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Pompei. Il nuovo anno dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS inizia con un doppio appuntamento: in biblioteca il libro “Pompei” di Avvisati, e all’auditorium la conferenza “Licurgo e Ambrosia” con Raffaella Federico

Il nuovo anno dell’Associazione Internazionale Amici di Pompei ETS inizia con un doppio appuntamento: giovedì 22 gennaio 2026, alle 17, alla Biblioteca “G. Fiorelli” del parco archeologico di Pompei, viene presentato il libro “Pompei. Guida turistica di un viaggiatore di duemila anni fa” (Le guide Marlin) di Carlo Avvisati a cura dell’archeologo Salvatore Ciro Nappo. Il secondo appuntamento, venerdì 23 gennaio 2025, alle 17, all’Auditorium del parco archeologico di Pompei, la conferenza “Licurgo e Ambrosia. Un mito poco conosciuto della tradizione iconografica pompeiana” dell’archeologa e docente Raffaella Federico. Si parte giovedì 22 gennaio 2026 con la presentazione dell’ultimo libro del giornalista e saggista Carlo Avvisati “Pompei “guida” turistica di un viaggiatore di 2000 anni fa”. Il testo, scritto in tono narrativo, racconta con consapevolezza scientifica la vita quotidiana del primo secolo della città romana in un ideale viaggio nell’antica Pompei realizzato in compagnia di quattro liberti. Le strade, i luoghi, le abitudini vengono raccontate anche in incontri con personaggi realmente vissuti all’epoca come Pinario Ceriale, la prostituta Attica, il lenone Victore, il guardiano delle terme Januarius, Asellina e le sue compagne, Telefo il gladiatore, Agatho il profumiere. A presentare il libro l’archeologo Salvatore Ciro Nappo. Sarà presente l’autore.

Copertina del libro “Pompei. «Guida» turistica di un viaggiatore di duemila anni fa” di Carlo Avvisati

Pompei. Guida turistica di un viaggiatore di duemila anni fa. La visita alla città romana di Pompei si apre con un antefatto datato agosto del 79 d.C., allorché quattro liberti romani, sfruttando un incidente avuto in un termopolio della Suburra, si fanno inviare, tutto spesato, nella cittadina campana prima dell’eruzione, quali legati dell’imperatore Tito Flavio Vespasiano. I quattro arrivano a Pompei con l’incarico di raccogliere notizie sui continui terremoti e relazionarne al Senato. La vacanza, che poi è il loro fine ultimo, la vita in città, i danni e gli accadimenti sono il filo conduttore della visita guidata tra vicoli e grandi arterie, monumenti pubblici, case patrizie, bottegucce e opifici, postriboli e bettole, cibi e bevande, panettieri e vinai, produttori di garum, case di cura e associazioni di lavoratori, spettacoli, gladiatori, artisti, artigiani, scuole pittoriche. Insomma una sorta di guida turistica ante litteram, realizzata attraverso il reportage dei protagonisti del racconto. Forte della sua esperienza e conoscenza del sito archeologico, Avvisati tesse un itinerario scientificamente corretto della Pompei di duemila anni fa, utile al lettore di oggi per immergersi in essa, come se la visitasse allora. Un vero e proprio viaggio nel tempo, per conoscere al meglio, e in maniera piacevole, la vita quotidiana della cittadina romana nel I secolo d.C.

Venerdì 23 gennaio 2026, alle 17, all’Auditorium del parco archeologico di Pompei si terrà la conferenza “Licurgo e Ambrosia: un mito poco conosciuto della tradizione iconografica pompeiana” dell’archeologa Raffaella Federico. Diversi miti della cultura greca sono stati raffigurati sui muri delle domus dell’antica Pompei, città commerciale e cosmopolita nel I sec. d.C. Ma qual era il loro senso? Il mito per i Romani era forse qualcosa di più che decorare con colori sgargianti le pareti delle loro case, dei templi o edifici pubblici? Era solo un riflesso della pittura greca o piuttosto una reinterpretazione di questa osservando la propria realtà, il proprio mondo interiore? Uno stesso mito, spesso, ha avuto elaborazioni grafiche diverse e varianti sul tema, a secondo del committente, del gusto dell’epoca, delle botteghe circolanti. Caso a parte, invece, è quello del mito di Licurgo e Ambrosia che è poco ricorrente nella pittura pompeiana: non venne neppure identificato allo stesso modo dagli scavatori e da quelli che lo studiarono per la prima volta. Esso può collocarsi nel repertorio raffinato ed esoterico della cultura ellenistico-alessandrina, pervenuta a Roma dall’Egitto, durante l’età augustea, ma ancora presente in età neroniana, grazie all’interesse di Nerone per questa terra. Questo mito avrà poi larghe attestazioni nei mosaici del mondo mediterraneo a partire dal II secolo della nostra era.