissuto e prodotto in ambiente incomparabile, fatto quasi solo di acque. Ecco il programma.

Venerdì̀ 7 giugno 2024, alle 17: “Archeologia e Beni Culturali. Nuovi scenari possibili per un Patrimonio Partecipato. Il progetto NextGen Heritage” con Monica Calcagno, Diego Calaon, Cinzia Dal Maso e il team di CREST/CHANGES. Con aperitivo archeologico.

Sabato 8 giugno 2024, alle 17: “Alla ricerca della città Romana. Verso la nuova campagna di scavi dell’università̀ Ca’ Foscari Venezia – Venezia ad Altino” con Luigi Sperti, Eleonora Dalpozzo, Jacopo Paiano. Con aperitivo archeologico.

Domenica 9 giugno 2024, alle 11, apertura dello scavo al pubblico

Giovedì̀ 13 giugno 2024, alle 17: “Questa volta lo scavo lo faccio io!”, i bambini fanno gli archeologi. Visita archeologica “veri” presso l’area dello scavo. Visita archeologica per i genitori. Attività̀ di archeologia per i bambini 6-10 anni. Laboratorio su prenotazione.

Venerdì̀ 14 giugno 2024, alle 17, Giornate Europee dell’Archeologia: “Arrivano Nuove Notizie dalla Città: da Lio Piccolo a Altino” con Marianna Bressan (museo nazionale e area archeologica di Altino). Con aperitivo archeologico.

Sabato 15 giugno 2024, alle 17, Giornate Europee dell’Archeologia: “Tutela nella Laguna nord” con Sara Bini, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Comune di Venezia e la laguna. Con aperitivo archeologico.

Giovedì̀ 20 giugno 2024, alle 17: “Ambiente lagunare: ville e sfruttamento delle risorse economiche in epoca romana: il caso di Lio Piccolo” con Marco Marchesini, Daniela Cottica, Fabio Lambertini. Giornate Europee dell’Archeologia: “Nuove scoperte: Le infrastrutture costiere degli Alberoni” con Cecilia Rossi, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio del Comune di Venezia e la laguna. Con aperitivo archeologico.

Venerdì 21 giugno 2024, alle 17: “La villa marittima di Mutteron dei Frati a Bibione e il territorio circostante” con Maria Stella Busana, Alice Vacilotto. Con aperitivo archeologico.

Sabato 22 giugno 2024, alle 17: “Dall’archeologia alle Parole. Le storie di Lio Piccolo. Anteprima di Stampa: Abitare la sparesera AD 1689” con Pietro Santostefano, Sandro Bergamo. Con aperitivo archeologico.

Domenica 23 giugno 2024, alle 11: “Dall’archeologia alle Parole. Le storie di Lio Piccolo. Documenti e memorie del litorale” con Antonio Padovan. Con aperitivo archeologico.

Giovedì 27 giugno 2024, alle 17: “Fiumi delta e lagune: un sistema portuale prima di Roma” con Giovanna Gambacurta.

Venerdì 28 giugno 2024, alle 16.30: la “Carta di Altino” in visita a Lio Piccolo. Visita Archeologica Guidata allo scavo. Segue la presentazione del libro di Galatea Vaglio: “Afrodite. La verità della Dea” (Giunti Editore) con Marco Paladini che dialoga con l’autrice. Con aperitivo archeologico.

Sabato 29 giugno 2024, alle 17: “Lo scavo subacqueo del Sito di Lio Piccolo dell’università̀ Ca’ Foscari – Venezia” con Carlo Beltrame, Elisa Costa. A seguire la Festa di chiusura dell’attività̀ del 2024. Intervengono il sindaco del Comune di Cavallino Treporti, l’assessore alla Cultura, il direttore del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari; la Prorettrice alla Terza Missione. Teatro con I Frullatorio DJ set.