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Pompei. Alla Casa del Triclinio all’aperto la mostra personale dell’architetto Andrea Branzi “Metropoli latina” che esplora la domus pompeiana quale deposito di un’arte insieme classica e tragica

“Pompei come luogo dei morti ma anche dei viventi, dei poeti, del mare e del vulcano, della politica e dell’eterno commercio… / Lontano dalla Roma dei monumenti, Pompei ci lascia cicatrici silenziose, profonde come le strade di pietra o leggere come tratturi… / Esposte al sole accecante e alla fresca penombra delle case, dove gli Dei sono confusi con gli schiavi e l’arte povera con l’arte ricca, i capolavori e le galline ruspanti… / Questa è la Pompei che più ci fa paura, perché troppo ci somiglia… / Nelle ville la luce opaca delle stanze penetra a fatica attraverso le piccole lastre di alabastro, illuminate da poche lucerne che ci permettono di scoprire i miti misteriosi e i volti degli antichi latini… / Essi infatti parlano in latino, e recitano le poesie di Catullo”: così scrive Andrea Branzi, una delle più importanti figure del design e dell’architettura italiane dagli anni sessanta ad oggi, che per il parco archeologico di Pompei ha ideato la mostra personale “Metropoli latina” aperta alla Casa del Triclinio fino al 30 novembre 2021. La mostra – su progetto ideato dallo Studio Andrea Branzi e prodotta grazie al supporto di Friedman Benda Gallery, New York – è presentata nell’ambito del programma “Pompeii Commitment. Materie archeologiche”, in collaborazione con il Festival del Paesaggio, ed è a cura di Gianluca Riccio e Arianna Rosica con lo Studio Andrea Branzi.

Andrea Viliani, co-curatore della mostra “Metropoli latina”, davanti al pannello Wall 6 di Andrea Branzi (foto parco archeologico di pompei)

A partire dalla riflessione condotta dall’architetto e designer fiorentino sulla “metropoli latina”, ripensata da Branzi in quanto tessuto vivo di ambienti domestici e privati piuttosto che come spazio-tempo teorico costruito sulle rovine di un passato monumentale, la mostra, in un percorso che intreccia mezzi espressivi differenti (un’opera-pannello, modelli architettonici e installazioni sonore), esplora la domus pompeiana quale deposito di un’arte insieme classica e tragica, svelando il volto di una Pompei rimasta intatta nella sua dimensione intima e, per questo, così inquietantemente moderna. Pubblicato sul portale www.pompeiicommitment.org (il centro di ricerca digitale del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche) un contributo inedito (Commitment) di Andrea Branzi, a cura di Andrea Viliani, Stella Bottai e Laura Mariano.

La mostra personale di Andrea Branzi “Metropoli latina” allestita nella Casa del Triclinio all’aperto di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Gli ambienti della Casa del Triclinio all’aperto, che ospitano l’intero percorso espositivo, emergono attraverso la presenza delle opere e degli interventi di Branzi come uno scenario di narrazioni sospese e imperscrutabili e di paesaggi onirici: frammenti di un mondo ai nostri occhi e alle nostre orecchie tanto imprevisto quanto affascinante. Cinque maquette della serie Metropoli latina (2018), accompagnate dalla presenza di un’opera-pannello – Wall 6, appositamente realizzata per la mostra – articolano il percorso espositivo negli spazi interni della Casa evidenziando, con la loro muta presenza avvolta dalla penombra degli ambienti, la connessione tra la sfera culturalmente più alta della domus pompeiana, legata al culto degli Dei, con la natura rustica dell’habitat domestico latino.

Dettaglio del pannello Wall 6 di Andrea Branzi nella mostra “Metropoli latina” a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Ad accompagnare il percorso dei visitatori interviene anche un’installazione sonora, anch’essa prodotta in occasione della mostra, che emerge dagli ambienti della Casa riproducendo il suono di una voce (quella dell’attore Alessandro Preziosi) che recita una selezione di brani tratti dai Carmi di Catullo, mentre nel giardino della casa sono riprodotti suoni legati al mondo agreste e contadino. Gli spazi interni e quelli esterni della Casa, segnati dalla presenza di un ampio vigneto, così come la memoria del loro passato e l’esperienza del loro presente rivivono in una reciproca connessione spaziale e compenetrazione temporale, in un coinvolgimento pluri-sensoriale e multi-specie che, attivandosi, impregna di sé e prende quasi di sorpresa la quotidianità stessa dell’area archeologica.

La Casa del Triclinio all’aperto a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

La Casa del Triclinio all’aperto. Nata dalla fusione di più nuclei indipendenti, questa modesta abitazione di via di Nocera, alle spalle della Palestra Grande, presenta un impianto planimetrico condizionato dalla ristrettezza degli spazi: tre ambienti ed un piccolo giardino, sono disposti in successione sul lato di un corridoio di passaggio che immette in un peristilio a due bracci, dal quale si accede ad altri due vani. Del piano superiore si è ricostruita il balcone aggettante (maeniano) che, con la sua balaustra in tufelli, si affacciava sull’ingresso principale della casa. Agli angusti spazi abitativi si contrappone la vasta area a giardino posta a nord – oggi, come in antico, piantata a vigneto– accessibile direttamente da un ingresso secondario. Tra il verde dei vitigni è ubicato il grazioso triclinio che dà il nome alla casa, abbellito da due fontane a nicchia rivestite da mosaici in pasta vitrea, pomici e conchiglie. Il complesso, accessibile anche da via della Palestra, doveva costituire una sorta di osteria a giardino, ad uso dei frequentatori del vicino anfiteatro.

Pompei. Al via la XXII edizione della vendemmia agli scavi. Vigne aperte per i visitatori che possono assistere al tradizionale taglio delle uve, coltivate nei vigneti delle antiche domus, dalle quali viene prodotto il vino Villa dei Misteri

Tradizionale taglio dell’uva nel vigneto del Foro Boario a Pompei (foto Cesare Abbate)

Un itinerario tra i vigneti degli scavi di Pompei in occasione della vendemmia autunnale, di cui il 20 ottobre 2021 si celebra la ventiduesima edizione nell’area archeologica di Pompei: a mezzogiorno, alla Casa del Triclinio la presentazione ufficiale, poi vigne aperte ai visitatori che per l’occasione potranno assistere al tradizionale taglio delle uve, coltivate nei vigneti delle antiche domus, dalle quali viene prodotto il vino Villa dei Misteri. Il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e il prof. Piero Mastroberardino celebreranno la giornata della vendemmia che rinnova questa consolidata collaborazione, per la valorizzazione del territorio archeologico e delle sue peculiarità.

Tradizionale taglio dell’uva nel vigneto del Foro Boario a Pompei (foto Cesare Abbate)

Accedendo dall’ingresso di Piazza Anfiteatro sarà possibile visitare il vigneto del Foro Boario (dalle 9 alle 13) con la sua cella vinaria, il vigneto e la casa della Nave Europa e quello della Casa del Triclinio all’aperto. In quest’ultima domus è allestita fino al 30 novembre 2021 la mostra “Metropoli Latina” dell’architetto Andrea Branzi. L’esposizione che esplora la vita intima della domus, cogliendo la stretta relazione tra l’antico e il contemporaneo, riproduce in particolare nei vigneti, attraverso suoni di animali dell’aia, l’atmosfera quotidiana di vita contadina, esaltando ancor più la suggestione di momenti vissuti, e delle attività produttive che vi si svolgevano in antico.

Tradizionale taglio dell’uva nel vigneto del Foro Boario a Pompei (foto Cesare Abbate)

La coltivazione delle uve e la produzione del vino fanno parte di un progetto scientifico di studio degli impianti e delle antiche tecniche di viticoltura pompeiana avviato negli anni ‘90 nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei, cui ha fatto seguito una convenzione con l’Azienda Vinicola Mastroberardino, che si è occupata negli anni delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, fino alla produzione finale del vino.

Vendemmia nel vigneto della Casa della Nave Europa a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

L’idea progettuale, nata nel 1994, dapprima riguardava un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una resa potenziale di circa 40 quintali per ettaro. Oggi il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

Dai vigneti dell’area archeologica di Pompei si produce il vino “Villa dei Misteri” (foto parco archeologico Pompei)

Il Villa dei Misteri è frutto  dell’uvaggio storico di Piedirosso e Sciascinoso cui si è aggiunto, a partire dal millesimo 2011, l’importante contributo dell’Aglianico, vitigno simbolo della Campania, testimone millenario della viticoltura di origine ellenica e tra le varietà più adatte alla produzione di grandi rossi da lungo invecchiamento. Risale al 2007 l’ampliamento del progetto di ricerca sulla Vitis vinifera a Pompei, con l’individuazione di ulteriori aree da ripristinare a vigneto, aree destinate prevalentemente all’Aglianico.

Pompei. Causa Covid, niente pubblico per il via della vendemmia 2020 delle uve nei vigneti delle domus per la produzione del pregiato vino Villa dei Misteri: uvaggio storico di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso

Il vigneto al Foro Boario di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
Tradizionale taglio dell'uva negli scavi di Pompei

Tradizionale raccolta dell’uva negli scavi di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

XXI Vendemmia agli scavi di Pompei, ma senza pubblico causa Covid-19 giovedì 29 ottobre 2020, quando ricorre il taglio delle uve coltivate nei vigneti delle antiche domus che, frutto di un progetto scientifico di studio degli impianti e delle antiche tecniche di viticoltura pompeiana, consentono anche la produzione del pregiato vino Villa dei Misteri. Il progetto nasce nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei, cui ha fatto seguito una convenzione con l’Azienda Vinicola Mastroberardino, che si è occupata negli anni delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, fino alla produzione finale del vino.

L’idea progettuale, nata nel 1994, dapprima riguardava un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una resa potenziale di circa 40 quintali per ettaro. Oggi il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

Grappoli d’uva raffigurati in un affresco pompeiano (foto parco archeologico di Pompei)
Tradizionale taglio dell'uva negli scavi di Pompei

Tradizionale taglio dell’uva negli scavi di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il vino in degustazione quest’anno è il Villa dei Misteri Annata 2012, frutto dell’uvaggio storico di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. L’Aglianico è inserito in blend a partire dalla vendemmia 2011: risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento. La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata l’alberello, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. In questo millesimo, i livelli qualitativi conseguiti sul Villa dei Misteri sono molto elevati e si percepisce, in misura ancora maggiore rispetto al 2011, il contributo dell’Aglianico, delineando buona concentrazione, intensità aromatica, vellutato patrimonio di tannini, densità e particolare eleganza.

Il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica (foto parco archeologico di Pompei)

Il Villa dei Misteri del millesimo 2012, dopo un lungo periodo di affinamento, si presenta con colore rosso rubino e offre un profilo olfattivo molto complesso con note che ricordano la prugna, la marasca, la mora, il tabacco, la liquirizia, la vaniglia, le erbe officinali, il pepe e i chiodi di garofano. Al palato si caratterizza per buona densità e persistenza con sensazioni sapide, acide e morbide molto decise. Tutti gli aspetti sensoriali sono ben equilibrati tra loro e di particolare finezza.

I vigneti dei praedia di Giulia Felice a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

“Quest’anno non potendo accogliere il pubblico a causa delle restrizioni da Covid”, annunciano al parco archeologico di Pompei, “proponiamo alcune note informative sugli studi scientifici del verde e dei vigneti in particolare, raccontati dall’archeobotanica del Parco archeologico di Pompei, Chiara Comegna”: “Pompei  è un grande laboratorio a cielo aperto . Grazie alle integrazioni e ricostruzioni del verde nelle domus, o  dei vivai  e dell’orto botanico,  nonché alla messa  a dimora dei tanti vigneti, soprattutto nelle Regiones I e II è possibile comprendere l ‘ importanza degli spazi verdi all’interno della città antica. Le  esperienze ricostruttive in queste aree sono iniziate diversi anni fa. Se inizialmente seguivano canoni dettati dalla moda delle diverse epoche, sono diventate via via il risultato di una sempre più cosciente e approfondita conoscenza scientifica basata sulla documentazione archeologica, sugli studi archeobotanici e palinologici (studio dei pollini) e sulle fonti antiche a disposizione”.

Tra gli studi più importanti sull’ individuazione e l’interpretazione degli spazi verdi pompeani , nonché delle tecniche colturali delle aree produttive, sono da menzionare quelli della studiosa Wilhelmina Feemster Jashemski, che dal 1950 si è occupata anche delle pratiche vitivinicole delle aree in cui sorgono i nuovi vigneti. Gli studi si basavano sullo scavo sistematico, e sull‘analisi degli eco fatti , ovvero di tutti i reperti e le tracce naturali portati in luce durante lo scavo, sulla loro interpretazione, e a seguire sull’intreccio di questi dati archeologici con le fonti scritte. Grazie a questo complesso procedimento è stato possibile ottenere le prime informazioni sulla viticoltura romana-pompeiana, prima note quasi esclusivamente attraverso le fonti scritte.

Il riconoscimento di ampie e aree in qualità di vigneti urbani è stato possibile grazie all’individuazione, all’analisi e alla disposizione delle tracce lasciate dalla disgregazione degli apparati radicali che, solo nelle Regiones I e II vantano più di 2000 elementi. Lo scavo e lo studio dei vigneti hanno permesso di ricavare ulteriori informazioni riguardanti la viticoltura romana-pompeiana, scoprendo che i vigneti urbani erano coltivati a mano ,dato che le tracce lasciate dalla disgregazione delle radici erano distanti ogni 4 piedi romani, poco più di un metro, con riscontro anche negli scritti di Plinio e Columella.

Dagli studi è stato possibile definire le seguenti informazioni: la vite era sostenuta mediante supporti ,in particolare paletti e graticci, di cui sono stati individuati gli alloggiamenti accanto alle buche lasciate dalla disgregazione delle radici delle viti. Il tutto trova conferma in alcune fonti scritte; la presenza di sistemi di drenaggio che consentivano il defluire dell’acqua nel momento in cui vi fosse sia un eccesso oppure di trattenerla per i momenti di siccità; la presenza all’interno del vigneto di sentieri che consentivano l’accesso e il trasporto dei prodotti agricoli verso l’esterno, collegati ai punti di accesso del vigneto; la presenza di alberi da frutto (fichi, peri e ulivi), ricavata dallo studio dei reperti archeobotanici, ovvero delle buche lasciati dagli apparati radicali.

Un’altra caratteristica importante è la presenza tra filari di bauli, cioè rincalzi di terra nei quali sono stati individuati dei semi di legumi. Caratteristica che trova riscontro anche nelle forme scritte e che potrebbe testimoniare oltre alla pratica dell’intercoltura (con presenza di alberi da frutto, viti, prodotti orticoli) anche quella dell’utilizzo di legumi come fertilizzanti dei terreni.

A Pompei “appuntamento con Bacco” al vigneto della Casa del Triclinio estivo: insieme al direttore generale Massimo Osanna brindisi beneaugurale con il vino Villa dei Misteri 2011 per celebrare la XIX vendemmia a Pompei. Oggi sono ben 15 le aree a vigneto tra la Regio I e la Regio II

La raccolta nell’Orto Boario davanti al grande anfiteatro di Pompei (foto Ciro Fusco)

“L’appuntamento con Bacco” è al vigneto della Casa del Triclinio estivo di Pompei. Giovedì 25 ottobre 2018 ci si ritrova agli Scavi per la tradizionale raccolta delle uve nei vigneti di Pompei, XIX edizione della vendemmia a Pompei, frutto di un rigoroso percorso scientifico di studio delle antiche tecniche di viticoltura. Brindisi di buon augurio alle 10 con il direttore generale Massimo Osanna e il prof. Piero Mastroberardino per celebrare la consolidata collaborazione con l’azienda vinicola Mastroberardino che, nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei, si è negli anni presa cura delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, oltre a dar vita al pregiato vino “Villa dei Misteri”. L’idea progettuale, nata nel 1994, ha dapprima interessato un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una produzione potenziale di circa 40 quintali per ettaro.

Uva raccolta nei vigneti all’interno dell’area archeologica di Pompei

Quest’anno gli appassionati di vino potranno degustare il Villa dei Misteri annata 2011, prima produzione frutto dell’uvaggio storico di Piedirosso e Sciascinoso cui si aggiunge il primo raccolto di Aglianico. Risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento. La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata l’alberello, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. Il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.