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Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori

Restauratori al lavoro sul grande mosaico di Alessandro al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Marco Pedicini)

L’annuncio ai primi di gennaio di quest’anno: due mesi per un intervento sulle tessere musive, una pausa, e due mesi per consolidare il supporto retrostante il “Gran Musaico”. Al via la campagna di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro che rappresenta un simbolo universalmente noto, dei tesori custoditi dal museo Archeologico nazionale di Napoli. E la prima fase del restauro del celebre mosaico di Alessandro, che inizialmente doveva partire alla fine di gennaio 2021, è iniziata il 4 marzo 2021. Alla partenza del cantiere hanno partecipato Paolo Giulierini (direttore del Mann), Amanda Piezzo (direttore Tecnico lavori restauro mosaico), Antonio De Simone (direttore scientifico dei lavori), Maria Teresa Operetto (responsabile Laboratorio restauro Mann) e Claudia Carrer (partnership, Alliances/ Project Manager Tim) (vedi Napoli. Al via il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso, capolavoro simbolo, universalmente noto, dei tesori del Mann. Entro luglio 2021, sarà ultimato il cantiere aperto al pubblico. Il direttore Giulierini: “Scriviamo una pagina importante per la storia del Museo e la conservazione dei beni culturali” | archeologiavocidalpassato).

Paolo Giulierini, direttore del Mann, all’apertura del cantiere del mosaico di Alessandro (foto Marco Pedicini)

“Ci vuole coraggio per affrontare un restauro di questo tipo, il coraggio che ci trasmette questo grande personaggio, che si lanciò alla conquista del mondo“, interviene il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Un coraggio che in parte è mancato nei tempi passati, quello di porsi il problema del mosaico di Alessandro. Ringrazio il prof. Antonio De Simone che mi ha subito sottolineato l’ urgenza e l’ importanza di questo restauro,  il nostro architetto Amanda Piezzo. Il Museo, con il suo laboratorio di restauro guidato proprio da oggi da Maria Teresa Operetto, per questa impresa non si è chiuso in se stesso. Lavoriamo insieme a importanti partner scientifici, Università,  alla Tim in collaborazione con NTT DATA e una tecnologia che si coniuga con il miracolo quotidiano delle mani dei nostri restauratori. Sarà un restauro ‘trasparente’, visibile ai visitatori alla riapertura dei musei ed in alcune fasi anche on line. Tutti insieme ci prendiamo questa grande responsabilità, in coordinamento con l’ Istituto centrale per il restauro (ICR) diretto da Alessandra Marino, che ringrazio. Tra un anno organizzeremo la grande mostra Alessandro e la via delle indie, con la Regione Campania. Perché il nostro Museo, simbolo dell’archeologia italiana nel mondo,  guarda a Oriente e ad Occidente”.

Soluzioni digitali sperimentali proposte da Tim a supporto del restauro tradizionale (foto Marco Pedicini)

Tim contribuisce a riportare allo splendore originale il prezioso mosaico della Battaglia di Isso, in collaborazione con il Mann e con il supporto di NTT DATA. Grazie alle soluzioni innovative sviluppate e all’utilizzo della propria soluzione di Virtual e Augmented Reality, il progetto unisce le abilità umane del restauratore alle tecniche digitali più avanzate, per consentire – in una modalità fortemente innovativa, tra le prime al mondo – il restauro del Mosaico della Battaglia di Isso del 330 a.C. Tim mette a disposizione soluzioni digitali in via sperimentale che consentono l’utilizzo di nuove tecniche per il restauro, grazie all’elaborazione simultanea dell’enorme quantità di dati e parametri tecnici acquisiti nel corso della fase diagnostica preliminare. Sarà possibile infatti riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro.

Smart glasses in dotazione ai restauratori del mosaico di Alessandro al Mann (foto Marco Pedicini)

Gli applicativi, insieme ad una consolle di controllo, consentiranno di utilizzare un visore intelligente da indossare per inquadrare la parte d’interesse del mosaico sulla quale si intende lavorare: il restauratore in questo modo avrà sempre le mani libere per operare e, cosa più importante, potrà lavorare sulla parte posteriore del mosaico controllando in ogni momento gli effetti eventuali prodotti negli strati anteriori dello stesso. Successivamente, grazie alla bassa latenza abilitata dal 5G, tutte le operazioni di restauro potranno essere seguite simultaneamente non solo dai tecnici nel museo tramite un grande schermo ma anche da altri tecnici collegati da remoto da tutto il mondo seguire e intervenire. Le soluzioni innovative adottate per il Mosaico consentiranno in futuro di aggiungere nuovi contenuti all’esperienza turistica dei visitatori, che potranno ammirare l’opera in presenza o a distanza, creando percorsi di realtà aumentata e immersivi, con modelli 3D e video.

“Fate presto”: il grido simbolo del terremoto dell’Irpinia del 1980. Nel quarantennale ecco l’anteprima della mostra fotografica “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, l’introduzione del direttore Giulierini, e il documentario sul sisma al Mann

Terremoto dell’Irpinia 1980: soccorsi tra le macerie (foto Antonietta De Lillo)

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Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19


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Irpinia 1980: il sisma in presa diretta nelle foto di Antonietta De Lillo (archivio marechiarofilm)

23 novembre 1980. Alle 19:34 la terra trema per 90 secondi. Dall’epicentro a Conza della Campania l’onda si propaga per 17mila chilometri quadrati, radendo al suolo 126 paesi, lasciando senza casa 300mila persone. 8.848 i feriti, 2.914 i morti. FATE PRESTO! è il grido rimasto nella storia del quotidiano Il Mattino quando il 26 novembre ancora non arrivano i soccorsi, in quello che è a tutt’oggi il terremoto più devastante che ha colpito l’Italia nell’ultimo secolo. Nel quarantennale del terremoto sul sito di marechiarofilm anteprima  di 10 scatti inediti della fotografa e regista napoletana Antonietta De Lillo della mostra “19.34/ Quaranta anni dopo/La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo”, che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid. Le immagini sono il reportage sensibile di una delle ferite ancora aperte della nostra storia recente. Senza mai perdere una giusta distanza dalla realtà che osserva, l’occhio dell’autrice riesce a restituirci l’umanità che si cela dietro la cronaca, sempre in bilico tra la presa diretta della realtà e la ricerca di ciò che è invisibile. La gallery, online fino al 2 dicembre 2020, è anteprima della mostra “19:34 quarant’anni dopo / La storia in presa diretta” che sarà realizzata al Mann nel 2021, dove sarà possibile vedere l’intero complesso delle fotografie di Antonietta De Lillo sul terremoto del 1980. La mostra è l’occasione di rivivere pagine della nostra storia recente e capire come queste possono riflettersi sull’oggi e aprire importanti riflessioni sul nostro presente.

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

23 novembre 1980: cosa successe al museo Archeologico nazionale di Napoli? Ce lo raccontano alcuni scatti dell’Archivio Fotografico del Mann: le conseguenze del terremoto furono pesanti, anche se non si ebbero effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975. Tra i danni più consistenti, si annoverano 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio).

23 novembre: per ricordare e costruire il futuro, partendo dal passato. La giornata è iniziata con il videomessaggio del direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Oggi 23 novembre, abbiamo deciso di lanciare on line la mostra “19.34”, l’ora relativa alla scossa del terremoto dell’Irpinia, e lo abbiamo fatto nell’ambito di una serie di mostre dedicate al “Mann e la memoria”, la prima delle quali è stata la mostra dedicata alle Quattro giornate di Napoli. Non possiamo non iniziare questa mostra partendo dal mondo antico, in quanto già le vicende delle terre vesuviane all’epoca dell’eruzione del Vesuvio e alla distruzione di Pompei ed Ercolano ci insegnano quanto sia vicino, intimo, il rapporto tra vita dell’uomo e catastrofe naturale. D’altra parte poi la mostra non si ferma qui, ma ha un importante focus dedicato a fotografie eccezionali, uniche, di reportage dei primi momenti relativi alla scossa in Irpinia, e poi passiamo a quello che rappresentò il terremoto a livello di danni nel nostro istituto. Furono persi tantissimi vasi. Ci furono danni strutturali al palazzo. Ma vorremmo anche ripercorrere un’idea di rinascita attraverso l’ultima parte che si occupa di quello che il museo sta facendo insieme all’università “Federico II” per realizzare un palazzo che sia in sicurezza e con un allestimento a prova di sisma. Perché il museo si occupa di terremoto?  Perché analogamente ad oggi, che siamo in una situazione simile per via del Covid, un istituto culturale non può stare lontano dalle vicende che in qualche modo si ripercuotono sulla società civile, la segnano, e quindi deve ricordare, ha l’obbligo di recuperare la memoria e lanciare messaggi positivi per un rilancio come fu quello degli anni Ottanta che dal sisma si generò ad esempio nell’ambito dei beni culturali una generazione di giovani che parteciparono al recupero di tutte quelle opere che erano andate distrutte. Quei giovani degli anni Ottanta adesso sono persone prossime alla pensione, ma lasceranno i testimoni a nuove generazioni che sapranno sicuramente tutelare al meglio quell’immenso patrimonio che rischiò di essere perso per sempre”.

All’indomani del 23 novembre 1980, un gruppo di archeologi si ritrovò nell’Atrio del museo Archeologico nazionale di Napoli per verificare i danni provocati dal violento sisma. Tra i giovani esperti, vi era il prof. Antonio De Simone, che racconta in questo breve documentario le emozioni dei “ragazzi del 1980”: insieme per far rivivere la bellezza.

23 novembre: nel quarantennale del terremoto dell’Irpinia del 1980, il museo Archeologico nazionale di Napoli propone un’anteprima digitale della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” (rinviata al 2021 per il Covid) e un mini-documentario sul Museo nel 1980

Il manifesto della mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” al museo Archeologico nazionale di Napoli, rinviata al 2021 causa Covid-19

23 novembre 1980, ore 19.34: la terra trema nel cuore della Campania, l’Irpinia. Magnitudo 6.9 della scala Richter, X della scala Mercalli. Il bilancio finale parla di quasi 3mila morti. L’onda sismica colpisce anche il museo Archeologico nazionale di Napoli: negli storici depositi, il famoso Sing Sing, i segni più evidenti: vasi caduti dagli scaffali, cocci dappertutto, una coltre di polvere e calcinacci. Antonietta De Lillo all’epoca era una stimata fotogiornalista agli esordi della carriera. È lei che realizza un reportage su quei primi momenti drammatici. E oggi i suoi scatti diventano una mostra: “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” che il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà nel 2021 dopo il rinvio forzato per l’emergenza Covid-19. Lunedì 23 novembre 2020, quarantennale del terremoto del 1980, ricorrenza simbolica da celebrare con le nuove tecnologie, la mostra “19.34/ Quarant’anni dopo/ La storia in presa diretta. Fotografie di Antonietta De Lillo” sarà presentata in anteprima digitale sui canali Facebook ed Instagram del Mann; i contenuti sono disponibili sul sito di marechiarofilm srl, titolare dell’archivio che concede le immagini inedite di Antonietta De Lillo. 

Vasi a terra in frantumi nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli per il terremoto del 1980 (foto Archivio Mann)

In occasione dunque del quarantennale del terremoto, che devastò la Campania con particolare violenza nelle aree dell’Avellinese, il Mann riscopre pagine indimenticabili della storia regionale:  partendo dall’archivio fotografico inedito della regista Antonietta De Lillo, che agli esordi di carriera è stata fotogiornalista per importanti quotidiani e settimanali, i fan delle piattaforme social del Mann avranno un’anteprima degli oltre cento scatti, che saranno esposti al Museo nel prossimo anno. Fil rouge della campagna virtuale sarà il claim “Il MANN e la memoria”, che connette la programmazione di importanti attività culturali alla volontà di riscoprire luoghi e momenti topici della storia: in una drammatica fase di pandemia, che ha costretto a posticipare la mostra al 2021, ricordare una fase di crisi (e di successiva ricostruzione) assume un valore particolare. Esattamente alle 19.34 di lunedì 23 novembre 2020, così, gli internauti potranno sfogliare, su Facebook, una slide show di anteprima dell’exhibit: le fotografie selezionate rappresenteranno un viaggio a ritroso nel tempo per conoscere cronaca e vita della Campania (e dell’Italia). Le immagini, che saranno fruibili per dieci giorni sul portale di marechiarofilm, rappresenteranno quasi un ingresso virtuale e metaforico nelle sale della mostra: si partirà, dunque, dai primi scatti in bianco e nero, realizzati da De Lillo all’indomani del terremoto a Sant’Angelo dei Lombardi, Laviano ed in altri centri dell’Irpinia. “Recuperare parte del mio archivio fotografico è stata una grande emozione, è stato come guardarmi attraverso un binocolo girato al contrario”, confessa la regista Antonietta De Lillo. “Queste immagini mi hanno riportata esattamente alle emozioni che mi hanno spinto a muovermi attraverso la Campania e i borghi dell’Irpinia distrutti dal terremoto. Ricordo perfettamente cosa ho provato nel trovarmi lì a fotografare interi paesi ridotti a un cumulo di macerie, con gli uomini che scendevano dalle montagne portando con sé lenzuola e coperte che avvolgevano cadaveri. Ho dovuto per un attimo spostare la macchina fotografica dalla mia faccia per sentire quell’umanità dolente e poi ho guardato di nuovo nell’obiettivo e ho scattato. Vedendo queste fotografie oggi mi sembra che questa ricerca di contatto umano sia riuscita a entrare dentro le immagini o almeno lo spero”.

Gli effetti del terremoto del 1980 nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Archivio Mann)

“Il Mann e la memoria è una delle direttrici principali della nostra ricerca”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini.  “Ci è sembrato importante che il Museo di una città,  intimamente connessa alla sua storia archeologica e più in generale culturale e sociale, dedicasse  una mostra  ai 40 anni del terremoto del 1980. Lo facciamo nella giornata del 23  novembre,  anche se in maniera solo digitale, dandovi  appuntamento alla futura esposizione.  Trasmettere la memoria viva di ciò che è accaduto 40 anni fa  è oggi, in piena emergenza Covid,  ancora più significativo. Insieme al ricordo della tragedia vogliamo comunicare  alle giovani generazioni anche e soprattutto la capacità di rinascita e di solidarietà, che trasmettono le immagini  di questa mostra, il coraggio, le opportunità, l’impegno.  Gli inediti scatti in presa diretta  di Antonietta De Lillo – continua Giulierini – ci fanno riflettere su una umanità  sicuramente non differente da quella che soffrì  per simili eventi nell’antichità, aspetto questo che sarà indagato in mostra nel dialogo con i nostri  straordinari reperti, a cominciare  da un iconico calco umano di Pompei. Una terra abituata a tremare quella del Sud. E basti pensare al terribile terremoto del 62 d.C. che colpì proprio Pompei ed Ercolano e ai lavori di ristrutturazione mai ultimati, le cui testimonianze sono state  conservate dall’eruzione del 79 d.C. Un altro aspetto è fondamentale, per la storia del Mann, è  l’apporto che diedero i giovani a quella rinascita post terremoto: dallo sviluppo del nostro laboratorio di restauro,  alla definizione di una vera e propria  coscienza archeologica della città,  aspetti spiegati nel contributo video del prof. Antonio de Simone che di quei giorni  fu protagonista.  Da questa storia nasce il  nostro grande impegno sugli studi per l’antisismica, che stiamo conducendo  insieme all’università  “Federico II” e  in rete con i musei della California e del Giappone. Perché le grandi crisi, ieri come oggi,  devono indicarci la strada per un  futuro migliore”.

Ritrovando idealmente i temi della mostra, e senza anticipare le caratteristiche dell’allestimento, che sarà ospitato nelle sale 91-93 limitrofe alla Meridiana, la giornata di lunedì 23 novembre 2020 avrà diversi post preparatori della slide show delle 19.34: si partirà al mattino con alcuni scatti dei danni subiti dal Museo con il sisma del 1980; le fotografie, provenienti dall’Archivio Fotografico del Mann, racconteranno le conseguenze del terremoto, che non ebbe effetti ancora più devastanti grazie al consolidamento dell’edificio, iniziato proprio nel 1975: tra i danni più consistenti, si annoverano quelli a 165 terrecotte, 122 vasi esposti e 195 nei depositi, includendo essenzialmente reperti corinzi, attici, apuli (Raccolta Cumana, Collezioni Spinelli, Santangelo e Vivenzio). Dalle immagini in bianco e nero al video-racconto: sulla pagina Facebook del Mann sarà postato anche un mini-documentario, che sarà presente in mostra, in cui l’archeologo prof. Antonio De Simone ripercorrerà le emozioni del 24 novembre, quando un gruppo di esperti si ritrovò nell’Atrio del Museo per fare la stima dei danni causati dalla scossa della sera precedente.

Alla Reggia di Caserta la collezione “Terrae Motus” (foto Reggia di Caserta)

Per completare la giornata social di ricordo del quarantennale del terremoto, condivisione congiunta di post con la Reggia di Caserta: alle 13, il Mann proporrà alcune immagini del nuovo allestimento di “Terrae Motus”, mentre la Reggia, allo stesso orario, presenterà gli scatti dell’Archivio Fotografico del Museo. Sensibilità, culto della storia e valore della memoria sono valori che rappresentano un terreno comune di cooperazione interistituzionale: previste nuove forme di collaborazione, tra l’Archeologico e la Reggia, in occasione della mostra “19.34”.

Dagli Etruschi ai Gladiatori: il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli ha aperto e chiuderà idealmente la XXVI edizione degli Incontri di archeologia. Le grandi mostre, le nuove collezioni del Museo che cambia, il dialogo con il territorio, le tendenze più aggiornate degli studi di settore

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Paolo Giulierini, direttore del Mann, apre gli “Incontri di archeologia” 2020-2021 (foto Giuseppe Di Leva / Mann)


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Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli che organizza gli “Incontri di archeologia” (foto Mann)

Lo staff del museo Archeologico nazionale di Napoli che organizza gli “Incontri di archeologia” (foto Mann)“Insieme, oggi come ieri, uniti e pronti a volare grazie alla cultura”: è uno dei tanti messaggi emersi dalla conferenza del direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, che il 15 ottobre 2020 ha inaugurato nel nuovo auditorium del museo la XXVI edizione degli Incontri di Archeologia (sempre alle 16, in auditorium) parlando di “Previsioni bestiali: leggere il futuro dal volo degli uccelli nel mondo etrusco”; e sarà sempre il direttore, nel cuore della primavera del prossimo anno, che illustrando il tema “I giochi gladiatori e il mondo etrusco” (15 aprile 2021), rintraccerà il fil rouge tra i due grandi eventi culturali della stagione 2020/2021 del MANN: la mostra sugli Etruschi e quella su Gladiatori. “Il Mann riparte con gli Incontri del giovedì, cosciente dell’importanza di valorizzare la ricerca scientifica e di comunicare in forma corretta le grandi novità dell’archeologia mondiale”, commenta Giulierini. “La storica rassegna, a cura dei Servizi Educativi (responsabile: Lucia Emilio), crea diverse finestre di approfondimento per provare a “guardare da vicino” l’arte antica”. Tutti gli eventi, gratuiti, sono organizzati in sicurezza e nel rispetto delle vigenti disposizioni anti-Covid: obbligatoria la prenotazione telefonica presso la Segreteria dei Servizi Educativi del Museo (tel. 0814422328/329, dal lunedì al venerdì, ore 9-15).

Pubblico distanziato agli “Incontri di Archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
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Le famose sculture dei Corridori, provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, conservate al Mann (foto Luigi Spina)

Le grandi mostre, le nuove collezioni del Museo che cambia, il dialogo con il territorio, le tendenze più aggiornate degli studi di settore: sono tanti i temi  approfonditi nella ventiseiesima edizione degli Incontri di Archeologia che racconteranno al pubblico l’unità nella diversità dei capolavori del passato. Antonio De Simone effettuerà un bilancio delle conoscenze sulla Villa dei Papiri (29 ottobre 2020), Antonio Scognamiglio mostrerà tecniche e saperi per ridare luce alla bellezza grazie al restauro (12 novembre 2020), Maria Morisco descriverà  il lungo lavoro di riordino dei depositi museali (21 gennaio 2021), Grete Stefani si soffermerà sulle storie quotidiane dischiuse dalle antiche suppellettili (25 marzo 2021).

Il castello di Baia, sede del museo Archeologico dei Campi Flegrei (foto Pafleg)

Una visione olistica dell’arte antica per travalicare i confini delle città vesuviane, rappresentando le tante anime della Campania felix:  Cuma, dalle origini al presente, nell’analisi di Matteo D’Acunto (26 novembre 2020); il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, tra ricerca ed innovazione, nella strategia del direttore Fabio Pagano (14 gennaio 2021); Nola, che riecheggia il Ginnasio di Atene, nella lezione di Mario Cesarano (4 marzo 2021). 

Il gruppo dei Tirannicidi nella collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Anche per l’offerta culturale 2020/2021, gli Incontri di Archeologia prevedono alcuni eventi legati ad una parola chiave: per quest’edizione, il collezionismo, declinato secondo diverse accezioni.  Naturalmente, non potrà mancare il racconto del “Museo di Napoli. Collezione di Collezioni (1780-1980)” (l’incontro, previsto il 22 aprile 2021, sarà a cura di Andrea Milanese e dell’Ufficio Museografia del MANN); da non perdere anche la conferenza di Paola D’Alconzo sui soggetti pompeiani nel collezionismo del XVIII secolo (4 febbraio 2021), l’analisi di Federico Rausa su “I Farnese e l’antico” (18 febbraio 2021), l’excursus di Marco Nocca sui preziosi reperti della Collezione Borgia (11 marzo 2021).

Il direttore del Mann Paolo Giulierini con Maria Lucia Giacco, curatrice della collezione Magna Grecia (foto Graziano Tavan)

Non solo lectiones, ma anche occasioni per riflettere sul dialogo tra le arti: sarà inserita nell’ArcheoCineMann la proiezione di “Stonehenge” di N. Gilliam Smith​ (3 dicembre 2020), mentre “Il Vaso del caos” di Giovanni Greco (17 dicembre 2020) sarà un istrionico omaggio a Pirandello e Camilleri. Uno sguardo alle nuove collezioni per concludere la rassegna in maggio, svelando al pubblico anche alcuni reperti che saranno oggetto di riallestimento: giovedì 6, Carmela Capaldi si occuperà di statuaria campana, mentre il 13 sarà la volta di Maria Lucia Giacco con il focus sulle collezioni pompeiane.