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Al museo civico Archeologico di Orbetello il workshop “Conoscere senza scavare. La storia del territorio attraverso l’archeologia non invasiva: risultati e prospettive”, due giorni di studio in presenza e online con la presentazione dei risultati di tre progetti nelle aree di Orbetello (GR), Altinum (VE) e Sant’Andrea Priu a Bonorva (SS)

È sempre necessario scavare o esistono altri metodi per conoscere un giacimento archeologico? Quale aiuto può dare la cartografia digitale per conoscere e tutelare il patrimonio? E come si combinano le due cose? C’è da tutto questo un vantaggio per le comunità interessate? Da domande simili e da esperienze maturate sul campo scaturisce il workshop “Conoscere senza scavare. La storia del territorio attraverso l’archeologia non invasiva: risultati e prospettive” in programma al museo civico Archeologico nell’ex Polveriera Guzman di Orbetello sabato 12 marzo (ore 9.30-17.30) e domenica 13 marzo 2022 (ore 9.30-13.30), promosso dall’Istituto centrale per l’Archeologia (ICA), nell’ambito della Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio (DG-ABAP), con la collaborazione dell’amministrazione comunale di Orbetello e della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Arezzo Grosseto e Siena (SABAP-SI). Le due giornate di studio si svolgono in presenza nella ex Polveriera Guzman (sede del museo civico Archeologico di Orbetello) e si possono seguire on line sulla pagina Facebook dell’Istituto centrale per l’archeologia (@IstitutoCentraleArcheologia). L’incontro di studi fa parte dei “Discorsi sul metodo”, finora promossi e organizzati dall’ICA in varie sedi istituzionali, con l’obiettivo di approfondire temi legati alla ricerca archeologica e al suo ruolo per la collettività. L’evento di Orbetello, che il Comune ha voluto ospitare, è un esempio di collaborazione e condivisione fra un’Amministrazione comunale e uffici centrali e periferici del ministero della Cultura, in cui la comunità locale non è teatro passivo della ricerca, ma svolge un ruolo attivo in una fase fondamentale qual è la prima presentazione dei risultati raggiunti; da parte loro, l’idea di spostare il workshop “dal centro al territorio” attua il principio secondo cui fine ultimo di qualsiasi ricerca è la sua condivisione con il pubblico, anche dei non addetti ai lavori, così da dare l’opportunità alla cittadinanza di partecipare alla costruzione di un futuro ben saldo, perché basato sulle proprie radici, creando un modello di sinergia che potrà essere riproposto per altri temi scientificamente fondati.

Il programma (vedi getFile.php (beniculturali.it) inizia con la presentazione del “modello Orbetello” e del suo contesto archeologico per proseguire, dopo l’inquadramento disciplinare curato da esperti del settore, con l’illustrazione del piano di interventi, attuato negli anni appena trascorsi su fondi della Direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, con sperimentazione nei 3 siti campione: il centro storico di Orbetello (GR), quello di Sant’Andrea Priu a Bonorva (SS) e gli scavi di Altinum a Quarto d’Altino (VE). In questi siti, metodi di indagine non distruttiva sono stati applicati per “conoscere senza scavare” contesti differenti sia per caratteristiche del popolamento antico sia per dinamiche dell’insediamento contemporaneo. Ora si testerà l’inserimento di una sintesi dei dati raccolti nel Geoportale nazionale per l’Archeologia, secondo lo standard di descrizione e rappresentazione adottato per questo strumento di cartografia digitale, curato dall’ICA, grazie anche alla costante e proficua collaborazione del Servizio II della stessa DG-ABAP e dell’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD). A seguire, si mostrano aspetti del contesto generale in cui il piano illustrato si inserisce: il significato delle riserve archeologiche, presente nella Convenzione de La Valletta 1992 ma già teorizzato dalla Commissione Franceschini prima del 1967; il quadro scientifico, normativo e amministrativo entro cui si opera; le ricadute per le comunità coinvolte.

Si continua con relazioni che forniscono parametri sia di metodo sia all’interno dell’azione amministrativa, e particolari esempi di applicazione, come le indagini subacquee. Segue il confronto con la presentazione di alcune esperienze di ricerca e di approcci metodologici da alcuni Paesi europei, come Norvegia, Regno Unito, Germania. Si giunge infine alla presentazione di aspetti legati allo sviluppo del piano: per primo, l’ambito della legalità, affidato al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; quindi l’inserimento delle indagini non invasive nel piano di valorizzazione di aree archeologiche. Conclude i lavori l’esposizione di alcuni significativi interventi operati recentemente direttamente dalla SABAP-SI o comunque nell’ambito delle sue funzioni di tutela del territorio grossetano: lo scavo del sito di Monterotondo Marittimo e il recupero del relitto di Follonica (interventi condotti grazie a finanziamenti della DG ABAP); il progetto di ricollocamento nella sua posizione originaria del Mosaico del Labirinto della villa romana di Giannutri (realizzato grazie alla sponsorizzazione del Rotary Club di Grosseto); gli interventi di carotaggio e geofisici in laguna e nei suoi tomboli, fino al ruolo della carta archeologica nella pianificazione urbanistica a Orbetello.