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Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Maria Letizia Gualandi (Università di Pisa) su “Archeologia e Intelligenza Artificiale. ArchAIDE, un’utopia realizzata” introdotta da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale

Locandina dell’incontro dei “Mercoledì del MArTA” con Maria Letizia Gualandi su archeologia e intelligenza artificiale

Il progetto ArchAIDE, finanziato dall’Unione Europea, ha sviluppato un sistema di riconoscimento automatico dei frammenti ceramici utilizzando l’Intelligenza Artificiale. Ad affrontare il tema sarà la prof.ssa Maria Letizia Gualandi, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Pisa, la relatrice dell’appuntamento del 21 aprile 2021 con i “Mercoledì del MArTA”, alle 18, in diretta sui profili Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto. L’allieva dei famosi archeologi e accademici italiani prof. Salvatore Settis e prof. Andrea Carandini, nonché membro del Comitato tecnico scientifico per l’Archeologia del MiC, parlerà di “Archeologia e Intelligenza Artificiale. ArchAIDE, un’utopia realizzata”.

ArchAIDE, sistema di riconoscimento automatico dei frammenti ceramici utilizzando l’Intelligenza Artificiale (foto MArTA)
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La professoressa Maria Letizia Gualandi (università di Pisa)

“Il progetto ArchAIDE (Archaeological Automatic Interpretation and Documentation of cEramics), finanziato dall’Unione Europea, ha sviluppato un sistema di riconoscimento automatico dei frammenti ceramici utilizzando l’Intelligenza Artificiale”, spiega la professoressa Gualandi, anticipando parte della sua conferenza. “Basta scattare una foto del coccio da identificare e inviarla al sistema che, mediante una rete neurale addestrata, confronta forma e decorazione con quelle archiviate nel suo database interno e, nel giro di pochi secondi, formula una o più proposte di identificazione diverse, che l’archeologo può accettare o meno”. “Questo importante progetto innovativo aiuta la ricerca archeologica con un effetto esponenziale sui risultati”, dichiara la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti che introdurrà i lavori. La stragrande maggioranza dei reperti che tornano alla luce durante gli scavi archeologici, infatti, è rappresentata da manufatti ceramici che, per quanto frammentati, sono fondamentali per datare ciò che si rinviene in uno scavo e per ricostruire l’economia e il tenore di vita di una comunità, i flussi commerciali in cui era inserita, mentalità, gusti e usanze, pratiche alimentari, interazioni sociali e rapporti culturali con altre comunità. Ma per classificare e studiare le ceramiche antiche occorrono molto tempo e abilità complesse, poiché tutto il lavoro si basa sulla capacità dell’archeologo di riconoscere quei frammenti nei disegni schematici che riempiono le pagine dei cataloghi delle ceramiche: una bibliografia estesa e non omogenea, raramente disponibile durante il lavoro sul campo o nei magazzini.