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L’ultima bufala sulle piramidi dal candidato alle presidenziali Usa, Ben Carson: “Erano granai, non tombe”. Il ministro egiziano alle antichità El Damathy: “Non merita risposta”. Ma quella credenza ha radici nel Medioevo

Le piramidi della piana di Giza in Egitto: nei secoli sono state oggetto delle più bizzarre tesi

Le piramidi della piana di Giza in Egitto: nei secoli sono state oggetto delle più bizzarre tesi

Le piramidi come granai di Giuseppe: è l’ultima bufala sulle monumentali tombe della IV dinastia. Gli egittologi degni di questo nome e i veri appassionati e cultori della civiltà dei faraoni in gergo li definiscono “piramidioti”: quei personaggi, più o meno pittoreschi, che si lanciano in esegesi e teorie sulla genesi delle piramidi della piana di Giza, che già gli antichi avevano inserito nelle sette meraviglie del mondo, ma che da sempre sono state oggetto delle più fantasiose bizzarrie: e non si fa riferimento solo alla matrice aliena o alle congiunzioni astrali con le costellazioni, Orione in primis. Nei secoli è stato ipotizzato che l’architetto costruttore sia stato addirittura l’artefice dell’Arca, Noè (John Taylor, 1859). O addirittura che i faraoni siano stati guidati da Satana in persona (Joseph T. Rutheford, leader dei testimoni di Geova). Ma si è anche pensato che le piramidi fossero inizialmente colline utilizzate come cave e che siano state tagliate a forma d piramide (Fort Wayne Jaournal Gazette, 1884). E non poteva mancare un collegamento con Atlantide: Ignazio di Loyola Donnelly, ex membro del Congresso del Minnesota, ossessionato dalla leggenda di Atlantide, nel 1882 sostenne che gli abitanti di Atlantide fondarono in Egitto la loro più antica colonia a immagine e somiglianza dell’isola atlantica, dominata appunto da una piramide. Come si vede non è mai un egittologo a parlare, ma persone delle più disparate estrazioni sociali che si permettono di avanzare nuove ipotesi sulle piramidi.

Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Ben Carson, nel video del 1998

Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Ben Carson, nel video del 1998

E così vale anche per l’ultima bufala. In realtà, una bufala a scoppio ritardato (perché se ne viene a conoscenza solo ora, ma fu espressa nel 1998) e che soprattutto non è neppure nuova, perché riprende una tradizione medievale: “Le piramidi d’Egitto sono state costruite da Giuseppe, il personaggio biblico, per conservare il grano e non, come credono gli archeologi, per dare sepoltura ai faraoni”. La tesi è del candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Ben Carson, che contende a Donald Trump la palma di front-runner tra i candidati del Grand Old Party. In realtà, come detto, questa tesi espressa dal neurochirurgo oggi in pensione non è di questi giorni ma risale a un suo intervento, ripreso da un video pubblicato dal sito Buzzfeed, in una cerimonia di laurea all’Università di Andrews, istituto legato alla Chiesa cristiana avventista del Settimo giorno. Ma in tanti anni non ha cambiato opinione. Interpellato infatti dalla Cbs, il candidato repubblicano ha dichiarato di essere “ancora della stessa idea. La mia teoria personale è che è stato Giuseppe a costruire le piramidi per conservare il grano”, spiega Carson, sostenendo che non si potrebbe giustificare altrimenti la loro dimensione: “Gli archeologi ritengono che le piramidi siano state costruite per servire da tombe ai faraoni. Ma, se ci pensiamo bene, allora vorrebbe dire che queste tombe sono davvero enormi”. Dal Cairo il commento, come è ovvio che sia, è lapidario. A intervenire è il ministro delle Antichità, Mamdouh el-Damaty. “Carson merita una risposta? No”. E Mahmoud Afifi, capo del dipartimento delle antichità egiziane, aggiunge: “Le dichiarazioni di Carson sono paragonabili ad altre teorie simili e altrettanto inaccurate sulle piramidi, come quelle che le ritengono le ultime testimonianze di Atlantide. “Tante persone stanno cercando di dimostrare che le piramidi non sono state costruite come tombe”, insiste Afifi. “Forse queste dichiarazioni servono per farsi pubblicità, come quell’uomo che non è un archeologo e che dice che servivano come depositi di grano”.

La Sfinge e la grande piramide a Giza: nei secoli la pssione per l''Egitto è diventata "moda"

La Sfinge e la grande piramide a Giza: nei secoli la pssione per l”Egitto è diventata “moda”

“L’origine di quest’ultima bufala è spiegata dall’adesione di Carson alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno che”, come ben scrive Mattia Mancini nel blog di Egittologia Djed Medu (https://djedmedu.wordpress.com/2015/11/10/bufale-eggizie-le-piramidi-sono-granai/), “crede nell’infallibilità delle Sacre Scritture. In questo modo, Giuseppe, dopo aver interpretato i sogni del faraone, sarebbe diventato visir e avrebbe fatto costruire le piramidi per immagazzinare il grano durante i periodi di fertilità. In realtà, però, la Bibbia non fa alcun riferimento alle piramidi; basta leggere i versetti in questione (Genesi 41, 46-49): “Giuseppe aveva trent’anni quando entrò al servizio del faraone, re d’Egitto. Quindi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutta la terra d’Egitto. Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione. Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni di abbondanza che vennero nella terra d’Egitto, e ripose i viveri nelle città: in ogni città i viveri della campagna circostante. Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile”. Si parla, a seconda delle traduzioni, di “depositi” o “magazzini del re”. Allora come si è arrivati a una conclusione simile?”

Le piramidi egiziane intese come i capannoni di Giuseppe in un mosaico del XII secolo in una delle cupole della Basilica di San Marco a Venezia

Le piramidi egiziane intese come i capannoni di Giuseppe in un mosaico del XII secolo in una delle cupole della Basilica di San Marco a Venezia

Come si diceva credenza ha radici lontane. Si diffuse infatti nel Medioevo, con le prime fonti che presentano le piramidi come grandi silos che risalgono al VI secolo, forse per un errore nell’etimologia del nome accostato a “pyros”, grano in greco. Le piramidi furono identificate come “Granai di Giuseppe” appunto nel VI secolo da Gregorio di Tours nella sua “Storia dei Franchi”. Ma la sua teoria fu resa popolare da opere come “Il libro di John Mandeville”, molto diffusa nel XIV secolo. E non è un caso, vista la popolarità della storia, che una descrizione delle piramidi egiziane intese come i capannoni di Giuseppe appaia anche in un mosaico del XII secolo in una delle cupole della Basilica di San Marco a Venezia.

Le origini di Jesolo, l’Equilo altomedievale, riemergono dagli scavi dell’università di Venezia in località Le Mure

Il litorale di Jesolo ai limiti della laguna nord di Venezia

Il litorale di Jesolo ai limiti della laguna di Venezia: il territorio era abitato già in antico

Il territorio di Jesolo, sulla costa veneziana, sta svelando le sue origini antiche, quando il nucleo abitato faceva riferimento a Equilo, diocesi lagunare altomedievale: un insediamento del V secolo d.C. e tredici sepolture di epoca tardo-medievale sono il risultato della prima campagna di scavi condotta nell’area archeologica “Le Mure” del comune di Jesolo dallo staff di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sotto la direzione scientifica del prof. Sauro Gelichi.

L'area archeologica Le Mure o Antiche Mura a Jesolo Paese

L’area archeologica Le Mure o Antiche Mura (V-XII sec.)  a Jesolo Paese

A restituire nuove informazioni sulla storia di Jesolo nella seconda metà del I millennio d.C. è quindi ancora una volta la località Le Mure o Antiche Mura, ai limiti dell’abitato di Jesolo Paese, ad alcuni chilometri dal mare, alla fine della via che non a caso è chiamata “delle Antiche Mura”: il toponimo deriva dalla presenza dei resti tuttora visibili della cattedrale, ridotti ormai ad un breve tratto in elevato dell’abside sud orientale e di alcune murature, alle fondazioni delle navate, del muro di facciata e del campanile antistante. Qui in più riprese la soprintendenza ai Beni archeologici del Veneto, con brevi saggi di scavo, ha rivelato le origini della tradizione religiosa della comunità di Equilo, salvando il salvabile: la cattedrale, già in rovina nel 1800, aveva subito la distruzione definitiva durante la Prima Guerra Mondiale. E nel 1944, nel timore di uno sbarco alleato in Adriatico, era stato edificato dall’esercito tedesco un sistema di bunker in cemento armato, tuttora esistente, che danneggiò l’area archeologica distruggendo parte del presbiterio e della sottostante cripta. Ma se la cattedrale di Santa Maria Assunta (XI sec.) era già nota, con la sua pianta a croce libera (schema caratteristico dell’edilizia sacra medievale del nord Adriatico) che rinvia alla terza basilica di San Marco –quella del doge Contarini- e in ambito orientale al S. Giovanni di Efeso e ai SS. Apostoli di Costantinopoli, solo con i saggi di scavo del 1960-‘63 sono state trovate – sotto la cattedrale – le fondazioni di una chiesa altomedievale precedente, a pianta rettangolare (m 25 x 14) con absidi semicircolari iscritte, preceduta da un nartece sul quale si aprivano tre accessi alla chiesa: risalente alla metà del VI-VII secolo d.C., era pavimentata con un bellissimo tappeto musivo policromo. E negli anni 1985 e 1987, le nuove indagini stratigrafiche, condotte da Michele Tombolani, portarono all’individuazione di una chiesa paleocristiana sottostante quella dei mosaici, con aula rettangolare (m 12 x 8) e abside esterna, databile al V secolo d.C. Tra i numerosi reperti all’epoca rinvenuti, molte anfore e ceramica fine da mensa d’importazione nord-africana, vetri e lucerne.

Il prof. Sauro Gelichi dell'università Ca' Foscari di Venezia

Il prof. Sauro Gelichi dell’università Ca’ Foscari di Venezia

Dall’inizio degli anni Duemila l’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia è impegnato in progetti di ricerca legati agli ambienti lagunari e peri-lagunari. Finora le ricerche si sono concentrate all’interno della laguna di Venezia (con gli scavi nelle isole di San Giacomo in Paludo e San Lorenzo di Ammiana): “Gli scavi”, spiega il prof. Gelichi, “hanno avuto come principale obiettivo la ricostruzione dei processi insediativi che tra la Tarda Antichità e l’Alto Medioevo hanno ridisegnato la fisionomia di questi spazi. In questa ottica, è emerso con sempre maggiore chiarezza il ruolo svolto, proprio in tali periodi, da uno di questi centri, cioè Jesolo, oggi in un’area peri-lagunare”.

I ruderi del campanile di S, Maria Assunta di Equilo

I ruderi del campanile di S, Maria Assunta

Così nel 2011 fu stipulata la prima convenzione di collaborazione tra il Dipartimento di Studi Umanistici e il Comune di Jesolo che ha portato, in collaborazione con la soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, alla prima campagna di survey. “Ciò ci ha permesso di valutare la consistenza dei depositi alluvionali e delle bonifiche in alcuni punti cruciali del territorio jesolano e, in particolare, nella zona corrispondente all’isola su cui sorgeva l’abitato medievale di Equilo, a nord e a sud della cattedrale medievale: la mappatura e lo studio dei materiali rinvenuti, hanno fornito nuovi dati sugli aspetti economici, sociali e commerciali che hanno caratterizzato l’insediamento di Equilo nel periodo compreso tra il IV secolo e il XIII secolo e hanno dimostrato come il sito di Jesolo sia un caso particolarmente promettente nello studio del popolamento dell’arco dell’alto Adriatico”. Da qui la nuova convenzione stipulata tra l’Università e il Comune di Jesolo e la concessione di scavo assegnata dal ministero per i Beni e le Attività culturali, in accordo con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, per la prima campagna di scavo del settembre 2013 con l’obiettivo di analizzare e valutare il deposito conservato all’interno dei terreni a nord dell’area archeologica “Le Mure – S. Maria Assunta”.

Gli scavi archeologici dell'università Ca' Foscari a Le Mure di Jesolo

Gli scavi archeologici dell’università Ca’ Foscari a Le Mure di Jesolo

“Due le zone di scavo aperte nell’area per una superficie totale di circa 230 mq”, spiegano Silvia Cadamuro, Alessandra Cianciosi e Claudio Negrelli, che hanno coordinato le attività sul campo, sotto la direzione del prof. Gelichi. “Una frazione di area cimiteriale verosimilmente altomedievale, in cui sono state scavate e documentate 13 sepolture singole, e parte di un insediamento di V secolo con strutture in tecnica mista, riconducibili a tipologie già note, anche in laguna, per il periodo post-antico. I dati acquisiti nel corso dell’indagine, una volta rielaborati e messi a confronto con quanto già si sapeva, permetteranno di ampliare le nostre conoscenze sulla storia economica e sociale di questo territorio e dei suoi abitanti e delineeranno in maniera più chiara il ruolo svolto da Equilo e dalla sua comunità tra antichità e medioevo”.