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Pavia. Con la coop Oltre Confine tour virtuale in più puntate alla riscoperta della Pavia Romana, la Ticinum fondata nell’89 a.C. L’approfondimento su Zoom con iscrizione obbligatoria

Con la coop Oltre Confine tour virtuale on line alla scoperta di Ticinum, la Pavia Romana

È possibile conoscere Pavia romana in tempi di Covid-19? Ci prova la Cooperativa Oltre Confine Onlus con un approfondimento culturale online tramite piattaforma Zoom. Un “viaggio” alla riscoperta, in più puntate, di una Pavia a tratti impercettibile, Ma reale: Ticinum (il nome della città in epoca romana). Sarà l’occasione per iniziare a riscoprire la storia di una città antica, fondata dai Romani nel lontano 89 a.C. Si inizia sabato 21 novembre 2020, alle 15, con “Pavia romana (parte prima). La prenotazione è obbligatoria.  Informazioni e Prenotazioni: visiteguidate@vieniapavia.it / 3755709240. Contributo a offerta libera tramite bonifico Oltre Confine S.C.S Onlus – via Traversi 13 –27039 Sannazzaro dé Burgondi (PV) – C.F.-P.IVA.02457720189 N. Iscr. Albo Nazionale Cooperative Sociali A226402 – N. Iscr. Albo Regionali Cooperative Sociali sez. B n.907 Tel. 0382/995461 Fax. 0382/901277 – mail@vieniapavia.it Ai fini dell’erogazione di regolare ricevuta fiscale, all’atto della prenotazione, vanno segnalati: Nome, Cognome, CF e indirizzo di residenza della persona a cui intestare la ricevuta.

Tracce del ponte romano accanto al famoso Ponte coperto o Ponte vecchio di Pavia sul fiume Ticino (foto Oltre Confine)

L’approfondimento sarà tenuto dall’archeologo Simone Ardizzi che mostrerà un ricco repertorio iconografico. L’iniziativa, che si svolgerà in streaming e avrà una durata di 1 ora circa, consentirà di reinterpretare Pavia e la sua storia bimillenaria sotto una nuova luce, focalizzando l’attenzione dei partecipanti sulle “tracce” che ancora permangono in città della memoria romana, dopo più di duemila anni. Ebbene sì, Pavia venne fondata proprio dai Romani nel I sec. a.C. con il nome di Ticinum. Fu la città a prendere il nome dal fiume Ticinus, e non viceversa, a conferma dell’importanza strategica che le vie fluviali ricoprivano in epoca antica. Ticinum venne infatti edificata non in una località qualsiasi del Nord Italia, ma su un deposito alluvionale e a pochi chilometri di distanza dalla confluenza del Ticino nel Po. Ticinum era così collegata ai grandi centri abitati dell’area padana sorti lungo il Po e i suoi numerosi affluenti. Questo primo appuntamento sarà dunque incentrato su una contestualizzazione territoriale di Pavia romana e sul suo centro abitato, parlando dell’impianto urbanistico originario, delle sue strade, delle fognature romane, del foro e del ponte vecchio. Di altri monumenti e aspetti specifici della città romana si parlerà nelle puntate successive. L’idea di “spazzare” in più puntate la trattazione di Pavia romana nasce proprio dalla volontà di offrire un ampio spaccato di Ticinum, per nulla compresso.

“Parole dimenticate nella pietra”: tour guidato tra il lapidario del Castello Visconteo e la sezione archeologica dei musei civici di Pavia alla scoperta delle antiche memorie di Pavia d’età romana e altomedievale (ostrogota e longobarda)

La colonna miliaria del 327-328 d.C., con dedica all’imperatore Costantino conservata nel Lapidario del Castello Visconteo di Pavia (foto musei civici di Pavia)

“Parole dimenticate nella pietra”: è il titolo del tour guidato a Pavia promosso da Oltre Confine Onlus che consentirà di ricostruire la storia delle antiche memorie di Pavia d’età romana e altomedievale (ostrogota e longobarda), attraverso la lettura e la comprensione di epigrafi conservate presso i porticati del lapidario del Castello Visconteo e nelle sale della sezione archeologica dei Musei Civici di Pavia. Il tour sarà condotto dall’archeologo Simone Ardizzi, avrà una durata di 1 ora e mezza e verrà svolto in assoluta sicurezza, in ottemperanza alle normative regionali e nazionali. L’idea nasce dalla volontà di valorizzare appieno una tipologia di reperti solitamente “trascurata” dai visitatori di un Museo, in modo particolare per l’aspetto, spesso, assai poco accattivante da un punto di vista estetico e, soprattutto, per l’evidente difficoltà nel comprendere lingue e sistemi di scrittura del mondo antico. Il focus della visita sarà: “lasciare che siano gli antichi a raccontarsi in prima persona”. L’obiettivo sarà infatti di cogliere, attraverso frammenti, lastre e lapidi, usi, costumi a tradizioni della civiltà romana e del popolo ostrogoto e longobardo. RITROVO: presso la biglietteria dei Musei Civici di Pavia, all’interno del Castello Visconteo, 15 minuti prima dell’inizio della visita. COSTO: 7 euro a persona per la visita guidata + 5 euro per il biglietto d’ingresso ai Musei Civici di Pavia. La prenotazione è obbligatoria. INFO e PRENOTAZIONI: visiteguidate@vieniapavia.it / 375 570 9240. Massimo 15 partecipanti.

Iscrizione funeraria longobarda della regina Ragintruda conservata nel museo archeologico di Pavia (foto musei civici di Pavia)

La visita prenderà in esame, inizialmente, alcuni reperti epigrafici del lapidario sotto il porticato del Castello Visconteo, tra cui, ad esempio, un’importantissima colonna miliaria del 327-328 d.C., con dedica all’imperatore Costantino, a testimonianza della rilevanza di Pavia negli itinerari dell’Italia settentrionale. Un altro interessante reperto di cui si parlerà sarà un piccolo altare votivo del II sec. d.C., realizzato in onore di Giove con l’appellativo di Agganaicus. La visita, successivamente, proseguirà all’interno della sezione archeologica dei Musei Civici di Pavia per riscoprire altre preziose testimonianze di Ticinum (Pavia romana), quale ad esempio una base di statua con iscrizione del senatore T. Didius Priscus, su cui si apprende della sua folgorante carriera (cursus honorum) e del titolo di “patrono” del municipium di Ticinum. Altri saranno gli argomenti trattati via via nel corso di questa passeggiata, quali l’avvento del Cristianesimo in Occidente e l’arrivo a Pavia dei primi popoli “barbari” dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Il riferimento non può che andare agli Ostrogoti e ai Longobardi, che di Pavia avrebbero fatto la propria capitale. Non stupisce dunque che la sezione archeologica sia ricca di iscrizioni recanti nomi di illustri sovrani e di importanti membri dell’aristocrazia dell’Italia del tempo. Citiamo, a solo titolo esemplificativo, un’iscrizione recante il nome del re ostrogoto Atalarico, che si rese protagonista della risistemazione dell’anfiteatro romano di Pavia, e una serie di iscrizioni funerarie longobarde, tra cui quelle dei sovrani Cunigperto e Anspranso e della regina Ragintruda.

Pavia. “QUO VADIS? Riscoprendo Ticinum”: tour guidato in sicurezza con archeologa alla riscoperta della Pavia Romana proposto dalla coop Oltre Confine

La locandina del tour guidato a Pavia “QUO VADIS? Riscoprendo Ticinum”

Valentina Dezza, direttrice del civico museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese

“QUO VADIS? Riscoprendo Ticinum” è il tour che la Cooperativa Oltre Confine Onlus propone sabato 13 giugno 2020 nell’ambito dell’iniziativa “10.000 passi nella storia”: una visita guidata alla riscoperta dell’antica Ticinum, ovvero di Pavia Romana. Il tour avrà una durata di un’ora e mezzo e si svolgerà in assoluta sicurezza rispettando le disposizioni di Regione Lombardia. La visita sarà condotta dall’archeologa Valentina Dezza, direttrice del civico museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese. L’appuntamento è per sabato 13 giugno 2020, alle 17.30. La visita verrà svolta solo per 10 partecipanti massimo, quindi sarà necessaria la prenotazione. Il costo è di 7 euro a persona Ritrovo: in prossimità dei resti di Ponte Vecchio (lato centro storico). Norme di sicurezza per lo svolgimento dell’attività (secondo le disposizione di Regione Lombardia): ogni visita avrà massimo 10 partecipanti + la guida; è obbligatorio l’uso della mascherina per tutta la durata della visita; i partecipanti dovranno mantenere un distanziamento interpersonale di almeno 1 metro; ricorso all’igiene delle mani. Per informazioni e prenotazioni: visiteguidate@vieniapavia.it / 3755709240.

Il Ponte coperto sul Ticino, uno dei simboli di Pavia (foto Oltre Confine)

Il tour consentirà di reinterpretare Pavia e la sua storia bimillenaria sotto una nuove luce, focalizzando l’attenzione dei visitatori sulle “tracce” che ancora permangono in città della memoria romana, dopo più di 2000 anni. Pavia venne fondata proprio dai Romani nel lontano I sec. a.C. con il nome di Ticinum. Fu la città a prendere il nome dal fiume Ticinus, e non viceversa, a conferma dell’importanza strategica che le vie fluviali avevano in epoca antica.

Resti delle pile del ponte romano sul Ticino (foto Oltre Confine)

Resti delle pile del ponte romano sul Ticino (foto Oltre Confine)

Ticinum infatti venne edificata non in una località qualsiasi del Nord Italia, ma su un deposito alluvionale – ragion per cui oggi nel centro cittadino percorriamo a volte strade in salita e a volte in discesa – e a pochi chilometri di distanza dalla confluenza del Ticino nel Po. Ticinum era così collegata ai grandi centri abitati dell’area padana sorti lungo il Po e i suoi numerosi affluenti. Dunque il tour non può che partire dai resti del Ponte Vecchio, a consolidare per l’appunto questo in dissolubile legame esistente tra la città e il suo fiume. Anche perché ancora oggi, nei periodi di secca, è possibile scorgere dalle acque i piloni in pietra di Ponte Vecchio, che non sono altro che i piloni dell’antico ponte romano. Pavia aveva un ponte monumentale sin dalle sue origini.

Il muto dell’accia sul collo: statua romana conservata ai musei civici di Pavia (foto musei civici Pavia)

La visita proseguirà invitando i visitatori ad “assaporare” la perfezione geometrica “a scacchiera” della planimetria urbanistica del centro storico, altro grande lascito dei Romani. È sorprendente come le vie del centro ricalchino il tracciato di quelle romane. Strada Nuova e corso Cavour-viale Mazzini, ad esempio, si sovrappongono ai cardo e decumano romani – le vie più importanti di una qualsiasi città romana -, che tagliavano rispettivamente da Nord a Sud e da Est a Ovest l’insediamento. Il tour prenderà in esame anche la localizzazione dell’antico foro romano, dell’anfiteatro e delle terme di Ticinum. Grande attenzione verrà dedicata anche a una celebre statua romana, ora esposta ai Musei Civici: il muto dall’accia al collo.

La base della Torre civica di Pavia dimostra il reimpiego di materiale romano in epoca medievale (foto Oltre Confine)

Infine, si parlerà della tecnica del “reimpiego”, ovvero di quella consuetudine in età medievale di recuperare materiali edilizi dagli antichi edifici romani per la costruzione di nuove strutture. È Il caso, ad esempio, dei blocchi in pietra che compongono il basamento della nostra Torre Civica. Vi siete mai chiesto da dove provengano e per quale ragione abbiano forma, grandezza e colore così differenti?

Pavia longobarda, una città da scoprire: dalla mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” alle testimonianze architettoniche e storiche conservate in centro storico. Per due secoli capitale del regno dei Longobardi rivive nelle descrizioni di Paolo Diacono

Paolo Diacono da un codice conservato alla Biblioteca medicea laurenziana di Firenze

Palazzo Beccaria a Pavia: insiste sulla reggia di Alboino

Capitale per due secoli del regno degli “uomini dalle lunghe barbe”, Pavia longobarda oggi è una città da scoprire: poche le tracce rimaste, ma significative. E la mostra aperta fino al 3 dicembre 2017 al castello visconteo “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” insieme a un percorso guidato nel centro storico fa rivivere quegli straordinari due secoli iniziati con l’ingresso in città dei “nuovi barbari” nel 572. Alboino, re dei Longobardi, aveva varcato le Alpi Giulie solo un anno prima, nel 568. E ora le sue armate lanciavano l’assedio alla città di Ticinum, eletta da re Teodorico seconda capitale dopo Ravenna del regno degli Ostrogoti, antico castrum romano sull’omonimo fiume, nodo strategico sulla strada tra Milano e Genova, a pochi chilometri dalla confluenza nel Po. Ma non fu facile. Pavia resistette all’attacco dei longobardi per tre anni, dal 569 al 572, prima di capitolare. Così, quella città che fu chiamata da Alboino Papia, diventò la capitale del regno longobardo. Paolo Diacono, pseudonimo di Paul Warnefried o Paolo di Varnefrido, monaco cristiano, storico, poeta e scrittore longobardo, autore della Historia Langobardorum, racconta con toni epici: mentre il re si apprestava a entrare vincitore in città dalla porta orientale di San Giovanni (oggi presso corso Garibaldi) il suo cavallo cadde a terra e non fu più possibile farlo rialzare. Allora un suddito longobardo ricordò al re il giuramento, che aveva fatto precedentemente, di passare cioè a filo di spada tutta la popolazione pavese, e gli disse che solo infrangendo un così duro voto sarebbe potuto entrare in città. Il re ritrattò, promise di graziare i cittadini e, immediatamente, il suo cavallo si sollevò, permettendogli di prendere possesso della città. Pavia, come capitale del regno longobardo, sarebbe andata avanti due secoli: dal 572, quando fu conquistata da Alboino (che stabilì la sua reggia a pochi passi dalla basilica di San Michele Maggiore dove oggi c’è un palazzotto all’incrocio tra via Scarpa e via Alboino) fino al 774, quando fu conquistata da Carlo Magno.

Pluteo longobardo rinvenuto a Pavia e conservato ai musei civici

Due secoli ricchi di importanti vicende politiche, militari, religiose, culturali a fronte delle quali oggi rimangono rarefatte evidenze monumentali che vanno rintracciate e ricomposte nel tessuto edilizio storico stratificato, essendo scomparsi monumenti importanti, come la rotonda di Santa Maria alle Pertiche, sorta in un area cimiteriale, dove si usava ricordare i guerrieri morti lontano, conficcando un palo nel terreno con in cima una colomba in legno rivolta nella direzione dove era caduto il congiunto. Restano le testimonianze documentarie: non dimentichiamo che proprio a Pavia il re Rotari promulgò alla mezzanotte tra il 22 e il 23 novembre 643 il famoso Editto, che raccoglie in modo organico le antiche leggi del popolo longobardo. E poi c’è l’Historia Langobardorum con cui Paolo Diacono ci aiuta a immaginare la Pavia di un tempo, teatro di re, regine, funzionari, badesse, notabili. Grazie alle parole dello storico friulano ritroviamo il Palazzo Reale, le antiche e splendide chiese, gli edifici più importanti. “Purtroppo all’eccezionale fortunata ricchezza dell’immagine di Pavia capitale del regno longobardo”, sottolinea Susanna Zatti, direttore dei Musei Civici del Castello di Pavia, “corrisponde, oggi, un’avvilente povertà di sussistenze monumentali – tale da aver precluso l’inserimento della città nella rete Unesco dei siti longobardi – così che ben si può attribuire a Pavia quell’appellativo di straordinaria Atlantide sommersa (Romanini) da riferirsi a un prezioso tesoro d’arte sopravvissuto solo a livello sotterraneo nelle cripte, oppure tuttora celato da substrati, inglobato in murature, o reimpiegato in nuove architetture, in attesa di essere riscoperto e disvelato”.

La basilica di San Michele Maggiore a Pavia: chiesa romanico-lombarda su impianto longobardo del VII secolo

Orecchini longobardi conservati ai musei civici di Pavia

“Non solo le devastazioni belliche e gli incendi, ma la splendida fioritura romanica dopo il Mille”, continua Zatti, “con la necessità di recuperare spazi e materiali pregiati per le costruzioni, e poi la crescente insofferenza estetica per espressioni d’arte barbariche, almeno sino al Romanticismo, hanno determinato il progressivo svanire delle testimonianze materiali di Pavia Longobarda (mentre, in parallelo, il patriziato e gli eruditi locali avevano reagito alla decadenza dei loro tempi con la creazione del mito della capitale altomedievale, tramandandone ai posteri un ricordo parziale e travisato); così, solo per ritrovamenti fortuiti e rarefatti nei secoli e per episodiche campagne recenti di scavo archeologico, sono stati riportati alla luce elementi architettonici, monili, lapidi ed epigrafi funerarie, pezzi scultorei che sono confluiti nelle raccolte civiche e allestiti nelle sale museali del castello visconteo. Sono reperti di straordinaria qualità – tali da ripagare in parte per la loro unicità ed eleganza, pur nelle ridotte dimensioni, la perdita di strutture monumentali – che per l’appunto sono pervenute ai Musei o dall’occasionale riemersione durante interventi urbanistici o dal privato collezionismo antiquario: si tratta, per lo più, di manufatti da riferire alla celebrazione regia, encomiastica, e legati ad ambienti aulici e di corte, che devono la loro sopravvivenza al reimpiego in contesti successivi, in qualità di stipiti, di soglie, di chiusure di pozzi”.

Rilievi della basilica di San Michele Maggiore a Pavia

Ma non tutto è perduto. E proprio la mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/08/23/pavia-e-pronta-a-tornare-capitale-del-regnum-langobardorum-apre-al-castello-visconteo-la-mostra-longobardi-un-popolo-che-cambia-la-storia-un-grande-evento-in-cui-per-la-prima-volt/) ha fatto da volano alla riscoperta di Pavia Longobarda: luoghi di grandissima suggestione, sottratti allo sguardo abituale dei turisti. La basilica di San Michele Maggiore rivive nella sua fondazione del VII secolo, come pure San Pietro in Ciel d’Oro e ancora Sant’Eusebio, San Salvatore, Sant’Agata al Monte. Una Pavia che ora possiamo riscoprire anche grazie alle tecnologie multimediali e innovative che – in occasione proprio della mostra – sono state utilizzate per realizzare approfondimenti e suggestioni (compresa la ricostruzione 3D, a volo d’uccello, della città del tempo) introduttivi alla sezione longobarda permanente dei musei civici del castello di Pavia con i suoi i straordinari reperti. Tra questi non possiamo non ricordare i celebri plutei con pavoni e draghi, provenienti dalla chiesa del cosiddetto monastero di Teodote, dal nome della fanciulla di stirpe romana qui rinchiusa – secondo il racconto di Paolo Diacono – dopo essere stata violata dal re longobardo Cuniperto.

La cripta longobarda di Sant’Eusebio a Pavia

Sono tre le cripte longobarde, cui viene garantito l’accesso al pubblico (in orari diversi nei fine settimana) grazie alla collaborazione tra istituzioni e associazioni pavesi. La cripta di Sant’Eusebio è quanto resta di un edificio di antiche origini, già esistente al tempo del re longobardo Rotari (636-652) e utilizzato come cattedrale ariana. L’edificio di culto ricevette una prima radicale ristrutturazione architettonica in epoca romanica, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo e un secondo rifacimento nel XVII secolo. Sconsacrata agli inizi dell’Ottocento, la chiesa venne abbattuta nel 1923 per consentire l’erezione del Palazzo delle Poste. Fu risparmiata la sola cripta, che rimase però interrata sino al 1967-1968, quando si decise di portarla alla luce, restaurarla e dotarla dell’attuale tettoia protettiva. Del primo edificio dovrebbe rimanere solo la muratura che delimita il perimetro esterno, dall’andamento in pianta a ferro di cavallo, aumentato di spessore nell’XI secolo per consentire la realizzazione della cripta a oratorio, cioè divisa in navate e campate dalla teoria di colonnine reggenti volte a crociera. Più problematica risulta la datazione dei capitellini ad alveoli, i quali potrebbero essere longobardi di reimpiego nella cripta romanica, mentre secondo alcuni studiosi andrebbero datati all’XI secolo.

La cripta longobarda di San Giovanni Domnarum a Pavia

Fondata dalla regina Gundeberga figlia di Teodolinda, la chiesa di San Giovanni Domnarum, seppur riformata integralmente nel Seicento, conserva ancora la cripta di età altomedievale. Qui un attento studio delle murature ha suggerito le ipotesi che l’edificio originario fosse costituito da un nucleo rotondo, su cui si innestava un’aula rettangolare, e che la costruzione longobarda fosse sorta su un antico ambiente termale romano. Lì vicino c’è il monastero di San Felice fondato con intitolazione al Salvatore dalla regina Ansa, moglie di Desiderio, ultimo sovrano longobardo, ma con una nuova dedicazione nell’XI secolo in ragione della presenza delle reliquie del martire Felice. Della chiesa altomedievale rimangono in essere il fianco esterno meridionale, articolato in arcate cieche (come doveva essere in origine anche Santa Maria delle Cacce), e la cripta a corridoio, tuttora dotata di grandi arche-reliquiario in marmo, databili al IX-X secolo. Scavi archeologici condotti in decenni recenti hanno permesso di capire che la chiesa originaria aveva impianto triabsidato a navata unica e che era preceduta da un atrio utilizzato come cimitero per le monache. Nella parte occidentale dell’attuale navata sono, infatti, state ritrovate numerose tombe alla cappuccina ancora sigillate, contenenti anche alcuni resti dell’abbigliamento, tra cui una calzatura con lacci in cuoio e un anello. Tra le tombe lasciate in vista, degna di menzione è quella della badessa Ariperga, databile alla seconda metà dell’VIII secolo, e internamente dipinta con le raffigurazioni aniconiche tipiche dell’arte longobarda: la dextera Dei benedicente, una croce bicroma, alcuni elementi circolari, forse delle perle, i quattro vangeli e alcune iscrizioni con il nome della defunta.

Rilievi del portale della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Un discorso a parte merita il monastero agostiniano di San Pietro in Ciel d’Oro. Già a cominciare dalla facciata romanico-lombarda (1132) che appare quasi senza preavviso, perché l’antico campanile fu abbattuto in epoca napoleonica. “Lo corpo ond’ella fu cacciata / giace giuso in ciel d’auro / Ed essa da martiro e da esilio / venne a questa pace”: la terzina di Dante Alighieri (Par. X,127-129) riprodotta su una lapide che ricorda la sepoltura del filosofo romano Severino Boezio (+ 525 d.C.), qui fatto uccidere dal re ostrogoto Teodorico e sulla cui tomba sorse la basilica paleocristiana di S. Pietro in Ciel d’Oro, così chiamata per la cupola interna tutta dorata. Ed è in questo monastero che nella prima metà dell’VIII secolo conseguì la qualifica di docente Paolo Diacono, che era nato a Cividale del Friuli nel 720/730 e fin da giovane aveva raggiunto Pavia per seguire gli studi nella capitale longobarda. Ma soprattutto la basilica è importante perché qui Liutprando, re cattolico dei Longobardi e re d’Italia dal 711 al 744, decise di traslare le spoglie di Sant’Agostino da Cagliari, dove erano minacciate dai Saraceni.

La monumentale Arca di sant’Agostino al centro del presbiterio di San Pietro in Ciel d’Oro

Il primo ricordo di questa basilica pavese, risale all’anno 604 d.C. La costruzione non è l’originaria ma succede a un’altra di stile paleocristiano a semplici colonne e soffitto di legno. La basilica attuale, dalle forme romanico-lombarde, risale al secolo XII ed è stata consacrata dal Papa Innocenzo II nel 1132 d.C. Il nome pittoresco di “ciel d’oro” le viene dal soffitto ligneo della chiesa paleocristiana, decorato con tinte di color oro. È ricordata oltre che da Dante, anche da Petrarca e Boccaccio. Al centro del presbiterio, sopraelevato sulla cripta, domina l’Arca marmorea di S. Agostino, capolavoro della scultura lombarda del Trecento. Ornata da 95 statue e 50 bassorilievi, l’opera fu commissionata dal pavese Bonifacio Bottigella, Priore degli Agostiniani, poi vescovo di Lodi. L’Arca è una piccola illustrazione enciclopedica della fede, delle virtù teologali, cardinali e monastiche. Vi troviamo inoltre rappresentati alcuni episodi della vita di S. Agostino, il Grande Dottore della Chiesa: la sua conversione, il battesimo amministrato da S. Ambrogio, i miracoli dopo la morte avvenuta nel 430 d.C. e la traslazione delle sue reliquie a Pavia.