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L’Antico Egitto a Conegliano. La direttrice Maria Cristina Guidotti svela i tesori di Abido conservati al museo Egizio di Firenze, il secondo in Italia

L'interno della mostra "Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili" a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

L’interno della mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili” a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier

Il manifesto della mostra ideata da Paolo Renier a Conegliano

Il museo Egizio di Firenze e Abido, la città dell’Antico Egitto sacra a Osiride: storie parallele che si intrecciano e si illustrano a vicenda. È questo l’obiettivo della conferenza “Da Abido al museo Egizio di Firenze” con Maria Cristina Guidotti prevista sabato 22 novembre alle 18.30 in municipio a Conegliano, L’incontro con la direttrice della prestigiosa istituzione fiorentina è uno dei più attesi nel cartellone di appuntamenti culturali di approfondimento collaterali alla grande mostra “Egitto. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE, custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, promossa e realizzata da Paolo Renier, direttore artistico della mostra frutto di 25 anni di esperienza in Egitto; e Maurizio Sfiotti, presidente dell’Associazione Culturale Osireion di Abido; con il contributo scientifico e la consulenza dell’egittologa Federica Pancin.

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Paolo Renier mostra le straordinarie immagini della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli

Una delle tante scolaresche in visita alla mostra a Palazzo Sarcinelli a Conegliano

“Anche se manca ancora più di un mese alla chiusura della mostra”, spiega Paolo Renier, “con la nostra attività didattica per le scuole, ragazzi e bambini, abbiamo già tutte le mattine prenotate per le visite guidate e i laboratori da parte delle elementari, medie e superiori di Conegliano e del Veneto, inoltre il sabato e la domenica, con un po’ di impegno, riusciamo ad accompagnare tutti i numerosi visitatori nella mostra  (siamo vicini alle 4000 presenze)”. Un risultato sottolineato anche dal sindaco di Conegliano, Floriano Zambon,  nell’ultima conferenza, con grande soddisfazione.

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Maria Cristina Guidotti, direttrice del museo Egizio di Firenze, parla a Conegliano

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all'Egizio di Torino

Una sala del museo Egizio di Firenze, secondo per importanza solo all’Egizio di Torino

E oggi, 22 novembre, a Conegliano arriva l’egittologa Maria Cristina Guidotti che anticipa i contenuti della sua conferenza:  “Da Abido al museo Egizio di Firenze presenterà la storia del museo Egizio di Firenze, sottolineandone l’importanza e il fatto che si tratta del secondo museo egizio d’Italia, dopo Torino. Quindi verrà ripercorsa la storia del sito di Abido, facendo di volta in volta riferimento ai reperti del museo Egizio fiorentino che in qualche modo, o per provenienza o per datazione, sono collegati a questa area archeologica”. Il museo Egizio di Firenze è dunque secondo in Italia solo al famoso Museo Egizio di Torino. Un primo nucleo di antichità egiziane era presente a Firenze già nel Settecento nelle collezioni medicee, ma nel corso dell’Ottocento fu ampiamente incrementato. Grande merito in proposito ebbe il Granduca di Toscana Leopoldo II, che, oltre ad acquistare alcune collezioni, finanziò insieme a Carlo X re di Francia, una spedizione scientifica in Egitto negli anni 1828 e 1829. La spedizione era diretta da Jean Francois Champollion, il decifratore dei geroglifici e dal pisano Ippolito Rossellini colui che sarebbe diventato il padre dell’egittologia italiana, amico e discepolo di Champollion. I numerosi oggetti raccolti lungo il viaggio, sia eseguendo scavi archeologici, sia acquistando reperti da mercanti locali, furono equamente suddivisi al ritorno tra il Louvre di Parigi e Firenze. Nel 1855 fu istituito formalmente il museo Egizio di Firenze e nel 1880 l’egittologo piemontese Ernesto Schiaparelli, il futuro direttore del Museo Egizio di Torino, fu incaricato di trasferire e riordinare le antichità egiziane nell’attuale sede insieme al museo Archeologico. Con Schiaparelli le collezioni fiorentine ebbero un nuovo notevolissimo incremento, grazie ai suoi scavi e acquisti effettuati in Egitto prima di trasferirsi a Torino. L’ultimo gruppo di raccolte pervenute al museo Egizio di Firenze consiste in donazioni di privati e di istituzioni scientifiche: in particolare sono da ricordare i reperti donati dall’ Istituto Papirologico Fiorentino, provenienti dagli scavi effettuati in Egitto tra il 1934 e il 1939. Fra questi reperti è la collezione di stoffe di epoca Copta, che è una delle più ricche e importanti del mondo.

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Una testina di Ramses II da Abido conservata a Firenze

Nelle collezioni del museo Egizio di Firenze sono conservati alcuni reperti archeologici provenienti da Abido che testimoniano il culto e la particolare devozione di cui era oggetto il dio Osiride in ambito funerario: oltre alle immagini dei due faraoni protagonisti dell’attività architettonica del luogo, Sethi I e Ramses II, ci sono stele databili dal Medio Regno fino all’Epoca Romana, come testimonianza della venerazione a Osiride presente nel luogo.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. C’è un “codice geometrico armonico” alla base dell’Osireion di Abido. Lo ha scoperto l’ing. Rubino grazie ai rilievi realizzati per la mostra a Palazzo Sarcinelli: anticipazioni sull’incontro del 31

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell'Osireion di Abido

Il fotografo Paolo Renier in Egitto durante una ricognizione nell’Osireion di Abido

Il grande plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Il grande plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti in mostra a Conegliano

Numeri che svelano l’Egitto più misterioso e intrigante. Non è un obiettivo da poco quello che si è prefisso l’ingegner Alfonso Rubino, esperto di geometria sacra nell’incontro di venerdì 31 ottobre alle 18.30 in sala consiliare del Comune di Conegliano su “L’Osireion: il codice geometrico armonico universale di tutti i tempi. Relazione Armonica con il Santo Sepolcro di Gerusalemme”.  Conegliano si conferma sempre di più in questo speciale autunno punto di riferimento per conoscere e approfondire un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto, l’Osireion di Abido, a sua volta città sacra per eccellenza, altrettanto intrigante quanto ricca di tesori della civiltà dei faraoni. Merito, tutto ciò, del fotografo Paolo Renier, che proprio sulla conoscenza di Abido ha investito tutta la sua vita, coadiuvato strada facendo dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, e dell’egittologa Federica Pancin. Sono loro che hanno realizzato la mostra “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, aperta a Palazzo Sarcinelli di Conegliano fino al 21 dicembre, dove in queste prime settimane sono già passati più di tremila visitatori con una grande risposta dalle scuole del territorio.

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell'Osireion di Abido nel 2013

Maurizio Sfiotti e Federica Pancin durante i rilievi dell’Osireion di Abido nel 2013

L'ing. Alfonso Rubino

L’ing. Alfonso Rubino

Ed è proprio nella mostra di Conegliano che Alfonso Rubino matura la convinzione di poter finalmente verificare – come lui è convinto – se le misure dell’Osireion rispondono a quel codice geometrico armonico che percorre trasversalmente la storia dell’uomo e che ritroviamo in molti monumenti sacri significativi. Perché proprio a Conegliano? Perché visitando la mostra di Paolo Renier, scopre che lì sono esposti dei plastici dell’Osireion particolarmente precisi, realizzati in scala 1:20 da Maurizio Sfiotti. Nel maggio 2013, infatti, Renier Sfiotti e Pancin – proprio in vista della realizzazione della mostra – erano stati in missione ad Abido per realizzare il primo rilievo dell’Osireion. “L’ingegner Rubino ha iniziato queste ricerche vedendo le mie foto del  soffitto della Stanza del Sarcofago”, ricorda Renier, “ne è rimasto folgorato. Perciò ci ha chiesto le misure più precise possibili sul tempio dell’Osireion e noi gliele abbiamo inviate: sono quelle rilevate nel maggio 2013 e che ci sono servite anche per ricostruire il soffitto in scala 1:1, il plastico e il monumento presentati qui in mostra a Palazzo Sarcinelli di Conegliano”.

La pianta dell'Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Rubino

La pianta dell’Osireion di Abido con i riscontri geometrici scoperti da Alfonso Rubino

Rubino non ha voluto “svelare” il cuore delle sue ricerche, per non togliere il gusto di quanti non vorranno perdere la sua conferenza di venerdì 31. Ma qualche numero comunque lo ha anticipato, contribuendo ad aumentare ancora di più la nostra curiosità. Spiega Rubino: “Consideriamo il rettangolo ,esattamente misurato, del corpo centrale dell’Osireion di Abido manufatto: lunghezza 27,90 m; larghezza 21,99 m. Se tracciamo il quadrato centrale di lato pari a 2191,24 cm. determinato dalla distanza dal centro di figura del punto di intersezione delle linee diagonali interne di colore rosso (1095,62 cm.), giungiamo a una prima conclusione di straordinario valore: questo quadrato ha un perimetro di 8764,96 cm. straordinariamente prossimo al perimetro del cerchio fondamentale: 2790 x π (P greco) = 8765,04 cm. con un errore assoluto di 0,8 mm. Pari un errore percentuale dello 0,0009%! Ciò dimostra che il modello geometrico dell’Osirion si basa sulla conoscenza avanzata del numero “P greco”. Il modello contiene anche l’esatto rapporto base/altezza e l’esatta inclinazione della Grande Piramide ( 51°51’15,09’’). Un ulteriore sviluppo del modello geometrico permette di generare le esatte proporzioni e dimensioni della camera del Re e del sarcofago della Grande Piramide di Giza”. Non male come inizio. Ma Rubino non va oltre, e dei “collegamenti armonici” con il Santo Sepolcro non fa cenno. Si limita solo a un commento: “È sorprendente come si sia atteso tanto tempo per avere un rilievo architettonico preciso. E sappiamo che senza la disponibilità dei dati rilevati l’analisi geometrica è in genere poco attendibile. Ma ora tutto ciò è stato possibile grazie alle misurazioni di Sfiotti, Pancin e Renier. A loro va tutta la mia riconoscenza”. E qui si ferma. Non ci resta che andare a Conegliano.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. Nella mostra a Palazzo Sarcinelli viaggio alla scoperta dei misteri di Osiride ad Abido, dalla stanza del sarcofago con il soffitto astronomico in scala 1:1 al complesso del tempio di Sethi I

Un rilievo del tempio di Sethi I ad Abido, uno dei più alti esempi di arte egizia

Un rilievo del tempio di Sethi I ad Abido, uno dei più alti esempi di arte egizia

Ci siamo. Ancora pochi giorni e a Conegliano scoppierà l’egittomania con l’apertura a Palazzo Sarcinelli della mostra “EGITTO come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”: sabato 12, alle 18.30, inaugurazione a invito alla presenza del sindaco  di Conegliano, Floriano Zambon, che per primo ha creduto in questo progetto culturale. Poi da domenica 13 settembre al 21 dicembre porte aperte al pubblico di appassionati (orari: 10-13 e 14-19.30; visite guidate su prenotazione al 349.2443326, orari: 10-12 e 14-17). Palazzo Sarcinelli in questi giorni è un grande cantiere dove stanno prendendo forma i luoghi più sacri dell’Antico Egitto nella città santa di Abido: la tomba e il tempio collegati a Osiride, il potente dio dell’Aldilà e della Rinascita. Ed è proprio lì, nel cuore della mostra, che troviamo i tre protagonisti del progetto, il fotografo e ideatore del progetto Paolo Renier, il presidente dell’associazione “Osireion di Abido” il geometra Maurizio Sfiotti, e l’egittologa Federica Pancin. Sono loro che ci permettono di seguire le ultime fasi di allestimento della mostra.

Maurizio Sfiotti e Paolo Renier nelle fasi di allestimento dei pannelli del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell'Osireion di Abido

Maurizio Sfiotti e Paolo Renier nelle fasi di allestimento dei pannelli del soffitto astronomico della stanza del sarcofago dell’Osireion di Abido

Paolo Renier nel punto in cui si toccano i pannelli dello spiovente orientale e di quello occidentale del soffitto astronomico di Abido

Paolo Renier nel punto in cui si toccano i pannelli dello spiovente orientale e di quello occidentale del soffitto astronomico di Abido

Per la prima volta sarà possibile toccare con mano il soffitto astronomico della stanza del sarcofago a ridosso dell’Osireion di Abido, , spazio “segreto”, quasi un testamento spirituale, voluto da Sethi I, il grande faraone della XIX dinastia, padre di un altro grande, Ramses II. Paolo Renier, che in una delle sue missioni ad Abido è riuscito a fotografare nei dettagli prima che il degrado compromettesse quasi irrimediabilmente la lettura dei rilievi e dei geroglifici, è riuscito a riprodurre con 18 pannelli fotografici modulari di oltre 2 metri e mezzo di altezza  tutto lo sviluppo del soffitto astronomico. Con una sorpresa, che sarà molto apprezzata dai visitatori: il soffitto non è stato posizionato a formare il tetto a spioventi come lo si vedrebbe se si avesse la ventura di arrivare fino ad Abido, e di riuscire a entrare nella stanza del sarcofago superando mille difficoltà e anche qualche pericolo; no, a Conegliano sarà possibile ammirarlo in tutto il suo straordinario potere comunicativo in verticale in uno sviluppo che avvolge il visitatore. Così la dea-cielo Nut che abbraccia i due spioventi del soffitto in tutta la loro lunghezza incurvata sulla terra e con il sole tangente al suo corpo perché, secondo il mito, ella lo partoriva al mattino e lo ingoiava la sera, a Conegliano si può apprezzare in ogni dettaglio senza doversi distendere sul pavimento e volgere lo sguardo verso l’alto.

Il fotografo Paolo Renier con l'egittologa Carla Alfano

Il fotografo Paolo Renier con l’egittologa Carla Alfano

“La metà destra del soffitto, o parte orientale”, spiega l’egittologa Carla Alfano, che tra i primi ha studiato il soffitto astronomico di Abido, “è essenzialmente descrittiva. La zona sottostante la dea rappresenta la Duat, cioè il regno di Osiride, visitata ogni notte dal sole che lo percorre in dodici ore nella sua barca celeste. Va ricordato a tale proposito che le ore egizie, a differenza delle nostre, non erano ore equinoziali, ma misuravano, di giorno, i dodicesimi del tempo di luce e, di notte, i dodicesime del tempo di buio. Questo viaggio nella Duat, che si trova con poche varianti in altri soffitti astronomici, qui è disegnato in tre registri paralleli separati fra loro da righe di scrittura: si hanno quindi dei quadri simili in cui il registro centrale riporta il viaggio della barca mesketet, sopra e sotto la quale si vedono teorie di divinità, gruppi di demoni, spiriti e simboli”.

Ecco come appare al naturale la Stanza del sarcofago con il tetto a spioventi impreziositi dai rilievi a contenuto astronomico

Ecco come appare al naturale la Stanza del sarcofago con il tetto a spioventi impreziositi dai rilievi a contenuto astronomico

“La metà sinistra del soffitto è la parte più interessante e più nota con la figura di Nut preceduta da testi: il primo è il Testo drammatico, cosiddetto perché descrive in forma mitologica il sorgere e il tramontare delle stelle, i loro periodi di invisibilità e il ciclo lunare, sottolineando il fatto che tutti questi fenomeni astronomici dipendono dalla posizione del sole. Segue un testo relativo alla determinazione dell’ora diurna con la descrizione del modo di costruire e di usare un orologio solare a cubito del quale si riporta una figura e poi da un elenco delle ore notturne messe in relazione con il corpo di Nut. Dopo queste righe di scrittura verticali si ha la figura della dea-cielo Nut , incurvata sulla terra e sorretta dal dio-aria Shu. Sul corpo della dea è riportato un elenco di 36 decani, che sono quelli al transito e costituiscono la famiglia decanale detta appunto “di Seti I”. I decani sono 36 stelle, costellazioni o zone di cielo visibili per 10 notti consecutive la cui levata (prima della XII dinastia) e il cui transito al meridiano (dopo la XII dinastia) permettevano di determinare l’ora notturna. Il problema di riconoscere i decani è fondamentale per lo studio dell’astronomia egizia. Sotto il corpo di Nut, a destra e a sinistra di quello di Shu, c’è un altro elenco di decani, datati in funzione dell’anno vago, cioè dell’anno egizio formato da una sequenza di 365 giorni interi: ciò vuol dire che è registrata la data in cui ciascuno nasce, entra nella Duat (dopo 90 giorni) e poi rinasce (dopo 70 giorni)”.

Paolo Renier nell'immenso tempio di Sethi I ad Abido con i rilievi tra i più belli dell'Antico Egitto

Paolo Renier nell’immenso tempio di Sethi I ad Abido con i rilievi tra i più belli dell’Antico Egitto

Il modellino in scala 1:20 del complesso di Osiride nel tempio di Sethi I ad Abido realizzato da Maurizio Sfiotti

Il modellino in scala 1:20 del complesso di Osiride nel tempio di Sethi I ad Abido realizzato da Maurizio Sfiotti

Maurizio Sfiotti durante l'allestimento a Palazzo Sarcinelli del modellino del tempio di Sethi I

Maurizio Sfiotti durante l’allestimento a Palazzo Sarcinelli del modellino del tempio di Sethi I

Dalla Stanza del sarcofago si passa nella cosiddetta Cappella di Osiride, l’ambiente più sacro del Tempio di Sethi I ad Abido, dedicato ad Osiride, la divinità protagonista della mostra. Qui sarà esposto il plastico in scala 1:20 di Maurizio Sfiotti, del cosiddetto Complesso di Osiride all’interno del Tempio di Sethi e saranno ricostruite anche due colonne in scala 1:1. Il focus dell’esposizione saranno i pannelli fotografici che ritraggono le scene sacre all’interno della cappella. La Cappella di Osiride e, più in generale, l’intero complesso templare saranno spiegati in mostra attraverso gigantografie dell’autore, assieme a pannelli informativi che sottolineeranno il legame tra Osiride e la Regalità, il filo conduttore di tutto il percorso espositivo.

L'egittologa Federica Pancin nella sala della mostra a Palazzo Sarcinelli dedicata al Tempio di Sethi I

L’egittologa Federica Pancin nella sala della mostra a Palazzo Sarcinelli dedicata al Tempio di Sethi I

“È proprio con il Nuovo Regno che Abido raggiunse il suo apice”, spiega l’egittologa Federica Pancin, “Sethi I, il secondo faraone della XIX dinastia, decise di ubicare qui uno dei più grandi templi che l’Egitto abbia mai conosciuto, il suo Tempio dei Milioni di Anni. E alle spalle di questo monumento, nascoste alla vista, si ergono le rovine imponenti dell’Osireion, la Tomba per Osiride voluta da Sethi e ultimata dal nipote Merenptah: qui si condensa in maniera molto complessa tutta la teologia di Abido, che muove dalla tradizione eliopolitano, ma che ingloba presto molteplici aspetti di natura funeraria e regale”.  L’Osiride di Abido, continua Pancin, è sì celebrato come un dio, ma è soprattutto onorato nella sua forma di Re d’Egitto dei tempi mitici; e la sua tomba, monumento unico per architettura, ingegneria e qualità d’esecuzione, rappresenta il più alto tributo ad una figura tanto emblematica della cultura egiziana. “Tutto il programma decorativo, purtroppo incompleto, concorre a confermare l’origine mitica della regalità, che passa da Osiride ad Horo come da un faraone ad un altro: le pareti del lungo corridoio d’accesso, per esempio, sono istoriate con testi sull’Aldilà dal repertorio regale, come si conveniva a un dio che era stato un re. Osiride è celebrato come i faraoni della Valle dei Re e la sua Resurrezione nell’Osireion è garantita dal potere salvifico delle parole qui ricopiate”.

I rilievi ancora ben conservati nel tempio di Ramses II ad Abido

I rilievi ancora ben conservati nel tempio di Ramses II ad Abido

Ultima tappa della mostra è il tempio di Ramses II, il secondo più importante di Abido, che sarà descritto dagli scatti di Paolo Renier e da didascalie e pannelli informativi. Contribuiranno ad illustrare la decorazione di questo tempio straordinariamente ben conservato anche due pannelli realizzati con la tecnica del tattoo wall, opera di Gianni Moro della GM arredamenti, vere e proprie lastre lapidee su cui sono state stampate due scene tratte dalle pareti del tempio ramesside.

 

L’Antico Egitto a Conegliano. In mostra da settembre a Palazzo Sarcinelli la ricostruzione di Abido, la città sacra ad Osiride. E la vitivinicoltura lungo il Nilo all’epoca dei faraoni

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l'Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il fotografo trevigiano Paolo Renier sopra l’Osireion ad Abido durante i rilievi fotografici

Il manifesto della mostra di Conegliano "EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Il manifesto della mostra di Conegliano “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”

Meno di tre settimane all’apertura a Palazzo Sarcinelli di Conegliano della mostra “EGITTO. Come Faraoni e Sacerdoti NEL TEMPIO DI OSIRIDE custodi di percorsi ormai inaccessibili”, l’ultimo progetto-idea-creatura del vulcanico Paolo Renier, il fotografo trevigiano che da quasi trent’anni studia, fotografa, scheda, e cerca di valorizzare (cercando di favorirne così la sua salvaguardia) il sito di Abido, a 150 chilometri a sud di Luxor, la città santa per eccellenza dell’Antico Egitto, sede del più antico culto di Osiride, il dio dell’Oltretomba e della resurrezione: qui i faraoni delle prime dinastie hanno posto le loro sepolture, qui i faraoni hanno perpetuato la loro divina regalità rendendo omaggio ad Osiride, qui per tremila anni il popolo egiziano è venuto in pellegrinaggio o hanno fatto giungere una propria epigrafe sulla tomba di Osiride, il cosiddetto Osireion, un unicum nell’architettura sacra dell’Antico Egitto. L’associazione culturale Osireion di Abido e Paolo Renier stanno dando forma all’esposizione al piano nobile di Palazzo Sarcinelli, dove aprirà il 12 settembre. E se qualche giorno fa eravamo riusciti a sbirciare gli allestimenti nell’androne al piano terra (vedi post del 12 agosto su archeologiavocidalpassato), ora filtra qualche indiscrezione sul nucleo principale della mostra al piano nobile.

Il presidente dell'associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell'area archeologica di Abido

Il presidente dell’associazione Osireion di Abido, Maurizio Sfiotti, mentre realizza il plastico dell’area archeologica di Abido

Mappa satellitare Umm el-Qa'ab  ("La madre dei vasi") con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

Mappa satellitare Umm el-Qa’ab (“La madre dei vasi”) con la posizione delle tombe reali delle prime dinastie

E allora saliamo al piano nobile a sbirciare un po’. Il visitatore sarà accolto da una presentazione generale del sito di Abido, con la sua localizzazione e una descrizione dell’area archeologica. Per facilitare la lettura di Abido ci sarà un modello in scala realizzato dal geometra Maurizio Sfiotti, presidente dell’associazione Osireion di Abido, affiancato dalle fotografie di Paolo Renier (alcune con soggetti ormai non più visibili nella realtà) . Così si potranno riconoscere le tombe reali proto dinastiche di Umm el-Qaab, o il Tempio di Osiride a Kom el-Sultan e il complesso di Shunet ez-Zebib. Umm el-Qa’ab  (“La madre dei vasi”) è il nome moderno legato alla grande quantità di frammenti di ceramica scoperti nella zona. Qui nel 1895 Emile Amelineau scoprì una necropoli con le sepolture di sovrani predi nastici e faraoni della I e della II dinastia dell’Antico Egitto. Tutte le sepolture sono costituite da camere sotterranee sulle quali probabilmente insisteva una mastaba. È qui che l’egittologo tedesco Gunther Dreyer ha rinvenuto sigilli con le sequenze dei sovrani della I dinastia. Kom el-Sultan è una grande struttura di mattoni crudi che comprende un primo tempio di Osiride, sorto probabilmente sul luogo del tempio della prima divinità del luogo, Khenti-Amentiu. Gran parte della struttura originale è andata perduta, ma gli scavi hanno rivelato centinaia di stele legate al culto di Osiride. Qui è stata trovata l’unica statua finora nota del faraone Cheope (IV dinastia), quello della Grande Piramide di Giza. Infine Shunet ez Zebib: è una grande struttura in mattoni realizzata dal re Khasekhemwy (2690 a.C.), ultimo faraone della II dinastia. A completare questa conoscenza generale di Abido la mostra di Conegliano sarà arricchita da pannelli didascalici e da una vetrina con esempi di ceramica proveniente da Abido.

Paolo Renier e Federica Pancin all'imboccatura del corridoio ipogeo che porta all'Osireion di Abido

Paolo Renier e Federica Pancin all’imboccatura del corridoio ipogeo che porta all’Osireion di Abido

Il plastico dell'Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

Il plastico dell’Osireion realizzato da Maurizio Sfiotti: in primo piano il Corridoio ipogeo

“Ora immaginiamo di essere ai limiti del deserto che lambisce la città sacra di Abido”, spiega Federica Pancin, la giovane egittologa di Ca’ Foscari che cura la consulenza scientifica. “Qui vedremmo l’imboccatura di un tunnel che emerge dalle sabbie: è l’ingresso del corridoio che porta all’Osireion, la tomba di Osiride, il luogo più sacro di tutto l’Antico Egitto”. A Conegliano il visitatore potrà idealmente percorrere il Corridoio Occidentale dell’Osireion grazie alle fotografie di Paolo Renier che permettono di vedere da vicino un luogo altrimenti inaccessibile al circuito turistico. A un certo punto il corridoio piega di 90 gradi, analogamente a quando succede nel monumento egizio. Anche qui pannelli informativi e didascalie faciliteranno la comprensione della struttura.  “Si entra così all’interno dell’Osireion”. Qui un plastico in scala 1:20, realizzato sempre da Maurizio Sfiotti, illustrerà l’architettura della Tomba di Osiride: sarà impressionante constatare quale sia la mole dei pilastri monolitici in granito e quanto sia profondo il canale che circonda l’isola centrale. Più oltre l’allestimento è ancora in corso. Scopriremo il resto della mostra nei prossimi giorni.

La vitivinicoltura nell'Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

La vitivinicoltura nell’Antico Egitto come appare in una pittura nella tomba di Nakht a Tebe

Sala del vino. Ma intanto si viene a sapere che ci sarà un ambiente, collaterale alla mostra, che legherà a filo doppio l’Antico Egitto con Conegliano: la Sala del vino. “In questo ampio locale – spiega Renier – sarà approfondita la tematica della preparazione del vino, argomento che collega l’antico Egitto al territorio trevigiano. La ricostruzione in scala 1:1 di un torchio di Antico Regno permetterà di capire le antiche tecniche di lavorazione delle uve e servirà da spunto per descrivere quelle moderne, prerogative delle cantine di Conegliano e dintorni che vorranno conoscere il progetto. La sala ospiterà periodiche degustazioni dei vini della cantina Masottina ed eventi correlati al mondo enogastronomico di oggi e di ieri. La spiegazione dei processi antico-egiziani di coltivazione, vendemmia, spremitura, torchiatura e vinificazione sarà affidata alle immagini delle tombe nella Valle del Nilo, riproposte fedelmente da un artista contemporaneo”.