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Incontro di “archeologiavocidalpassato.com” con Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), che ripercorre i duemila anni di storia della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro): dalla sua realizzazione nel I sec. a.C. alla scoperta nel 1983, al lungo restauro, fino al nuovo allestimento con supporti multimediali dell’eccezionale reperto al MAN-Adria

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di SAdria (Ro) (foto graziano tavan)
Ricostruzione della mansio Fossis con la darsena (foto unipd/man adria)
Il relitto Corte Cavanella II nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto man-adria)

Ha solcato le acque dai bassi fondali di canali e lagune per molti anni nel I sec. a.C. È la barca cucita che oggi conosciamo come relitto Corte Cavanella 2. Quella barca a un certo punto fu portata in secca. E nel I sec. d.C., privata delle sponde, segate via – perciò è rimasto solo il fondo – è stata riutilizzata come passerella su una vasca per l’acquacoltura. Lì è rimasta per duemila anni fino a quando, nel 1983, è stata scoperta durante lo scavo del sito di Corte Cavanella di Loreo (Ro), un complesso edilizio plurifase di età romana situato lungo la via Popillia costiera in posizione strategica per le rotte terrestri e fluviali, identificato con la Mansio Fossis degli itinerari antichi. L’eccezionalità del relitto e il suo buono stato di conservazione convinsero gli archeologi dell’epoca a portarla nei depositi del museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) conservata in una apposita vasca, immersa nell’acqua. Quarant’anni in ammollo, fino a quando, nel 2023, l’insorgenza di muffe ha richiesto un intervento di restauro urgente, che è diventato anche l’occasione per studiare a fondo il relitto che dal 23 maggio 2026, in occasione della Notte dei Musei, è ora esposto al pubblico al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Apparato multimediale del MAN-Adria: modello 3D della barca cucita di Corte Cavanella di Loreo (foto graziano tavan)

con un allestimento arricchito da un apparato multimediale pieno di informazioni, in una sezione, quella di Corte Cavanella, rinnovata per ospitare la barca cucita. archeologiavocidalpassato.com ha incontrato Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, che prima ripercorre ai nostri lettori il ritrovamento della barca cucita di Corte Cavanella nel sito della mansio Fossis, e poi spiega cos’è una barca cucita, ricorda le lunghe fasi del restauro, e descrive il nuovo allestimento al MAN-Adria.

La barca cucita di Corte Cavanella di Loreo al momento dello scavo nel 1985 (foto man-adria)
Apparato multimediale del MAN-Adria: planimetria del sito di Corte Cavanella di Loreo con mansio Fossis e darsena (foto graziano tavan)

“Siamo qui al museo Archeologico nazionale di Adria nella sezione dedicata a Corte Cavanella di Loreo”, esordisce la direttrice Alberta Facchi. “Il sito corrisponde probabilmente alla mansio Fossis, individuata già negli itinerari antichi, nella Tabula Peutingeriana, una stazione di posta lungo la Via Popilia. Il sito fu scavato negli anni Ottanta del secolo scorso. E oltre alle strutture della mansio fu individuata anche una darsena per le barche di una notevole importanza anche strutturale. Durante gli scavi all’interno della darsena si rinvenne un relitto ligneo. Si tratta di ambienti umidi”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com, “quindi le strutture lignee talvolta si conservano in uno stato abbastanza buono. Questa prima barca, però, fu lasciata in loco perché era in pessimo stato di conservazione. Il relitto di una seconda barca, invece, si rinvenne di reimpiego, impiegato come passerella per una struttura idraulica che forse era una vasca per l’allevamento dei pesci. Questa seconda barca, Corte Cavanella 2, di cui si è rinvenuto soltanto il fondo, fu invece asportata e negli anni Ottanta, nel 1985, fu portata in museo, all’interno di una vasca riempita di acqua, normale acqua, dove fu conservata per 40 anni. Nel 2023, in seguito soprattutto allo sviluppo di muffe, ci fu l’urgenza di restaurarla. Quindi iniziò l’avventura del restauro di questo relitto”.

“Il relitto è stato portato in museo anche perché si trattava di un reperto molto particolare”, spiega Alberta Facchi ad archeologiavocidalpassato.com. “Si tratta del fondo di una barca, probabilmente una barca anfidroma, cioè che aveva la prua e la poppa uguali, quindi una barca da canale, che ha la particolarità di essere una barca cucita, una sutilis navis (il termine latino per indicare le cuciture), in cui le assi sono state unite non con incastri né tantomeno con chiodi, bensì con cuciture di corde vegetali e calafataggio di stoppa. È una tecnica tradizionale di tutto il Mediterraneo per l’età del Bronzo e l’età etrusca fino all’età classica, praticamente. Ma una tecnica che poi si perde nel Mediterraneo a vantaggio della tecnica a tenone e mortasa, quindi ad incastro, ma rimane tradizionale solo nell’Alto Adriatico, cioè in questa zona ricca di lagune, canali, fiumi, un ambiente anfibio. È una barca cucita, una nave cucita anzi, quella rinvenuta a Comacchio di età Giulio-Claudia, che è lunga 20 metri. È cucita un relitto che proviene dal fiume Stella, ma anche una barca dell’età del Bronzo rinvenuta a Zambrattia (vicino a Umago) e adesso al museo di Pola. 

Relitto di Corte Cavanella di Loreo: dettaglio delle cuciture (foto graziano tavan)

“Quindi un reperto eccezionale per la tecnica carpentieristica navale – continua Alberta Facchi – e perché racconta della vita di queste zone in età antica, ma che in fondo era la vita anche di queste zone fino a pochi decenni fa. È una tecnica, quella delle barche cucite, anche molto facile da riparare. Questo relitto mostra numerose riparazioni fatte in antico, sempre con la stessa tecnica. Quindi quando si vedono fori al di là delle assi, quindi all’interno delle assi, vuol dire che i proprietari avevano proceduto con la riparazione di fratture e buchi, proprio, con la medesima tecnica che era veramente semplicissima: si aveva bisogno solo di un trapano, di corda e di un po’ di stoppa, e di pece – ovviamente – per fare l’ultima impermeabilizzazione.

Una fase dei restauri del relitto di Corte Cavanella di Loreo (foto man-adria)

“Ovviamente dopo 40 anni in acqua e dopo 2000 anni in scavo – ricorda Facchi -, la barca è stata sottoposta a restauro. In occasione del restauro sono state fatte anche analisi ai legni (si tratta di due assi di cipresso e quella in mezzo è invece un’asse di abete) ed è stato effettuato il Carbonio 14. Il C14 ha dato una datazione tra il II e il I secolo a.C. che però non è concorde con la datazione della mansio che invece risale al I sec. d.C. Ricordiamo però che la barca era in riutilizzo, in reimpiego. Quindi questo gap di 50 anni, considerato l’uso della barca e il suo riuso, può essere forse spiegabile proprio così. Si tratta quindi di un qualcosa che era stato conservato dalla fase precedente della mansio, che si sa che esisteva, e poi reimpiegato proprio come passerella.

Barca cucita di Corte Cavanella di Loreo: consolidamento in vasca con immissione di peg a flusso moderato (foto man-adria)
L’inserimento dei frammenti della barca cucita di Corte Cavanella nel liofilizzatore a Torino (foto man-adria)

“Il restauro, realizzato grazie al programma Restituzioni di Intesa Sanpaolo e con il sostegno anche di Fondazione Cariparo, è stato molto lungo. Ha comportato un anno di consolidamento attraverso il PEG, quindi con il polietilenglicole, un anno in cui la barca è rimasta nei depositi del museo con una soluzione sempre più concentrata di PEG. E poi l’ultima asciugatura è stata fatta con un liofilizzatore. Quindi la barca è stata portata a Torino in questi grandi liofilizzatori della Criofarma per essere asciugata del tutto. Si è poi passati alla fase di restauro vero e proprio, quindi di unione e di stuccatura dei frammenti di barca. Il tutto è stato seguito dalla restauratrice Ilaria Bianca Perticucci e dalla sua società.

Museo Archeologico nazionale di Adria: inaugurazione della sezione di Corte Cavanella con la barca cucita. Da sinistra, Daniele Ferrara, direttore regionale Musei nazionali Veneto; Alberta Facchi, direttrice Man-Adria; Massimo Barbujani, sindaco di Adria; Pako Massaro, direttore Ente Parco Delta del Po Veneto; Antonio Giolo, Consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; Silvia Foschi, Head of Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali di Intesa Sanpaolo (foto man-adria)

“Quindi noi oggi – conclude Facchi – possiamo fruire di questo reperto ancora fragilissimo, che deve essere tenuto all’aria per non avere fenomeni di condensa, e in ambiente controllato. Il nostro museo è un museo nazionale, quindi sappiamo che verrà ben controllato quotidianamente dal personale del museo. Per l’occasione è stata riallestita l’intera sezione del museo dedicata a Corte Cavanella proprio per ospitare la barca. Quindi è stato creato questo allestimento, grazie a un finanziamento del parco del Delta del Po; un allestimento proprio alla portata di tutti, con dei dissuasori per non far toccare la barca, con apparati multimediali di ultima generazione realizzati anche con la collaborazione dell’università di Padova. Ecco allora un allestimento moderno di un qualcosa di molto antico che speriamo d’ora in poi piaccia ai visitatori”.

All’Archeologico prima visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” oggi parte integrante del percorso museale. E da sabato novità ai musei di Adria, Fratta Polesine ed Este: visita guidata con la nuova app “Attenti al lupo!” per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata

La locandina per la visita guidata alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani” al museo Archeologico nazionale di Adria

In occasione dei 200 anni dalla nascita di Francesco Antonio Bocchi, giovedì 20 maggio 2021, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, la prima visita guidata, a cura di Sandra Bedetti, alla mostra “Adria anche dopo i tempi romani”. La mostra, che risale al 2018, è diventata ormai parte integrante dell’allestimento del museo, venendo a colmare un periodo della storia adriese, quello rinascimentale, poco trattato. La visita guidata è gratuita con il biglietto di ingresso al museo. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento. Prenotazione obbligatoria allo 042621612.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria (foto pm-veneto)

La storia di Adria non si ferma al mondo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, nel dicembre 2017, sia stata inaugurata la mostra (oggi come detto parte integrante del percorso museale) “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi (vedi “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus | archeologiavocidalpassato).

Sabato 22 maggio 2021, al museo Archeologico nazionale di Adria, al museo nazionale Atestino di Este, e al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine arriva la novità: “Attenti al lupo”! Dal 22 maggio infatti il museo si potrà visitare con una nuova narrazione, quella ideata – sulla base della leggenda narrata dallo storico Strabone – da Talea Teatro e TOP-Teatri Off Padova. L’orma di un lupo diventa la chiave di accesso per un percorso multimediale immersivo, fatto di video e realtà aumentata, che mette in relazione i tre musei. Il percorso di visita, attivabile tramite la app di Museum Alive (disponibile gratuitamente per Android e iOS), viene presentato sabato 22 maggio, alle 11.30, con ingresso solo su invito. Nel pomeriggio, seguiranno due visite alle 15.30 e 16.30: due turni di visita guidata all’uso della App da parte del gruppo teatrale Talea Teatro. Prenotazione obbligatoria (max 12 persone). Ingresso a pagamento, ad eccezione dei possessori di abbonamento. Tutte le attività si svolgono nel rispetto della normativa anti Covid.

“…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”: dai magazzini del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima volta esposte in mostra le preziose ceramiche del XVI secolo. Con l’occasione si lancia il restauro di una “pianella” (sandalo rinascimentale veneziano ad alto tacco) da finanziare con l’Art Bonus

Le vetrine della sezione etrusca del museo Archeologico nazionale di Adria (Foto di N. Orietti)

Parlare di Adria non vuol dire soffermarsi solo sulle sue origini, da insediamento etrusco a emporio siracusano col nome di Hatria o Atria fino alla sua rifondazione, nel 385 a.C., come colonia voluta dal tiranno di Siracusa Dionigi il Vecchio per la sua posizione strategica nei piani di espansione commerciale in Adriatico.  Così strategica che fu proprio Adria a dare il nome al mare che all’epoca la bagnava. E non vuol dire neppure ricordare quando tra il 49 e il 42 a. C. Adria diventò municipium, acquisendo il diritto di cittadinanza romana e venendo assegnata a un distretto elettorale della tribù Camilia. La storia di Adria non si ferma al Tardo Antico, come già aveva acutamente osservato nell’Ottocento Francesco Antonio Bocchi, il “padre” dell’archeologia adriese: “…L’arte figulina durò in Adria anche dopo i tempi romani, e ne fanno fede i cocci rinvenuti pochi anni or sono murati nella mensa di vecchio altare dell’antica Cattedrale; e soprattutto quelli che si estrassero (2-5 Giugno 1874) in grande quantità nello scavo del fondo del Canale della Tomba in prossimità del ponte di Santo Stefano, cocci rozzi, verniciati a nero, verde, ceruleo, giallo con fregi impressi e rilevati, non etruschi né romani, ma certo non moderni. È poi notevolissimo che in qualche fondo di tali vasi sono sigle graffite simillime alle antichissime… “. Non è quindi un caso se proprio al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), un po’ per rendere omaggio alla famiglia Bocchi, un po’ per restituire per la prima volta alla città di Adria un pezzo dimenticato della sua storia, domenica 3 dicembre 2017, alle 17, venga inaugurata la mostra, visitabile fino all’8 marzo 2018, “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, su ideazione e coordinamento di Alberta Facchi e Antonio Giolo, e curata dall’archeologa Sandra Bedetti e da Luca Doria, giovane studente dell’ateneo patavino che ha compiuto un lungo tirocinio per l’inventariazione e la ricerca del materiale e il riscontro dei pezzi con l’inventario originale redatto da F. A. Bocchi. La mostra, frutto della felice collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Adria, che fa parte del Polo museale del Veneto, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi” e l’amministrazione comunale adriese, permette di riscoprire e valorizzare reperti che finora non erano mai stati esposti e che in futuro, proprio grazie alla sinergia e ad accordi tra queste Istituzioni, potranno trovare una appropriata collocazione e valorizzazione permanente al Maad, il museo di Arte Adria e Delta.

La locandina della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi” al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro)

Domenica 3 dicembre 2017: giornata speciale. All’inaugurazione della mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”, che coincide con l’apertura gratuita del museo per la prima domenica del mese, dopo i saluti delle autorità, interverranno Sandra Bedetti e Alberta Facchi. L’evento, cui seguirà un brindisi, sarà arricchito da una dimostrazione su materiali in replica offerta da Ceramiche Artieghi, che consentirà di comprendere appieno le tecniche di manifattura della ceramica rinascimentale. Le repliche prodotte saranno lasciate a disposizione del pubblico e delle scuole a scopo didattico per tutto il periodo della mostra. L’esposizione fa parte della ormai consueta rassegna museale #EVASIONI (giunta alla terza edizione), che punta a presentare al pubblico i materiali provenienti dai depositi del museo Archeologico – a farli quindi temporaneamente evadere dagli scaffali dei magazzini – , e si inserisce nell’ambito della XXIII Settimana dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine dal titolo “Il ‘500 in Polesine: identità e patrimonio storico e artistico di un territorio tra Venezia e Ferrara, tra Riforma e Controriforma, tra Rinascimento e Accademie”. Con l’occasione, verrà illustrata la possibilità di aderire ad Art Bonus per sostenere il restauro di una “pianella” (scarpa ad alto tacco) rinascimentale della Collezione Bocchi.

Un prezioso piatto rinascimentale della collezione Bocchi in mostra ad Adria

I materiali rinascimentali Bocchi possono essere considerati una “collezione ritrovata” grazie alla sinergia tra istituzioni. “I magazzini del museo Archeologico nazionale, autentica miniera di testimonianze”, spiegano gli archeologi, “da tempo conservavano questo consistente nucleo della collezione Bocchi, che per le differenze cronologiche con l’esposizione tradizionale non hanno finora trovato spazio nel percorso museale. Materiali però ritenuti importanti già nell’800 da Francesco Antonio Bocchi: la sua attenzione per tutte le vestigia della storia locale lo portava a non trascurare anche i rinvenimenti di oggetti apparentemente meno pregiati, ma comunque testimoni della continuità di quell’arte che, dopo aver prodotto i magnifici vasi da mensa usati dagli etruschi e dai romani, era proseguita nelle epoche successive con esempi che lo studioso apprezzava, malgrado fosse privo degli strumenti di analisi e studio utili per identificarli e datarli. In anni recenti, grazie all’attenzione dell’archeologia anche per i materiali di età post romana, è stato riscoperto anche questo settore fino ad ora poco conosciuto e valorizzato”. Alcuni pezzi, i più significativi e meglio conservati, dopo il restauro effettuato a Verona a cura della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, sono finalmente tornati ad Adria e sono stati ricongiunti alla collezione storica Bocchi grazie alla proficua collaborazione tra enti diversi, statali e locali: la soprintendenza, il Polo museale del Veneto da cui dipende il museo Archeologico nazionale, l’amministrazione comunale di Adria, la fondazione Scolastica “Carlo Bocchi”. “In futuro”, continuano, “potrebbero essere esposti al pubblico al Maad insieme agli altri rimasti nei magazzini. La Fondazione, che negli ultimi anni è attiva insieme al Comune nella creazione del Maad, ha finora destinato alcuni locali della sua sede a mostre temporanee e intende mettere a norma gli spazi per esporre i pezzi in forma permanente, una volta ottenute le autorizzazioni dal Polo museale del Veneto. Di certo la direzione e il personale del museo Archeologico nazionale si sono attivati per rendere disponibile il materiale con l’obiettivo di esporlo e renderlo fruibile al pubblico in via permanente.

Scodellone di ceramica rinascimentale arcaica graffita della collezione adriese

La mostra “…Adria anche dopo i tempi romani… Il Rinascimento ritrovato della collezione Bocchi”. I curatori,  Bedetti e Doria, hanno trovato un supporto prezioso proprio in tutto il personale del museo, che ha seguito l’aspetto fotografico e grafico e l’allestimento – finanziato per le spese correnti dalla Fondazione Bocchi. Prezioso è stato anche l’apporto dei due giovani volontari del Servizio Civile Nazionale che da settembre affiancano il personale del museo: Sara Finotti, cui si devono i bei disegni dei pannelli, e Filippo Trombini, che cura la comunicazione e che sulla pagina Facebook del museo (@Museoarcheologicoadria) ci offre in anteprima le vicende delle operazioni preliminari all’allestimento, il backstage della mostra. Per tutto il periodo della mostra, inoltre, saranno organizzate attività didattiche per le scuole a cura del partner tecnico associazione Studio D. In mostra viene esposta una parte significativa della ceramica rinascimentale della collezione Bocchi (presentata al pubblico in forma ridotta durante una serata in settembre 2017 per celebrare il ritorno di alcuni pezzi da un lungo restauro), con l’aggiunta di qualche reperto proveniente dall’ex convento di San Giacomo a Bellombra. “Solo apparentemente i pezzi sembrano di poco conto”, spiegano i curatori: “Si tratta infatti di frammenti e scarti di cottura, usati spesso in passato per consolidare le fondazioni di edifici o le sponde di canali che, sulla base delle indicazioni di Francesco Antonio Bocchi, furono rinvenuti casualmente ad Adria e nelle campagne circostanti. In realtà, nel loro complesso, questi materiali offrono un’ampia panoramica sulla tecnologia dell’arte ceramica rinascimentale e sul repertorio delle sue figurazioni, immortalata anche dai grandi pittori veneti del Rinascimento: dalla ceramica graffita alla più preziosa maiolica, alla sua imitazione più “povera”, la pseudo maiolica. E proprio gli scarti di lavorazione e di cottura, insieme a alcuni curiosi supporti a forma di “zampa di gallina” usati come distanziatori tra i vasi nell’impilaggio all’interno della fornace durante la cottura, ci consentono di ricostruire le catene produttive e sono preziose testimonianze di un’arte assai complessa. Sulla tecnologia e sul repertorio figurativo si snodano i temi delle quattro vetrine (“Dalla terra al piatto. Metodi di lavorazione e uso della ceramica”; “I tempi graffiti. Ornamenti e tecniche nel corso dei secoli”; “Lustro dall’Oriente. L’arte della maiolica e le imitazioni locali”; “Mangiare a colori. L’evoluzione della tecnica e del gusto nelle decorazioni”) allestite, con utili agganci alla storia locale del Rinascimento: dal processo per eresia  di Luigi Grotto – il “Cieco di Adria”-, alle vicende del passaggio della città dalla Casa Estense alla Repubblica Serenissima, alle grandi opere idrauliche che modellarono il Delta del Po fino alla forma attuale”.

La pianella della collezione Bocchi da restaurare: è il tipico sandalo veneziano del XVI secolo in legno e cuoio

Art bonus per la “pianella”.  L’inaugurazione della mostra è l’occasione per presentare al pubblico la possibilità di partecipare al finanziamento del restauro della “pianella” in legno e cuoio, sandalo ad alta zeppa tipico del costume femminile veneziano, anch’essa pertinente alla Collezione Bocchi. Si tratta di una calzatura a doppio tacco in legno rivestito in cuoio decorato a punzonatura, databile alla fine del XVI – inizi del XVII secolo . Originariamente, doveva recare sulla punta una applique in metallo o altro materiale, di cui rimangono i fori per il fissaggio. Una famosa opera del pittore veneziano del Rinascimento, Vittore Carpaccio, conservata al Museo Correr, “Due dame veneziane”, mostra un paio di pianelle, poste sul pavimento, molto simili a quella adriese. “È un’occasione per diventare mecenati”, sottolineano al museo Archeologico: “finanziando il restauro della pianella con l’Art bonus”. Secondo gli studiosi, il sandalo che fa parte della collezione Bocchi, a giudicare dalle tracce di sedimento ancora presneti sul manufatto, dovrebbe provenire dagli scavi ad Adria citati da Francesco Antonio Bocchi, che così lo descrive nel catalogo del Domestico museo, riconoscendone l’appartenenza ad un’età “moderna ma non recente”: “…Scarpa, o meglio sandalo, moderno ma non recente formato da una grossa suola sotto la quale sono due grandi rialzi corrispondenti l’uno alla parte del tacco l’altro a quella della punta:(…). Tutta ricoperta di pelle bianca ornata a punteggiatura e così pure le liste superiore sono ornate di fregi simili e di cappette all’estremità. Deve aver servito a donna….”. Probabilmente proprio perché si tratta di un’opera “polimaterica” (cuoio, legno e filo di sutura) che ovviamente prevede di interventi particolari, il sandalo era rimasto escluso dal lotto dei recenti restauri curati dalla soprintendenza di Verona. Ma il suo precario stato di conservazione e la fragilità dei materiali con cui è stato realizzato, richiedono interventi immediati. Servono analisi diagnostiche e micro-campionature per determinare lo stato del degrado e mirati interventi di restauro, una delicata pulitura superficiale, una profilassi anti-xilofagi e la reidratazione del cuoio e delle parti in pelle, nonché interventi che prevengano ulteriore degrado.