Archivio tag | editrice Effigi

Tarquinia (Vt). Al Palazzo dei Priori presentazione del libro “Etruscheria. Eruditi, antiquari ed etruscomani alla riscoperta del mito etrusco” di Vittorio Gradoli a cura della Stas – Società Tarquiniense d’Arte e Storia

Copertina del libro “Etruscheria. Eruditi, antiquari ed etruscomani alla riscoperta del mito etrusco” di Vittorio Gradoli

Sabato 24 gennaio 2026, alle 17.30, in sala Sacchetti di Palazzo dei Priori a Tarquinia (Vt), presentazione del libro “Etruscheria. Eruditi, antiquari ed etruscomani alla riscoperta del mito etrusco” di Vittorio Gradoli (C&P Adver Effigi, 2024), nell’ambito del calendario delle iniziative culturali promosse dalla Stas – Società Tarquiniense d’Arte e Storia, patrocinate dal ministero della Cultura.

Etruscheria. Dopo secoli di oblio, nella prima metà del Settecento gli Etruschi tornarono improvvisamente alla ribalta grazie alla pubblicazione del De Etruria Regali, opera postuma di Thomas Dempster, un eclettico e colto scozzese dalla vita romanzesca. I libri ebbero un enorme successo coinvolgendo la maggior parte degli eruditi del tempo. Sulla scia di questo “sacro fervore” venne a formarsi una corrente culturale che sarà poi chiamata “Etruscheria” popolata da personaggi singolari e a volte molto coloriti. Tra loro è facile scorgere il visionario, l’erudito, il razionale uomo di scienza, il bigotto, il “tuttologo”. Il giudizio negativo che molti storici daranno a questo movimento è dovuto al valore eccessivo assegnato agli Etruschi da cui derivarono lapalissiane manipolazioni dei fatti e tesi fantasiose. A tutto questo è da aggiungere una forte componente campanilistica che permeò i vari personaggi e le risse sterili che molti di loro ingaggiarono sui vari argomenti. Tuttavia, grazie a queste personalità le Accademie ripresero vigore incrementando studi che posero le basi della moderna Etruscologia. Furono rivitalizzate o create nuove collezioni archeologiche e vennero attuate alcune istituzioni museali pubbliche che portarono ad una prima forma di tutela delle antichità opposta alla dispersione dei materiali, mentre le comunità cominciarono a riscoprire le proprie origini. Qualunque sia l’interpretazione che si voglia dare a questo fenomeno, conoscere quei personaggi e le loro opere è cosa di sicuro interesse per tutti i cultori dell’Etruscologia e per quelli che amano la storia.

 

Un libro al giorno. “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale che racconta attraverso le tracce archeologiche quanto gli Etruschi legarono al vino molti aspetti sociali e della vita quotidiana

Copertina del libro “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale

È uscito per i tipi di Effigi il libro “La passione degli Etruschi per il vino. Archeologia del vino lungo la costa livornese e oltre” di Carolina Megale. La storia del vino si intreccia indissolubilmente con la storia dell’umanità. È un racconto che narra l’evoluzione della civiltà, segnando le tappe e i progressi raggiunti attraverso la millenaria coltivazione e trasformazione dei prodotti della terra. Ma il vino è molto più di un prodotto agricolo: è un indicatore profondo della cultura, delle credenze, dell’economia e delle strutture sociali che hanno plasmato gli antichi popoli del Mediterraneo. Gli Etruschi legarono al vino molti aspetti sociali e della vita quotidiana: fu elemento di distinzione e ostentazione della ricchezza da parte dei membri eminenti della società, componente sacra nell’ideologia funeraria e nella ritualità, ingrediente centrale nel costume del convivio. Le tracce archeologiche raccontano molti aspetti di questa storia. I musei e i siti archeologici dell’Etruria marittima settentrionale custodiscono gli oggetti della vita quotidiana che gli Etruschi utilizzarono nelle pratiche sociali e individuali legate al vino, oggetti preziosi e di uso comune che guideranno il lettore alla scoperta del nostro passato, perché cultura è comprensione dell’umanità, di cui l’archeologia ci aiuta a cogliere le radici più profonde.

Novità editoriali. “Ricerche e studi sul territorio del lago di Bolsena” di Luigi Catena (editrice Effigi)

libro-ricerche-e-studi-sul-territorio-del-lago-di-bolsena_di-luigi-catena_copertina

Copertina del libro “Ricerche e studi sul territorio del lago di Bolsena” di Luigi Catena (editrice Effigi)

“È una parte delle mie ricerche raccolte in circa 30 anni sul territorio del lago di Bolsena”: così Luigi Catena, collaboratore di Giovanni Feo, scomparso nel 2019, che proprio agli etruschi aveva dedicato gran parte delle sue ricerche, annunciava l’uscita per il 2024 del suo libro “Ricerche e studi sul territorio del lago di Bolsena” (editrice Effigi) con capitoli dedicati, tra l’altro, a “Il sacro e il fanum voltumnae”, “L’isola bisentina e il lago di Bolsena: l’omphalos del popolo etrusco”; “La situla cineraria etrusca di Capodimonte (Bisenzio): una nuova interpretazione”; “Confronto fra due città: Volsini e Faleri Novi”. Luigi Catena per anni ha portato avanti una ricerca indipendente sulle prime presenze di insediamenti umani antichi sulle rive del lago di Bolsena e nel territorio circostante. Il presente compendio di studi mostra i risultati di queste ricerche e la visione personale dell’autore che adotta un cambio di prospettiva, rispetto alla visione tradizionale, sul Fanum Vultumnae, il luogo più sacro del popolo etrusco, dimostrando la centralità del lago all’interno di pratiche e culti degli antichi abitanti dell’Etruria e mostrando come molte di queste pratiche cultuali siano rimaste all’interno delle tradizioni popolari che ancora oggi vengono tramandate intorno al lago di Bolsena.