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Bologna. Al museo civico Archeologico week end con “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, corollario della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”

Logo Archeologico-bn positivo_prove sovr“Percorsi nel tempo e nello spazio”: ogni settimana, i musei di Bologna i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. Questa settimana, due appuntamenti al museo civico Archeologico di Bologna.

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Carlo Varotti, dell’università di Parma, impegnato in una lettura teatrale

bologna_archelogico_lettura-di-dante_logoVenerdì 17 settembre 2021, alle 21 (sold out), e sabato 18 settembre 2021, alle 19 (prenotazione obbligatoria: 18 settembre 2021 ore 19 | Dante tra parole e musica | Lettura teatrale di Carlo Varotti, musiche a cura di Alessandro Pirotti (google.com)), ingresso: gratuito: “Dante tra parole e musica”, lettura teatrale di Carlo Varotti, università di Parma. Musiche a cura di Alessandro Pirotti. Le letture intendono esaltare la natura teatrale e intimamente plurilinguistica del testo dantesco. Di qui la scelta di una ‘messa in voce’ in cui l’espressività dei personaggi viene sottolineata, nei diversi contesti emotivi (paura, incertezza, rabbia e orgoglio); e voci diverse, spesso fortemente connotate, assumono i diversi personaggi che ricorrono nei brani scelti: dai diavoli di Malebranche a Farinata e Cavalcante, al furbo e sfuggente barattiere navarrese, allo scaltro e infido Bonifacio VIII. Ognuno di essi portatore di un proprio universo umano, sociale e culturale. Parole e musica, infine. La scelta dei brani che accompagnano alcuni momenti del testo dialogano con le parole, con una funzione non esornativa, ma nella ricerca di una espressività che vuole essere coerente con i versi, e che con essi si incontri, alla ricerca di una suggestione anche ritmica.

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Locandina della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” al museo civico Archeologico di Bologna

Lo spettacolo è realizzato in occasione della mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia” a cura di Marinella Marchesi in corso al museo fino al 1° novembre 2021 nell’ambito della rassegna AGORÀ ARCHEOLOGIA. La piazza vicino alla piazza. Il museo civico Archeologico di Bologna celebra i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri dedicandogli un’esposizione temporanea che, attraverso materiali di varie provenienze, tutti appartenenti al proprio patrimonio, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali.

Cividale. Per il 700mo di Dante e il 50mo della Fondazione de Claricini Dornpacher apre al museo Archeologico nazionale la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli, esposti in prima assoluta

Locandina della mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)” al museo Archeologico nazionale di Cividale dal 19 settembre al 7 novembre 2021

università-di-udine_logofondazione-de-claricini-dornpacher_logoNel 2021 ricorrono i 50 anni della Fondazione de Claricini Dornpacher di Bottenicco di Moimacco (Ud), istituita con lascito dalla contessa Giuditta de Claricini Dornpacher nel 1971, e i 700 anni della morte di Dante. Per il cinquantennale la Fondazione ha avviato assieme all’università di Udine un percorso progettuale celebrativo intitolato “Dante 700 – Tutte quelle vive luci”. Il progetto ha ottenuto il patrocinio, l’uso del logo e il supporto del ministero dei Beni Culturali (Mic) nell’ambito delle celebrazioni dantesche nazionali che si sono svolte durante tutto il 2021. Tra queste, di particolare importanza la mostra “Tutte quelle vive luci. Codici miniati della Commedia. Un itinerario dantesco da Nicolò Claricini (1466) a Quirico Viviani (1823)”, con i sei codici miniati, editi e presenti in Friuli che saranno esposti, in prima assoluta, dal 19 settembre al 7 novembre 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli.

Veduta aerea di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco (Ud) (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

Il motivo principale che ha indotto la Fondazione ad elaborare tale progetto è dovuto al ruolo che la famiglia de Claricini Dornpacher ha svolto nei secoli per lo sviluppo degli studi danteschi, tant’è che nel 1466 il conte Nicolò de Claricini esemplò la Commedia editandola in Cividale del Friuli. Oltre al codice miniato denominato “de Claricini” la nobile famiglia ha costituito una imponente biblioteca dantesca con oltre 5000 volumi ora donata alla biblioteca storica del Comune di Padova, dove la famiglia aveva anche una residenza, e altrettanti volumi presenti presso la biblioteca di Villa de Claricini Dornpacher in Bottenicco di Moimacco. E fino al 7 novembre 2021 è istituito un servizio di bus navetta gratuito da Cividale a villa de Claricini Dornpacher con partenza da Cividale alle 9.30, 10.30, 11.30, 14, 16, 18; e da villa de Claricini Dornpacher alle 9.45, 10.45, 11.45, 14.15, 16.15, 18.15.

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Foglio incipitale del Codice de Claricini (foto fondazione de Claricini Dornpacher)

La mostra riunisce per la prima volta in un medesimo spazio espositivo alcuni codici della Commedia: quello un tempo proprietà della famiglia de Claricini, unico provatamente copiato in Friuli e altri quattro codici pervenuti in Friuli in varie epoche, attualmente custoditi in collezioni librarie pubbliche o private. Al nucleo dei codici danteschi, sono affiancati alcuni manoscritti copiati in Friuli e connessi variamente con il poema dantesco, i quali anch’essi, pur indirettamente, ne testimoniano la diffusione e la lettura. Obiettivo principale è di documentare e far conoscere al vasto pubblico la fortuna e l’incidenza che l’opera di Dante ebbe nella cultura friulana tardo medievale, moderna e contemporanea.

Roma. 14 settembre: passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Gli allievi di due prestigiose scuole di recitazione interpretano dalla reggia di Nerone il I canto dell’Inferno

Passano dalla Domus Aurea le celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che spirò a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 Settembre 1321. Il ministero della Cultura e la RAI ricordano il Sommo Poeta con una speciale lettura del I Canto dell’Inferno dagli ambienti sul Colle Oppio dello splendido palazzo di Nerone. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte drammatica “Silvio d’Amico” interpreteranno i versi del canto proemiale della Divina Commedia in prima visione su Rai Storia a partire dalle 22.30 del 14 settembre 2021. Visione disponibile su Rai Play e sul canale 51 del digitale terrestre.

Così Beniamino Presutti (allievo CSC) interpreta i versi 1-9 dal III canto dell’Inferno. “Nel mezzo del cammin”, un viaggio nella Divina Commedia, ha scandito i giorni fino al 14 settembre, data del 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. Gli allievi del Centro sperimentale di Cinematografia e dell’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” hanno letto e interpretato terzine tratte e scelte dalla Commedia in quattordici “pillole”, realizzate da Rai Cultura in collaborazione con il ministero della Cultura, andate in onda tutti i giorni alle 19.50 su Rai Storia e riproposte all’interno del palinsesto della rete. “Nel mezzo del cammin” ha anticipato la lettura integrale del I canto dell’Inferno che gli attori di domani, gli allievi delle due prestigiose scuole di recitazione, reciteranno coralmente negli spazi della Domus Aurea del parco archeologico del Colosseo, alle 22.30 su Rai Storia il 14 settembre 2021, giorno della scomparsa di Dante nel 1321.

Napoli. Nel giorno del 700mo anniversario dalla morte di Dante il museo Archeologico nazionale presenta la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann”: 56 reperti, in gran parte inediti; due sezioni espositive, tra mito e storia. Progetto di valorizzazione con un podcast dedicato

Locandina della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 29 ottobre 2021 al 10 gennaio 2022

Lo scorso marzo, in occasione del Dantedì 2021 e delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Alighieri, il museo Archeologico nazionale di Napoli aveva presentato in anteprima digitale, su Facebook ed Instagram, alcune opere dell’esposizione dedicata a “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Divina Commedia nelle Collezioni del Mann” (vedi Napoli. In occasione del Dantedì 2021 il museo Archeologico nazionale presenta on line della mostra “Divina Archeologia” (dal 14 settembre), mitologia e storia della Divina Commedia nelle collezioni del Mann. Giulierini: “Racconteremo Dante e il mondo classico. E anche il rapporto del nostro territorio con Virgilio e l’immaginario del Sommo Poeta” | archeologiavocidalpassato). “Annunciamo nel DanteDì  la data simbolica scelta  per l’inaugurazione della mostra, il 14 settembre 2021”, aveva spiegato il direttore Paolo Giulierini. Il 14 settembre 2021 la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN” non apre (sarà in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 29 ottobre 2021 al 10 gennaio 2022: 56 reperti, di cui 40 selezionati dai depositi, manufatti in gran parte poco conosciuti al pubblico o inediti).  Ma in questa data emblematica, il direttore Paolo Giulierini traccia le linee guida dell’esposizione: “Perché Dante al museo Archeologico nazionale di Napoli?  Divina archeologia, che abbiamo voluto annunciare proprio in occasione del 14 settembre, data della morte del Sommo Poeta 700 anni fa, vuole essere un cammino dantesco originale e pieno di scoperte.

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L’affresco da Ercolano con Achille e il centauro Chirone, conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Dante, che fu a Napoli due volte come ambasciatore presso Carlo II d’Angiò, nella Commedia come in altre sue opere ci parla infatti di argomenti e personaggi  rappresentati  negli straordinari reperti del nostro Museo.  Da creature fantastiche, come Cerbero, Medusa, Eracle, Diomede, Ulisse, Teseo, Minosse, il Minotauro, le Arpie,  a personaggi storici, a partire da Virgilio, Cesare, Costantino, Traiano.  E su una volta del museo c’è anche lui, Dante. Tanti sono poi gli spunti per itinerari dedicati, a Napoli e in Campania, dalla tomba di Virgilio, ai Campi Flegrei, fino alla vicina piazza Dante, dalla facciata del duomo alla Biblioteca nazionale di Napoli che custodisce uno dei primi manoscritti della Commedia. La nostra narrazione è arricchita anche da  una serie di podcast che ci condurranno con i loro protagonisti all’interno e all’esterno del Mann”.

Monete conservate al Mann ed esposte nella mostra “Divina Archeologia” (foto mann)

napoli_unina_illuminated-dante-project_logoLa mostra, realizzata con il contributo della Regione Campania, si avvarrà della consulenza scientifica del dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II”, in particolare con il professore Gennaro Ferrante, responsabile scientifico dell’Illuminated Dante Project, e delle collaboratrici Fara Autiero e Serena Picarelli. Al team della “Federico II” sono affidate l’analisi e la scelta delle immagini tratte dai manoscritti medievali della Commedia: queste miniature saranno parte integrante del percorso espositivo, instaurando così un dialogo suggestivo tra il reperto classico ed il mondo al tempo di Dante.  Alighieri ed i suoi contemporanei, infatti, studiavano la classicità quasi esclusivamente grazie alle fonti letterarie e, per questo, l’esposizione creerà una saldatura ideale tra espressioni culturali diverse (vasi, statue, affreschi, monete) che hanno “tradotto”, con il proprio linguaggio, la fortuna millenaria della tradizione mitologica.

Vasi, recuperati dai depositi del Mann, con raffigurati miti ripresi da Dante (foto mann)

L’esposizione, che potremo ammirare nelle sale degli affreschi del Mann, sarà articolata in due sezioni: “I racconti del mito” e “I personaggi del mito e della storia”. Nella prima parte dell’allestimento, a cura di Valentina Cosentino (segreteria scientifica del museo), saranno illustrati cinque miti, legati a cinque personaggi significativi del poema dantesco: Achille, Teseo, Ercole, Enea, Ulisse. La seconda sezione sarà immaginata come una galleria di ritratti dei personaggi reali o fantastici che Dante incontra nel suo viaggio ultraterreno: quattro le “categorie” narrate, con mostri, dei, figure storiche, scrittori.

La presunta tomba di Virgilio a Piedigrotta (Napoli)
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La giornalista e scrittrice Cinzia Dal Maso

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Il regista Andrea W. Castellanza

Un allestimento e non solo: il 14 settembre, su Spreaker e sulla pagina Facebook del Mann, viene lanciata la prima delle sei puntate della serie “Divina Archeologia podcast”, promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e realizzata da Archeostorie e NW.Factory.media. Per questo podcast introduttivo, dedicato a Virgilio, ecco un suggestivo viaggio dal presunto sepolcro del poeta a Piedigrotta, giungendo al Lago D’Averno, a Castel dell’Ovo ed, infine, in un ricongiungimento ideale, alle sale del nostro Istituto: musica e parole in un percorso che si svilupperà in altri cinque racconti, diffusi sulle piattaforme podcast e sui canali del Mann, a partire dall’inaugurazione della mostra. Sei puntate, dunque, che raccontano Dante guardandolo da lontano, dal punto di vista di quegli antichi che lui ha usato come metafore di umani vizi e virtù. Ogni puntata è un filo teso tra le epoche per cogliere continuità, connessioni, diversità, stravolgimenti. I brevi testi evocativi di Cinzia Dal Maso e Andrea W. Castellanza, interpretati da attori di vaglia, sono inseriti in un ambiente sonoro che, ideato e realizzato da Erica Magarelli e Francesco Sergnese con la regia di Paolo Righi, è esso stesso racconto. Il risultato è un vero e proprio “podcast narrativo” dove tutto, parole suoni e musiche, concorre armonicamente allo svolgersi del racconto. Divina Archeologia Podcast si ascolta sul sito web del Mann (www.mannapoli.it) e su tutte le piattaforme podcast.

Reggio Calabria. Per le “Notti d’Estate” al museo Archeologico nazionale “L’astronomia nella Divina Commedia” con gli esperti del Planetario Pythagoras. Accesso alla terrazza con il Green Pass

La terrazza sullo Stretto al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

reggio-calabria_MArRC_notti-d'estate_locandinaAnche il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria partecipa alle celebrazioni per la ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, con un evento organizzato in collaborazione con il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria. Nell’ambito delle Notti d’Estate del MArRC, giovedì 15 luglio 2021, alle 21, sulla magnifica terrazza affacciata sullo Stretto, i protagonisti saranno Angela Misiano, responsabile del Planetario, e Giuseppe Ciancia, che terrà la conferenza sul tema “L’astronomia sulle orme di Dante Alighieri”. Sarà una suggestiva occasione per scoprire quanto spazio abbia avuto la disciplina scientifica nei versi della Divina Commedia e quale fosse l’interpretazione dei misteri del cielo ai tempi del Poeta fiorentino. La partecipazione all’evento è inclusa nel biglietto d’ingresso. “Si tratta del secondo appuntamento della programmazione estiva”, commenta il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Un evento stellare, che conferma le solide sinergie da tempo messe in campo con gli enti del territorio. Si tornerà a parlare della volta celeste, seguendo un percorso iniziato già negli anni passati e che vede MArRC e Planetario Pythagoras insieme per la promozione della cultura in città. Le piacevoli Notti d’Estate del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria – continua Malacrino – saranno la miglior risposta ai difficili mesi della pandemia. Nell’ultimo anno i rischi del contagio ci hanno costretto a rinunciare a momenti di condivisione culturale, socializzazione e confronto. Ora ripartiamo con entusiasmo per offrire ai visitatori un percorso integrato di arte, archeologia e saperi”. L’attenzione per la sicurezza, comunque, resta alta. I protocolli di sicurezza impongono ai visitatori il distanziamento e la mascherina negli spazi chiusi, nonché il possesso del Green Pass per la partecipazione agli eventi serali all’aperto sulla terrazza. “È un vero piacere poter ritornare a parlare di astronomia sulla terrazza del Museo”, dichiara Angela Misiano. “Le serate di osservazione del cielo degli anni scorsi hanno testimoniato l’amore dei reggini e degli ospiti del MArRC per la conoscenza scientifica. Siamo lieti, in questa occasione, di portare la nostra ricerca su Dante Alighieri al museo Archeologico. Nell’antichità c’era grande attenzione per il sapere matematico e l’astronomia. Da sempre l’uomo ha alzato gli occhi alle stelle per indagare le origini dell’universo. Siamo certi – conclude Misiano – che la storia di questa disciplina nella prospettiva medievale e dantesca stupirà e interesserà coloro che vorranno raggiungerci in uno degli spazi più suggestivi della nostra città”.

Bologna. Al museo Archeologico il 1° luglio aprono due mostre: la prima, su Archeologia e Divina Commedia, inaugura il nuovo spazio espositivo “Agorà Archeologia”; la seconda sulle foto di Nino Migliori raccoglie fondi per un Hospice

Museo civico Archeologico di Bologna: veduta di allestimento della Sala X (foto Matteo Monti / courtesy Istituzione Bologna Musei)

Ogni settimana, con “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna” i Musei Civici di Bologna propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici. La proposta di contenuti culturali che le ricchissime collezioni dell’Istituzione Bologna Musei offrono continua inoltre a proiettarsi nell’ambiente digitale come in una piazza nella quale incontrarsi, scambiarsi informazioni ed esperienze per vivere, giocare, imparare a conoscere. Due gli appuntamenti in programma al museo civico Archeologico che, come annunciato, è parzialmente chiuso dal 28 giugno 2021, entrambi il 1° luglio 2021, alle 15, con l’apertura di due mostre.

bologna_archeologico_agorà-archeologia_logoCon la prima mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, il museo civico Archeologico si arricchisce di “Agorà Archeologia”, un nuovo spazio temporaneo pensato, come le antiche piazze delle città greche, per l’incontro e il confronto dei cittadini e di tutti i visitatori. Una piazza “archeologica” per mantenere e rinsaldare il legame tra la città e il suo patrimonio attraverso mostre, incontri, visite guidate, laboratori e uno spazio dedicato all’accessibilità. Il primo appuntamento espositivo (1° luglio – 1° novembre 2021) è – come detto – un omaggio a Dante Alighieri in occasione dei 700 anni dalla morte del Sommo poeta. Attraverso materiali di varie provenienze appartenenti al patrimonio del museo la mostra “…che mi fa sovvenir del mondo antico. Archeologia e Divina Commedia”, a cura di Marinella Marchesi, analizza personaggi e tradizioni miti-storiche del mondo antico, riprese e rielaborate in chiave cristiana nella costruzione dell’Aldilà della Divina Commedia. La narrazione del viaggio che Dante intraprende il 25 marzo del 1300 attraverso i tre regni oltremondani è infatti un insieme perfetto di influssi e apporti culturali, filosofici, teologici e letterari che provengono non solo dal mondo classico – quelli sicuramente più evidenti – ma anche dalle aree orientali del bacino del Mediterraneo, filtrati dalle tradizioni ebraica, greco-romana e cristiana e dalle successive dottrine medievali. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 4 euro ridotto). Info: www.museibologna.it/archeologico.

Una immagine di Nino Migliori per la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero” (foto fondazione Nino Migliori)

La seconda mostra apre, sempre alle 15, del 1° luglio: “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, con le fotografie di Nino Migliori. I volti umani sono monumenti irripetibili che contengono storie, esperienze, emozioni, paure, amori, dolori e gioie. Nino Migliori ha fotografato seicento volti di donne e uomini, alla luce di un fiammifero, come ha fatto con molte sculture e bassorilievi. Ci sono volti che qualcuno riconoscerà o altri che rimarranno sconosciuti. Sono amici, o amici di amici, che sono andati a trovarlo dal 2016 a oggi nel suo studio in via Elio Bernardi, 6 a Bologna. È da questo luogo che prende il titolo la mostra “Via Elio Bernardi 6. Ritratti alla luce di un fiammifero”, a cura di Alessandra D’Innocenzo Fini Zarri, e promossa da DOUTDO e Fondazione Nino Migliori in collaborazione con Istituzione Bologna Musei e Fondazione Cineteca di Bologna. Dal 1° al 31 luglio 2021, oltre 600 ritratti in bianco/nero in formato 18 x 24 cm saranno esposti negli splendidi spazi della sala Mostre del museo civico Archeologico di Bologna. La mostra è parte di un più ampio progetto con finalità etico-sociale che prevede inoltre la pubblicazione di un importante catalogo di oltre 600 pagine e del libro d’artista in copia unica “Museum” contenente tutte le fotografie esposte, firmato da Nino Migliori e composto da 12 volumi e un contenitore interamente rilegati a mano. Il ricavato delle donazioni per le stampe, firmate, dei ritratti, per il catalogo e per l’assegnazione del libro d’artista “Museum”, contenitore della mostra, andrà interamente devoluto alla Fondazione Hospice MT. Chiantore Seràgnoli, Bologna. Ingresso: gratuito. Info: www.museibologna.it/archeologico.

Roma. Alla Basilica di Massenzio al via “Dante Assoluto”, sette serate, ognuna con un tema diverso, promosse da PArCo ed Electa, con interpreti del teatro, del cinema e della musica che celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita

La presentazione del festival “Dante Assoluto” con Alfonsina Russo, direttore del PArCo, e Maria Ida Gaeta, direttrice artistica dell’evento (foto PArCo)

Sette serate in cui autrici e autori italiani, e non solo, omaggeranno Dante con testi inediti ispirati a un canto, un verso, un personaggio della Divina Commedia o di un’altra opera del poeta per offrirne una nuova “lettura d’autore”. Testimonieranno la varietà e la profondità dei contenuti e la durevole attualità dell’opera dantesca che, oltre che un ineludibile riferimento per la nostra identità linguistica e culturale, continua a stimolare la sensibilità e la creatività contemporanee e ad essere un vivaio di riflessioni letterarie, storiche, scientifiche, etiche, giuridiche, politiche, psicologiche e artistiche. Tutto questo è “Dante assoluto”, festival alla Basilica Di Massenzio dal 1° al 20 luglio 2021 per celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante Alighieri, promosso dal parco archeologico del Colosseo, in collaborazione con Electa. Il Festival ha la direzione artistica di Maria Ida Gaeta, il patrocinio del Comitato Dante700 ed è realizzato in collaborazione con FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori). Si avvale, per la serata inaugurale, della collaborazione con il MAR Museo d’Arte della città di Ravenna e, per la serata del 5 luglio 2021, del sostegno del Centro per il libro e la letteratura e dell’ADI (Associazione degli Italianisti). Partner della manifestazione è Ferrovie dello Stato. Mediapartner RaiCultura, Rai5 e Rai Storia. Tutte le serate sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria attraverso la piattaforma Eventbrite. Le prenotazioni si aprono a partire dal decimo giorno precedente ogni singola serata, fino ad esaurimento posti. “Nel 2021, anno di Dante, il parco archeologico del Colosseo ha voluto omaggiare il Sommo Poeta con un Festival interamente dedicato a lui, simbolo della cultura e della lingua italiana nel mondo”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo, “all’interno di uno degli spazi più monumentali del Foro Romano celebriamo la sua opera e la sua figura, patrimonio di tutti”. E la direttrice artistica Maria Ida Gaeta: “Partendo dalla consapevolezza che un classico è un autore i cui testi non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire, siamo certi che queste indagini contemporanee su un autore come Dante potranno offrirci una ricchezza tale da farci riflettere sull’attualità delle nostre vite con grande libertà critica”.

La locandina del festival “Dante Assoluto” dal 1° al 20 luglio 2021 alla basilica di Massenzio al Foro romano

Sul palco di Massenzio, insieme agli autori e alle autrici anche interpreti del teatro, del cinema e della musica celebreranno l’opera dantesca rileggendola e dandogli nuova vita grazie alla sua intrinseca immortalità che ritroviamo indistruttibile anche nella cultura popolare e nella musica pop italiana. E sarà proprio questo il tema della prima serata di “Dante assoluto” (giovedì 1° luglio 2021) organizzata in collaborazione con il museo d’Arte della città di Ravenna. Ne sarà protagonista lo studioso della lingua italiana Giuseppe Antonelli, affiancato da grandi ospiti come Francesco De Gregori, uno dei più importanti artisti italiani che ha accompagnato le nostre vite con liriche e rime di forte ispirazione poetica e letteraria, spesso con sfondi etico – politici. De Gregori, con i musicisti dell’Orchestra popolare italiana diretta da Ambrogio Sparagna, ci farà dono di un intervento musicale dedicato a Dante Alighieri.  Nella stessa serata d’apertura ascolteremo poi Chiara Valerio che con Sergio Rubini e Michela Murgia daranno vita a una intervista impossibile a Beatrice, sulle tracce di quella realizzata da Umberto Eco nel 1975 su Radio RAI. In conclusione l’intervento dei rapper Murubutu e Claver Gold, tra le ultime più significative espressioni artistiche che attualizzano in chiave rap la poetica dantesca.

Dante Alighieri “protagonista” per sette serate promosse dal parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Gli appuntamenti successivi, che avranno ognuno un tema differente, vedranno protagonisti con i loro inediti scritti per l’occasione le scrittrici e gli scrittori Piero Trellini, Giulio Leoni, Javier Cercas, Roberto Saviano, Melania Mazzucco, Alessandro Piperno, Aldo Cazzullo, Fabio Stassi, Edoardo Albinati, Stefania Auci, Nicola Lagioia; gli studiosi Lina Bolzoni, Giulio Ferroni e Franco Cardini e i poeti Valerio Magrelli, Ana Blandiana, Daniela Attanasio, Silvia Bre, Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Simone Di Biaso, Sara Ventroni. Con loro anche l’attrice Monica Guerritore con un testo teatrale di cui lei stessa è autrice.  Le letture dantesche sono affidate alle voci di Valeria Solarino, Anna Bonaiuto, Maddalena Crippa, Giorgio Colangeli, Lucia Mascino, Lunetta Savino. In tutte le serate musica live con i musicisti Riccardo Manzi, Erica Scherl, Pierpaolo Ranieri, Alessandra Celletti, Rita Marcotulli, Andrea Damiano, Sandra Castellano, Alessandra Bossa, Alessandro Gwis, Michele Rabbia che accompagneranno le parole di autrici e autori e le letture di attrici e attori. 

Dante Alighieri troneggia con le sue opere sulle grandi volte della Basilica di Massenzio al Foro romano (foto PArCo)

Infine, a testimonianza di quanto sia intenso il dialogo tra poesia, musica e canto nelle varie generazioni e nei vari stili musicali di autori italiani, in continuità con la presenza cantautoriale di Francesco De Gregori e dei rapper Murubutu e Claver Gold con i loro omaggi a Dante nella prima serata, anche la conclusione delle altre serate del Festival sarà affidata alle voci di cantautori quali Cristiano Godano, frontman del gruppo rock Marlene Kuntz,  la violinista H.E.R. vincitrice del Premio Musicultura e del Premio Amnesty International Emergenti, Giovanni Succi il poeta – cantante leader del gruppo indie rock Bachi da Pietra – e il giovanissimo Fulminacci, vincitore della Targa Tenco come miglior Opera Prima e del Premio MEI come miglior giovane cantautore dell’anno. Scarica qui il programma completo (SOLO PROGRAMMA.indd (parcocolosseo.it).

Ravenna. Al museo Classis aperta la mostra “Classe e Ravenna al tempo di Dante”, una ricerca originale e mirata che ricostruisce monumenti e paesaggi della città di Ravenna e di Classe ai tempi del Sommo Poeta

La locandina della mostra “Classe e Ravenna al tempo di Dante” fino al 26 settembre 2021 al museo Classis di Ravenna

Che città incontra Dante quando arriva a Ravenna? Il rapporto con il mare e con le vie d’acqua riveste ancora la stessa importanza che aveva avuto durante l’epoca romana? Come si presenta la relazione con Classe e con il territorio circostante? Qual è il panorama monumentale che vede? Ma soprattutto, come si svolgeva la vita a Ravenna quando la città accolse il Poeta nell’ultima fase della sua vita? Queste sono le principali domande alle quali cerca di dare una risposta la mostra “Classe e Ravenna al tempo di Dante”, a cura di Giuseppe Sassatelli, Enrico Cirelli, Fabrizio Corbara e Giovanna Montevecchi, una ricerca originale e mirata (la terza dedicata a Dante a Ravenna) che ricostruisce monumenti e paesaggi della città di Ravenna e di Classe ai tempi del Sommo Poeta, attraverso soluzioni fortemente evocative, in programma fino al 26 settembre 2021 all’interno degli spazi del museo Classis.

Al di là di alcuni monumenti famosi (San Vitale, Sant’Apollinare, Galla Placidia, Mausoleo di Teodorico e pochi altri) a Ravenna mancano tracce concrete del suo assetto complessivo nei vari periodi storici. Sicuramente per il periodo romano, ma anche per quello tardo-antico e medievale. Durante la sua vita, Dante soggiornò a Ravenna e sicuramente vide alcuni dei suoi importanti monumenti, da cui trasse ispirazione per la sua Commedia, e frequentò i suoi dintorni, in particolare la Pineta di Classe a cui dedicò versi molto efficaci. Non avendo certezze sull’impianto urbanistico della città, sappiamo poco anche della vita quotidiana dei suoi cittadini, di cui la mostra offre uno spaccato in alcune sue articolazioni: la città che vive, la città che produce e la città che prega. Oltre a tutti i documenti che è stato possibile individuare, alle immagini e ai disegni ricostruttivi, in esposizione anche antiche testimonianze dell’epoca: una selezione di sei boccali in maiolica arcaica provenienti dal pozzo rinvenuto all’interno della chiesa di Santa Croce a Ravenna, una scultura della Madonna col Bambino in legno policromo realizzata in ambito emiliano veneto, un frammento di decorazione architettonica di un edificio di ambito ravennate e un frammento di mosaico proveniente dall’area absidale della Basilica Ursiana.

Verona. Cangrande della Scala, Signore di Verona, non fu assassinato, ma morì per una rara malattia genetica: la Glicogenosi tipo II. Lo svela un’indagine genetica mai eseguita prima sul DNA di una mummia. La notizia nell’anno dantesco: fu proprio Cangrande a ospitare per primo il Sommo Poeta in esilio

La statua di Cangrande nell’allestimento al museo di Castelvecchio di Verona voluto da Carlo Scarpa (foto musei civici verona)
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Un’immagine di dante e di Cangrande Signore di Verona (foto da http://www.larchetipo.com)

Non è stato assassinato. Cangrande della Scala, Signore di Verona, il 22 luglio 1329, proprio nei giorni della raggiunta conquista di Treviso, morì, appena trentottenne, per una rara malattia genetica, precisamente la Glicogenosi tipo II ad esordio tardivo, che lo portò alla morte in soli tre giorni. A svelarlo sono state le analisi condotte dal Laboratorio di Genomica funzionale del Dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona, diretto dal professor Massimo Delledonne. Una indagine genetica mai eseguita prima sul DNA di una mummia. E la notizia viene data proprio nell’anno dantesco. Fu proprio Cangrande (“il gran lombardo”) a ospitare a Verona il Sommo Poeta in esilio, e per questo Dante ne fu sempre riconoscente (in una lettera, Epistola XIII, gli dedicò l’ultima cantica della Divina Commedia), e così lo ricorda nel Canto XVII del Paradiso: “Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo / che ’n su la scala porta il santo uccello; / ch’in te avrà sì benigno riguardo, / che del fare e del chieder, tra voi due, / fia primo quel che tra li altri è più tardo”. I risultati della storica indagine sono stati presentati a Verona, al museo di Storia Naturale, dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Cultura Francesca Briani. Presenti il direttore dei Musei civici Francesca Rossi. Ad illustrare la ricerca, per l’università di Verona Massimo Delledonne, Dipartimento di Biotecnologie e Alessandro Salviati – Dipartimento di Biotecnologie; per l’università di Firenze David Caramelli, Dipartimento di Biologia. Presenti Ettore Napione dell’Ufficio Unesco del Comune di Verona, che ha curato parte dei riscontri storici dello studio, e Leonardo Latella del museo di Storia Naturale.

Presentazione dei risultati del DNA di Cangrande: da sinistra, l’assessore Francesca Briani, il sindaco Gabriele Sboarina, la direttrice dei musei Francesca Rossi (foto comune di verona)

“Una giornata storica per la città di Verona”, sottolinea il sindaco Sboarina. “Attraverso uno studio genetico mai eseguito prima su campioni di mummia risalenti a 700 anni fa è stato possibile svelare molti aspetti della vita e della morte di una delle figure storiche più importanti della nostra città. La morte di Cangrande oggi non è più un mistero. Contrariamente a quanto sospettato per secoli, il Signore di Verona non fu assassinato, ma morì per cause naturali o, più correttamente, per una malattia genetica. Un risultato straordinario, frutto di un lavoro di squadra importante, che ha visto collaborare in stretta sinergia il Comune di Verona, con la direzione dei Musei civici, e le università di Verona e Firenze. Il primo risultato concreto dopo la firma, a gennaio 2020, del protocollo tra Comune e università, per una collaborazione stretta e operativa volta a sviluppare innovazione, sostenibilità ed efficienza in più settori e per valorizzare il patrimonio storico-culturale della città. Infatti è stato possibile chiarire, con prove scientifiche documentate, nell’anno del 700 anniversario dalla morte di Dante, aspetti ancora segreti della vita del grande Signore della Scala, amico del Sommo Poeta”.  “Si mette così la parola fine”, afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Verona, Francesca Briani, “a uno dei misteri che ancora circondano la Signoria Scaligera, la famiglia che accolse l’esiliato Dante in città e che il poeta ricorda nella Divina Commedia. Un processo scientifico emozionante che, per la prima volta, ha portato all’osservazione approfondita del DNA di Cangrande. Un secondo step di studio che, dopo l’acquisizione dei campioni realizzata nel 2004, completa il percorso di analisi sulla mummia del principe scaligero, dandoci la possibilità identificare nuove ed interessanti informazioni storiche sulla sua vita e, in particolare, sulla morte. Questo progetto scientifico rappresenta uno dei principali appuntamenti calendarizzati nel corso di quest’anno in occasione delle celebrazioni dantesche”. “La scelta di affidare i resti di Cangrande della Scala al museo di Storia Naturale”, sottolinea la direttrice dei Musei civici di Verona, Francesca Rossi, “venne dettata dal fatto che la conservazione dei materiali biologici richiede particolari accortezze, già previste per le collezioni del Museo, in particolari quelle zoologiche. Attraverso questo straordinario progetto è stato finalmente possibile completare il percorso di analisi sui reperti custoditi dal 2004 e giungere a risultati scientifici certi, che svelano le cause della morte di Cangrande della Scala”.

Lo staff scientifico coinvolto nelle ricerche sul DNA di Cangrande insieme agli amministratori di Verona (foto comune di verona)

Il DNA di Cangrande è stato estratto in collaborazione con il Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica dell’università di Firenze, coordinato dal prof. David Caramelli e dalla prof.ssa Martina Lari, esperti nell’estrazione di DNA antico. Questo sforzo congiunto fra gli esperti del museo di Storia Naturale e università di Verona e di Firenze ha permesso di dimostrare come sia possibile analizzare con altissima precisione i geni di un DNA così antico, sfruttando procedure diagnostiche all’avanguardia, per giungere a una diagnosi clinica certa, anche quando le fonti storiche sono scarse. Utilizzando le nuove tecnologie di sequenziamento diagnostico applicate nei più avanzati centri di ricerca a persone malate per migliorare la diagnosi, la prognosi e la cura delle malattie a base genetica, è stato possibile non solo ricostruire l’informazione custodita nel DNA di Cangrande della Scala, ma anche riconoscere le condizioni patologiche che hanno determinato la sua morte.

Verona, Luigi Cavadini, La salma di Cangrande nel sepolcro, 1921, stampa moderna da lastra negativa su vetro alla gelatina al bromuro d’argento (foto museo di Castelvecchio)

Il progetto DNA Cangrande. Il progetto DNA Cangrande affonda le sue radici nella ricerca avviata nel 2004 dall’allora direzione dei civici Musei, in collaborazione con le Soprintendenze territoriali competenti, l’università di Verona, l’università di Pisa, l’Azienda Ospedaliera di Verona. La direzione Musei promosse e coordinò l’apertura dell’arca funebre di Cangrande della Scala. La ricognizione portò ad identificare il corpo mummificato dello scaligero, più o meno nelle condizioni in cui era già stato rinvenuto all’interno della cassa nell’apertura del 1921 (per i seicento anni della morte di Dante Alighieri). Le ricerche scientifiche avviate nel 2004 furono parte integrante della mostra “Cangrande della Scala. La morte e il corredo di un principe nel medioevo europeo”, allestita al museo di Castelvecchio (per cura di Paola Marini, Ettore Napione, Gianmaria Varanini) e diedero vita nel 2006 alla pubblicazione scientifica “Il corpo del principe: ricerche su Cangrande della Scala” (curato da Ettore Napione).

La mummia di Cangrande nella ricognizione del 2004 (foto Umberto Tomba)

Nel 2004 fu effettuata dal prof. Gino Fornaciari dell’università di Pisa un’autopsia sulla salma dello scaligero, estraendo per scopo di studio dei campioni biologici (fegato, tessuti, parti ossee), che furono poi depositati al Museo di Storia Naturale. Questi studi fornirono nuove prospettive rispetto agli interrogativi sino ad allora irrisolti riguardanti lo stato di salute, le fattezze e le circostanze della morte del signore scaligero. Diedero, inoltre, impulso per approfondimenti e revisioni che furono la premessa indispensabile di significative conoscenze in campo storico, artistico e scientifico. Nel 2004 non fu possibile avviare la ricerca sul DNA (aveva costi esorbitanti), ma oggi i progressi tecnici consentono di recuperare informazioni dai campioni biologici estratti nel 2004, ottenendo molecole sufficientemente integre per affrontare l’analisi dell’intero genoma, riducendo al minimo gli artefatti e i danni dovuti a contaminazioni e allo scorrere del tempo.

La tomba di Cangrande alle Arche scaligere di Verona (foto comune di verona)

Cangrande è stato signore di Verona tra il 1308 e il 1329. La sua fama è dovuta anche all’elogio che gli tributa Dante Alighieri nel XVII canto del Paradiso. Le fonti che ne descrivono l’aspetto fisico, il carattere e la propensione al comando sono quasi tutte di carattere encomiastico, a partire da quel De Scaligerorum origine dello scrittore Ferreto de’ Ferreti che, secondo un topos letterario ricorrente, immagina che già nell’amplesso del concepimento fosse avvertito come creatura straordinaria, latore attraverso i sogni alla madre della sua grande personalità, quale Cane che con i latrati avrebbe atterrito il mondo: At tua, post dulces Veneris sopita labores, / Mater, in amplexu cari difusa mariti, / Membra fovebat ovans, blandaque in imagine somni / Visa sibi est peperise canem, qui fortibus armis / Terrebatque suis totum latratibus orbem. La distruzione degli archivi della Signoria ha costretto gli storici a leggere in filigrana molte fonti di questo tipo (o all’opposto altre di carattere denigratorio), tutte viziate da scopi di propaganda, con riferimenti, per esempio, alla personalità forte e all’altezza fuori della media. La ricostruzione del genoma di Cangrande può consentire di disporre di elementi oggettivi circa la persona fisica e le predisposizioni del condottiero, così da sviluppare con il gruppo di lavoro del progetto una comparazione inedita tra fonti diverse, fornendo anche informazioni curiose sul carattere e sui gusti dello scaligero.

Il calco del monumento funebre di Cangrande (foto saccomani)

L’obiettivo finale è duplice: a) fornire nuove chiavi di lettura o integrare quelle esistenti sulla figura di Cangrande, comparando tutti i dati a disposizione; b) costituire attraverso questa esperienza un modello operativo di approccio alla Storia in presenza di analisi del DNA, con gruppo di lavoro misto tra genetisti e storici, che possa essere un riferimento di metodo per altre ricerche future. La scoperta della rara anomalia genetica, chiamata glicogenosi, tipo II, ha necessitato di un controllo speciale delle fonti per verificare le tracce delle sue possibili conseguenze nella vita di Cangrande (affaticamento, dolori muscolari e delle ossa). Il setaccio operato da Ettore Napione, anche su testi letterari meno frequentati (quali il De gestis Italicorum post Henricum VII Cesarem di Albertino Mussato), ha messo in luce piccoli indizi compatibili con questa patologia, relativi a soste forzate nel corso di tragitti a cavallo abbastanza brevi, ad improvvisi malesseri e, forse, anche alla preferenza per l’uso dell’arco in luogo della spada (che comportava un impegno muscolare meno vigoroso e più controllabile).

Arca di Cangrande: particolare della statua giacente del Signore di Verona (foto Roberto Mizzon e Valentino Cordioli)

Conferme storiche. In ambito storico sono riportati alcuni dei momenti più critici della salute di Cangrande. Prima crisi, il 17 settembre 1314, all’età di 23 anni, dopo una cavalcata veloce il Signore di Verona è costretto a lasciare il cavallo e viene trasferito su un carro. Seconda crisi, il 25 agosto 1320, a 29 anni, ferito ad una coscia fu trasportato all’accampamento, dove si riprese e ritornò in battaglia. In realtà, dalle autopsie effettuate sul corpo non sono state riscontrate cicatrici sulla coscia, ciò fa supporre si trattasse di altri sintomi, sempre riconducibili alla malattia. Terza crisi, il 4 luglio 1325, all’età di 34 anni, in una cavalcata da Verona verso Vicenza Cangrande fu colto da improvviso malore e fu riportato a Verona, dove peggiorò, rimanendo tra la vita e la morte per dieci giorni e poi malato per mesi. Quarta crisi, il 18 luglio 1329 si ammala e dopo tre giorni muore. Era il 22 luglio 1329, Cangrande aveva 38 anni.

Particolare della mummia di Cangrande nella ricognizione del 2004 (foto Umberto Tomba)

Analisi del DNA di Cangrande della Scala. Il DNA di Cangrande è stato estratto in collaborazione con il Laboratorio di Antropologia molecolare e Paleogenetica dell’università di Firenze, coordinato dal prof. David Caramelli e dalla prof.ssa Martina Lari, esperti nell’estrazione di DNA antico. Una prima estrazione, eseguita su frammenti di fegato, ha rivelato un’altissima concentrazione di DNA derivante da microrganismi contaminanti di origine più moderna. La presenza così esigua di DNA umano che ne rimaneva (meno dell’1%) non ha reso possibile proseguire con il sequenziamento clinico. È stata quindi effettuata una seconda estrazione da un piccolo frammento di falange. Anche in questo caso la quantità di DNA estratto è stata ricca di DNA contaminante ma la percentuale di DNA umano si è rivelata decisamente più alta: 23%. Il Laboratorio di Genomica funzionale dell’università di Verona guidato dal prof. Massimo Delledonne ha dunque deciso di applicare una tecnica di laboratorio attualmente utilizzata per la diagnosi clinica di pazienti affetti da malattie genetiche che ha permesso di catturare in modo specifico i circa 35 milioni di basi del DNA che contengono i geni umani, eliminando così il DNA contaminante. Cangrande è stato quindi sequenziato come se si trattasse di un paziente dei nostri giorni, e l’analisi bioinformatica degli 83 milioni di sequenze prodotte ha portato alla ricostruzione del 93.4% dei suoi geni, un valore davvero molto elevato.

Immagini tratte dal video sulla ricostruzione del volto di Cangrande effettuata dal professor Peter Vanezis (Department of Forensic Medical Science,The Forensic Science Service, London, Department of Forensic Medicine and Science, University of Glasgow – Museo di Castelvecchio, 2004)

La malattia. Le analisi bioinformatiche effettuate hanno portato all’identificazione di circa 25mila “varianti genetiche” (un numero atteso, nella norma) che sono state classificate utilizzando associate alle informazioni disponibili nelle apposite banche dati fra cui quella del National Institute of Health americano, per effettuare una vera e propria analisi diagnostica del condottiero scaligero alla ricerca di dettagli che potessero ricostruirne la “cartella clinica”. Questa classificazione ha permesso di identificare 249 varianti associate a malattie che sono state analizzate manualmente dal dott. Alessandro Salviati, genetista medico del Laboratorio di Genomica Funzionale, che ha riconosciuto due mutazioni diverse nel gene dell’enzima lisosomiale α-glucosidasi acida, un enzima deputato alla degradazione del glicogeno per la produzione di energia. La malattia che deriva dalla disfunzione di questo enzima è una glicogenosi, in questo caso la Glicogenosi tipo II (malattia di Pompe, deficienza di α-glucosidasi acida, deficienza di maltasi acida).

La statua equestre originale di Cangrande spostata dall’Arca al museo di Castelvecchio (foto Umberto Tomba)

Nei casi ad esordio tardivo, come quello riconducibile a Cangrande, la malattia si evidenzia in una scarsa resistenza alla fatica fisica, difficoltà respiratoria, debolezza muscolare e crampi, fratture ossee spontanee e cardiopatia. La morte dei pazienti adulti è spesso quasi improvvisa, come accaduto a Cangrande, deceduto dopo solo tre giorni di malattia. Alcune opere storiche hanno messo in luce piccoli indizi compatibili con questa patologia, relativi a soste forzate nel corso di tragitti a cavallo abbastanza brevi, ad improvvisi malesseri e, forse, anche alla preferenza per l’uso dell’arco rispetto alla spada. Il quadro clinico della morte di Cangrande è pertanto compatibile con la malattia di Glicogenosi tipo II ad esordio tardivo. Il medico di Cangrande, nel tentativo di contrastare questa debolezza, somministrò dosi eccessive di digitale (una sostanza utilizzata come cardio tonico) e questo fece pensare ad un avvelenamento, tanto che il medico venne impiccato di lì a poco. Oggi sappiamo che quella somministrazione era ben lungi dall’intento di avvelenare il Principe.

Ravenna. Il museo Tamo nel segno di Dante. Aprono (per ora on line) due mostre “Tamo Dante: L’alto passo… Andar per pace” e “Tamo Dante: Dante e la Romagna”. Con la sezione permanente “Mosaici tra Inferno e Paradiso” Tamo Dante si trasforma in un vero e proprio distretto dantesco

Una veduta d’insieme del museo Tamo (Tutta l’avventura del mosaico) a Ravenna (foto RavennAntica)

L’emergenza sanitaria tiene ancora chiusi i musei. Ma la Fondazione RavennAntica non demorde e venerdì 16 aprile 2021 al museo Tamo (Tutta l’avventura del mosaico) di Ravenna inaugura due mostre dedicate al Sommo Poeta: “Tamo Dante: L’alto passo… Andar per pace” dello scultore e ceramista Enzo Babini e “Tamo Dante: Dante e la Romagna”, a cura di Laura Pasquini, Giuseppe Sassatelli, Enrico Cirelli e Fabrizio Corbara. Ovviamente online. In attesa della riapertura del museo Tamo Dante, dopo l’inaugurazione, sarà possibile vedere le mostre in anteprima sul sito www.ravennantica.it. L’inaugurazione, venerdì 16 aprile 2021, alle 18.30, in modalità online, sarà visibile sulla pagina Facebook di RavennAntica e sul canale Instagram di RavennAntica, oltre che sulla pagina Facebook Ravenna per Dante (@RavennaperDante). Interverranno l’assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino, il presidente di Fondazione RavennAntica Giuseppe Sassatelli, il direttore di Fondazione RavennAntica Sergio Fioravanti, lo scultore e ceramista Enzo Babini e la professoressa Laura Pasquini, co-curatrice mostra “Tamo Dante: Dante e la Romagna”.

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La locandina della mostra “Tamo Dante. L’alto passo… Andar per pace” al museo Tamo di Ravenna

La prima esposizione, allestita nel secondo chiostro del Tamo, si intitola TAMO DANTE: “L’alto passo… Andar per pace”. L’idea alla base della mostra dello scultore e ceramista Enzo Babini, dedicata al poema dantesco, è la rappresentazione della Divina Commedia in cento formelle di terracotta. L’esposizione, realizzata in collaborazione con Casa Matha, si sviluppa in tre momenti cronologici distinti e consecutivi, ognuno dedicato ad una delle tre Cantiche della Commedia. L’opera, unica nel suo genere, ha richiesto tre anni di lavoro. Oggi, a distanza di alcuni anni da quel tour mondiale, Babini la ripropone a Ravenna, al museo Tamo durante le celebrazioni del settimo centenario dalla scomparsa del Sommo Poeta.

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La locandina della mostra “Dante e la Romagna” al museo Tamo di Ravenna

La seconda esposizione, allestita nel soppalco del museo, è TAMO DANTE: “Dante e la Romagna”. La presenza rilevante della Romagna nella vita e nell’opera del Sommo Poeta giustifica una mostra che, ripercorrendo le tappe di un percorso fatto di passi e parole, di certezze documentarie, ma anche di ipotesi, mette in fila i luoghi citati nella Commedia e in alcuni casi anche quelli che, pur non chiamati in causa nel testo, vennero presumibilmente lambiti nei possibili tragitti romagnoli del poeta. Le immagini sono quelle di luoghi e di edifici che ancora oggi mantengono, benché magari rimaneggiati nei secoli successivi, l’aspetto che gli stessi avevano fra la fine del Duecento e i primi anni del secolo XIV, sino al 1321, quando cioè Dante li poté vedere.

ravenna_logo-tamo-museoDal 2012, inoltre, i chiostri del Tamo ospitano permanentemente la sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso” opere musive ispirate alla Divina Commedia che attestano quanto sia inesauribile l’ispirazione dantesca per l’arte moderna. Anche per quella che sa esprimersi nella antica arte del mosaico. Attraverso queste esposizioni, che testimoniano con diverse espressioni artistiche l’importante lascito dell’immortale poeta, il museo Tamo Dante si trasforma in un vero e proprio distretto dantesco.