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Torino. Al museo Egizio per il ciclo “Incontri con gli autori” Christina Riggs dialoga con Christian Greco sul suo nuovo libro “Vedo cose meravigliose. Come la Tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia”

torino_egizio_conferenza-vedo-cose-meravigliose_christina-riggs_locandinaQuando fu scoperta nel 1922 – in un Egitto appena diventato indipendente dall’Impero Britannico – la tomba di Tutankhamon, vecchia di 3300 anni, produsse un’enorme onda d’urto in tutto il mondo. Da un giorno all’altro il nome del “faraone bambino” divenne familiare, dando vita a un’ossessione internazionale che dura ancora oggi. Dalla cultura pop alla politica, dal turismo all’economia della cultura, è impossibile immaginare gli ultimi cento anni senza Tutankhamon. Eppure gran parte della storia del ritrovamento della tomba e delle molte vicende che seguirono rimane sconosciuta. Martedì 12 luglio 2022, alle 18, in presenza nella sala Conferenze del museo Egizio (ingresso libero fino ad esaurimento posti: si entra in sala dalle 17.40), e on line in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo Egizio e sulla pagina Facebook de IlLibraio.it, nuovo appuntamento del ciclo “Incontri con gli autori”: Christina Riggs in dialogo con il direttore Christian Greco ci parlerà del suo nuovo libro, edito da Bollati Boringhieri, “Vedo cose meravigliose. Come la Tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia”. La conferenza è in lingua italiana.

Tutankhamon

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone

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Howard Carter e Lord Carnarvon davanti all’ingresso della Tomba di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re a Tebe Ovest

Chi si ricorda che Jacqueline Kennedy fu la prima ad accogliere il giovane faraone in America? Che un revival di Tutankhamon negli anni Sessanta ha contribuito a salvare gli antichi templi della Nubia egizia? O che la grande mostra di Tutankhamon al British Museum, nel 1972, rimane il maggior successo di sempre del museo? Ma non tutto ciò che riguarda il “Re Tut” luccica: le esposizioni dei suoi tesori negli anni Settanta andavano mano nella mano con gli eccessi del capitalismo e la politica della guerra fredda; i suoi resti sono stati sfruttati in nome della scienza e il racconto della scoperta della sua tomba ha escluso gli archeologi egiziani – che pure ne sono stati protagonisti. Christina Riggs intreccia le avvincenti analisi storiche con i racconti delle vite toccate o, come la sua, cambiate per sempre dall’incontro con Tutankhamon. La storia del giovane faraone che ne emerge è nuova e audace, e ha tanto da dirci sul nostro mondo quanto sul suo. Perché l’archeologia, nello stesso modo di molte altre discipline, non è affatto un sapere neutrale: si alimenta invece delle convinzioni e degli interessi della cultura che l’ha prodotta. La storia del rinvenimento e della notorietà della tomba di Tutankhamon riflette gli squilibri di potere fra gli Stati coinvolti e le tante contraddizioni che ne derivano: ipocrisie e infingimenti, cupidigia e ambizione, nazionalismi e velleità neoimperiali. L’ombra scura celata dietro l’ammaliante splendore della maschera del faraone bambino.

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Copertina del libro “Vedo cose meravigliose. Come la tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia” di Christina Riggs

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Christina Riggs

Christina Riggs insegna History of Visual Culture all’università di Durham ed è una specialista di storia dell’archeologia e dell’arte, in particolare dell’antico Egitto. Tra le sue pubblicazioni: Ancient Egyptian Magic. A Hands-on Guide (2020), Photographing Tutankhamun. Archaeology, Ancient Egypt, and the Archive (2019), e Egypt (2017).

Il tumore non è un male del nostro tempo: trovato in Egitto uno scheletro completo di 3200 anni fa affetto da cancro. È il più antico mai ritrovato

Lo scheletro di giovane vissuto 3200 anni fa ad Amara West (odierno Sudan)

Lo scheletro di giovane vissuto 3200 anni fa ad Amara West (odierno Sudan)

Il sito archeologico di Amara West, attualmente in Sudan

Il sito archeologico di Amara West, in Sudan

Il tumore non è un male del nostro tempo e del nostro stile di vita. La conferma ci viene proprio dalla ricerca archeologica. Nel sito di Amara West, città dell’Antico Egitto oggi nel nord del Sudan, la dottoranda Michaela Binder – come riporta lo studio pubblicato su Plos One – con un team di ricercatori della Durham University ha scoperto uno scheletro con tracce di malattia che risale al 1200 a.C.: questo giovane uomo vissuto in Egitto più di 3mila anni fa è il più antico caso documentato finora di tumore. La nuova scoperta suggerisce che il cancro abbia le sue radici nel lontano passato: per molto tempo, poiché alcune delle cause principali – fumo, inquinamento, obesità e longevità – sembrano essere assenti nelle antiche popolazioni, il cancro è stato considerato una malattia moderna. Gli scienziati ora sperano che i nuovi ritrovamenti li aiuteranno a comprendere le origini e l’evoluzione di questa malattia fin troppo comune, spesso mortale.

La ricercatrice Michaela Binder al lavoro nei laboratori dell'università di Durham

La ricercatrice Michaela Binder al lavoro nei laboratori dell’università di Durham

Lo scavo dell'università di Durham ad Amara West

Lo scavo dell’università di Durham ad Amara West

Lo scavo dello scheletro del giovane affetto da tumore

Lo scavo dello scheletro del giovane affetto da tumore

Michaela Binder ha scavato lo scheletro nel 2013 nel sito archeologico di Amara West, nel nord del Sudan. Seppellito in una bara di legno, apparteneva a un uomo tra i 25 e i 35 anni, e faceva parte di una dozzina di scheletri rinvenuti grazie alla spedizione archeologica condotta da Neal Spencer, del dipartimento dell’Antico Egitto e del Sudan del British Museum. Dopo aver esaminato lo scheletro del giovane usando la radiografia e un microscopio elettronico a scansione, una squadra di ricercatori dell’Università di Durham e del British Museum sono stati in grado di ottenere chiare immagini delle lesioni sulle ossa. Secondo i loro ritrovamenti, pubblicati sempre su Plos One, le lesioni suggeriscono che un qualche tipo di cancro si fosse diffuso in tutto il corpo, tra cui bacino, spina dorsale, scapole, sterno, clavicole e costole. “La nostra analisi – spiega Binder – mostra che la forma delle piccole lesioni sulle ossa può essere stata causata solo da un tumore dei tessuti molli… sebbene l’origine esatta sia impossibile da determinare attraverso le sole ossa”.

La ricomposizione dello scheletro del giovane trovato ad Amara West

La ricomposizione dello scheletro del giovane di 3200 anni fa trovato ad Amara West

Oltre al cancro, lo scheletro del giovane ha anche evidenziato tracce di forti carie e sinusite cronica. In generale, i resti recuperati dal sito di Amara West mostrano che questa gente aveva una salute generale cagionevole, tanto che sembra aver vissuto durante un cambio climatico e ambientale. Un quarto dei 180 scheletri esaminati dal team britannico ha mostrano segni di malattie polmonari croniche, mentre tutti avevano segni di serie malattie dentali.

Michaela Binder mentre analizza lo scheletro con tumore alle ossa

Michaela Binder mentre analizza lo scheletro con tumore alle ossa

Secondo la studiosa il ritrovamento di Amara West è di “importanza cruciale per conoscere le cause del cancro nelle popolazioni antiche, prima della comparsa dei moderni stili di vita”. Il tumore, infatti, ricorda l’archeologa, spesso è pensato come una malattia moderna, legata a doppio filo a stress, dieta errata, fumo e inquinamento. Ma la scoperta mostra che il male esisteva anche migliaia di anni fa. «Sono rimasta sorpresa nel vedere un tumore simile in un individuo dell’Antico Egitto», ha detto Binder in un’intervista rilasciata alla Bbc News. «Noi ancora non sappiamo molto sul cancro. Ne sono stati trovati solo pochissimi esempi nel lontano passato». Quando il team ha portato alla luce lo scheletro, ha scoperto che le ossa erano crivellate di buchi. «La nostra analisi – spiegano i ricercatori – ha mostrato prove che il giovane soffriva di un tipo di cancro».

Lesioni tumorali sulla scapola destra del giovane di Amara West

Lesioni tumorali sulla scapola destra del giovane di Amara West

Lo scheletro di Amara West non contiene la prima prova di cancro nel mondo archeologico. L’anno scorso, per esempio, un team americano aveva pubblicato una ricerca su una costola di Neanderthal di 120mila anni fa ritrovata in una caverna in Croazia, che mostrava segni di tumore alle ossa. Ci sono stati anche diversi ritrovamenti datati a circa 4mila anni con segni di possibile cancro. Ma senza uno scheletro completo in grado di mostrare la diffusione della malattia, era difficile finora confermare la diagnosi di tumore. Ecco dunque l’importanza della scoperta di mara West: qui abbiamo uno scheletro completo: per questo gli scienziati sperano possa dare valide informazioni riguardo la diffusione del cancro e la sua evoluzione in epoca moderna. Analizzando il DNA dello scheletro, per esempio, potrebbero imparare quali furono le mutazioni genetiche che resero il giovane predisposto al cancro. Oltre ai difetti genetici, i ricercatori hanno identificato gli agenti cancerogeni ambientali, come il fumo dei fuochi, o un’infezione come la schistosomiasi (causata da parassiti) o altre possibili cause della malattia.