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Pompei. Con “Raccontare i cantieri” ogni giovedì di maggio e giugno ai possessori della My Pompeii Card il parco archeologico apre i suoi più importanti cantieri di valorizzazione e restauro

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Il restauro in corso nella Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Raccontare i cantieri” è la nuova iniziativa lanciata dal parco archeologico di Pompei per gli abbonati alla My Pompeii Card. Ogni giovedì, dal 5 maggio fino al 23 giugno 2022, il parco archeologico di Pompei apre al pubblico i suoi più importanti cantieri di valorizzazione e restauro: la casa delle Nozze d’argento, la casa dei Dioscuri, la Villa suburbana di Civita Giuliana, la casa dei Vettii, le fontane pubbliche, la torre di Mercurio, la casa di Castricio e la casa della Biblioteca presso l’Insula Occidentalis, la Villa di Diomede, le Terme Femminili del Foro, il cantiere per la manutenzione del verde, il parco del Polverificio Borbonico, la Villa San Marco. Si tratta di strutture di grande prestigio, presso le quali sono in corso interventi di messa in sicurezza e restauro, che saranno raccontati direttamente dagli addetti ai lavori. Un’occasione per conoscere la delicata e al tempo stesso complessa attività di restauro, attraverso il racconto e la visione in diretta degli esperti sul campo – archeologi, architetti, restauratori e ingegneri – ma anche di poter fruire in anteprima assoluta di dimore di eccezionale pregio e raffinatezza o di straordinaria condizione di ritrovamento.

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“Raccontare i cantieri”: la mappa dei cantieri aperti al pubblico a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“Raccontare i cantieri” è organizzata in due turni di visita per ciascun cantiere  –  alle 11 e  alle 12 – per massimo 20 persone per turno: sarà possibile prenotarsi per accedere ad uno dei cantieri, secondo il seguente calendario: 5 maggio 2022, Villa di Diomede, Civita Giuliana;  12 maggio 2022, Casa dei Dioscuri, Casa dei Vettii (in italiano e in inglese); 19 maggio 2022, Vivaio e verde di Pompei, Torre di Mercurio; 26 maggio 2022, Fontane pubbliche (in italiano e in inglese), Casa della Biblioteca; 9 giugno 2022, Casa di Castricio, Villa San Marco (in italiano e in inglese); 16 giugno 2022, Casa delle Nozze D’Argento, Terme Femminili​ del Foro; 23 giugno 2022, Insula dei Casti Amanti (in italiano e in inglese), Parco Polverificio Borbonico. L’iniziativa è riservata agli abbonati alla My Pompeii card. La prenotazione potrà essere effettuata al seguente indirizzo mail: mypompeiicard@beniculturali.it.

Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione”

Una Nereide in groppa a un cavallo marino ben visibile a decoro del bancone della tavola calda attirava l’attenzione dei potenziali avventori che nella piccola piazzetta di Pompei, si godevano la frescura di una fontana:  lì si potevano trovare bevande e cibi caldi per poter pranzare fuori casa senza problemi. A Pompei queste tavole calde, molto simili ai nostri street food, che i romani chiamavano con termine greco termopoli (thermopolium), erano molto diffuse – se ne contano un’ottantina -, ma è certo che quello scoperto nella Regio V, e annunciato oggi, 26 dicembre 2020, da Massimo Osanna, direttore generale ad interim del parco archeologico di Pompei, è particolarmente importante: “Una scoperta eccezionale”, è stata definita anche dal ministro ai Beni e alle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. “Il termopolio della Regio V, una delle antiche tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo”, spiegano gli archeologi, “già parzialmente scavato nel 2019, è riaffiorato per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione”.

Veduta d’insieme del termopolio venuto alla luce durante gli scavi nella Regio V del parco archeologico di Pompei (foto Luigi Spina)
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Le anfore trovate davanti al bancone del termopolio della Regio V scoperte nel 2019 (foto Parco archeologico di Pompei)

L’impianto commerciale era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del  Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici (vedi: Pompei. Nuova scoperta dallo scavo della Regio V: è emerso un termopolio (tavola calda) con “l’insegna commerciale” e anfore davanti al bancone | archeologiavocidalpassato). Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine restituire la completa configurazione del locale, ubicato  nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso estendere il progetto e di  portare a termine lo scavo dell’intero ambiente. Di fronte al termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica (per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza  dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento (vedi: Pompei: nuova eccezionale scoperta nel cantiere della Regio V. Nel sottoscala di una bottega con alloggio (forse con prostitute) riemerge l’affresco realistico di due gladiatori: uno, soccombendo, chiede la grazia | archeologiavocidalpassato).

Il bancone del termopolio della Regio V dal lato che dà sulla piazzetta con fontana di Pompei (foto Luigi Spina)
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L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte, l’immagine  di una  Nereide a cavallo in ambiente marino, e sul lato  più corto l’illustrazione, probabilmente, della bottega stessa alla stregua di un’insegna commerciale. Il ritrovamento, al momento dello scavo, di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta. In questa nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce sono emerse altre pregevoli scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù,  pronte ad essere preparate e consumate, un gallo  e  un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. Una sbeffeggiante iscrizione graffita “Nicia cineade cacator” si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: Nicia ( probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito! Forse lasciata da un buontempone che aveva voluto prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

Ossa umane scoperte dietro il bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Altro dato interessante è il rinvenimento di ossa umane, ritrovate, purtroppo, sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati nel XVIII secolo da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi. Alcune sono pertinenti ad un individuo di almeno 50 anni, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato su un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo. Altre ossa, ancora da indagare sono di un altro individuo, e sono state  rinvenute all’interno di un grande dolio, forse qui riposte sempre dai primi scavatori.

Decorazione del termopolio della Regio V di Pompei con anfore appoggiate al bancone e sopra materiale da dispensa e trasporto (foto Luigi Spina)

Inoltre nel termopolio è stato rinvenuto diverso materiale da dispensa e da trasporto: nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa. Il piano pavimentale di tutto l’ambiente è costituito da uno strato di cocciopesto (rivestimento impermeabile composto da frammenti in terracotta), in cui  in alcuni punti sono stati inseriti frammenti di marmi policromi (alabastro, portasanta, breccia verde e bardiglio). I termopoli, dove si servivano bevande e cibi caldi, come indica il nome di origine greca, conservati in grandi dolia (giare)  incassati nel bancone in muratura, erano molto diffusi nel mondo romano, dove era abitudine consumare il prandium (il pasto) fuori casa.

“Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei”, dichiara il direttore Massimo Osanna, “le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. I materiali rinvenuti  sono stati, infatti,  scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in  laboratorio e  in particolari i resti rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, rappresenteranno dei  dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.

“Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone”, interviene il ministro Dario Franceschini, “oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”.

Dettaglio delle due anatre germane dipinte davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Le prime analisi confermano come le pitture sul bancone rappresentino, almeno in parte, i cibi e le bevande effettivamente venduti all’interno del termopolio”, spiega Valeria Amoretti, funzionario antropologo del parco archeologico di Pompei: “tra i dipinti del bancone sono raffigurate due anatre germane, e in effetti un frammento osseo di anatra è stato rinvenuto all’interno di uno dei contenitori, insieme a suino, caprovini, pesce e lumache di terra, testimoniando la grande varietà di prodotti di origine animale utilizzati per la preparazione delle pietanze. D’altro canto, le prime analisi archeobotaniche hanno permesso di individuare frammenti di quercia caducifoglie, probabilmente pertinente a elementi strutturali del bancone. Sul fondo di un dolio – identificato come contenitore da vino sulla base della bottiglia per attingere, rinvenuta al suo interno –   è stata individuata la presenza di fave, intenzionalmente frammentate/macinate. Apicio nel De re Coquinaria (I,5) ce ne fornisce il motivo, asserendo che venivano usate per modificare il gusto e il colore del vino, sbiancandolo”.

Dettaglio del cane al guinzaglio dipinto davanti al bancone del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Nell’angolo tra le due porte (angolo nord occidentale della stanza) del termopolio è stato rinvenuto uno scheletro completo di cane. “Non si tratta di un grande cane muscoloso come quello dipinto sul bancone”, spiega l’antropologa, “ma di un esemplare estremamente piccolo, alto 20-25 cm alla spalla, pur essendo un cane adulto. Cani di queste piccolissime dimensioni, sebbene piuttosto rari, attestano selezioni intenzionali avvenute in epoca romana per ottenere questo risultato”.

Ossa umane appartenute a un uomo di 50 anni trovate nel termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

Erano presenti inoltre, all’interno della stanza – e in particolare dietro al bancone dove sono state trascinate dai primi scavatori – un buon numero di ossa umane pertinenti ad un individuo maturo -senescente, di almeno 50 anni di età.  Una prima analisi permette di associare queste ossa trascinate a ciò che resta di un individuo rinvenuto nell’angolo più interno della bottega, che verosimilmente al momento dell’arrivo della corrente piroclastica era posizionato al di sopra di un letto o una branda, come testimoniano il vano per l’alloggiamento del giaciglio e una serie di chiodi e residui di legno rinvenuti al di sotto del corpo.

Ossa umane ritrovate all’interno di un dolio del termopolio della Regio V di Pompei (foto Luigi Spina)

“Ancora da indagare – conclude Amoretti – sono le ossa pertinenti ad almeno un altro individuo, rinvenute all’interno di un grande dolio, probabilmente risistemate in tale posizione sempre dai primi scavatori. Questi sono solamente i primi dati macroscopici forniti dallo scavo in corso, ma non saranno sicuramente gli ultimi: infatti i reperti prelevati e portati in laboratorio, verranno ulteriormente indagati tramite indagini specifiche in dipartimenti e università in convenzione, che permetteranno di affinare sempre più i dati a nostra disposizione e quindi la conoscenza del termopolio e del sito”.

Parco archeologico di Pompei. Al ministro Franceschini in visita presentato il bilancio del Grande Progetto Pompei: conclusa la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III. Risultati raggiunti e scoperte in cifre

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Pompei, obiettivo raggiunto: si è conclusa con la messa in sicurezza delle Regiones I, II e III il piano straordinario di salvaguardia delle strutture archeologiche della città antica, avviato nel 2014 con il Grande Progetto Pompei. In cinque anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento previsti dal Grande Progetto Pompei, di cui 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche), 8 per il piano della conoscenza, 2 per il piano della sicurezza, 7 per il piano della capacity building, 8 per la fruizione e comunicazione. 75 sono gli interventi conclusi, di cui su 5 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Resta in via di conclusione il cantiere “di intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo” (GPPM), ovvero dei 3km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei. Di questo grande cantiere è stato già portato a termine l’intervento sui fronti di via del Vesuvio, di recente restituita alla fruizione con l’apertura della casa di Leda e il cigno, e nell’area del cosiddetto “cuneo”, dove sono venute in luce due domus di pregio con suggestivi affreschi, mosaici e reperti e il vicolo dei balconi, che ha ricongiunto il vicolo delle Nozze d’argento con l’arteria principale di via di Nola. Il totale della spesa al 30 gennaio 2020 è di 92 milioni di euro. “Pompei è una storia di rinascita e riscatto, un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari”, commenta Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, in visita ufficiale nell’area degli scavi. “Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari che sono sotto gli occhi di tutti e che sono motivo di orgoglio per l’Italia“. E il direttore generale Massimo Osanna: “A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”.

Il grande cantiere di via dell’Abbondanza a Pompei dove si affacciano le sei domus restaurate (foto parco archeologico Pompei)

Messa in sicurezza nelle Regiones I, II e III. Il cantiere diretto da un team di architetti, archeologi, ingegneri e restauratori si è concluso dopo quindici mesi di lavoro, interessando una vasta area – le Regiones I e II nel quadrante sud orientale della città e la Regio III, solo parzialmente scavata, che si sviluppa tra via dell’Abbondanza a Sud e via di Nola a Nord, comprendente le botteghe e i numerosi thermopolia lungo la via Stabiana, le domus poste tra via dell’Abbondanza e via di Castricio, le grandi dimore urbane di Octavio Quartio e Giulia Felice, la casa del Triclinio all’aperto e il Foro Boario con gli annessi vigneti fino all’Anfiteatro. I lavori hanno attuato interventi specifici di restauro strutturale delle murature, messa in sicurezza degli apparati decorativi e rifacimento delle coperture, oltre che nella messa in opera controllata di presidii per salvaguardare situazioni specifiche di instabilità delle strutture murarie. In particolare, l’utilizzo di presidii statici sempre più snelli e sofisticati ha consentito di liberare le strade e le antiche strutture da ingombranti puntelli. Il rifacimento dei battuti dei pavimenti ha poi migliorato il livello di fruizione delle aree. Resta in via di completamento il grande intervento di consolidamento dei fronti di scavo, con i 3 chilometri di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo nella Regio V. Già alla fine del 2018, lungo via del Vesuvio, la restituzione alla fruizione della strada ha permesso di rendere visibile per la prima volta al pubblico la domus di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più recenti e suggestivi dei nuovi scavi della Regio V.

Il Grande Progetto Pompei doveva essere ultimato entro il dicembre 2019

Pompei in cifre. Ecco alcuni dati che danno un’idea dell’impegno e della misura degli interventi nel cuore del parco archeologico di Pompei che, in questi anni, ha visto crescere progressivamente il numero di visitatori, dai 2.668.178 del 2014 ai 3.937.468 del 2019, pari a un +47,5%. Il Grande Progetto Pompei ha contato su un importo complessivo di 105 milioni, il 75% del quale coperto da un cofinanziamento Ue e il 25% da una quota nazionale, con il quale sono stati finanziati 76 interventi. La messa in sicurezza del sito archeologico ha interessato 50 km di colmi murari, con 30mila mc di murature e 10mila mq di intonaci. E la messa in sicurezza ha interessato 2,7 chilometri di fronti di scavo, con l’indagine archeologica di oltre 2mila mq, noti come il “cuneo”. Per il GPP sono state coinvolte 781 imprese. E oggi, nell’ambito del progetto “Percorso Pompei per tutti”, sono disponibili 4 chilometri di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria.

Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, illustra gli scavi nell’area mai indagata della Regio V (foto parco archeologico Pompei)

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Scoperte nella Regio V. È stata portata in luce un’ulteriore parte della città antica, con vicoli e domus, rivelando apparati decorativi (affreschi, mosaici) di grande pregio oltre a numerosi reperti (tra cui diversi oggetti di uso quotidiano) e a ritrovamenti di vittime dell’eruzione. Nell’area del cosiddetto cuneo, posto tra la casa delle Nozze d’argento e il vicolo di Marco Lucrezio frontone sono emerse 2 domus e “il vicolo dei balconi”, che ha permesso di ricongiungere la grande arteria di via di Nola, già alla luce e visitabile dai turisti, con il vicolo delle Nozze d’argento, finora non interamente riportato in luce. Durante l’intervento sono stati rimossi 30mila mc di materiale di scavo (lapilli, cenere e terreno), con la scoperta di 1167 cassette e 168 colli di reperti archeologici (tra frammenti di intonaci, marmi, gocciolatoi, vasi in vetro, oggetti in bronzo e altro ), 73 anfore di cui 52 integre, 7 ricomponibili e 14 tagliate e riutilizzate per altri scopi. Nelle ricerche sono stati coinvolti archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, geologo, vulcanologo, antropologo, paleobotanico, zooarcheologo. E nei cantieri di scavo sono state utilizzate tecniche di rilievo (Drone, asta telescopica, laser scanner, georadar); Indagini di conoscenza delle strutture e tecniche murarie (endoscopia, prove soniche, prelievo di campioni di malte nella fase immediatamente successiva allo scavo); indagini sui reperti durante le attività di scavo (indagini paleobotaniche sui reperti rinvenuti nei giardini, analisi morfologiche e chimico fisico per la determinazione dei materiali utilizzati, analisi palinologiche); analisi antropologiche.

Pompei. In pochi mesi dai nuovi scavi nel “cuneo” della Regio V, mai indagato, molte le scoperte: ecco un bilancio dei primi mesi di ricerche

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

Pompei non finisce mai di stupire. Da quando il direttore generale del parco archeologico ha annunciato l’avvio dei nuovi scavi nella Regio V, un cuneo di oltre mille metri quadri mai indagato, le scoperte – tutte molto importanti – si sono susseguite a ritmo travolgente. Per l’annuncio Massimo Osanna aveva scelto il 27 marzo 2018, data non casuale, perché proprio il 27 marzo 1748 Pompei fu “scoperta” dai Borboni. E da allora, sono 270 anni, le ricerche non si sono mai fermate (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/22/23-marzo-1748-23-marzo-2018-a-270-anni-dalla-scoperta-di-pompei-il-direttore-del-parco-archeologico-celebra-le-sue-meraviglie-raccontando-i-nuovi-scavi-in-corso-nella-reg/). Come quelle che nel 2018 caratterizzano il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge. L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. Lo scavo del cuneo sta portando in luce strutture e reperti di ambienti privati e pubblici che contribuiranno ad arricchire la conoscenza del sito e lo stato di avanzamento della ricerca archeologica. Cerchiamo allora di fare il punto sui risultati conseguiti, partendo da Via Nolana e muovendosi in direzione nord vediamo gli ambienti al momento identificati.

L’Adone ferito con Venere e amorini: l’unico affresco a soggetto mitologico finora trovato nel cuneo di Pompei

La piccola fullonica. Un impianto produttivo forse una piccola fullonica (lavanderia) si affaccia all’ingresso di via di Nola. Il giardino. A un livello superiore, vi è un ampio spazio aperto, probabilmente un giardino, con alcune anfore ancora in situ (al momento della scoperta). Al centro del giardino è emerso un pilastrino scanalato, con un grosso pezzo di lastra marmorea, che probabilmente in origine sosteneva un bacile di pietra (labrum) riutilizzato successivamente come piano d’appoggio. Alcune radici di alberi sono state portate in evidenza attraverso la tecnica del calco in gesso. Il giardino confina a Est con la Casa della Soffitta, a Ovest con il vicolo recentemente denominato vicolo dei balconi, mentre a Nord è delimitato da quello che sembra un porticato, con almeno tre colonne e, sul retro, alcuni pilastri, con tracce di affresco, che sta emergendo. L’alcova e l’affresco dell’Adone ferito. Verso Ovest, vi è l’ambiente che ha finora restituito l’unica pittura mitologica individuata nel cuneo, raffigurante l’ Adone ferito con Venere e amorini. Si trattava molto probabilmente di un cubiculum (stanza da letto), per la presenza su un lato dell’incasso destinato a ospitare la testata del letto.

Un affresco ritrovato nella cosiddetta Casa di Giove a Pompei

Gli ambienti della Casa di Giove. Nella porzione Ovest del cuneo è in corso di indagine una serie di ambienti verosimilmente riferibili alla Casa di Giove, già in parte scavata nell’Ottocento (immediatamente a Sud e a Est della Casa delle Nozze d’Argento). Le indagini, ancora in corso, hanno permesso di individuare un ampio intervento di scavo attribuibile al Settecento, o ai primi anni dell’Ottocento, con una fossa circolare da cui si dipartono vari cunicoli. Sembra già possibile riconoscere l’ingresso (fauces) sul Vicolo dei Balconi e un atrio su cui sembrano affacciarsi vari ambienti. Sul giardino colonnato (peristilio) di questa casa, si affacciano due ambienti, uno a Sud con ricca decorazione in primo stile, con riquadri e cornici in stucco, uno a Nord con una decorazione in terzo stile nella quale si riconoscono, in particolare, al centro di un riquadro, una coppia di uccelli. Sebbene già interessato da una trincea esplorativa e da un cunicolo riferibili alle prime indagini moderne, in un angolo di questo ambiente, ancora in parte da scavare, è stato rinvenuto, poggiato sul pavimento, un elegante portalucerne in bronzo.

Lo scavo del vicolo dei balconi nella Regio V di Pompei (foto Ciro Fusco)

Il vicolo dei Balconi. Particolarmente ricco di sorprese è stato lo scavo della porzione settentrionale del Vicolo che costeggia da un lato il muro di cinta del giardino (viridarium) della Casa delle Nozze d’Argento. Dall’altro lato sono emersi, in buone condizioni, i resti di 4/5 balconi (da cui la denominazione come Vicolo dei Balconi). Su alcuni balconi sono state rinvenute varie anfore, integre, alcune delle quali probabilmente capovolte, come se messe ad asciugare. I balconi si sono preservati perché, quando sono crollati, il vicolo era ormai completamente ricoperto di lapilli, su cui il fondo dei balconi si è “appoggiato” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/06/02/pompei-i-nuovi-scavi-nella-v-regio-hanno-restituito-un-intero-vicolo-di-edifici-con-balconi-risparmiati-dalleruzione-conservati-i-parapetti-resti-di-tegole-e-anche-anfore-vinarie-lasciate/).

La prima vittima, emersa a Pompei dai nuovi scavi nella Regio V, è stata trovata col torace schiacciato da un grosso blocco di pietra

Lo scheletro del fuggiasco. Nella parte Nord, all’incrocio tra il violo dei balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, è stato rinvenuto lo scheletro di un fuggiasco. Dalle prime osservazioni, risulta che l’individuo sopravvissuto alle prime fasi dell’eruzione vulcanica, si sia avventurato in cerca di salvezza lungo il vicolo ormai invaso dalla spessa coltre di lapilli. Il corpo è stato infatti rinvenuto all’altezza del primo piano dell’edificio adiacente, ovvero al di sopra dello strato di lapilli. Qui è stato investito dalla fitta e densa nube piroclastica che lo ha sbalzato all’indietro. Un imponente blocco in pietra (forse uno stipite), trascinato con violenza dalla nube, lo ha colpito nella porzione superiore, schiacciando la parte alta del torace e il capo. L’individuo stringeva al petto almeno 20 monete d’argento e 2 in bronzo, contenute in una piccola borsetta. Tra le costole del torace erano difatti dapprima emerse 3 monete, via via, rimuovendo i resti della vittima, ora trasferiti al Laboratorio di ricerche applicate del Parco archeologico di Pompei, per il prosieguo delle indagini, è venuto fuori il prezioso bottino (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/07/01/pompei-gli-scavi-nella-regio-v-restituiscono-la-testa-del-fuggiasco-e-nuovi-dati-il-pompeiano-non-mori-schiacciato-da-un-blocco-di-pietra-ma-asfissiato-dai-gas-del-vesuvio/).

Alcune monete ritrovate nel cuneo della Regio V a Pompei

Le monete. A un primo esame sembrerebbe trattarsi di almeno 20 denari d’argento e due assi in bronzo per un valore nominale di ottanta sesterzi e mezzo. Una tale quantità di monete poteva all’epoca garantire il mantenimento di una famiglia di tre persone per 14, 16 giorni. Le monete hanno cronologia molto varia. È stato possibile esaminare 15 monete, per la maggior parte repubblicane, a partire dalla metà del II secolo a.C. Una delle monete repubblicane più tarde è un denario legionario di Marco Antonio, comune a Pompei, con l’indicazione della XXI legio. Tra le poche monete imperiali individuate, un probabile denario di Ottaviano Augusto e due denari di Vespasiano.

L’iscrizione elettorale di Helvium Sabinum ritrovata nella Regio V a Pompei

Le iscrizioni elettorali. Sul lato Nord-Ovest sono state rinvenute, in perfetto stato di conservazioni, tre iscrizioni elettorali. Sulla parete Est: Helvium Sabinum / aedilem d(ignum) r(ei) p(ublicae) v(irum) b(onum) o(ro) v(os) f(aciatis), cioè “Vi prego di eleggere Elvio Sabino edile, degno dello stato, uno buono”. Sulla parete Sud: L(ucium) Albucium aed(ilem). Questa ultima iscrizione forse continua in basso, nella zona ancora coperta dai lapilli. Gli Albucii erano probabilmente i proprietari della Casa delle nozze d’argento. Da notare che le iscrizioni sono realizzate su uno strato di pittura bianca, steso forse per coprire scritte precedenti e comunque per assicurare una regolare superficie scrittoria alle scritte conservate, riferibili alle ultime consultazioni elettorali di Pompei prima del 79 d.C.

Affresco della Casa dei Delfini nella Regio V a Pompei

La Casa dei Delfini. Lungo la parte settentrionale del Vicolo delle Nozze d’Argento, il riprofilamento dei fronti di scavo ha permesso di scoprire la parte anteriore di alcune case con ambienti riccamente affrescati. Gli ambienti affrescati emersi proprio di fronte all’ingresso della Casa delle Nozze d’Argento, hanno suggerito il nome della Domus: “Casa dei Delfini” perché nell’ingresso (fauces), riccamente decorato su fondo rosso, compaiono due quadretti con una coppia di delfini, oltre a vari animali e a prospettive architettoniche. A Ovest dell’ingresso è stato indagato un ambiente nel quale è possibile riconoscere una più antica decorazione ad affresco, poi ricoperta da una più ricca decorazione in quarto stile. È possibile che la decorazione più antica sia anteriore al terremoto del 62, mentre l’ultima decorazione sia riferibile a lavori di ristrutturazione successivi a tali eventi. Più a Ovest, presso l’incrocio tra il Vicolo delle Nozze d’Argento e il Vicolo di Cecilio Giocondo sono stati individuati altri due ambienti affrescati, che si dispongono simmetricamente rispetto a un piccolo ingresso; l’ambiente a Est, già presentato, conserva una decorazione con eroti, mentre quello a Ovest presenta una fascia con una ricca decorazione a girali vegetali. La continuazione del vicolo di Cecilio Giocondo. Tra le insulae VI e VII della Regio V è stata indagata la parte iniziale del proseguimento del vicolo di Cecilio Giocondo verso Nord, dopo l’incrocio con il vicolo delle Nozze d’Argento. È ben visibile, in sezione, l’altezza dello strato di pomici che ha ricoperto la citta nella prima fase dell’eruzione. Nel punto della pavimentazione del vicolo in cui mancano i basoli è in corso di scavo un battuto pavimentale composto da terra misto a vario materiale di scarto (ossa animali, frammenti ceramici, un amo da pesca, ecc.). Sulla parete Est del vicolo è parzialmente visibile, tracciata con pittura bianca, una tabula ansata destinata verosimilmente a ospitare una scritta, forse un’insegna o un’iscrizione elettorale.