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“Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”: il parco archeologico del Colosseo propone un viaggio alla scoperta delle abitazioni succedutesi sul colle nel corso dei secoli. Terza puntata: la Casa di Augusto e la Casa di Livia

Il colle Palatino era il cuore di Roma antica con edifici pubblici e sacri fulcro della città

Dall’età arcaica e ancora in parte fino alla fine del XIX secolo il colle su cui nacque Roma fu una zona prevalentemente “residenziale”. La vocazione abitativa del Palatino culminò nel I secolo d.C. con la costruzione dei palazzi imperiali: essi si identificarono così strettamente con il colle su cui sorgevano, che il suo nome latino, Palatium, è ancora oggi utilizzato in molte lingue moderne con il significato di “edificio residenziale”. Il parco archeologico del Colosseo propone “Palatium. Abitare sul Palatino dalla fondazione di Roma all’età moderna”, viaggio alla scoperta delle abitazioni – e dei loro abitanti – che nel corso dei secoli si sono succedute sul colle Palatino. In questa terza puntata si parla della Casa di Augusto e della Casa di Livia.

La “Stanza delle Maschere” nella Casa di Augusto sul Palatino, con decorazione pittorica in tardo secondo stile, che evoca la facciata di una scena teatrale (foto PArCo)
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La “Stanza dei Festoni” nella Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)

Con Augusto la storia del colle Palatino come zona di residenza ha la sua svolta più importante: Ottaviano, che sul colle era nato nel 63 a.C., decise infatti di stabilirvi la sua abitazione acquistando la casa dell’oratore Ortensio Ortalo e progressivamente altre proprietà. Lo fa, più che per nostalgia, per una motivazione fortemente politica: non è un caso che le abitazioni di Augusto e della moglie Livia si trovino proprio accanto ai resti delle capanne romulee, un’area fortemente simbolica, legata alle fasi più antiche della città, cui il nuovo princeps voleva idealmente collegarsi, proponendosi come nuovo fondatore della città. A colpire, nell’edificio, non sono le strutture architettoniche, ma soprattutto la raffinata decorazione pittorica di tardo secondo stile, conservata in alcuni ambienti: la “stanza delle maschere”, che evoca la facciata di una scena teatrale; la più semplice “Stanza dei festoni di pino” ed il meraviglioso “studiolo”, dà una delle espressioni più raffinate della pittura romana.

La Casa di Livia sul Palatino, sorgeva accanto alla Casa di Augusto (foto PArCo)
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Decorazioni pittoriche in tardo secondo stile nella Casa di Livia sul Palatino (foto PArCo)

Lo stesso può dirsi per la cosiddetta Casa di Livia, ricavata da una precedente abitazione, ristrutturata e decorata anch’essa con pitture di secondo stile. Le due abitazioni mantennero strutture separate, ed erano collegate tra loro da corridoi o criptoportici. La casa di Augusto, costituita da nuclei abitativi distinti, non aveva quindi nulla della monumentalità che caratterizzerà più tardi i palazzi imperiali; la sobrietà dell’abitazione si mostra in perfetto accordo, del resto, con il carattere del suo proprietario, descritto dalle fonti antiche come amante della vita modesta professata dai romani delle origini: Svetonio (Augusto, 73), ci racconta infatti che “le suppellettili e l’arredamento erano semplicissimi, come si può vedere dai letti e dai tavoli rimasti ancora oggi, la maggior parte dei quali a stento appartengono ad una eleganza privata. Dicono che dormisse su un letto con modeste coperte”.

La ricca decorazione pittorica dello Studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)

La dirompente innovazione della casa di Augusto si afferma in altro modo: nel collegamento, tramite una rampa monumentale, con l’adiacente tempio di Apollo, votato dopo la battaglia di Azio del 31 a.C. ed inaugurato tre anni dopo. La stretta connessione dell’abitazione con un edificio templare, ereditata da esempi ellenistici e sino ad allora inedita nel mondo romano, conferisce all’abitazione un fortissimo legame con il sacro, che sarà ulteriormente rafforzato con la costruzione, all’interno del complesso abitativo, del sacello di Vesta, citato dalle fonti ma non ancora individuato. La sacralità dell’edificio si estende anche, inevitabilmente, al suo proprietario, e spiana così la strada, aperta con l’apoteosi di Giulio Cesare nel 44
a.C., alla divinizzazione della figura del princeps.​

Roma. Tornano per due mesi i percorsi “Alle pendici del Palatino”, un viaggio nello spazio e nel tempo: per la prima volta inserito il Pedagogium noto per le pitture con graffiti tra cui il famoso “graffito blasfemo”

La mappa con il percorso “Alle pendici del Palatino” (foto PArCo)

“Alle pendici del Palatino”: un viaggio nello spazio e nel tempo. Tornano le visite lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino, ambientate in uno dei luoghi più suggestivi e incontaminati del centro di Roma, così vicino alla città, eppur distante dal chiassoso traffico urbano. Un cammino immerso a tratti nel completo silenzio, dove inflorescenze ed erbe, folti cespugli e macchie arboree con i loro colori e odori formano una cornice ricca di suggestioni visive e olfattive che rende indimenticabile l’esperienza di visita in un’area archeologica unica al mondo. La passeggiata è riaperta a partire dal 1° settembre 2020 fino al 24 ottobre 2020 con i seguenti orari: settembre, dalle 11 alle 18.15; ottobre, dalle 10 alle 17.15. La passeggiata è sospesa solo nei giorni 26 e 27 settembre 2020.

Il Paedagogium sul colle Palatino aperto per la prima volta al pubblico (foto PArCo)

Mosaici in bianco e nero di età severiana (III sec. d.C.) nel Paedagogium sul colle Palatino (foto PArCo)

Un viaggio nello spazio e nel tempo, si diceva. È questo lo spirito con cui il visitatore può intraprendere il percorso che si snoda lungo le pendici meridionali e occidentali del Palatino. Lungo il percorso sarà possibile ammirare la maestosità degli edifici che occuparono il colle tra l’età degli imperatori flavi e quelli della dinastia severiana: le cosiddette Arcate Severiane, i prospetti della Domus Flavia e della Domus Augustana, e per la prima volta anche l’area del Paedagogium, un collegio destinato all’istruzione e formazione dei paggi imperiali, noto per le pitture con graffiti (il famoso graffito con “crocefisso blasfemo” è conservato al museo Palatino) e i mosaici bianco-neri da poco riscoperti e restaurati.

Il cosiddetto “graffito blasfemo” trovato nel Paedagogium e conservato nel museo Palatino (foto PArCo)

Intonaco graffito con crocefisso blasfemo. Questa parte di intonaco bianco graffito venne rivenuta nel 1857 nel cosiddetto Paedagogium, un edificio annesso al Palazzo imperiale sul colle Palatino, probabilmente da identificare come il luogo in cui venivano formati gli schiavi della famiglia imperiale. Il graffito rappresenta una figura umana in croce, vista di schiena, vestita con una corta tunica senza maniche e caratterizzata dall’avere la testa di asino. Sulla sinistra, un uomo volge il viso ed alza il braccio sinistro verso il crocifisso. Nella parte inferiore è presente una scritta in greco antico, “Alexamenos adora (il suo) Dio”, disposta su quattro righe con lettere tracciate in modo irregolare. In alto a destra è presente una Y, interpretata sia come un grido di dolore sia come simbolo di una forca. Il graffito, di difficile lettura, è stato datato all’età severiana (tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.), e rappresenterebbe una delle più antiche raffigurazioni di crocifissione. Probabilmente questa scena deve essere letta come un atto di scherno nei confronti di un cristiano, forse proprio tal Alexamenos.

Lo Studiolo nella Casa di Augusto con affreschi tra i più raffinati esempi di pittura del II stile (foto PArCo)

Proseguendo la passeggiata, lambendo il Circo Massimo, si giungerà alle pendici sud-ovest del colle Palatino, lì dove Romolo fondò la Città Eterna e dove abitò e visse Augusto, primo imperatore di Roma della cui Casa è visitabile lo Studiolo, dove è possibile ammirare gli esempi forse più raffinati della pittura romana di tardo II Stile. Di qui ancora, proseguendo lungo il fianco occidentale del monte, si ridiscende il tempo sovrastati dal santuario della Magna Mater Cibele e di Victoria e dall’incombere della Domus Tiberiana fino ad arrivare alla chiesa medievale di San Teodoro. Attraversando infine gli Horrea Agrippiana (magazzini del grano), il tragitto si conclude con l’ingresso al Foro Romano dopo aver percorso l’ultimo tratto del Vicus Tuscus.

Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”

Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.

Foro Romano ️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.

Palatino ️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.

Domus Flavia ️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.

Roma: ora c’è il biglietto “Full Experience” (che vale 48 ore) per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino (museo, casa di Augusto, S. Maria Antiqua, rampa domizianea) e il Colosseo (compreso il II ordine e la mostra “Il Colosseo si racconta”) senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Parco archeologico del Colosseo a Roma

Si chiama “Full Experience”: è il biglietto per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo. E ciò è possibile da sabato 18 luglio 2020. “Full experience” consente l’accesso e la visita al piano dell’arena tra le 10.30 e le 14.30, oltre che al II ordine del Colosseo con la mostra permanente “Il Colosseo si racconta” e all’interno del Foro Romano-Palatino a quattro siti SUPER. Il biglietto è valido 48 ore a partire dal primo ingresso nel Parco, che può avvenire indifferentemente al Colosseo o all’area del Foro Romano-Palatino. Tra le 12 e le 18 sarà possibile visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro. Per organizzare al meglio la visita, sarà necessario prenotare l’orario di ingresso al Colosseo e decidere se visitare il Foro Romano e il Palatino, con i quattro siti SUPER, prima o dopo: il Colosseo e l’arena al mattino, i siti speciali di Foro e Palatino al pomeriggio. Il biglietto è acquistabile esclusivamente online: permette un solo ingresso a orario al Colosseo, e un solo ingresso all’area del Foro Romano-Palatino, senza orario prestabilito, purché nell’arco di validità delle 48 ore a partire dalla prima timbratura di accesso.

Lo studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)

Una visita approfondita del Parco, da godere nel corso di due giorni, perfetta per chi preferisce scoprire con calma ogni angolo del PArCo, aggiungendo a quanto  offerto dai biglietti ordinari, i “siti SUPER“, monumenti in eccezionale stato di conservazione, ad accesso contingentato, legati tutti dalla presenza di affreschi e decorazioni parietali che restituiscono, con straordinaria efficacia, la vivacità della vita quotidiana nel cuore di Roma antica. Chi vuole vivere a pieno l’esperienza di visita del Parco, grazie alla durata di due giorni, potrà godere di lunghe soste per il riposo, lo studio o la contemplazione, rispettando i propri tempi per la visita o l’esigenza di spezzarla in due tempi, per tornare a casa o fare una sosta nei vicini quartieri di Monti e del Celio.

Il Parco archeologico del Colosseo aderisce in forma digitale alle Giornate Europee dell’Archeologia (19-21 giugno 2020) con video alla scoperta dei restauri del PArCo e anteprima della nuova App “You & Co” gratuita che dal prossimo autunno farà scoprire il patrimonio del PArCo

Dopo il successo della prima edizione, il Parco archeologico del Colosseo aderisce anche quest’anno all’evento su scala europea delle Giornate Europee dell’Archeologia, promosse dall’Inrap (Institut national de recherches archéologiques préventives) in Francia. Obiettivo di questa seconda edizione che si avvale del coordinamento di Giulia Giovanetti, che si svolgerà dal 19 al 21 giugno 2020 in forma digitale, è quello di avvicinare il pubblico alle numerose attività in corso nel PArCo. Una serie di video portano il pubblico alla scoperta dei restauri del PArCo guidati dagli archeologi, dai restauratori e dagli architetti, in un viaggio nel patrimonio archeologico e architettonico custodito. A partire dai restauri dei monumenti, del Tempio di Vesta, della Colonna Traiana e dell’Arco di Tito, il PArCo propone in anteprima un video sul restauro appena concluso del mosaico della cosiddetta “Dama di Cartagine”, già in prestito dal museo nazionale di Cartagine per la mostra “Carthago. Il mito immortale”, svoltasi tra 2019 e 2020. I restauratori del PArCo ci guidano alla scoperta delle delicate fasi operative di intervento su una preziosa opera tardoantica che testimonia il fiorire della cultura figurativa nel VI secolo nell’Africa bizantina riconquistata ai Vandali.

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, nell’ottica quindi dell’Accessibilità per Tutti, il Parco presenta inoltre in anteprima una nuova App gratuita che dal prossimo autunno accompagnerà i visitatori in un viaggio alla scoperta del patrimonio del Parco nel segno del Design for All. La nuova App con testi e videoclip in 9 lingue, audioguide in Italiano e Inglese, video guide in LIS e ASL, audiodescrizioni per non vedenti e contenuti per bambini in Italiano ed Inglese, accoglierà il pubblico in una visita del PArCo pensata per tutti. Ruschena’s Projects a cura di Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi, Andrea Schiappelli.

Il restauro del mosaico cd. ‘Dama di Cartagine’. La parola ai professionisti del PArCo. il PArCo propone in anteprima per Giornate Europee dell’Archeologia 2020 un video sul restauro appena concluso del mosaico della cd. “Dama di Cartagine”, già in prestito dal Museo Nazionale di Cartagine per la mostra “Carthago. Il mito immortale”, svoltasi tra 2019 e 2020. I restauratori del PArCo ci guidano alla scoperta delle delicate fasi operative di intervento su una preziosa opera tardoantica che testimonia il fiorire della cultura figurativa nel VI secolo nell’Africa bizantina riconquistata ai Vandali. Restauratori: Alessandro Lugari con Angelica Pujia e Francesca Montozzi; archeologa Federica Rinaldi; video Mario Cristofaro; traduzione Ryan Audino con Giulia Giovanetti.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – L’Arco di Tito. L’Arco di Tito fu costruito, sul percorso della processione trionfale, per commemorare il secondo imperatore della dinastia flavia e la vittoria dei Romani nella Guerra Giudaica, narrata nei rilievi con il saccheggio della città di Gerusalemme. Nel video realizzato in occasione del restauro del monumento vediamo attorno all’Arco di Tito un “ragno”: è questo il nome con cui in gergo tecnico gli specialisti chiamano il braccio elevatore, utilizzato nei lavori di restauro che hanno interessato l’Arco. Le operazioni di restauro sono intervenute sulle differenti superfici: le parti antiche in marmo pentelico e il travertino integrato nel XIX secolo nel celebre restauro di Valadier. Responsabili del progetto: archeologa Federica Rinaldi e architetto Cristina Collettini.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – Il Tempio di Vesta nel Foro Romano. È uno dei più antichi luoghi di culto dell’area del Foro Romano. Al suo interno era custodito il “fuoco sacro dello Stato” che doveva rimanere sempre acceso. Per questa importante funzione, esattamente come le capanne che costituirono il primo abitato della città sul Palatino nell’età del Ferro e che custodivano il focolare domestico, aveva forma circolare e una copertura con foro centrale che permetteva la fuoriuscita del fumo. A sorvegliare il fuoco erano preposte le Vestali, l’unico sacerdozio femminile di Roma. Stiamo ovviamente parlando del Tempio di Vesta al Foro Romano che nel corso dei secoli, proprio per la presenza del fuoco, subì numerosi incendi e distruzioni. Uno degli ultimi fu quello del 191 d.C. cui seguì il restauro ad opera di Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo. Dopo l’abolizione dei culti pagani da parte dell’imperatore Teodosio I nel 391-392 d.C. il sacro fuoco venne spento e l’ordine delle Vestali venne sciolto. Seguì un periodo di abbandono e poi di spoliazioni, particolarmente pesanti nel corso del 1500. Oggi il Tempio che ammiriamo è il frutto di una ricostruzione “più scenografica che filologica” operata nel 1930 da Alfonso Bartoli a partire da un modello in gesso in scala reale. Tutto questo e molto altro sarà presto disponibile nella nuova pannellistica di cantiere pronta per raccontare la storia e il restauro del Tempio che il PArCo ha in programma a partire dal mese di giugno. Il gruppo di lavoro per il restauro del Tempio di Vesta è coordinato e diretto da Federica Rinaldi e Maria Maddalena Scoccianti con Angelica Pujia, Maria Bartoli e Giulia Giovanetti. La grafica di cantiere è opera di Marika Cirigliano e Simonetta Massimi. Il rilievo del Tempio è della società NADIR. Editing video di Mario Cristofaro.

I restauri del Parco archeologico del Colosseo – La colonna Traiana. “Più lo si contempla [il Foro di Traiano], più sembra un miracolo: chi sale all’Augusto Campidoglio scorge un’opera che è al di sopra del genio umano”. Così Cassiodoro (Varia, VII, 6) e in effetti da sempre ci si interroga sull’ingegno, la sapienza e il lavoro degli uomini che resero possibile quel mirabile monumento che è la Colonna Traiana, per la cui realizzazione fu cavato il marmo delle Alpi Apuane, furono trasportate tonnellate di blocchi sulle navi marmorarie da Luni al porto di Traiano e poi furono scaricati, movimentati, lavorati e messi in opera i blocchi fino a più di 40 metri di altezza dal suolo. Questo video ripercorre una parte di questa vicenda, “srotolando” i 200 metri di Storia raccontata sulla Colonna, in occasione delle campagne daciche condotte tra il 101 e il 106 d.C. I lavori di restauro in programma sul basamento che in antico doveva ospitare le ceneri dell’imperatore e forse della moglie Plotina sono stati l’occasione per realizzare un modello digitale della Colonna e poter così fruire, finalmente da vicino, di quel testo istoriato che ha reso eterne le gesta dell’Imperatore Traiano. I lavori di restauro del basamento sono diretti da Federica Rinaldi e Barbara Nazzaro con Angelica Pujia, Antonella Rotondi e Alessandro Lugari. Il rilievo e le riprese da drone della Colonna sono della società Di Lieto & C. srl e Aeropix – Aerial Imaging & Survey. Editing video di Mario Cristofaro.

La “casa di Augusto” nello sguardo di Giulia. Uno sguardo nuovo su un monumento antico. Una poesia per ritrovare la quotidianità di luoghi dove ora abita la storia, ma dove un tempo vissero uomini e donne, con le loro emozioni, le gioie, i dolori. Con questo breve video vogliamo portarvi nella casa di Augusto, uno dei monumenti più noti del Parco archeologico del Colosseo, famosa per la sua decorazione pittorica, e mostrarvela con gli occhi di una donna che vi nacque e vi abitò: Giulia, unica figlia dell’imperatore, donna bella ed intelligente, raffinata e ribelle. La sua vita non fu facile: il giorno stesso della sua nascita il padre ripudiò la madre, Sempronia, per sposare Livia Drusilla, la matrigna con cui Giulia visse la sua infanzia. Ancora quasi bambina fu data in sposa per matrimoni politici, dapprima con il cugino Marcello, poi con il più anziano generale Agrippa, infine, dopo la sua morte, con il fratellastro Tiberio, futuro imperatore, per cui Giulia aveva una calda antipatia. Non si ribellò alle decisioni del padre, ma si mantenne indipendente ed autonoma nelle azioni e nel pensiero, al punto di aderire, si pensa, a correnti politiche avverse all’imperatore. Fu questo, probabilmente, e non l’accusa di adulterio, ad essere la vera causa del suo esilio nella piccola isola di Ventotene, dove fu relegata a 37 anni. Solo 5 anni dopo, anche su pressione del popolo di Roma, che sempre l’aveva amata, l’esilio fu mitigato e Giulia potè spostarsi sulla terraferma, a Reggio Calabria, dove mori. Nel video, Giulia recita brani della poesia “Io, figlia di Augusto” di Josè Minervini.

La casa di Livia, una matrona al potere. Sappiamo dagli scavi condotti sul colle Palatino che le residenze di Augusto sul colle Palatino non si limitavano alla cosiddetta “casa di Augusto” ma si estendevano ad altri edifici, ad essa collegati. Uno di questi fu la “casa di Livia”, della cui proprietà siamo certi grazie al rinvenimento di una “fistula aquaria”, una conduttura dell’acqua con iscritto appunto il nome di Livia, terza moglie di Augusto, che visse accanto a lui per oltre 50 anni. Di nobile famiglia, affascinante ed intelligente, Livia, a differenza e forse anche in contrapposizione con Giulia, la figlia di Augusto, volle sempre incarnare agli occhi del mondo tutte le virtù della matrona romana: dignitosa, parsimoniosa, dedita alla casa. La sua influenza sul marito, che l’amò e la rispettò sempre molto, fu tuttavia notevole anche dal punto di vista politico. Le fonti narrano di come abbia organizzato per mezzo secolo la successione alla guida dell’Impero di suo figlio Tiberio, nato dal suo primo matrimonio, i cui rivali morirono tutti, sistematicamente, in giovane età. Non sapremo mai se Livia abbia davvero avuto un ruolo, come una parte degli storici antichi sembra suggerire, in queste morti precoci. Ci restano di lei questi ambienti dipinti con raffinatezza, in cui nel video allegato abbiamo voluto far risuonare la sua voce [F. Boldrighini]. Nel video, Livia recita brani della poesia “Il giardino di Livia” di Josè Minervini.

Buon Compleanno, Augusto! Nel Dies Natalis del primo imperatore ingresso gratuito ai siti “super” del parco archeologico del Colosseo

Lo studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto parco archeologico del Colosseo)

Particolare dell’Augusto dalla via Labicana, con capo velato come pontefice massimo. La statua è conservata al museo nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma (foto Mibac)

Buon Compleanno, Augusto! 23 Settembre 63 a.C.: secondo la tradizione sul Palatino vede la luce Ottaviano Augusto, futuro imperatore di Roma. Lunedì 23 settembre 2019 per festeggiare il Dies Natalis dell’imperatore Augusto il Parco archeologico del Colosseo propone l’apertura straordinaria e ingresso gratuito, dalle 9 alle 17.30, nel rispetto del contingentamento, ai siti “SUPER”, cioè Casa di Augusto, Casa di Livia, Aula Isiaca con il museo Palatino, nei quali è possibile ammirare alcuni tra i massimi capolavori dell’arte di età augustea. I siti augustei del Palatino, insieme agli eccezionali reperti esposti al Museo Palatino, posso essere ammirati anche on-line, nella sezione “Mirabilia” del nostro sito web: https://www.parcocolosseo.it/mirabilia/.

Le cosiddette Danaidi, erme in mamo nero rinvenute nel 1869, da Pietro Rosa, nel criptoportico sottostante l’area sacra del Tempio di Apollo Palatino, voluto da Augusto dopo la vittoria di Azio su Antonio e Cleopatra

Nel museo Palatino sono infatti ospitate le enigmatiche statue delle Danaidi in marmo nero antico e le splendide lastre di terracotta policroma che ornavano il complesso del tempio di Apollo Palatino, inaugurato dal primo imperatore nel 28 a.C.; ed inoltre due eccezionali sculture in marmo greco, raffiguranti delle ali spiegate in volo, forse relative ad una statua di Vittoria, rinvenute nel corso di recenti scavi e risalenti anch’esse molto probabilmente ad epoca augustea. Direttamente collegata al tempio di Apollo è la Casa di Augusto, che conserva pitture raffinatissime, tra cui quelle del famoso “studiolo” dell’imperatore. Ugualmente interessanti le decorazioni pittoriche della Casa di Livia, appartenuta alla moglie dell’imperatore, e quelle della cosiddetta Aula Isiaca: gli affascinanti dipinti con motivi egittizzanti che vi si possono ammirare, connessi al culto della dea Iside, appartenevano probabilmente anch’essi ad una ricca abitazione di epoca augustea.

Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo

Locandina delle giornate a ingresso gratuito al parco archeologico del Colosseo a Roma

“Vogliamo rendere il parco del Colosseo un luogo sempre più accessibile a tutti, turisti e cittadini romani”, interviene il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. “Per questo il 23 Settembre, in occasione del giorno di ingresso gratuito che abbiamo voluto coincidesse con quello della nascita del “figlio” più famoso del colle Palatino, Ottaviano Augusto, abbiamo deciso di aprire gratuitamente anche i luoghi “SUPER” legati alla figura dell’imperatore” “Luoghi non solo di eccezionale bellezza ma anche fortemente simbolici, nei quali si possono cogliere appieno lo spirito e l’atmosfera di quell’eccezionale periodo storico”. L’ingresso gratuito per il 23 settembre 2019 è valido per l’intera giornata dalle 8.30 alle 19. La biglietteria chiude un’ora prima. L’ingresso sarà gratuito anche venerdì 4 ottobre 2019, Giornata della pace della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse; lunedì 4 novembre 2019, Giornata dell’Unità Nazionale; giovedì 21 novembre 2019, Giornata mondiale della filosofia; mercoledì 18 dicembre 2019, Giornata internazionale dei migranti. Lunedì 23 settembre rimarranno chiusi al pubblico, normalmente aperti il lunedì, il Criptoportico Neroniano, la Domus Transitoria, Santa Maria Antiqua con Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa Domizianea. Inoltre sarà limitato il percorso di visita al II ordine del Colosseo con la chiusura dell’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta”.