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GEP 2024 al Castello di Santa Severa (Rm) “In viaggio verso Pyrgi. Incontrarsi in un grande porto etrusco”: mostra “Porti aperti”, visita agli scavi, conferenza “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”

santa-severa_antiquarium_gep-2024_in-viaggio-verso-pyrgi-incontrarsi-in-un-grande-porto-etrusco_locandina“In viaggio verso Pyrgi. Incontrarsi in un grande porto etrusco”: al castello di Santa Severa (Roma), sabato 28 e domenica 29 settembre 2024, prende avvio il “Patrimonio in cammino” tema dell’edizione 2024 delle Giornate europee del Patrimonio proposto dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’Etruria meridionale. Ingresso gratuito, info 0766570194. Due gli eventi in programma per l’apertura straordinaria serale prevista per le GEP 2024, di domenica 29 settembre. Si partirà con la visita alla mostra “Porti aperti” e agli scavi condotti da Sapienza Università di Roma alle 17; per proseguire, poi, con la conferenza divulgativa dal titolo “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”. Il programma. Sabato 28 settembre: appuntamento all’ingresso del castello di Santa Severa (area archeologica di Pyrgi); alle 17, inaugurazione della mostra “Porti aperti. Narrare l’attualità dell’accoglienza e dell’inclusione nel porto etrusco di Pyrgi”; 17.30, visita alla mostra e allo scavo di Sapienza università di Roma e apertura dei laboratori didattici per bambini; 19, spettacolo di rievocazione storica a cura dell’associazione I Rasenna; 20, brindisi di saluto. Domenica 29 settembre: appuntamento all’ingresso del castello di Santa Severa (area archeologica di Pyrgi); 10, 11.30, 15.30, 17, visite alla mostra “Porti aperti” e allo scavo di Sapienza università di Roma; laboratori didattici per bambini. Al Castello di Santa Severa, casa del Nostromo: 18.30, “Vita quotidiana e spiritualità a Pyrgi”.

Santa Marinella (Rm). Nell’area archeologica di Pyrgi a Santa Severa la conferenza-spettacolo “L’Etrusca Pyrgi da Eschilo a Dionigi I di Siracusa” di e con Agostino De Angelis nell’ambito della IV edizione della manifestazione “Sulla Strada degli Etruschi”

santa-severa_pyrgi_conferenza-spettacolo-l-etrusca-pyrgi-da-eschilo-a-dionigi-I-di-siracusa_de-angelis_locandinaNell’ambito della IV edizione della manifestazione “Sulla Strada degli Etruschi”, l’area archeologica del Santuario di Pyrgi ospita la conferenza spettacolo di e con Agostino De Angelis “L’Etrusca Pyrgi da Eschilo a Dionigi I di Siracusa”, promossa dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e organizzata dall’associazione culturale ArchéoTheatron. Appuntamento giovedì 29 agosto 2024, alle 18.30, a Santa Severa-Area Archeologica di Pyrgi di Santa Marinella (Rm), uno dei luoghi più importanti e suggestivi dell’Etruria. L’area del santuario di Pyrgi che ha giocato, insieme all’area portuale, un ruolo di fondamentale importanza nella storia del Mediterraneo antico, rappresentando sul mare la grande metropoli etrusca di Cisra/Caere (Cerveteri), che traeva le proprie ricchezze dal controllo dei traffici marittimi, sarà il degno fondale per la messa in scena, per la prima volta nel sito archeologico, della conferenza spettacolo dedicata alla storia e al mito. Ingresso gratuito. Abbigliamento comodo con scarpe o sandali senza tacchi. Info: Tel 0766-570194, prenotazione obbligatoria: archeotheatron.ass@gmail.com; 349-4055382.

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L’attore Agostino De Angelis (dal profilo Fb)

L’evento sarà strutturato nella rappresentazione di momenti puramente teatrali, con attori e cavalieri, tratti dalla tragedia di Eschilo “Sette contro Tebe”, prendendo spunto proprio dall’immagine raffigurata sull’altorilievo che decorava il frontone posteriore del Tempio A di Pyrgi, oggi conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La famosissima scena rappresenta un cruento episodio della mitica guerra tra le polis di Argo e di Tebe, conflitto causato dalla rottura da parte di Eteocle del patto stretto con suo fratello Polinice, concernente l’annuale alternanza tra i due sul trono tebano. Altri momenti saranno dedicati ad alcune divinità etrusche tra le quali la bella Leucotea (la “dea bianca”), a cui le fonti greche attribuiscono la dedica del tempio A del Santuario di Pyrgi. Ad arricchire e approfondire la storia degli Etruschi dal punto di vista culturale e religioso sarà l’intervento della etruscologa Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, mentre a ricordare l’importanza che l’area sacra di Pyrgi rappresenta per tutta l’Etruria, sarà la professoressa Laura Maria Michetti, docente di archeologia alla Sapienza Università di Roma ed attuale direttrice dello scavo che dal 1957 interessa continuativamente l’area del Santuario.

 

Santa Severa (Roma). Questa estate a Pyrgi con gli archeologi di Sapienza università di Roma visite guidate gratuite: “Gli etruschi sul mare alla scoperta del porto e del grande santuario etrusco di Pyrgi”

pyrgi_sapienza_santuario-etrusco_visite-guidate_locandinaL’appuntamento è all’ingresso del Castello di Santa Severa (Roma) alle 18 di ogni sabato e domenica, dal 20 luglio al 29 settembre 2024: grazie alla collaborazione tra Sapienza Università di Roma, soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio Etruria Meridionale e Regione Lazio tornano le visite guidate gratuite a Pyrgi: “Gli etruschi sul mare alla scoperta del porto e del grande santuario etrusco di Pyrgi” con gli archeologi di Sapienza università di Roma. Per info e prenotazioni pyrgisapienza@gmail.com.

Al castello di Santa Severa (Rm) “Da preventiva a pubblica. I risultati delle indagini di archeologia preventiva nei comuni del Lazio Settentrionale”: giornata di studi sulle numerose indagini di archeologia preventiva svolte negli ultimi anni dalla soprintendenza, e mostra di una selezione di reperti emersi durante le indagini. I casi di Tarquinia: a Pian d’Arcione e a Carcarello

santa-severa_castello_incontro-da-preventiva-a-pubblica-i-risultati-delle-indagini-nei-comuni-costieri_locandina“Da preventiva a pubblica. I risultati delle indagini di archeologia preventiva nei comuni del Lazio Settentrionale”: il 2 dicembre 2023, alle 10.30, al Castello di Santa Severa (Rm) giornata di studi incentrata sul racconto delle numerose indagini di archeologia preventiva svolte negli ultimi anni durante le attività di tutela della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale. Sarà un’occasione per mostrare al pubblico gli incredibili risultati ottenuti durante le lunghe campagne di scavo condotte preventivamente alla realizzazione di opere pubbliche e di pubblica utilità. Questi contesti consentono di gettare una nuova luce sul popolamento di zone oggi a vocazione prettamente agricola, ma che in antico erano densamente sfruttate e popolate. Insediamenti, ville, necropoli e strade disegnano un fitto reticolo che faceva capo ai centri abitati del litorale. In questi anni di transizione energetica e PNRR l’attività di tutela in ambito archeologico è una sfida quotidiana portata avanti dalla Soprintendenza e dalle società specializzate in ambito archeologico che operano sul campo. La mole di dati che sta emergendo è sempre più grande e renderli pubblici alle comunità ed agli studiosi è un impegno e un dovere che con piacere questo evento accoglie. Sarà inoltre inaugurata, presso i locali del nuovo antiquarium, una mostra temporanea di una selezione di reperti emersi durante le indagini.

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Archeologia preventiva: scavi in località Carcarello (Tarquinia, Vt) di una necropoli di età imperiale (foto sabap-vt-em)

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Archeologia preventiva: scavi in località Pian d’Arcione (Tarquinia, Vt) (foto sabap-vt-em)

Programma. Alle 10.30, introduzione di Margherita Eichberg, soprintendente; 10.45, Rossella Zaccagnini (Sabap-Vt-Em) “L’Etruria meridionale tra tutela e innovazione: le attività della Soprintendenza ai tempi della transizione energetica e del PNRR”; 11, Valerio Frabotta, Andrea Battistini (Eos Are srl) “Tarquinia, località Carcarello. Il racconto di una necropoli alla luce dei dati archeologici e antropologici”; Emanuele Giannini (Eos Are srl) “Il ruolo dell’archeologia preventiva nella ricostruzione archeologica dei paesaggi. L’agro tarquiniese tra etruschi e romani: i casi di Pantano e Carcarello”; 11.30, Sergio Pregagnoli, Damiano Paoletti, Cinzia Zegretti (Archeomatica srl) “Tarquinia, località Pian d’Organi: impianti produttivi e sfruttamento delle risorse di un territorio rurale tra l’età arcaica e l’età imperiale”; 11.45, pausa caffè; 12, Mascia Zullo, archeologo indipendente “Tarquinia, località Pian d’Arcione: le testimonianze archeologiche di età romana, arcaica ed etrusca nel fotovoltaico Enel Green Power Piani della Marina”; 12.15, Emanuele Giannini, Valerio Frabotta (Eos Are srl) “Cerveteri, località Furbara. Archeologia preventiva e bonifica bellica. Da un difficile rapporto allo scavo dell’abitato di età etrusca e romana”; 12.35, Diego Blanco, Christian Barbisan, Martina Padusso, Flavia Ricci, Andrea Neri (Archeogeos srl) “Tarquinia, località La Roccaccia: note preliminari sul rinvenimento di impianti produttivi di età romana”; 12.50, Rossella Zaccagnini (Sabap-Vt-Em) “Attraversare l’Etruria meridionale costiera. La via Aurelia alla luce delle recenti scoperte”; 13.10, Vanessa Duranti (Eos Are srl) “Il ruolo dei depositi archeologici nella conservazione e tutela. Il progetto di riorganizzazione dei depositi di Pyrgi e Civitavecchia”; 13.20, conclusioni; 13.30, rinfresco offerto da Eos Sre srl; 14.30-16, visite guidate all’esposizione dei reperti provenienti dagli scavi.

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Archeologia preventiva: scavo di un’area sepolcrale in località Pian d’Arcione (Tarquinia, Vt) (foto sabap-vt-em)

Tarquinia (Vt). In località Pian d’Arcione, a seguito delle indagini archeologiche preventive effettuate nel 2022 e finalizzate alla costruzione di un impianto fotovoltaico, sono stati riportati alla luce 4 contesti archeologici molto diversi tra loro. I primi tre, situati nelle vicinanze del tracciato dell’Aurelia e con molta probabilità pertinenti alle strutture di età romana rilevate ai lati del suo asse, sono relativi a un butto di età romana di II sec. d.C., ad una piccola area sepolcrale di I-III sec. d.C. e ad uno scarico di fornace arcaica di metà III sec. a.C. Nella quarta area, una sepoltura con corredo etrusco-geometrico di metà VII sec. a.C., ha arricchito un periodo non molto documentato nel territorio di Tarquinia. Nel corso del 2023 è stato rinvenuto un quinto contesto databile tra età repubblicana e III-IV sec. d.C., ancora quasi tutto da indagare, che comprende una ricca villa romana e diversi butti che hanno già restituito materiale anche integro e molto interessante: le future indagini chiariranno in modo definitivo la “natura” di tutti i manufatti presenti nell’ area.

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Archeologia preventiva: scavi in località Carcarello (Tarquinia, Vt) di una necropoli di età imperiale: tomba a cappuccina (foto sabap-vt-em)

Tarquinia (Vt). Dicembre 2022, in località Carcarello, a pochi chilometri di distanza dalla città di Tarquinia, si sono svolte le indagini archeologiche preventive alla costruzione di un impianto a pannelli solari, durante le quali è stata rinvenuta una necropoli d’epoca imperiale (II-IV secolo d.C.). Lo scavo archeologico, condotto dalla società Eos Arc S.r.l. tra marzo e aprile 2023, ha permesso di mettere in luce 57 sepolture di vario tipo (tombe a cappuccina, in anfora, casse in muratura o semplici fosse terragne) alcune delle quali dotate di corredi di notevole bellezza che, verranno in parte esposti restaurati nell’esposizione collegata alla giornata di studi. Oltre la necropoli, le indagini hanno portato alla luce parte di una divisione agraria, la cui importanza storica verrà evidenziata nel corso del convegno.

Pyrgi. Al via vasto progetto della soprintendenza dell’Etruria meridionale per la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico della zona del Santuario integrata con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa

L’area archeologica di Pyrgi è al centro di un articolato progetto di valorizzazione della soprintendenza (foto sabap vt)

“Nell’area di Pyrgi è in atto un vasto programma di progettualità di tutela e valorizzazione, sia attraverso lo strumento vincolistico, sia con il recupero della zona del Santuario”, spiega l’archeologa Rossella Zaccagnini della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, annunciando un progetto, basato su una azione studiata ad hoc sulle sue specificità.

Percorsi tra terra e mare nell’area di Pyrgi (foto sabap vt)
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Una veduta aerea dell’area sacra di Pyrgi a un passo dal mare

“Quello di Pyrgi, ricordano gli archeologi della Sabap Viterbo, fu uno dei santuari più importanti del Mediterraneo, frequentato anche da Fenici e Greci; con due aree sacre di circa 12mila mq, che accoglievano riti diversi. Fu il grande porto della metropoli etrusca di Caere-Cerveteri con la quale era collegata da un’arteria lunga ben 13 chilometri, da cui partiva il controllo delle rotte del mar Tirreno. Proprio in quanto porto, Pyrgi è stato crocevia di popolazioni, dal carattere multietnico, frequentato da Etruschi, Greci e Fenici. Noto anche grazie a preziose attestazioni letterarie, il sito era ricordato per la sua vocazione “marinara”, il suo santuario, la ricchezza dei suoi tesori e per le pratiche religiose che vi si svolgevano”.

Le lamine auree di Pyrgi con un testo bilingue: etrusco e fenicio (foto sabap vt)
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Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)

Le tre lamine d’oro con iscrizione bilingue in etrusco e fenicio sono ad oggi probabilmente il più famoso ritrovamento effettuato a Pyrgi: “Documento eccezionale – sottolinea Zaccagnini – sui rapporti tra Etruschi e Cartaginesi, sull’egemonia di Caere nel Mediterraneo e su Pyrgi quale avamposto strategico”. Trovate nel 1964 durante una delle prime campagne di scavo della “Sapienza” Università di Roma, il loro rinvenimento ha portato lo scavo di Pyrgi ad essere annoverato tra i “Grandi Scavi” del prestigioso ateneo romano, consentendo di riconsegnare alla storia l’area santuariale con i due templi monumentali (noti come A e B, dedicati a Leucothea e ad Uni), il santuario meridionale, con i suoi altari e sacelli dedicati a culti misterici di tipo greco, ed il quartiere pubblico-cerimoniale, che con i suoi edifici ci offre uno spaccato di vita quotidiana. Gli scavi si susseguono ininterrottamente dal 1957, con intere generazioni di archeologi che hanno qui operato negli anni, ma il sito è talmente ricco che la sua conoscenza non è stata ancora esaurita.

Il castello di Santa Severa che insiste sull’antico castrum romano di Pyrgi

L’obiettivo della Soprintendenza per il futuro è non solo quello di preservare un bene archeologico di indubbio valore, ma anche quello di integrare tale conoscenza con il contesto ambientale, paesaggistico e monumentale circostante, mantenutosi miracolosamente quasi intatto con la Riserva Naturale di Macchiatonda e il Castello di Santa Severa, tanto da essere stato dichiarato nel 2017 Monumento Naturale dalla Regione Lazio. Vasto 60 ettari, è ancora conservato: un ecosistema ricco di biodiversità da salvaguardare, habitat ideale per molte specie. “Un mix di naturalità, antropizzazione, monumentalità, paesaggio. Con scelte condivise occorre non solo studiarne meglio la morfologia, ma preservare, con il drenaggio delle acque in eccesso, l’assetto sia archeologico delle evidenze, che naturale, animale e vegetale”.

Rendering dei percorsi di visita dell’area di Pyrgi (foto sabap vt)

La grande azione di tutela e valorizzazione avviata a Pyrgi dalla soprintendenza prevede l’imposizione di vincoli, per evitarne la cementificazione, e un moderno progetto di fruizione della zona del Santuario, che vede in campo professionisti esperti di ingegneria naturalistica che progettino modalità concrete di conservazione, fruizione e accessibilità. “Sono in studio percorsi di visita”, continua l’archeologa Rossella Zaccagnini, “che si integrino in un ambiente tanto delicato a partire da un centro visite dotato delle più moderne tecnologie, una nuova esposizione dei reperti all’interno della Manica Lunga del Castello di Santa Severa e la rifunzionalizzazione dei depositi del materiale archeologico, che comprendono una attrezzata sala studio e il laboratorio di restauro. L’intento – conclude Zaccagnini – è rendere Pyrgi un luogo simbolo di rinascita e fulcro e architrave di civiltà, incentivandone la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del patrimonio culturale, paesaggistico e naturalistico”.

Roma. “Colori degli Etruschi”: In mostra alla Centrale Montemartini preziosi tesori di terracotta, una straordinaria selezione di testimonianze di arte etrusca, in parte inedite, dal territorio dell’antica Cerveteri recuperate grazie all’Arma dei Carabinieri e all’impegno del Mibact

Frammento con volto proveniente da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Kylix con al centro figura di atleta in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

All’inizio del 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato a Ginevra una ingente quantità di reperti sottratti illegalmente all’Italia: insieme a vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane è stata rinvenuta una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia, accumulati in frantumi in decine di casse, senza più alcun ordine coerente. Un’attenta attività di studio e restauro condotta dalla soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio su tali reperti, frutto di scavi clandestini e quindi privi di dati di contesto, ha consentito di riconoscere in un cospicuo numero di frammenti, grazie alle loro caratteristiche tecniche e alla raffinatezza di esecuzione, lastre dipinte etrusche provenienti dall’antica Cerveteri, note finora solo da esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.

Frammento di lastra etrusca con cigno da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini a Roma (foto museiincomune)

A questo fortunato recupero di opere è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibact e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente ulteriore serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra. Una prima fase di studio e ricerca condotta su questi preziosi materiali, datati tra il 530 e il 480 a.C., è culminata in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla Sabap al Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma) nel giugno 2018, a cui ora fa seguito l’edizione romana della mostra, nella prestigiosa sede della Centrale Montemartini, in un allestimento rinnovato e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.

Antefissa con satiro e menade da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini a Roma (foto museiincomune)

Una straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere) e in parte inedite, proposta nella mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, con il patrocinio della Regione Lazio. Progetto scientifico e cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

Kylix laconica da Cerveteri in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Frammento di lastra dipinta con figura di danzatrice in mostra alla Centrale Montemartini di Roma (foto museiincomune)

Attraverso l’articolato percorso espositivo, la mostra vuole offrire al pubblico una chiave di lettura il più possibile esaustiva delle terrecotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (imprese di Ercole e altri miti; la danza; gli atleti e i guerrieri; i contesti; le terrecotte architettoniche) e illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, cercando di restituire al meglio a questi frammenti, decontestualizzati dallo scavo e dal commercio clandestino, una serie di preziose informazioni che permettano loro di fornire nuovamente il proprio inestimabile contributo alla conoscenza della storia e della produzione artistica dell’antica Caere all’apice del suo splendore culturale. I pregevoli materiali archeologici di confronto esposti in mostra per corredare e approfondire le tematiche affrontate nelle varie sezioni espositive sono anch’essi in parte frutto di recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, in parte di restituzioni effettuate in base ad accordi internazionali tra il Mibact e prestigiosi musei stranieri.

Anfora della Collezione Castellani dai musei Capitolini (foto museiincomune)

Pelike attica della Collezione Castellani dai musei Capitolini (foto museiincomune)

A questi materiali si aggiunge il contributo fornito da un prezioso nucleo di vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, e scelti per analogia tematica. La mostra vuole anche rappresentare, con una sezione appositamente dedicata, il dovuto riconoscimento, nel cinquantenario della sua istituzione, all’infaticabile attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato quotidianamente nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte del nostro Paese. In occasione della mostra viene pubblicato un catalogo a cura di Nadia Agnoli, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini.