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Villa Regina di Boscoreale è ancora chiusa al pubblico. Ma non si sono mai fermati gli interventi di restauro e manutenzione qui riassunti da Elena Gravina, restauratrice del parco archeologico di Pompei

Villa Regina a Boscoreale, l’unica villa rustica (fattoria) del I sec. a.C. – I sec. d.C. interamente scavata (foto parco archeologico di Pompei)

Villa Regina a Boscoreale, a un passo da Pompei, è ancora chiusa al pubblico. Il parco archeologico di Pompei, che ha già provveduto ad aprire ai visitatori gli scavi di Pompei, riaprirà le porte della villa rustica appena le condizioni lo renderanno possibile. Ma se il sito è chiuso al pubblico, non lo è certo agli addetti ai lavori. Con un breve contributo filmato, Elena Gravina, funzionaria restauratrice del Parco, ci porta alla scoperta di Villa Regina e delle attività di manutenzione e restauro portate avanti in questi anni e che non si fermano neppure in tempi di pandemia.

“Siamo a villa Regina”, spiega Elena Gravina, “che è una villa rustica situata nell’Ager Pompeiano, precisamente a Boscoreale, ossia un chilometro a Nord di Pompei. E come l’antica città di Pompei anche questa villa fu sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Venne scavata in tempi recenti, nel 1977, in seguito a lavori urbanistici in zona. Questa villa, come le altre nei territori di Torre Annunziata, Torre del Greco e di Castellammare di Stabia, fanno parte dell’area di competenza del parco archeologico di Pompei. Nel 2019 sono stati conclusi i lavori di restauro, che sono stati integrali. A partire da un restauro e un recupero in senso filologico delle coperture della villa, un recupero degli apparati decorativi e consolidamento delle strutture murarie, e un consolidamento anche degli elementi dei manufatti realizzati attraverso i calchi in gesso e in calcestruzzo che si trovano all’interno e all’esterno della villa. Successivamente ai lavori di restauro, conclusi nel 2019, approfittando anche di questo periodo di chiusura della villa al pubblico e ai visitatori, procede l’attenta manutenzione e lavori di manutenzione programmata che vengono eseguiti periodicamente con cadenza semestrale per quanto riguarda le operazioni di manutenzione ordinaria, e biennale per quanto riguarda le operazioni di manutenzione straordinaria. Le prime operazioni da compiere sono quelle fatte a seguito di un monitoraggio. Il monitoraggio è un controllo dei fenomeni di degrado delle superfici decorate; un controllo della vegetazione, della patina biologica, che qui come in tanti luoghi e posti archeologici è un problema costante. Soprattutto qui che è una villa sottoposta rispetto al livello del piano odierno di calpestio di circa 8-9 metri. Quindi c’è un problema di risalita capillare e con il periodico ciclico formarsi e migrare in superficie dei sali solubili. Quindi un monitoraggio costante, una rimozione e asportazione delle polveri dei depositi parzialmente coerenti come di terriccio, una rimozione dei depositi di guano e una attenta analisi dei manufatti che sono posti all’interno e all’esterno della villa, come i dolia in terracotta o i manufatti realizzati in calcestruzzo o in gesso che traggono i calchi o delle radici degli alberi o degli elementi per la produzione agricola, come il Torcularium all’interno della villa. Invece operazioni di manutenzione straordinaria si eseguono con cadenza biennale e prevedono interventi di consolidamento dell’intonaco, interventi di coesione e ristabilimento della pellicola pittorica e interventi di riqualificazione estetica, particolarmente importanti per le superfici decorate come il Larario o come gli affreschi presenti nel triclinio che sono riconducibili a una fase tra il III e il IV stile. La manutenzione programmata, l’osservazione costante e il monitoraggio dei fenomeni di degrado – conclude – garantiscono una prevenzione adeguata alla conservazione della villa e di tutte le superfici e manufatti in essa conservati”.

Pompei. Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini, svela ai più piccoli i segreti del mestiere degli archeologi, intervistando un’archeologa e una restauratrice del parco archeologico di Pompei

Geronimo Stilton, il topo giornalista direttore dell’Eco del Roditore, tra l’archeologa Luana Toniolo e la restauratrice Elena Gravina (foto parco archeologico di pompei)

Nuovo viaggio di Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, alla scoperta dei segreti del mondo archeologico, dal sito di Pompei. Geronimo, dopo aver raccontato in alcuni video le bellezze dei siti vesuviani, ci svela questa volta i segreti del mestiere degli archeologi, intervistando direttamente chi opera sul campo a stretto contatto con le meraviglie emerse dalla cenere e dai lapilli del Vesuvio che coprirono l’antica città di Pompei 2000 anni fa, e approfondendo il lavoro dei restauratori che intervengono in situ o in laboratorio sui reperti, gli oggetti e gli affreschi ritrovati durante gli scavi. Il progetto educativo è realizzato in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che del personaggio Geronimo Stilton, nato da un’idea di Elisabetta Dami, gestisce i diritti editoriali internazionali nonché quelli di animazione e di licensing per tutto il mondo. La serie di libri di Geronimo Stilton, pubblicata in Italia da Edizioni PIEMME, è diventata un fenomeno globale con 170 milioni di libri venduti in tutto il mondo e 3 serie animate coprodotte con Rai Fiction e distribuite in oltre 130 paesi.

Un video con duplice intervista a un’archeologa, Luana Toniolo, e una restauratrice, Elena Gravina, del parco archeologico di Pompei a cui Geronimo Stilton, direttore dell’Eco del Roditore, rivolge le domande per i più piccoli, per comprendere il grande lavoro affidato ai professionisti dell’archeologia. Dallo scavo vero e proprio, con la rimozione dei singoli strati di terra, come “sfogliare una cipolla in cucina”, al rinvenimento dei reperti, al loro studio e contestualizzazione che aiutano a comprenderne la storia, l’attività e la vita quotidiana di una certa epoca, fino all’inventario  e alla conservazione degli oggetti rinvenuti. E poi il successivo delicato intervento dei cosiddetti “dottori delle opere d’arte” che con grande pazienza devono rimettere assieme frammenti preziosi, restaurarli e riportarli al loro originario splendore.

Massimo Osanna e Francesco Sirano in posa con Geronimo Stilton (foto parco archeologico di pompei)

Geronimo Stilton, protagonista di tanti libri apprezzati dai giovani lettori, è già stato testimonial d’eccezione di un progetto per il sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” rivolto ai giovani cittadini del territorio, in collaborazione con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco, che ha avuto come obiettivo quello di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale. Nell’ambito di questo progetto sono state realizzate una mappa del sito di Pompei e Oplontis e una guida consultabili sul sito www.pompeiisites.org.

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei i visitatori troveranno finalmente integre e restaurate le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno: bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate. Osanna: “Un intervento atteso da anni”

Alla riapertura del parco archeologico di Pompei, quando cioè l’emergenza sanitaria lo consentirà, i visitatori troveranno una gradita sorpresa: dopo anni di travagliate vicende, le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate, finalmente tornano integre al termine del recente e complesso intervento di restauro. “Si tratta di un importante intervento, atteso da anni”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico, “che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro”.

Casa del Fauno: i frammenti delle bombe sganciate su Pompei nel 1943 (foto parco archeologico di Pompei)

La casa del Fauno, una delle più sontuose dimore pompeiane, estesa su un intero isolato per circa 3mila metri quadrati (è da qui che proviene il famoso mosaico pavimentale della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno e Dario III, oggetto a sua volta in questi mesi di restauro da parte del museo Archeologico nazionale di Napoli che lo ospita), fu oggetto, come molti edifici di Pompei, del tragico bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel settembre del 1943 due bombe precipitarono sulla abitazione, e una di queste piombò sull’atrio tetrastilo (a 4 colonne) che costituiva l’accesso alla zona privata della casa, radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo, decorate in stucco. Rimaneva integra solo la colonna esposta a Nord.

L’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei senza più sostegno artificiali, dopo i restauri del 2020 (foto parco archeologico di Pompei)
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La situazione di degrado su un capitello dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Le colonne furono immediatamente ricostruite nel 1946 secondo i metodi in uso all’epoca, utilizzando diverse aggrappature in ferro o in lamine zincate e malte cementizie, rivelatesi poi poco idonee ai fini della conservazione. Successivamente anche al terremoto del 1980, le stesse furono sottoposte ad altri interventi conservativi, che tuttavia hanno innescato dei processi di fratturazione e frammentazione importanti. Prima del recente restauro una delle colonne si presentava presidiata e puntellata con tubi, giunti metallici, e palanche in legno per sostenere e conservarne tutte le parti frammentate, parzialmente sollevate o completamente staccate, mentre le altre presentavano problemi di degrado in stato piuttosto avanzato.

Rocchi di colonna “a terra” per i restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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Una fase dei restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’intervento attuale è stato particolarmente complesso, allo scopo di intervenire in maniera integrale. In particolare, si è proceduto smontando e   movimentando da cima a terra, mediante argano, i componenti singoli di due delle colonne che presentavano gravi problemi di stabilità e uno stato fortemente frammentario – quella puntellata e quella esposta a Sud – per poi condurre il restauro ‘a terra’ dei blocchi. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e  malte di restauro non più capaci  di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi.

La restauratrice Elena Gravina, direttore dei lavori all’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
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L’area del cantiere di restauro dell’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Una volta consolidati e ricostruiti a terra i vari blocchi, li si è ricollocati nel loro alloggiamento originario, seguendo il rilievo tracciato in precedenza. Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione. Responsabile unico dell’intervento di restauro: ing. Vincenzo Calvanese; direttore dei lavori: Elena Gravina, funzionario restauratore; direttore operativo archeologo: Marialaura Iadanza; direttore operativo architetto: Annamaria Mauro; direttore operativo restauratore: Giuseppe Zolfo; ispettore di cantiere: Vincenzo Pagano; impresa esecutrice: R.W.S. srl