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Oderzo. La mostra “L’anima delle cose” prorogata al 31 ottobre: considerate le reiterate chiusure e le difficoltà di visita, data l’opportunità di ripercorre sei secoli di storia dell’antico centro romano, dal I al VI secolo d.C., attraverso le testimonianze di oltre 50 tra i più significativi corredi rivenuti in oltre trent’anni di scavi

Tornano i visitatori a Palazzo Foscolo di Oderzo per la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” (foto Oderzo Cultura)
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Locandina della mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” a Oderzo prorogata al 31 ottobre 2021

La giovane Phoebe, la fanciulla romana raffigurata nell’importante stele funeraria esposta in mostra, e gli altri abitanti dell’antica Opitergium sono pronti ad accogliere i visitatori fino al 31 ottobre 2021. Considerate le reiterate chiusure e le difficoltà di visita che si sono susseguite nei mesi passati, legate all’emergenza sanitaria, Oderzo Cultura ha dunque deciso di prorogare l’esposizione “L’anima delle cose” inaugurata nel novembre 2019 (vedi Cinquanta corredi inediti dalla città dei morti per raccontare la città dei vivi: a Palazzo Foscolo e al museo Archeologico di Oderzo la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” che dà conto delle straordinarie scoperte delle ricerche archeologiche a Oderzo tra il 1986 e il 2013 | archeologiavocidalpassato) e allestita nelle sale di Palazzo Foscolo e del museo Archeologico “Eno Bellis”, al momento vistabile nei giorni di venerdì, sabato e domenica, dalle 14 alle 19. Sabato e domenica l’ingresso è su prenotazione (con almeno un giorno di anticipo) scrivendo a: prenotazioni@oderzocultura.it o chiamando allo: 0422 718013 int. 3 dal mercoledì al venerdì 9-12 e 14-18. Biglietto unico polo museale: intero 6 Euro, ridotto 4 Euro.

Cavallino giocattolo in ceramica arancio (I-V sec. d.C.) da via degli Alpini (foto Sabap-Ve-Met-Maddalena-Santi)

Un evento troppo importante dal punto di vista scientifico e divulgativo per non garantire, ancora per alcuni mesi, la sua visita con la possibilità dunque per il pubblico e gli studenti di ripercorre sei secoli di storia dell’antico centro romano, dal I al VI secolo d.C., attraverso le testimonianze di oltre 50 tra i più significativi corredi rivenuti in oltre trent’anni di scavi, nella necropoli dell’antica Opitergium. L’obiettivo è anche non disperdere le energie rimesse in campo per valorizzare e far conoscere al pubblico e agli stessi cittadini un patrimonio di grande valore –  testimonianza di vita e morte di uno dei più importanti centri della romanità nel Nord Italia – attraverso un’esposizione che per significato e qualità ha richiamato anche il forte interesse della stampa specialistica che ha dedicato numerosi approfondimenti all’iniziativa.

Palazzo Foscolo e il museo Archeologico “Eno Bellis” a Oderzo sede della mostra “L’anima delle cose” (foto Oderzo Cultura)

La mostra, realizzata da Oderzo Cultura con un comitato scientifico composto dai funzionari della soprintendenza che hanno coordinato e sovrainteso alle diverse campagne di scavo – Marianna Bressan, Annamaria Larese, Margherita Tirelli e Maria Cristina Vallicelli – e da Marta Mascardi conservatore del museo Archeologico “Eno Bellis” di Oderzo Cultura, tornerà ad essere dunque un’eccezionale occasione per scoprire da vicino le testimonianze di oltre 50 tra i più belli e significativi corredi dei 94 studiati per  l’occasione  (di cui dà invece conto il prezioso catalogo Edizioni Ca’ Foscari)  rinvenuti in oltre trent’anni di scavi nella necropoli dell’antica Opitergium. Corredi  per lo più inediti ed esposti insieme per la prima volta in questa significativa occasione.  

L’allestimento della mostra “L’anima delle cose” a Oderzo (foto Oderzo Cultura)

Sei secoli di storia, dal I al VI secolo d.C. e reperti che durante questi mesi di quarantena non hanno mai smesso secoli di coinvolgere il pubblico di appassionati con racconti e curiosità sulla vita di Opitergium e i suoi abitanti, grazie all’intesa attività sui profili social promossa da Oderzo Cultura. L’importante passato della città si rivela infatti attraverso le testimonianze degli uomini e delle donne che hanno abitato questa terre, in un dialogo tra passato e presente. Un viaggio attraverso gli oggetti riemersi dalla città dei morti per riscoprire il mondo dei vivi dell’antica Oderzo e dei suoi abitanti, come la giovane fanciulla romana Phoebe, con la stele a lei dedicata risalente al I secolo d.C., o un bimbo con i suoi giochi infantili e il suo cavallino in terracotta  dotato anche di ruote per il traino: eccezionale reperto rinvenuto in una tomba di fine II-III secolo d.C.

Oderzo (Tv). Riapre, con orario prolungato e proroga, la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” a Palazzo Foscolo e al museo Archeologico “Eno Bellis”: corredi per lo più inediti ed esposti insieme per la prima volta

Tornano i visitatori a Palazzo Foscolo di Oderzo per la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” (foto Oderzo Cultura)

Locandina della mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” a Oderzo dal 24 novembre 2019 al 31 maggio 2020 (prorogata)

La chiusura forzata è finita. Oderzo Cultura riapre dalle 14 di mercoledì 20 maggio 2020 la mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” che, come tutti i luoghi della cultura in Italia, era stata chiusa per l’emergenza coronavirus. Quindi Palazzo Foscolo e il museo Archeologico “Eno Bellis”, sedi della mostra, saranno fra le prime realtà museali italiane ad accogliere i visitatori, grazie agli sforzi per adottare rapidamente tutte le misure necessarie per garantire la loro sicurezza e quella dei lavoratori, secondo i protocolli indicati dal MiBACT. “Siamo felici di poter riaprire le porte del polo culturale e della mostra temporanea, in particolare, già dal 20 maggio. Un risultato raggiunto grazie all’impegno di tutta la squadra di lavoro”, spiega Carlo Gaino, presidente di Oderzo Cultura. “Abbiamo pensato di estendere i giorni di apertura, partendo già dal mercoledì, per favorire l’ingresso delle famiglie e dei ragazzi che sono ancora a casa da scuola e che hanno così un’occasione in più per visitare l’esposizione nei pomeriggi di questo prossimo periodo”. Orario prolungato dunque dal mercoledì alla domenica dalle 14 alle 19. Non solo, è anche annunciata l’auspicata proroga dell’esposizione, la cui chiusura era programmata – prima dell’emergenza coronavirus – fino al 31 maggio 2020, fino alla pausa estiva.

Il corredo della Tomba 13 (I-II sec. d.C.) da via Spinè di Oderzo: Olpe, bicchiere, coppe,
piatto in vetro azzurro trasparente, balsamari,
spilloni, monete (foto Sabap Ve-Met / Maddalena Santi)

Annamaria Larese, direttrice del museo Archeologico nazionale di Venezia, scomparsa il 1° maggio 2020

La mostra, realizzata da Oderzo Cultura con un comitato scientifico composto dai funzionari della soprintendenza che hanno coordinato e sovrainteso alle diverse campagne di scavo – Marianna Bressan, Annamaria Larese, Margherita Tirelli e Maria Cristina Vallicelli – e da Marta Mascardi Conservatore del Museo archeologico di Oderzo Cultura, tornerà ad essere dunque un’eccezionale occasione per scoprire da vicino le testimonianze di oltre 50 tra i più belli e significativi corredi dei 94 studiati per l’occasione (di cui dà invece conto il prezioso catalogo Edizioni Ca’ Foscari) rinvenuti in oltre trent’anni di scavi nella necropoli dell’antica Opitergium. La riapertura è anche l’occasione per Oderzo Cultura per ricordare con stima e affetto l’archeologa Annamaria Larese scomparsa il 1° maggio 2020, all’età di 62 anni, dopo alcuni mesi di malattia, direttrice del museo Archeologico nazionale di Venezia e del museo nazionale Concordiese di Portogruaro e area archeologica di Concordia Sagittaria, che tanto ha contribuito alla studio e alla conoscenza della necropoli opitergina, membro del comitato scientifico della mostra.

Mosaico dell’offerta espositiva alla mostra “L’anima delle cose. Riti e corredi dalla necropoli romana di Opitergium” a Oderzo (foto Sabap Ve-Met / Maddalena Santi)

Corredi per lo più inediti ed esposti insieme per la prima volta in questa significativa occasione. Sei secoli di storia, dal I al VI secolo d.C. e reperti che durante questi mesi di quarantena non hanno mai smesso di coinvolgere il pubblico di appassionati con racconti e curiosità sulla vita di Opitergium e i suoi abitanti, grazie all’intesa attività sui profili social promossa da Oderzo Cultura. L’importante passato della città si rivela infatti attraverso le testimonianze degli uomini e delle donne che hanno abitato questa terre, in un dialogo tra passato e presente. Un viaggio attraverso gli oggetti riemersi dalla città dei morti per riscoprire il mondo dei vivi dell’antica Oderzo e dei suoi abitanti, come la giovane fanciulla romana Phoebe, con la stele a lei dedicata risalente al I secolo d.C., o un bimbo con i suoi giochi infantili e il suo cavallino in terracotta dotato anche di ruote per il traino: eccezionale reperto rinvenuto in una tomba di fine II-III secolo d.C.