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#iorestoacasa: il parco archeologico di Pompei è chiuso. Ma a fine emergenza Covid-19 si potranno ammirare tre nuove domus (Casa degli Amanti, Casa della Nave Europa, Casa del Frutteto) riaperte al pubblico dopo anni di restauri

I siti di Pompei, Oplontis, Stabia e Boscoreale sono chiusi lo si è detto più volte – fino al 3 aprile 2020 in ottemperanza alle nuove “Misure di contrasto e contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus COVID-19 “, previste dal DPCM 8 marzo 2020. Come si è scritto che il parco archeologico di Pompei sostiene l’iniziativa #iorestoacasa. Ma quando finalmente si riapriranno i cancelli dell’antica città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. i visitatori troveranno tre domus in più: la Casa degli Amanti, la Casa della Nave Europa, la Casa del Frutteto. Sono state aperte in occasione della visita del ministro Dario Franceschini il 18 febbraio scorso, ma sono state ammirate solo per pochi giorni prima dello stop per decreto. Allora possiamo sfruttare questi giorni chiusi in casa per conoscerle meglio e prepararci a visitarle appena sarà possibile.

Il quadretto con anatre sul fondo del peristilio della Casa degli Amanti a Pompei con inciso il verso Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa degli Amanti. Portata alla luce nel 1933, prende il nome dal verso inciso in un quadretto con anatre sul fondo del peristilio che recita Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt (Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele). La casa, situata nel cuore della Regio I, era chiusa al pubblico dagli anni Ottanta quando, con il sisma, si rese necessario realizzare un ordito di puntelli a sostegno della copertura dell’atrio e del peristilio, occultando e stravolgendo la lettura degli spazi e delle decorazioni della domus. Negli anni lo stato di conservazione della domus era divenuto tale da impedirvi l’accesso perfino ai tecnici. La particolarità più rilevante dell’abitazione consiste nella presenza e nella conservazione pressoché completa del secondo piano del peristilio (giardino colonnato), un tempo accessibile attraverso una scala nel portico settentrionale (di cui è visibile la traccia sulla parete di fondo). Questo secondo piano sembra essere stato aggiunto nel corso del I secolo d.C.

La Casa degli Amanti di Pompei con il peristilio del secondo piano ancora integro (foto parco archeologico di Pompei)

Restauratrice al lavoro nella Casa degli Amanti a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Lo stato di sostanziale integrità in cui furono rinvenute le strutture pertinenti al livello superiore permise, già all’indomani dello scavo, di recuperare la configurazione originaria di questo spazio, restituendo alla percezione e alla conoscenza una soluzione architettonica (peristilio a doppio ordine), che ad oggi rappresenta un unicum a Pompei. Fatta eccezione per le pitture delle fauces e per alcuni pavimenti del II stile, le pitture presenti nella domus furono realizzate in IV stile nel corso del I sec. d.C. In questa domus la messa in sicurezza ha riguardato anche il consolidamento della copertura e dei solai. L’intervento di ripristino delle coperture dell’atrio si è posto in continuità con la riconfigurazione che la domus aveva ricevuto nel complesso, durante i lavori di restauro degli anni Trenta concomitanti allo scavo. Alcuni oggetti rinvenuti nella casa (un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso) sono esposti in una vetrina collocata nell’atrio. L’esposizione rientra nel progetto di musealizzazione diffusa, già avviata da tempo in diversi edifici degli scavi, allo scopo di ricollocare e contestualizzare i reperti negli ambienti del loro ritrovamento.

Il grande graffito inciso sulla parete Nord del peristilio, dove è raffigurata una grande nave da carico, chiamata “Europa” (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa della Nave Europa. La domus deve il suo nome al grande graffito inciso sulla parete Nord del peristilio, dove è raffigurata una grande nave da carico, chiamata “Europa”, affiancata da altre imbarcazioni minori. La casa, il cui nucleo originario risale al III sec. a. C., ha avuto una storia edilizia complessa fatta di numerose modifiche e ampliamenti; nella sua veste attuale, presenta un ampio peristilio con numerosi ambienti disposti in successione sui lati settentrionale e occidentale. Le monumentali colonne in tufo del peristilio e le decorazioni in I stile conservatesi in alcuni ambienti serbano memoria delle fasi edilizie più antiche e dei momenti di maggiore splendore della domus. Di particolare pregio è la decorazione nel cubicolo adiacente all’ingresso, dove il finto rivestimento a blocchi di marmo colorato, tipico di questo stile decorativo, è arricchito dalla presenza, nella parte superiore della parete, di semicolonne ioniche realizzate anch’esse in stucco. Nell’ultima fase di vita della città, la domus doveva, con ogni probabilità, ospitare un’attività produttiva di tipo agricolo; il settore posteriore della casa era, infatti, occupato da un ampio spazio verde, posto su due livelli, coltivato essenzialmente a vigneto con un piccolo orto per legumi e ortaggi.

Il grande albero di fico, immerso nel buio, cui è avvinghiato un serpente dipinto nei cubicoli floreali della Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, mostra gli affreschi della Casa del Frutteto (foto parco archeologico di Pompei)

La Casa del Frutteto. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza nonché dal restauro degli apparati decorativi, questi ultimi realizzati con fondi ordinari del Parco archeologico di Pompei. Limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli svolazzanti, e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Così erano decorati i cubicoli floreali della Casa del Frutteto a Pompei. Una vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti di questa dimora posta su via dell’Abbondanza, che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino rinvenuti nella città. Gli affreschi raffigurano in uno degli ambienti un giardino luminoso, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una precisione di dettagli tale da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali e nell’altro, un giardino immerso nel buio della notte, con tre alberi di diversa grandezza, tra cui il grande fico con il serpente, auspicio di prosperità.

Un giardino luminoso della Casa del Frutteto a Pompei, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una precisione di dettagli tale da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali (foto parco archeologico di Pompei)

A differenza di altre case dove la pittura di giardino era riservata alle sale di rappresentanza, qui la si trova nei cubicoli. In alcuni ambienti, le raffigurazioni sono, inoltre, arricchite da motivi egizi con riferimenti a Iside, probabile segno di devozione alla dea da parte del proprietario. La domus, scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951, presenta il classico impianto ad atrio, attorno al quale si dispongono vari ambienti e nella parte posteriore uno spazio verde con un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione calda in alternativa al più interno triclinio. I giardini ornamentali, sia raffigurati sulle pareti ad ampliare lo spazio visivo degli ambienti, sia come spazi verdi interni, laddove la dimora lo consentiva, caratterizzavano molte delle abitazioni dell’antica città.

Pompei. Per due giorni aperti i cubicoli floreali della Casa del Frutteto: restauratori a disposizione dei visitatori. E per le feste natalizie itinerario alla scoperta dei più bei giardini interni alle domus

La vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti della Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Porte aperte per due giorni ai cubicoli floreali (stanze da letto) della Casa del Frutteto a Pompei decorati con limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamentali, uccelli svolazzanti, e un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente. Una vegetazione lussureggiante dipinta sulle pareti, ad avvolgere il riposo degli antichi abitanti di questa dimora posta su via dell’Abbondanza, che conserva uno dei più begli esempi di pittura di giardino rinvenuti nella città. Il 19 e il 20 dicembre 2019 i visitatori potranno osservare da vicino il delicato lavoro di restauro che sta interessando questi affreschi. L’intervento in corso, a cura dei restauratori del Parco Archeologico di Pompei, è realizzato con fondi ordinari. I restauratori saranno a disposizione durante le due giornate, per mostrare e raccontare le minuziose tecniche di restauro applicate alle pitture. Un’occasione per ammirarne in anteprima i colori e i dettagli, in attesa dell’apertura della domus prevista per il 1° febbraio 2020, al termine dei lavori.

Il grande albero di fico con il serpente dipinto nella Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Gli affreschi raffigurano in uno degli ambienti un giardino luminoso, immaginato di giorno nel pieno rigoglio del verde, con una tale precisione di dettagli da rendere possibile il riconoscimento delle specie vegetali e nell’altro, un giardino immerso nel buio della notte, con tre alberi di diversa grandezza, tra cui il grande fico con il serpente, auspicio di prosperità. A differenza di quanto attestato in altre case dove la pittura di giardino era riservata alle sale di rappresentanza, qui la si trova nei cubicoli. In alcuni ambienti, le raffigurazioni sono, inoltre, arricchite da motivi egittizzanti con riferimenti a Iside, probabile segno di devozione alla dea da parte del proprietario.

Il giardino della Casa del Frutteto a Pompei è popolata di uccelli svolazzanti (foto parco archeologico Pompei)

La domus, scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951, presenta il classico impianto ad atrio, attorno al quale si dispongono vari ambienti e nella parte posteriore uno spazio verde con un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione calda in alternativa al più interno triclinio. I giardini ornamentali, sia raffigurati sulle pareti ad ampliare lo spazio visivo degli ambienti, sia come spazi verdi interni, laddove la dimora lo consentiva, caratterizzavano molte delle abitazioni dell’antica città. Due splendidi esempi di giardini interni sono quelli della Casa dell’Efebo e di Trittolemo, di recente restituiti al loro splendore, a seguito degli interventi di manutenzione del verde, che ne hanno previsto la risistemazione secondo progetti non impattanti e criteri storico-botanici nella scelta dell’essenze.

Ambienti affrescati nella Casa del Frutteto a Pompei (foto parco archeologico Pompei)

Durante le festività natalizie – dal 23 dicembre 2019 – i visitatori di Pompei potranno ammirare queste e altre domus caratterizzate da bella vegetazione, in un vero e proprio itinerario del verde. Oltre alla casa di Trittolemo e dell’Efebo, tra le belle domus dotate di ampi giardini interni meritano una visita: la casa degli Amorini Dorati, anche essa riaperta da poco dopo gli interventi di manutenzione, la Casa dell’Ancora con il singolare giardino sottoposto, la Casa del Menandro, i Praedia di Giulia Felice, la Casa della Venere in Conchiglia, la Casa di Marco Lucrezio su via Stabiana.