Cavallino-Treporti (Ve). Al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo apre la mostra “Fare la laguna, fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica
Domenica 21 settembre 2025, alle 10.30, in occasione della Festa della Giuggiola, al Centro Espositivo Borgo di Lio Piccolo (Cavallino-Treporti), con accesso esclusivamente pedonale/ciclabile, apre la mostra “Fare la laguna. Fare in laguna: comunità e risorse fra Lio Piccolo e Altino” a cura di Diego Calaon e Daniela Cottica del dipartimento di Studi umanistici università Ca’ Foscari di Venezia, un percorso nel tempo per raccontare le comunità della laguna dall’età romana ad oggi. La mostra, promossa dal dipartimento di Studi umanistici (Daniela Cottica, Diego Calaon) in collaborazione con università di Bologna, SABAP per la città metropolitana di Venezia, musei Archeologici nazionali di Venezia e Laguna, università di Bologna, Comune di Cavallino Treporti, associazione Il Borgo Di Lio Piccolo; Progetto CHANGES; TerzaMissioneDSU, rimarrà aperta fino al 29 marzo 2026, sabato domenica e festivi 10-12 / 15-17.30. Ingresso libero.
Quarto d’Altino (Ve). Al Crowne Plaza Venice East presentazione del film “Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi con la prof.ssa Daniela Cottica (Ca’ Foscari)
Un film da non perdere, un omaggio all’archeologo autodidatta e geniale che ha dedicato la vita alla ricerca delle origini di Venezia scavando nell’acqua, fra i ghebi, le barene e le isole della Laguna. Giovedì 12 giugno 2025, alle 18, al Crowne Plaza Venice East di Quarto d’Altino (Ve), sarà presentato il documentario “Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia” di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi. Il film è prodotto da Controcampo con il patrocinio dell’università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di Studi Umanistici. Saranno presenti gli autori e la professoressa Daniela Cottica, archeologa dell’università Ca’ Foscari. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.
Ernesto “Tito” Canal – L’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia di Marino Rossi e Pierandrea Gagliardi racconta la vita e alcune delle scoperte archeologiche più importanti fatte da Ernesto “Tito” Canal nell’arco della sua vita (1924-2018), anche attraverso l’inedita testimonianza video raccolta da Pierandrea Gagliardi nel 2012. Un racconto coinvolgente per vivere da vicino le emozioni di un vero esploratore delle acque lagunari, delle sue scoperte e dei suoi sogni. Il film è un omaggio alle intuizioni di Ernesto “Tito” Canal e a tutti coloro che lo hanno accompagnato imparando a “vedere con il cuore”, prima ancora che con gli occhi. “Queste ricerche ci aiutano a capire da dove siamo venuti e dove stiamo andando” (Ernesto Canal).
Venezia. A Ca’ Foscari presentazione della nuova guida accessibile in simboli CAA “Alla scoperta del Porto fluviale di Aquileia” a cura di Daniela Cottica (Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Ca’ Foscari)
Lunedì 2 dicembre 2024, alle 16.30, nell’aula Baratto a Ca’ Foscari, Dorsoduro 3246 a Venezia, alla vigilia della Giornata Mondiale dei Diritti delle persone con disabilità, verrà presentata la nuova guida accessibile in simboli CAA (comunicazione aumentativa alternativa) dedicata “Alla scoperta del porto fluviale di Aquileia”. Le autrici sono Daniela Cottica (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari), Giovanna De Appolonia (fondazione Radio Magica ETS) e Elena Rocco (Venice School of Management, università Ca’ Foscari). Il progetto è un’iniziativa sostenuta nell’ambito dei progetti di Public Engagement 2024 dell’università Ca’ Foscari Venezia, con il co-finanziamento di Fondazione Aquileia, Fondazione Radio Magica ETS, Regione Friuli Venezia Giulia (Avviso Divulgazione Umanistica 2024) e di Progetto PNRR CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society, cod. progetto PE00000020 – CUP H53C22000850006 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 4 “Istruzione e ricerca” – Componente 2 “Dalla ricerca all’impresa” – Investimento 1.3, finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU”) ed il supporto della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Il progetto è stato selezionato da Ca’ Foscari per il suo valore educativo, culturale e sociale.
Programma. Alle 16.30, i saluti istituzionali di Alessio Cotugno, prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze; di Maria Del Valle Ojeda Calvo, prorettrice alla Ricerca; di Daniele Baglioni, direttore del dipartimento di Studi umanistici; e di Marco Tolotti, vicedirettore Venice School of Management università Ca’ Foscari Venezia. Seguono gli interventi dei partner. Alle 16.50, Roberto Corciulo, presidente Fondazione Aquileia (via Zoom): “Aquileia: il porto più settentrionale del Mediterraneo durante l’Impero romano”; 17.10, Cristiano Tiussi, direttore Fondazione Aquileia: “Il porto f luviale di Aquileia: i progetti di valorizzazione e accessibilità”; 17.30, Daniela Cottica, DSU università Ca’ Foscari Venezia: “La guida accessibile in CAA del porto fluviale di Aquileia: un progetto sinergico fra ricerca, didattica e public engagement”; 17.50, Elena Rocco, VSM, università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Radio Magica: “Linguaggi accessibili come strategia per ampliare la fruizione di un sito Unesco. La nuova guida in CAA per scoprire il Porto Fluviale di Aquileia”; 18.10, discussione e conclusioni. La presentazione sarà moderata da Cinzia Dal Maso, giornalista e fondatrice di Archeostorie Magazine.

Veduta panoramica dell’antico porto fluviale di Aquileia (foto nicola oleotto)
Questa guida è stata progettata per spiegare il porto fluviale in modo accessibile grazie all’impiego di tre “codici” diversi ma complementari per supportare la trasmissione del messaggio: foto e illustrazioni, testo facile da leggere e simboli della CAA (comunicazione aumentativa alternativa) utili a bambini in età prescolare e, in generale, a persone con difficoltà linguistiche e/o cognitive. Il punto di forza dell’iniziativa è la sinergia tra i membri di un team multidisciplinare: archeologi, esperti di comunicazione, di didattica e di comunicazione aumentativa alternativa, uniti dalla sfida comune di rendere accessibile al pubblico più vasto le conoscenze generate da anni di ricerca e indagini archeologiche presso il porto fluviale di Aquileia. La trasposizione in simboli è a cura della dott.sse Barbara Porcella e Valentina Baraghini, esperte di comunicazione aumentativa alternativa (CAA) e fondatrici di Liberoaccesso. La guida accessibile sarà disponibile in formato cartaceo e in formato video dal sito www.radiomagica.org mentre copie in cartaceo saranno disponibili per la distribuzione durante l’evento.
“Come docente di comunicazione”, commenta Elena Rocco (università Ca’ Foscari), coautrice del libro, “ritengo strategico che ogni prodotto, sia esso tangibile o intangibile, trovi nuovi linguaggi capaci di parlare al pubblico più vasto, soprattutto al pubblico più fragile che è a rischio di esclusione”. “L’archeologia scava nel passato”, aggiunge Daniela Cottica (archeologa dell’università Ca’ Foscari), “ma i suoi “occhi” devono guardare al futuro, sposando progetti multidisciplinari sperimentali, come quello che ha permesso la realizzazione della guida accessibile al porto fluviale di Aquileia”. Il presidente e il direttore di Fondazione Aquileia nel salutare con piacere la realizzazione di questa guida, sottolineano che è un dovere imprescindibile per ogni istituzione culturale applicare i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità per promuovere, proteggere e garantire a tutti il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Questo impegno include l’adozione di accomodamenti ragionevoli che assicurino il diritto alla partecipazione culturale e all’istruzione, rispettando appieno la dignità di ciascun individuo”.
Roma. All’Istituto Archeologico Germanico il progetto di studio delle università di Regensburg e Padova in corso a Bibione sulla Villa romana di Mutteron dei Frati protagonista del convegno “Coastal Villas and Lagoon Landscapes from Roman Times to Late Antiquity” sul paesaggio delle ville costiere e lagunari d’età romana nell’Adriatico settentrionale
Il 17 e 18 ottobre 2024 si tiene a Roma, all’’Istituto Archeologico Germanico, il convegno “Coastal Villas and Lagoon Landscapes from Roman Times to Late Antiquity” che ha come focus il paesaggio delle ville costiere e lagunari d’età romana nell’Adriatico settentrionale. Insieme alle università di Regensburg e Padova, anche la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso vi prenderà parte con un intervento di Alessandro Asta, funzionario archeologo di questa soprintendenza, centrato sulla nascita del progetto di studio attualmente in corso a Bibione sulla Villa romana di Mutteron dei Frati. Il progetto di ricerca, condotto in collaborazione tra le università di Regensburg e Padova, su concessione del ministero della Cultura e supervisione della Soprintendenza competente, è un ideale caso di studio e riflessione sulle prospettive della tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e del paesaggio nell’ambito costiero nord-adriatico. L’interazione e cooperazione fra enti pubblici, soggetti privati e portatori di interessi della comunità locale, nell’ottica di un serrato confronto fra esigenze e competenze non sempre convergenti, ha condotto questo progetto ben oltre i limiti della comfort-zone degli archeologi, risultando una sfida più ampia e, potenzialmente, un’occasione di formazione per i professionisti della cultura del prossimo decennio.

Foto satellitare da Google Earth con l’ubicazione della villa romana al Mutteron dei Frati (foto catalogo beni culturali / mic)
PROGRAMMA 17 OTTOBRE 2024. Alle 9.15, Words of welcome (prof. dr. Ortwin Dally, director DAI); Dirk Steuernagel, Universität Regensburg); 9.30, Conference Introduction: Alessandro Asta, “La villa romana del Mutteron dei Frati a Bibione (VE). Un progetto culturale tra tutela, ricerca e valorizzazione”; 10, The project “Roman Villa of Bibione and the surrounding area” (part 1): Alessandro Fontana (with Mattia Azzalin, Timme Donders, Wouter Gerats), “Evoluzione geomorfologica del sistema costiero di Bibione e aspetti geoarcheologici del sito del Mutteron dei Frati”; Maria Stella Busana, Alice Vacilotto (with Francesca Pandolfo), “Il territorio circostante la villa romana di Mutteron dei Frati: gli insediamenti nella fascia costiera dell’agro di Iulia Concordia tra dati pregressi e nuove ricerche di superficie”; 11.50, The project “Roman Villa of Bibione and the surrounding area” (part 2): Dirk Steuernagel, Lorenzo Cigaina. Alice Vacilotto, “I nuovi scavi della villa romana di Mutteron dei Frati: primi risultati”; Francesca Pandolfo, “I materiali ceramici dai livelli di costruzione, abbandono e spoliazione della villa romana di Mutteron dei Frati”; Chiara Girotto (with Ekaterina Sokolova, Caterina Previato, Michele Secco, Simone Dilaria, Lara Maritan), “L’analisi archeometrica dei materiali da costruzione della villa romana di Bibione: primi dati”; 14.45, Case Studies of the Adriatic (part 1): Caterina Previato (with Giovanna Falezza, Jacopo Bonetto, Eliana Bridi, Chiara Girotto, Vito Prillo, Stefania Mazzocchin, Jacopo Turchetto), “Vivere sul Delta del Po in età romana: la “villa” di San Basilio tra terra, fiume e mare”; Rita Auriemma (with Paola Maggi, Dario Gaddi), “Alle porte del mare: le ‘ville’ nelle lagune di Grado e Marano”; Paola Maggi (with Tiziana Cividini), “Ville della fascia perilagunare nel territorio sudoccidentale di Aquileia. Aspetti topografici e socio-economici”; Massimo Capulli, “Aquileia Waterscape: ricerche di archeologia subacquea tra Alto Adriatico e laguna di Grado”; Daniela Cottica (with Diego Calaon, Margherita Balan, Andrea Cipolato, Martina Bergamo, Marco Marchesini, Silvia Marvelli, Jacopo Paiano), “Uomo e ambiente lagunare: il caso del sito di Lio Piccolo sul litorale altinate”; 18, Overarching topics (part 1): Annalisa Marzano (with Lee A. Graña Nicolaou), “The Exploitation of Lagoonal Environments in the Roman World”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
PROGRAMMA 18 OTTOBRE 2024. 9.30, Overarching topics (part 2): Umberto Vincenti, “Per la composizione dello statuto giuridico delle ville marittime. Indicazioni di metodo”; Robert Matijašić, “Le ville, la costa, l’economia dell’Alto Adriatico in epoca romana”; 11.10, Case Studies of the Adriatic (part 2): Alexandra Bivolaru (with Christophe Morhange, Daniela Cottica, Diego Calaon), “Diachronic perspectives on human-environment interactions in Northern Venice lagoon”; Michele Abballe (with Federica Boschi, Marco Cavalazzi, Paolo Maranzana), “Lagoons, Marshes, and Swamps in the Roman and Late Antique Ravenna Greater Region: Settlement Patterns and Environmental Transformations”; Corinne Rousse (with Gaetano Benčić), “Loron – Santa Marina: una villa costiera e il suo fundus sul territorio settentrionale della colonia di Parentium in Istria – Croazia”; Ana Konestra (with Fabian Welc), “Roman villae in the landscapes of the Kvarner region (NE Adriatic) – insular case studies”; Emmanuel Botte (with Kristina Jelinćič), “Ricerche sulle ville romane di Dalmazia centrale”; 14.45, Case studies in the Tyrrhenian area: Michele Stefanile, “Villae maritimae nel Lazio meridionale. Ricerche tra terra e mare nel sinus Formianus e a Sperlonga”; Peter Attema, “The Roman coastal villae of the Pontine region (South Lazio) in their landscape archaeological context”; 16.10, Overarching topics (part 3): Isabella Baldini, Marina Pizzi, “Ville costiere di età tardoantica in Italia”; Federico Lizzani, “Abitare il confine tra terra e mare. Il riflesso frastagliato delle ville lagunari nelle fonti tardoantiche”
Venezia. Su CFnews il prof. Diego Calaon traccia un primo bilancio della campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo. Trovati i cubicula: stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. Conferme sulla produzione di sale in età romana
Si è conclusa sabato 29 giugno l’attività 2024 della campagna di scavo archeologico sulla villa romana del Sale nel sito di Lio Piccolo, portata avanti dal progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino”, diretto dal professor Diego Calaon, coordinato dalla professoressa Daniela Cottica dell’università Ca’ Foscari Venezia e realizzato in collaborazione con il Comune di Cavallino-Treporti e la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e laguna dal 2019. Le novità più importanti riguardano la forma della villa: i ricercatori hanno capito come erano organizzati i suoi spazi ed hanno inoltre scoperto dei cubicula, di poco meno di 3 metri adibiti a stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. A tracciare un primo bilancio della campagna 2024 è lo stesso prof. Calaon, come informa un bel servizio di Federica Ferrarin su “CFNews” del 1° luglio 2024.

Veduta da drone dell’area di scavo della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
I cubicula della villa romana del Sale a Lio Piccolo. “La stanza è piuttosto piccola, poco meno di 3 metri per lato: quasi un quadrato”, spiega Calaon. “Anche i vani posti a fianco non sono molto ampi. Si intuisce che le aperture – le finestre – per far passare luce ed aria, dovevano essere ridotte al minimo, anche se non si conservano i muri perimetrali in alzato. Si usava un’illuminazione ad olio: frammenti di lucerne sono stati raccolti in buon numero nello scavo. Dovevano esserci pochi mobili: i letti e qualche suppellettile. Il pavimento era costruito con materiali semplici, battuti di argilla e strati ben compatti di calce, sabbia e ghiaia, realizzati esattamente con le tecniche descritte dalle antiche fonti. I vani sono da interpretarsi come dei cubicola, ovvero stanze da letto e di servizio per chi faceva funzionare la struttura, e vi lavorava e risiedeva in maniera permanente. Sono i lavoratori della Villa di età Romana, che possiamo immaginare come servi e schiavi: abitavano queste stanze e costituivano il motore produttivo dell’edificio”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
“A pochi metri di distanza ci sono altri ambienti, allineati con queste stanze, ma più ampi e affacciati sull’acqua di un grande canale che conduceva dal mare ad Altino – continua Calaon -. Si tratta di spazi che erano pavimentati in antico in mosaico: migliaia sono le tessere bianche e nere lasciate sul posto da chi ha letteralmente strappato per riutilizzarlo anche lo spesso strato di malta e di calce di preparazione dei suoli musivi. La spoliazione definitiva della Villa è avvenuta nel tardo VI secolo-inizio VII secolo d.C., quando la struttura è stata definitivamente abbandonata e tutti i materiali edilizi sono stati recuperati per riusarli. Sono diventati mattoni nei nuovi centri altomedievali, primo fra tutti Torcello. Ma nel pieno I secolo d.C., quando la Villa è stata costruita, le stanze che si affacciavano sulla laguna dovevano essere decorate in maniera raffinata, rispettando i canoni estetici della Roma imperiale, usando vividi colori negli affreschi, elaborate decorazioni a stucco e marmi colorati. Sono gli spazi di chi controllava il lavoro dei servi, gli spazi di rappresentanza e di villeggiatura, spazi dove vengono accolti gli ospiti. Come avveniva in altre ville simili della bassa costa adriatica – che la ricerca archeologica sta proprio in questi anni portando alla luce – non è del tutto fuori luogo immaginare che le élite amassero abitare questi spazi costieri magari solo per qualche giorno, lasciando la rumorosa città, Altino, dove risiedevano in maniera stabile, per trovare un luogo di otium, proprio in riva al mare”. Chi erano queste persone? “Le ricerche archeologiche si intrecciano con quelle storiche e si sta tentando di costruire modelli interpretativi per comprendere se si tratti di investitori privati, che potrebbero avere acquistato spazi lagunari per produzioni di pesce e sale, o se si tratti di militari e/o servi, che gestirebbero queste proprietà demaniali per conto dell’imperatore. Ciò che è evidente dallo scavo archeologico è che queste persone a Lio Piccolo si permettevano di vivere con un certo lusso: la qualità delle decorazioni è attestata da un numero impressionante di frammenti di affresco, come quelli già raccolti più di vent’anni fa, nella parte della Villa che si conserva in acqua, sotto l’argine lagunare. Pensiamo che gli affreschi siano stati raggruppati in quel luogo, dopo aver smontato muri e soffitti, magari per essere imbarcati e utilizzati anch’essi come calcinacci. La fortuna ha voluto che alcuni di loro siano rimasti in posto”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
Reperti in metallo. La laguna, e il suo ambiente e salato, non ha permesso invece la conservazione dei reperti in metallo, che sono incredibilmente assenti: l’unico tipo di metallo che si è conservato sono numerose laminette in piombo, adatte a fare pesi per le reti da pesca. “Le maine in piombo provengono per lo più dal cortile su cui si affacciano i cubicula dei servi”, sottolinea Calaon. “Le stanze da lavoro, infatti, si aprono su un ampio cortile di servizio, di forma trapezoidale, centro dell’attività produttiva della Villa. Il cortile non è un semplice spazio aperto, ma è una struttura altamente complessa. Come nei campi veneziani, il sottosuolo del cortile, che doveva essere coperto da laterizi, è in realtà costituito da una grande vasca, grande tanto quanto il cortile stesso, foderata completamente in argilla purissima, profonda almeno 2 m. La vasca è piena di sabbia purissima che serviva da filtro per l’acqua piovana raccolta dei tetti. L’acqua filtrata veniva poi issata da un’apertura, la canna del pozzo, che immaginiamo sia esattamente sotto l’attuale l’argine. Si tratta di un cortile cisterna (“pozzo” alla veneziana) che permette l’approvvigionamento idrico per un certo numero di persone, che non doveva essere così esiguo, probabilmente addirittura alcune decine”. Lo scavo archeologico ha permesso di vedere come l’intera progettazione ed esecuzione delle strutture abitative sia avvenuta in forma integrata, rispondendo a un unico grande progetto. Gli spazi poi sono stati ridefiniti e ri-funzionalizzati nel corso del tempo. I carotaggi ci dicono come questo spazio sia stato reso abitabile grazie a riporti argillosi fortificati con pali: si poteva utilizzare il canale come approdo e come via di comunicazione verso la città di Altino. La struttura che era rivolta verso all’interno, verso l’attuale laguna, dava le spalle a dune di sabbia, forse alte anche più di 10 metri, che proteggevano la Villa e, poco più di cento metri a oriente, separavano questo spazio produttivo dal mare e dalle onde.

Pali di fondazione e resti di pavimento in mattoni nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)
Ma cosa si produceva nella Villa marittima di Lio piccolo? “Sicuramente la pesca è una delle attività della struttura”, sottolinea Calaon: “i pesi in piombo e i pesi in terracotta per le reti, la presenza di una vasca (forse un vivarium) dall’area dello scavo subacqueo, ci indicano che il pesce era una risorsa fondamentale. Le strutture però, in quella parte che immaginiamo essere il retro del complesso ci permettono di ipotizzare un’altra tipo di produzione: il sale. Nel retro, infatti, si snoda un lungo e possente edificio realizzato con una unica trincea, che quasi non ha paralleli e confronti nel resto del mondo romano. Le fondazioni sono realizzate attraverso lo scavo di un’enorme trincea aperta nei limi lagunari, larga 1,5 m e profonda altrettanto. Nella trincea si è calata una doppia coppia di travi, dal lato di 35/40 cm, lunghi fino a 6 m: sulle travi sono appoggiati, verticalmente, dei tronchi di quercia centenari (di cui si possono contare ancora gli anelli di accrescimento). I tronchi sono messi in bolla con zeppe e accuratamente allineati, alla distanza di poco più di 1 m l’uno dall’altro. La fondazione è stata subito coperta con argilla, che grazie alle sue proprietà plastiche permette di creare una fondazione profonda e molto resistente da cui escono i tronchi di quercia che sorreggevano un impalcato ligneo adatto a sostenere pesi notevoli. Lo scavo archeologico ci descrive un lungo edificio ligneo, posto alle spalle della villa, che offriva spazio di stoccaggio e un’area di lavoro di grandi dimensioni. La monumentalità dei pali in legno ci lascia pensare che la costruzione sia stata dettata dalla necessità di stivare merci e prodotti di grande peso: probabilmente sacchi di sale. Ad attestare la produzione di sale – continua – sono gli argini che delimitavano le saline al di là del Canale Riga: tali argini, fatti di legni e anfore, siano stati attivi fino a tutto VI secolo. Delimitavano “valli” per il sale e la pesca. Non si è mai smesso, insomma, di abitare e produrre in laguna: sono cambiati solo i siti e le modalità con cui lo sfruttamento di queste risorse deltizio/lagunari (sale e pesce) sono state al centro dell’interessi delle donne e degli uomini che ci hanno preceduto”.

L’ambiente lagunare che circonda l’area della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
Gli scavi archeologici che si sono appena conclusi rientrano in un più ampio progetto di ricostruzione delle forme di sfruttamento lagunare tra l’età antica e l’età contemporanea. Grazie ad una interdisciplinarità degli studi, usando dati dello scavo e I dati di carotaggi geo-ambientali, si possono ri-scrivere le vicende della costa antica che si trasformava di continuo, reinventando spazi e funzioni tra mare, delta fluviali e canali di marea. Analisi pedologiche, combinate con studio di microfossili ambientali, ci indicano le forme delle coste antiche e ci descrivono il rapporto tra acque dolci e salate. L’analisi dei pollini permette di ricostruire la vegetazione in superficie. In età del bronzo, dove il sito pare sia già frequentato, ci sono dune sabbiose che chiudono acque salmastre e possenti boschi. “In epoca romana si nota, poi, un maggior controllo del paesaggio boschivo che inizia ad essere sfruttato in maniera intensiva anche per l’attività edilizia e produttiva”, racconta Daniela Cottica, “lasciando posto ad uno spazio acqueo, circondato da aree di pastura e coltivazioni, tra cui vite, ulivo, e cereali. L’ambiente rimane salmastro con una vegetazione di tipo anfibio e lagunare”.
Aquileia (Ud). Al museo Archeologico nazionale al via il ciclo di conferenze quest’anno “Suggestioni archeologiche” dedicato alle “Ultime notizie da Aquileia: le università raccontano gli scavi”: aprono Cottica e Cipolato (Ca’ Foscari) con “Le indagini archeologiche presso la sponda orientale del porto fluviale (ex fondo Sandrigo)”
“Ultime notizie da Aquileia: le università raccontano gli scavi”: torna anche quest’anno “Suggestioni archeologiche”, il ciclo di conferenze estive a tema archeologico organizzate nella suggestiva cornice del museo Archeologico nazionale di Aquileia in collaborazione con l’associazione nazionale per Aquileia: appuntamento ogni giovedì, dal 4 luglio al 1° agosto 2024, alle 17.15. In questa edizione ogni incontro sarà dedicato al racconto degli scavi da parte dei diversi team di ricerca impegnati nelle campagne di scavo della assolata estate aquileiese. Si comincia giovedì 4 luglio 2024, alle 17.15, incontro su “Le indagini archeologiche presso la sponda orientale del porto fluviale (ex fondo Sandrigo)” con Daniela Cottica e Andrea Cipolato (università di Venezia Ca’ Foscari) che parleranno delle indagini archeologiche sulla sponda orientale del porto fluviale (ex fondo Sandrigo). “Sarà anche l’occasione anche per illustrare i primi risultati della campagna di scavo 2024”, anticipa la professoressa Cottica. La partecipazione è gratuita. Prenotazione consigliata a: 0431 91016 / museoaquileiaeventi@cultura.gov.it.

Campagna di scavo 2023 al Fondo ex Pasqualis dell’università di Verona (foto univr / fondazione aquileia)
Il programma di incontri continua giovedì 11 luglio 2024, alle 17.15, con Patrizia Basso e Diana Dobreva (università di Verona) su “Le mura e i mercati tardoantichi: lavori in corso (ex fondo Pasqualis)”; giovedì 18 luglio 2024, alle 17.15, con Andrea Raffaele Ghiotto e Guido Furlan (università di Padova) su “Lo scavo del teatro romano”; giovedì 25 luglio 2024, alle 17.15, con Emanuela Murgia (università di Trieste) su “La “Casa dei Putti danzanti” in via Gemina”; e giovedì 1° agosto 2024, alle 17.15, con Matteo Cadario e Marina Rubinich (università di Udine) su “Nuovi dati dalle “Grandi Terme” di Aquileia”.
Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo nuovo aperitivo archeologico con doppio incontro: gli archeobotanici Marchesini e Lambertini con l’archeologa Daniela Cottica sullo sfruttamento delle risorse economiche in laguna, e l’archeologa Cecilia Rossi sulle nuove scoperte agli Alberoni
Nuovo “aperitivo archeologico” allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento giovedì 20 giugno 2024, alle 17, con un doppio incontro moderato dall’archeologo Diego Calaon dell’università Ca’ Foscari di Venezia: Marco Marchesini e Fabio Lambertini, archeobotanici del centro “G. Nicoli”, conversano a bordo scavo con l’archeologa Daniela Cottica dell’università Ca’ Foscari di Venezia, su “Ambiente lagunare, ville e sfruttamento delle risorse economiche in epoca romana: il caso Lio Piccolo”; quindi l’archeologa Cecilia Rossi della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna conversa su “Nuove scoperte: infrastrutture costiere agli Alberoni”. L’accesso allo scavo è gratuito e avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Le Saline, in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo. Ricordiamo che Lio Piccolo è Zona tutelata a rilevanza urbanistica. Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. È necessaria la prenotazione (vivereacqua@unive.it) che dà diritto al pass. In caso di maltempo l’evento sarà annullato con comunicazione via e-mail e sui social.
Venezia. Allo scavo archeologico della villa romana di Lio Piccolo nuovo aperitivo archeologico “Giornate Europee dell’Archeologia: Tutela nella Laguna Nord” con l’archeologa Sara Bini della soprintendenza
Nuovo appuntamento allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento sabato 15 giugno 2024, alle 17, con l’aperitivo archeologico dal titolo “Giornate Europee dell’Archeologia: Tutela nella Laguna Nord”. L’archeologa Sara Bini, funzionaria della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, dialoga con la prof.ssa Daniela Cottica e con il prof. Diego Calaon dell’università Ca’ Foscari di Venezia in occasione delle giornate europee dell’archeologia 2024. La prenotazione è obbligatoria in quanto da l’accesso alla ZTRU di Lio Piccolo. Per info e prenotazioni: vivereacqua@unive.it.


Il 5 e 6 dicembre 2024 Aquileia celebra i 26 anni dal riconoscimento Unesco e i 90 anni dall’apertura dell’area archeologica del porto fluviale e della “via Sacra” con due convegni che si terranno negli spazi della cantina Ca’ Tullio (via Beligna 41, Aquileia) aperti al pubblico e agli operatori. E dopo il convegno “Aquileia meta sostenibile” di giovedì 5 dicembre 2024 (vedi
“Dall’archeologia alle parole. Le storie di Lio Piccolo. Anteprima di stampa Abitare la Saperesera AD 1689”: nuovo “aperitivo archeologico” allo scavo della villa romana di Lio Piccolo a Cavallino-Treporti (Ve). Appuntamento sabato 22 giugno 2024, alle 17, a bordo scavo in compagnia di Piero Santostefano e Sandro Bergamo per la presentazione del libro “Abitare la Sparesera AD 1689”. Moderano Diego Calaon, Daniela Cottica, Jacopo Paiano e Martina Bergamo. Segue la visita agli scavi. L’accesso allo scavo è gratuito e avviene attraverso il piazzale dell’agriturismo Le Saline, in via della Sparesera 4 a Lio Piccolo. Ricordiamo che Lio Piccolo è Zona tutelata a rilevanza urbanistica. Non sono ammesse autovetture se non quelle in possesso del pass. È necessaria la prenotazione (
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