Archivio tag | campagna "Prenditi cura di me"

Torino. “Lettera aperta” della restauratrice Sara Aicardi sulla campagna “Prenditi cura di ME” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio: “Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu”

torino_egizio_logo_1824Si chiama “Prenditi cura di ME”, dove il ME sta per Museo Egizio: è la campagna lanciata durante le Festività dal direttore Christian Greco con una lettera aperta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere il museo Egizio. “In questo anno così complesso per tutti, abbiamo dovuto affrontare nuove sfide e darci nuovi obiettivi. La ricerca non si è interrotta neppure un giorno e continuiamo a prenderci cura delle collezioni custodite nelle sale per raccontarvi le vicende di un passato che ci guida nel futuro. Per far proseguire il viaggio di questa astronave del tempo che è il Museo Egizio, ti invitiamo a salire a bordo: DONA ORA”. Questa volta la lettera aperta la spedisce Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio. Sempre accompagnata con un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo: sostieni@museoegizio.it

torino_egizio_sara-aicardi-restauratrice_foto-museo-egizio

Sara Aicardi, restauratrice del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

torino_egizio_tomba-di-kha_ciotola_foto-museo-egizio

Ciotola con semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia, parte del corredo della Tomba di Kha al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

“Mi interrogo spesso su cosa spinga le persone a venire al museo Egizio”, scrive Sara Aicardi. “La risposta che mi do è che in questo museo si parla della nostra umanità, e non c’è nulla di più umano degli oggetti custoditi in queste sale, così simili a quelli che utilizziamo noi tutti i giorni ma così lontani nel tempo. Ogni reperto cela una storia, e io sono orgogliosa di contribuire alla salvaguardia di questa incredibile collezione. Mi chiamo Sara, sono una restauratrice specializzata in ceramica, vetro e metalli. Ho deciso di intraprendere questa strada in terza media, quando ho incontrato il mio professore di educazione artistica. È stato lui a farmi innamorare dell’arte, da lì ho capito che la mia vocazione era prendermene cura. Oggi, lavoro al museo Egizio nell’ufficio preposto alla conservazione e alla diagnostica. I reperti sono i protagonisti delle mie giornate. Sono custode del loro riposo e, quando necessario, li risveglio dal loro sonno durato millenni. Essere una restauratrice mi consente di vedere da vicino il materiale, andando oltre l’estetica dell’oggetto per arrivare a capire la sua vera natura. La simbiosi che si viene a creare tra me e il reperto è tale da permettermi di comprendere i suoi mutamenti o alterazioni. Passeggiando tra le sale museali è possibile vedere centinaia di oggetti in ceramica, possono sembrare tutti uguali ma ognuno è un frammento di vita. Un semplice vaso o una ciotola riescono a raccontare storie millenarie. E a volte, perfettamente conservati al loro interno, troviamo anche pane, frutta, verdure e granaglie, giunti fino a noi dopo aver attraversato i secoli. Questa ciotola ad esempio contiene semi, noci e pesci essiccati, prodotti tipici dell’alimentazione Egizia. Non è così diversa da quella che potremmo portare noi in tavola oggi, vero? Il senso di quotidianità e condivisione che emana sopravvivono allo scorrere del tempo attraverso gli occhi di chi ammira questo reperto, e riconosce in esso un breve fotogramma della sua vita. Garantire la trasmissione di una memoria che appartiene a tutta l’umanità è una grandissima e meravigliosa responsabilità, che a mio avviso è un poco di tutti noi. Con il mio lavoro conservo e tramando la storia. Puoi farlo anche tu: con una donazione puoi, insieme a me, preservare questi fragili reperti e dar loro voce, così che possano continuare a parlare alle generazioni che verranno. Grazie, di cuore”. 

Torino. Il direttore Christian Greco lancia la campagna “Prenditi cura di me” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio

torino_egizio_logo_1824Già più di cento anni fa il problema del finanziamento dei musei, e nello specifico del museo Egizio di Torino, era ben presente e prioritario per Ernesto Schiaparelli, il grande egittologo, all’epoca direttore del museo Egizio. In una lettera del dicembre 1908 scriveva al ministro della Pubblica istruzione e al ministro degli Esteri: “…conscio del mio dovere di promuovere l’incremento di questo Museo onde esso non perda nuovamente il primato, non senza fatica ripreso fra gli altri Musei d’Europa, mi credetti in debito di cercare se non fosse possibile avere, da altre fonti, altri contributi …”. Parte da questo assunto la lettera dell’odierno direttore del museo Egizio, Christian Greco, scritta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere la campagna “Prenditi cura di me”, accompagnata anche da un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo:
sostieni@museoegizio.it

torino_egizio_sarcofago-di-harua_direttore-greco_foto-museo-egizio

Il direttore Christian Greco mostra il sarcofago di Harua durante una delle sue “Passeggiate” (foto museo Egizio)

“Oggi desidero raccontarti una storia”, inizia Greco. “Una storia che si ripete, quella che riguarda la richiesta di sostenere un patrimonio che appartiene a tutti. Dal 1824, anno di fondazione, il museo Egizio continua a evolversi, a crescere, a migliorarsi. Ma la missione non cambia e ci dà uno scopo comune: conoscere sempre di più gli oggetti di cui siamo custodi, studiarli per comprenderli, per consegnarli alle prossime generazioni affinché possano continuare a raccontare la storia delle donne e degli uomini che prima di noi li hanno creati, usati, amati, abbandonati. ​Quest’anno, quando tutto si è fermato, la sfida è diventata ancora più impegnativa – continua Greco -, abbiamo sentito quella tensione forte che annuncia i grandi cambiamenti ed è stato subito chiaro quale fosse il nuovo obiettivo: non interrompere il dialogo, portare il museo Egizio a casa vostra. La ricerca è andata avanti, anche a porte chiuse e, con Le Passeggiate del Direttore, i dialoghi online con i curatori, i laboratori di L’Antico Egitto fai da te, ci siamo tenuti compagnia reciprocamente in un momento difficile. Non ringrazieremo mai abbastanza per l’affetto, la partecipazione e l’entusiasmo che ci è stato dimostrato. Ci ha lasciato senza fiato. ​Ogni giorno lavoriamo per costruire una nuova relazione con te, per metterci in ascolto e ripensare con il nostro pubblico il miglior modo di essere Museo. Se non sarà possibile accoglierti nelle nostre sale entreremo in punta di piedi nella tua casa. Potrai comunque seguirci perché accompagneremo sempre gli interessi e la curiosità di chi ama la cultura e la civiltà. È per questo che ti chiedo di sostenere il museo Egizio. Ci impegniamo ogni giorno affinché nel nostro spazio, fisico o virtuale, ciascuno possa sentirsi accolto e possa continuare a scoprire le inesauribili storie che la nostra collezione racconta. ​Il tuo contributo – conclude – è fondamentale per continuare a scrivere la biografia degli oggetti: sostieni la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti. Vogliamo continuare a fare quello che ci viene meglio: essere il tuo museo Egizio. ​La generosità inizia con l’ascolto. Grazie per il tempo che ci hai dedicato”.