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Pasqua e Pasquetta a Napoli con i longobardi. Prorogata eccezionalmente la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” allestita al Mann. E slitta l’inaugurazione al 3 maggio la terza tappa all’Ermitage di San Pietroburgo

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018. Prorogata al 2 aprile 2018

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini

Pasqua e Pasquetta con i longobardi. A Napoli. Sì, avete capito bene. La grande mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” al museo Archeologico nazionale di Napoli che doveva chiudere domenica 25 marzo 2018, è stata prorogata eccezionalmente fino a lunedì 2 aprile 2018, cioè fino a Pasquetta. Colpaccio, anche se solo di otto giorni, del Mann, per consentire a quanti saranno nella città partenopea a Pasqua e Pasquetta di visitare  l’esposizione che, dopo Pavia, anche a Napoli sta riscuotendo uno straordinario successo, con un pienone di visitatori.  “Siamo veramente contenti di questa opportunità”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Sono tantissime le richieste che ci venivano in questo senso. Il successo di pubblico e critica di questa mostra, anche qui a Napoli, testimonia come in Campania ci sia voglia di conoscere altre epoche e culture, altri popoli, rintracciando le proprie radici in questa capacità di scambi e incroci, di mescolanze e aperture che sempre ha connotato il Meridione. Il Mann ha voluto rispondere a questa esigenza e nuove avventure ci attendono in tal senso. Intanto, chi non ha ancora avuto modo di vedere questa esposizione davvero irripetibile, avrà ancora qualche giorno di tempo”.

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Tutto ciò è stato possibile grazie alla decisione, presa in queste ore, di spostare al prossimo 3 maggio 2018 l’avvio dell’esposizione al museo statale Ermitage di San Pietroburgo, terza tappa di questo evento internazionale e prima incursione in Russia degli “uomini dalle lunghe barbe”, frutto delle frenetiche trattative dell’ultima settimana, tra Napoli e l’Ermitage. Ancora qualche giorno dunque prima di dire addio agli oltre 400 oggetti esposti: ad armi, monete, vasellami, scheletri di cavalli, collane e gioielli provenienti da necropoli, codici antichi, lastre ed elementi architettonici splendidamente decorati che ci riportano ai tempi di Alboino e di Rotari, di Ansa ed Ermengarda ma soprattutto di Arechi II cui si dovette in gran parte lo splendore di Benevento e della Longobardia  Minor. La mostra (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/16/alla-scoperta-della-longobardia-minor-dopo-pavia-arriva-al-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-una-prima-assoluta-per-l/), curata da Giampietro Brogiolo e Federico Marazzi, promossa, con il sostegno del Mibact, dal museo Archeologico nazionale di Napoli, dai musei civici di Pavia e Comune di Pavia, dal museo statale Ermitage, con l’importante sostegno della Regione Campania e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International, per la ricchezza dei materiali e la completezza dell’indagine – che copre tutto il territorio nazionale – per la novità degli studi e dei siti che vengono testimoniati, è destinata a restare come un momento centrale nella conoscenza di questo popolo, capace di fondere la culture e le tradizioni del Nord con quella di Roma e di Bisanzio e di lasciarci un’eredità culturale straordinaria.

Alla scoperta della Longobardia Minor: dopo Pavia, arriva al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, una prima assoluta per l’Italia meridionale

Un anello di epoca longobarda in oro e gemma dal museo Archeologico nazionale di Napoli esposto nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” a Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018

Il ministro Dario Franceschini, Maurizio Cecconi (Villaggio Globale International) e Paolo Giulierini direttore del Mann (foto Graziano Tavan)

Alla scoperta della Longobardia Minor. Dopo il successo al castello visconteo di Pavia, approda al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” che, rappresenta una prima assoluta per l’Italia meridionale. E non è un caso che per la seconda tappa della mostra-evento sia stato scelto proprio il Mann. Caduta Pavia nel 774 a opera di Carlo Magno, è la cosiddetta Longobardia Minor che prolunga la presenza longobarda fino all’XI secolo nel principato di Benevento e poi negli stati di Salerno e Capua – distaccatisi nel corso del IX secolo – producendo esperienze originali d’incontro con le culture greca e islamica da un lato, e con quella del mondo franco-tedesco dall’altro. È in questi secoli che si forma l’identità peculiare del Meridione, in bilico fra Europa e Mediterraneo, i cui esiti finali saranno rappresentati dall’eredità di tradizioni espresse in età normanna e sveva. “È la prima volta che il museo Archeologico nazionale di Napoli decide di organizzare una mostra dedicata ad un periodo che segue la caduta dell’Impero Romano”, aveva sottolineato il direttore Paolo Giulierini alla presentazione della mostra prima dell’inaugurazione a Pavia. “Troppo forte è stato finora il fascino di Pompei ed Ercolano per osare approfondire temi di apparente rottura con la classicità. Di fatto sono profondamente debitore nei confronti di Maurizio Cecconi, di Villaggio Globale International che ha organizzato la mostra, e di Federico Marazzi, curatore insieme a Gian Pietro Brogiolo, i quali mi hanno fatto riflettere sull’opportunità di aprire a scenari più vasti la riflessione sull’Evo antico, tanto più che i longobardi, in Campania, hanno lasciato un segno indelebile. Basterà citare solo Capua e Benevento, le due più importanti capitali della Longobardia Minor, nonché l’interessante rapporto tra l’entroterra e la Napoli tradizionalmente bizantina”.

La “Lastra con grifoni” dall’antiquarium di Cimitile (Na), esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardolongobarda (sec. XI) con stilemi di origine arabo bizantina

Appuntamento dunque al Mann di Napoli dal 21 dicembre 2017 al 25 marzo 2018: oltre 300 opere esposte; più di 80 musei ed enti prestatori; oltre 50 studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 siti e centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 15 video originali e installazioni multimediali; centinaia di materiali del Mann vagliati dall’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel Museo napoletano. Una grande occasione, dunque, per accendere i riflettori sulla storia altomedievale della Campania e della città di Napoli con il museo Archeologico nazionale che diventa centro di gravità per una rete d’itinerari alla scoperta dei luoghi e delle testimonianze longobarde in tutta la Regione. “A una più attenta ricerca”, continua Giulierini, “anche per lo stesso centro della città partenopea, a seguito dei recenti scavi delle metropolitane, i confini culturali si fanno più sfumati ma sopratutto emerge una straordinaria occasione di rilettura complessiva anche dei manufatti aurei, delle epigrafi, degli oggetti di età alto medievale che giacevano ab immemorabili nei depositi del Mann. Questo approfondimento consentirà, dopo la mostra, di esporre in maniera permanente i materiali tornati a nuova vita, dando conto del vissuto di una città e di un territorio anche molti secoli dopo la tradizionale data del 476 d.C. L’occasione espositiva pone inoltre il Mann quale epicentro di una importante rete di centri campani che consentiranno di delocalizzare e di potenziare l’offerta culturale dei longobardi, in una piena cornice regionale”. Il Ducato di Benevento, rimasto in vita come stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia, abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione fra le culture mediterranee e l’Europa occidentale. “Parlarne oggi, in una fase di cambiamenti altrettanto marcati come quelli che si verificarono nell’Italia longobarda”, conclude Giulierini, “significa sperimentare la possibilità di costruire una visione dal Mediterraneo  all’intera Europa, e mostrare una prospettiva del nostro continente in cui i legami fra le aree transalpine e quelle meridionali appaiano assai più equilibrati e dialoganti di quanto molta storiografia non abbia da sempre teso a rappresentare”.

Il “Disco aureo con Cristo e gli Angeli” dal museo Archeologico nazionale di Napoli, esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino

Tantissimi i capolavori (oltre ai reperti da San Vincenzo al Volturno) che in mostra testimoniano il valore artistico e la maturità espressiva raggiunta in questi secoli nel Sud Italia e le contaminazioni culturali: la Stele con l’Arcangelo dal museo di Capua – considerato il santo “nazionale” del popolo longobardo – datata fra IX e X secolo, costituisce un esempio squisito della produzione più matura della scultura figurativa longobarda meridionale; Il Disco aureo con Cristo e gli Angeli dal museo Archeologico nazionale di Napoli è un esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino (o d’importazione bizantina) presente nella città partenopea agli esordi dell’età ducale; la Lastra con grifoni dall’antiquarium di Cimitile (Na) un esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardolongobarda (sec. XI) che attesta stilemi di origine arabo bizantina.

“Gli uomini dalle lunghe barbe” come non li avete mai visti. Apre a Pavia, poi a Napoli e infine a San Pietroburgo “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, una mostra già definita epocale: 300 capolavori, molti inediti; 32 siti longobardi rappresentati; 58 corredi funerari esposti integralmente

Il manifesto della mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” che apre a Pavia il 1° settembre 2017

I longobardi come non li avete mai visti: un grande evento internazionale, Nord e Sud d’Italia uniti per la più importante mostra mai realizzata sugli “uomini dalle lunghe barbe”. Dal 1° settembre 2017 al Castello di Pavia, dal 15 dicembre 2017 al museo Archeologico nazionale di Napoli, e ad aprile 2018 al museo statale Ermitage di San Pietroburgo si potrà visitare la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”, già definita “epocale”: circa 300 capolavori, molti dei quali mai esposti prima, provenienti da 80 enti prestatori diversi; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposi integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D); 3 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a soggetti diversi, che saranno aperte per la prima volta al pubblico all’interno di uno speciale itinerario; centinaia i materiali dei depositi del Mann vagliati dall’università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

Corno potorio longobardo proveniente dal museo Archeologico nazionale di Cividale

Pavia torna dunque capitale del Regnum Langobardorum, e Napoli si fa portavoce del ruolo fondamentale del Meridione nell’epopea degli “uomini dalle lunghe barbe” e nella mediazione culturale tra Mediterraneo e nord Europa. È la grande sfida lanciata dai civici musei di Pavia, dal Mann di Napoli e dall’Ermitage di San Pietroburgo, per illustrare un’epoca e un popolo non nuovi ad approfondimenti scanditi negli ultimi 40 anni da grandi esposizioni che hanno segnato tappe importanti nell’evoluzione della ricerca storica. “Se la mostra tenuta a Milano nel 1978 aveva definito uno specifico campo di osservazione sulla storia della Lombardia”, ricordano alla direzione generale dei Musei del Mibact, “la mostra tenuta a Cividale del Friuli e a villa Manin di Passariano nel 1990 ha marcato l’importanza della lettura dei contesti archeologici, soprattutto quelli funerari, per lo studio della cultura e società longobarda”. E continuano: “L’ultima stagione del regno longobardo in Italia e la trasmissione di quest’esperienza nella nuova Europa carolingia è stato il principale oggetto d’interesse della mostra di Brescia del 2000, mentre quella ospitata a Torino nel 2008 ha focalizzato il proprio interesse nel raccontare i longobardi nel più ampio quadro degli stanziamenti dei barbari in Occidente, inserendoli nella dimensione dei grandi processi di trasformazione che investono l’Europa tra la fine del modo antico e il primo medioevo”.

Coppia di fibule longobarde proveniente dal civico museo Archeologico di Milano

Cosa può dire di nuovo nel 2017 un’altra mostra sui longobardi? Nuove campagne di scavo e recenti progetti di ricerca, condotti con il supporto delle innovative analisi diagnostiche – assicurano i promotori -, consentono nel 2017 di rileggere l’apporto dei longobardi nella definizione di una nuova Italia, divisa territorialmente ma altamente pervasa da profonde relazioni culturali e politiche. “Raccontare l’Italia longobarda nel 2017 impone inevitabilmente un confronto con la contemporaneità, spinge a indagare le vicende di un popolo che ha cambiato la storia, ponendosi in una dimensione più ampia nella riflessione sui grandi cambiamenti che stanno modificando l’Europa e il suo rapporto con l’area mediterranea”. La mostra, punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, offre dunque la possibilità di guardare l’Italia longobarda da una prospettiva diversa, una stimolante opportunità per scoprire come le relazioni tra l’Europa e il Mediterraneo fossero salde anche durante la stagione longobarda. ”Sarà una mostra che lascerà una traccia”, ha detto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini intervenuto alla presentazione della mostra, sottolineando l’importanza di mettere a punto iniziative in grado di arrivare al largo pubblico e al tempo stesso dare valore alla ricerca scientifica.

Il curatore Federico Marazzi con l’assessore Giacomo Galazzo e il sindaco di Pavia, Massimo Depaoli

Frutto innanzitutto di una “coproduzione” tra Pavia, capitale del Regno Longobardo, e Napoli, città bizantina ma punto di riferimento economico e culturale del Ducato di Benevento, “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” ricostruisce dunque le grandi sfide economiche e sociali affrontate dai longobardi e riflette sulle relazioni e sulle mediazioni culturali che dominarono quei secoli di guerre e scontri, alleanze strategiche e grandi personalità. Curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi con Ermanno Arslan, Carlo Bertelli, Caterina Giostra, Saverio Lomartire e Fabio Pagano e con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky, la mostra organizzata da Villaggio Globale International consentirà di dare una visione complessiva e di ampio respiro (dalla metà del VI secolo, dalla presenza gotica in Italia, alla fine del I millennio) del ruolo, dell’identità, delle strategie, della cultura e dell’eredità del popolo longobardo che nel 568, guidato da Alboino, varca le Alpi Giulie e inizia la sua espansione sul suolo italiano: una terra divenuta crocevia strategico tra Occidente e Oriente, un tempo cuore dell’impero romano e ora sede della Cristianità, ponte tra Mediterraneo e Nord Europa.

Pluteo in marmo, con la rappresentazione di un agnello, proveniente dai civici musei di Pavia

“Pavia, scelta dagli ostrogoti come seconda capitale e allora dotata di architetture pubbliche eccellenti”, ricorda Susanna Zatti, direttore dei musi civici del Castello di Pavia, “viene espugnata nel 572 da Alboino, dopo un assedio lungo tre anni. Seguono due secoli (cederà all’assedio dei franchi di Carlo Magno nel 774) nei quali la città è baricentro delle vicende politiche, economiche e amministrative più rilevanti del regno, che la narrazione di Paolo Diacono (lo storico autore della Historia Langobardorum), le pur scarse testimonianze materiali, ma anche – e soprattutto – la tradizione, le leggende e le memorie locali, i toponimi tuttora ricordano: dall’emanazione dell’editto di Rotari al recupero e traslazione delle spoglie mortali di Sant’Agostino minacciate dai saraceni, alle cospicue fondazioni religiose destinate a cenotafi di re e regine”. Per l’amministrazione comunale di Pavia la mostra “l’approdo più luminoso di un percorso” con il quale ha voluto caratterizzare la propria politica culturale. E per Pavia non ci sarà solo la grande mostra, ma anche molte attività complementari. “Abbiamo pensato che la riflessione sulla storia della città”, spiegano il sindaco Massimo Depaoli e l’assessore alla Cultura Giacomo Galazzo, “debba sempre essere accompagnata da un tentativo di comprensione del più ampio contesto storico in cui in cui questa si è sviluppata. E poi abbiamo pensato che il rigore scientifico vada sempre declinato al futuro: ecco quindi la proposta di un percorso di visita che andrà alla scoperta delle più moderne tecnologie di fruizione museale”.

Un orecchino longobardo in oro e smalti proveniente dal museo Archeologico nazionale di Napoli

I longobardi nel Meridione. Il Ducato di Benevento rimasto in vita come Stato indipendente sin oltre la metà dell’XI secolo, non solo conservò memoria e retaggio del Regno di Pavia, abbattuto da Carlo Magno nel 774, ma elaborò un proprio originale ruolo di cinghia di trasmissione tra le culture mediterranee e l’Europa occidentale.  Per il museo Archeologico nazionale di Napoli questa sui longobardi rappresenta” la prima mostra dedicata a un periodo che segue la caduta dell’impero romano. “Troppo forte”, interviene il direttore Paolo Giulierini, “è stato finora il fascino di Pompei ed Ercolano per osare approfondire temi di apparente rottura con la classicità”. E continua: “Sono profondamente debitore nei confronti di Maurizio Cecconi e Federico Marazzi, che mi hanno fatto riflettere sull’opportunità di aprire a scenari più vasti la riflessione sull’evo antico, tanto più che i longobardi in Campania hanno lasciato un segno indelebile. Basterà citare solo Capua e Benevento, le due più importanti capitali della Longobardia Minor, nonché l’interessante rapporto tra l’entroterra e la Napoli tradizionalmente bizantina”. E questa straordinaria occasione di rilettura complessiva dei manufatti aurei, delle epigrafi, degli oggetti di età alto medievale che giacevano ab immemorabili nei depositi del Mann non rimarrà lettera morta. “Dopo la mostra”, annuncia Giulierini, “questo approfondimento ci consentirà di esporre in maniera permanente i materiali tornati a nuova vita, dando conto del vissuto di una città e di un territorio anche molti secoli dopo la tradizionale data del 476 d.C.”. La mostra che, ricordiamolo, a Napoli aprirà il 15 dicembre, farà del Mann l‘epicentro di una importante rete di centri campani che consentiranno di delocalizzare e di potenziare l’offerta culturale dei longobardi, in una piena cornice regionale.

Il museo statale dell’Ermitage di San Pietroburgo

Il carattere internazionale dell’evento è dato dalla collaborazione con il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, uno dei più prestigiosi musei al mondo. Ed è proprio a San Pietroburgo che nell’aprile 2018 (data ancora da definire) approderà la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia”: sarà la prima volta che in Russia verranno accesi i riflettori sulla civiltà longobarda, un segnale concreto – sottolineano gli organizzatori – della consapevolezza che gli incroci di civiltà risultano sempre più evidenti e ineludibili. E per il Mibact “la scelta di portare la narrazione dell’Italia dei longobardi nella prestigiosa sede dell’Ermitage di San Pietroburgo esprime la volontà di consolidare i rapporti tra importanti istituzioni museali, raccontando all’estero la centralità della civiltà dei longobardi nella storia italiana”.