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Roma. “Madri mogli e cittadine esemplari” con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani apre il nuovo ciclo de “I Giovedì del PArCo” alla Curia Iulia, sette incontri dedicati a “Radici classiche: alle origini del femminile”

La Curio Iulia nel foro romano sede degli incontri de “I Giovedì del PArCo”

Invito al ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” per “I Giovedì del PArCo”

Sette incontri per scoprire “Radici classiche: alle origini del femminile”, pensati per mettere a confronto rappresentazione e vita delle donne della società romana con quelle delle epoche successive. È il nuovo ciclo di conferenze per gli incontri “I giovedì del PArCo” alla Curia Iulia nel Foro romano a cura di Marina D’Amelia, Ines Arletti e Alessandro D’Alessio, promosso dal Parco archeologico del Colosseo con il proficuo contributo della Società Italiana delle Storiche, e realizzata in collaborazione con Electa. Si svolgeranno il giovedì pomeriggio alle 16.30 dal 12 settembre al 31 ottobre 2019. Il Senato della Roma antica apre dunque nuovamente le sue porte al pubblico. All’interno del suggestivo spazio della Curia Iulia gli appuntamenti, sotto forma di dialogo tra due specialisti, propongono di riflettere insieme sulla storia delle donne romane e su quegli aspetti che ancora guidano la lettura e l’interpretazione dell’esistenza femminile nella vita domestica, pubblica e politica anche nei secoli a venire. L’obiettivo è rendere partecipe un pubblico sempre più vasto delle ricerche condotte negli ultimi trent’anni che hanno arricchito la conoscenza sul ruolo delle donne e sulle relazioni tra i sessi nel periodo antico, messo a confronto in ogni incontro con quello moderno e contemporaneo. La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti (max 100 seduti e 30 in piedi) previa esibizione del programma e/o dell’invito all’ingresso.

La locandina del ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” alla Curio Iulia nel Foro romano

Il ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” inizia giovedì 12 settembre 2019 con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani che si confrontano su “Madri mogli e cittadine esemplari”. Giovedì 19 settembre sarà la volta di Alessandro D’Alessio ed Elisa Novi Chavarria su “L’onore della città: vestali, religiose e monasteri”. Quindi si passa a giovedì 3 ottobre 2019 quando Alessandro Pagliara e Marina D’Amelia dialogheranno su “L’esercizio del potere”. Giovedì 10 ottobre toccherà a Paola Quaranta e Barbara Curli confrontarsi su “Artigiane liberte e imprenditrici”. Giovedì 17 ottobre interverranno Rja Berg e Renata Ago su “Patronage e prestigio familiare”. Penultimo incontro giovedì 24 ottobre con Salvatore Monda e Carlotta Sorba su “Donne in scena”. Chiude il ciclo giovedì 31 ottobre il colloquio tra Elisa Celli e Giulia Calvi su “Insignia delle donne e il lusso”. Il ciclo “Radici classiche: alle origini del femminile” di conferenze sarà introdotto il 12 settembre 2019 alle 16.30 dallo storico Andrea Giardina e dal direttore del Parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo; nel corso di ogni incontro archeologi del Parco e studiosi di università italiane e straniere approfondiranno la realtà delle donne a partire da alcuni contesti tematici privilegiati per dimostrare come non ci sia sempre stata esclusione delle donne dalla vita pubblica e dalla politica. Al contrario hanno esercitato un’influenza nelle strategie politiche della famiglia, iniziative e interventi di mediazione e di supplenza in momenti eccezionali e in tempo di guerra civile.

Francesca Cenerini insegna “Epigrafia e istituzioni romane e Storia sociale del mondo antico” all’università di Bologna

“La donna romana” di Francesca Cenerini

“Dive e donne” di Francesca Cenerini

Il primo incontro è dunque “Madri mogli e cittadine esemplari” giovedì 12 settembre 2019 con Francesca Cenerini e Simonetta Soldani. Francesca Cenerini insegna “Epigrafia e istituzioni romane e Storia sociale del mondo antico” all’università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni si può ricordare il libro “La donna romana. Modelli e realtà” (Il Mulino, 2013). La donna romana rappresentata dagli scrittori antichi o negli elogi funebri appare una figura ideale, matrona integerrima, sottratta al contatto con gli estranei. Viceversa, le donne «facili», quelle di condizione sociale ed economica inferiore, e le schiave, sono prive di qualsiasi statuto. Utilizzando diversi tipi di fonti, dalla letteratura alle epigrafi, il volume traccia il profilo della donna romana considerandola da tutti i punti di vista: il diritto e la famiglia, il matrimonio, l’educazione, il quotidiano (dall’abbigliamento all’acconciatura), i costumi sessuali, la religione e il lavoro. Ne emerge non un unico modello, ma tanti modi diversi di essere donna nella società dell’antica Roma. Al 2009 risale invece il libro “Dive e donne. Mogli, madri, figlie e sorelle degli imperatori romani da Augusto a Commodo” (Angelini Photo Editore). Quanto contano la ricchezza femminile, la fertilità, il carattere e la psicologia personale delle donne imperiali romane? Ogni epoca, dall’antichità ai giorni nostri, ridisegna l’immagine di queste grandi figure femminili. Di loro, già Tacito e Svetonio ci descrivono immagini e non realtà. Oggi, comunque, noi dobbiamo fare i conti con la longevità di queste immagini e di questi stereotipi. Escluse dalla vita politica e dai luoghi della politica, alle donne romane il diritto concede la possibilità di diventare molto ricche, soprattutto attraverso l’eredità dei patrimoni familiari e, quindi, di rivendicare un ruolo essenziale nella società e nell’economia dell’epoca. Soprattutto con la loro “sessualità”, però, le donne di potere di Roma imperiale assumono una funzione importantissima: quella di assicurare un erede alla dinastia. Il libro ci porta a scoprire il troppo spesso dimenticato mondo delle grandi donne imperiali romane tra I secolo a.C. e II d.C. Leggendo di Livia e Messalina, Poppea e Agrippina, scopriamo quanto e come sia cambiato il ruolo della donna nel corso dei secoli.

La professoressa Simonetta Soldani

Con Cenerini dialoga Simonetta Soldani, storica contemporaneista. Fino al 2016 è stata professoressa ordinaria di Storia contemporanea e Storia politica e sociale dell’età contemporanea all’università di Firenze. Fa parte della direzione della rivista di storia contemporanea “Passato e Presente” ed è stata tra le fondatrici della Società italiana delle storiche (SIS). Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “L’onore e le donne” (Liberodiscrivere, 2008); “Cittadine uguali e distinte. Donne, diritti e professioni nell’Italia liberale (1865-1919)”, in Alessandra Martinelli e Laura Savelli (a cura di), Percorsi di lavoro e progetti di vita femminili, (Felici Editore, Pisa 2010); “L’Italia al femminile”, in Giuseppe Sabbatucci, Vittorio Vidotto (a cura di), L’unificazione italiana (Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2011); “Donne e giornalismo. Percorsi e presenze di una storia di genere” (Franco Angeli, 2015).

Ai Lincei Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per mezzo secolo in Siria, interviene sulla situazione in Vicino Oriente: “Italia in prima linea per salvare il patrimonio dall’odio dell’Isis”

L'archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per quasi 50 anni ha operato in Siria

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla, per quasi 50 anni ha operato in Siria

Dolore e rabbia per quanto sta accadendo nel Vicino Oriente, ma anche una certezza: “L’Italia è e sarà in prima linea per contrastare la distruzione del patrimonio storico e artistico della Siria e dell’Iraq che il sedicente Stato Islamico sta compiendo, mostrando un odio inconcepibile, oltre ogni più orribile previsione”. Paolo Matthiae, accademico dei Lincei, uno dei più grandi archeologi orientalisti non solo tra gli italiani, direttore per 47 anni (1964-2010) della missione archeologica a Tell Mardikh, in Siria, dove ha scoperto l’antica città di Ebla e i suoi straordinari archivi reali, proprio all’Accademia dei Lincei a Roma ha coordinato la conferenza su “Le distruzioni del patrimonio culturale tra passato e futuro. Il dramma della Siria e dell’Iraq, e le iniziative dell’Italia” alla presenza del senatore Francesco Rutelli e dello storico Andrea Giardina.

L'archeologo Paolo Matthiae

L’archeologo Paolo Matthiae

Quanto è a rischio il patrimonio archeologico del Vicino Oriente? Che cosa sta facendo e cosa può fare il mondo civile per fermare questa barbarie? Temi cari allo scopritore di Ebla che sarà uno dei protagonisti alla seconda edizione di Tourisma, il salone internazionale dell’archeologia in programma a Firenze dal 19 al 21 febbraio (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/01/18/dal-19-al-21-febbraio-2016-appuntamento-a-firenze-per-tourisma-il-salone-internazionale-dellarcheologia-decine-di-incontri-con-piu-di-duecento-relatori/). Per Matthiae “una sofferenza non facilmente dicibile”. Lui che in Siria ci ha vissuto quasi mezzo secolo, e che la Siria ha visto crescere e aprirsi al mondo. “Negli ultimi decenni era un luogo di concentrazione di attività archeologiche straordinarie. Pensate: nel 1964, quando sono andato in Siria per la prima volta, c’erano 7-8 missioni archeologiche straniere. Quando gli archeologici di tutto il mondo hanno dovuto abbandonare la Siria nel 2010 c’erano un’ottantina di missioni straniere che arrivavano a 120 missioni se si calcolavano quelle congiunte siro-francesi, siro-tedesche, siro-italiane”.

La distruzione del tempio di Baal-Bel a Palmira, patrimonio dell'Unesco, da parte dei miliziani dell'Isis

La distruzione del tempio di Baal-Bel a Palmira, patrimonio dell’Unesco, da parte dei miliziani dell’Isis

“Dopo i disastri della Seconda Guerra Mondiale”, spiega Matthiae, “nessuno di noi avrebbe mai pensato che si potessero ripetere intenzionali distruzioni del patrimonio per odio dell’altro. Un odio assolutamente inconcepibile, perché quando si distrugge un tempio spettacolare di Palmira si distrugge un patrimonio storico siriano, ma anche un patrimonio straordinario dell’umanità non in maniera diversa da quello che è avvenuto a Dresda alla fine della Seconda guerra mondiale”. Per il sedicente Stato Islamico “la cui radice culturale è nel fanatismo wahhabita e salafita, ciò che appartiene al mondo pagano e preislamico è esecrabile e va distrutto”, continua, “ma la furia dell’Is-Daesh non si abbatte solo contro le testimonianze del mondo pagano anteriore all’Islam, ma anche contro opere islamiche e non solo del mondo sciita, ma anche sunnita”.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Accanto all’aspetto teologico, però, la distruzione dei siti storico-archeologici nelle terre conquistate dai miliziani dell’Isis ha anche un aspetto economico. “C’è questo paradosso”, denuncia Matthiae: “l’Is-Daesh distrugge, annienta, polverizza monumenti, opere e centri interi di interesse storico, ma una parte la salva per chi ha un interesse nell’antiquariato. Qui ci sono deplorevoli connivenze nel mondo del Vicino Oriente e Occidentale. Perché ovviamente se si vendono delle cose c’è qualcuno che le acquista”. Su come intervenire per fermare questa barbarie, l’accademico sostiene che “sarebbe un rischio assurdo, impensabile e inattuabile intervenire sullo scenario di guerra”. Tuttavia “l’Italia è in prima linea con una serie di proposte e l’Unione Europea lo riconosce”, conclude Matthiae, che approva la proposta del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini sostenuta dal premier Matteo Renzi dell’istituzione di caschi blu dell’Unesco a protezione del patrimonio culturale: “Il fatto che l’Unesco abbia approvato all’unanimità questa proposta italiana è importante per il futuro sotto un duplice aspetto. Da un lato perché appena si creeranno condizioni di sicurezza si potrà intervenire con dei caschi blu. In secondo luogo perché le forze militari di pace possono essere affiancate da forze specializzate per la protezione culturale”.