Verona. Al museo di Storia naturale il convegno “Pratiche fotografiche. Documentare, misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento” che esplora l’intricato intreccio tra tecnologia e visione del mondo nel suo sviluppo storico all’interno del contesto della storia della scienza

Le pratiche fotografiche al centro di un convegno al museo di Storia naturale di Verona. Un’opportunità, in programma venerdì 14 giugno 2024, con inizio alle 10, per approfondire le tecniche del documentare, misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento. La partecipazione è libera fino a esaurimento dei posti disponibili. Il convegno “Pratiche fotografiche. Documentare misurare e divulgare nelle scienze tra Otto e Novecento” è promosso dalle Biblioteche dei Musei Civici di Verona, in collaborazione con la Scuola di dottorato del dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona, ed è patrocinata dalla Società Italiana di Storia della Scienza. L’evoluzione della fotografia scientifica e la sua introduzione come strumento di riproduzione visiva dei dati scientifici ha trasformato radicalmente il modo di percepire e comprendere il mondo che ci circonda. Il convegno si propone di esplorare questo intricato intreccio tra tecnologia e visione del mondo attraverso lo studio del suo sviluppo storico all’interno del contesto della storia della scienza. Dai primi scatti di scintille elettriche alla documentazione antropologica nei territori coloniali, dalla documentazione zoologica alle ricostruzioni tramite foto editing, la fotografia ha infatti affrontato una gamma sterminata di soggetti e contesti scientifici, declinandosi tanto come pratica di laboratorio quanto come strumento di ricerca sul campo. Tuttavia non è, come spesso si ritiene, un mezzo neutro e neutrale per catturare la realtà; è piuttosto una pratica intrinsecamente soggettiva, influenzata dalle prospettive e dalle interpretazioni degli individui che la utilizzano. I casi di studio che vengono presentati mettono in luce, infatti, come la fotografia sia stata e resti ancora oggi una pratica diffusa in diverse aree di ricerca, in ciascuna delle quali assume specificità e rivela problematiche affascinati relative al nostro concetto di scienza e alla costruzione dei “fatti” scientifici.
Programma della giornata. Alle 10, avvio dei lavori e saluti istituzionali. Alle 10.30, Keynote: Florike Egmond (Leiden University, The Netherlands), “Visual traditions: depicting Bolca fish fossils in drawing and photography”, introduce Luca Ciancio (università di Verona). Alle 11.15, SESSIONE 1 – Fotografare la scienza in atto, modera Elena Canadelli, università di Padova. Interventi: Daniela Monaldi (York University, Canada), “Vedere l’invisibile. Scienziate e fotografia nella storia della fisica”; Alessandra Passariello (Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli), “Fotografare processi: le tecniche autoradiografiche nei quaderni di laboratorio di Jean Brachet”. Alle 12.30, SESSIONE 2 – La fotografia naturalistica, modera Leonardo Latella (Musei Civici di Verona – Museo di Storia Naturale). Interventi: David Ceccarelli (università di Roma Tor Vergata), “L’alterazione visuale nella fotografia paleontologica: un contributo italiano”; Claudia Addabbo (Centro di Ateneo “Orto Botanico” università di Padova), “Istantanee di natura. Achille Forti e la fotografia botanica nel primo Novecento”. Alle 15, SESSIONE 3 – Fotografare la “devianza”, modera Gianluca Solla (università di Verona). Interventi: Monica Ghidoni (Comune di Verona), “Fotografia e psichiatria: pose e sguardi per una scienza in costruzione”; Michele Di Giorgio, ricercatore indipendente, “Teorie e pratiche di fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria. Umberto Ellero e la Scuola di polizia scientifica”. Alle 16, SESSIONE 4 – Documenti visuali oltre la scienza, modera Luca Ciancio (università di Verona). Interventi: Agnese Ghezzi (Scuola IMT Alti Studi Lucca), “Un’iconografia umana. Fotografia e antropologia in Italia, tra scienze naturali e sociali (1861-1911)”; Fedra Alessandra Pizzato (università di Verona e IAUB Barcelona), “L’obiettivo dell’archeologia: immaginari visuali nei fondi Halbherr e Van Deman”; Elena Cadamuro (università di Genova), “Eva era africana? La scoperta di “Eva mitocondriale” nelle pratiche visuali dei rotocalchi italiani”
Un patrimonio di dati a portata di click: Pompei apre i suoi archivi digitali alla libera consultazione attraverso il sistema Open Pompeii accessibile anche con l’app My Pompeii
Una rivoluzione nell’accesso ai dati di Pompei. Un immenso patrimonio di dati del parco archeologico di Pompei, raccolti in decenni e aumentato significativamente in tempi recenti grazie al Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, da oggi sarà alla portata di tutti con un click, per consultazione, studio e approfondimento. Un archivio di vetro trasparente, disponibile e accessibile a tutti, non solo a studiosi e con possibilità di interagire e integrare informazioni utili. Pompei apre i suoi archivi digitali, attraverso il sistema Open Pompeii. Una rivoluzione nella consultazione dei dati sul patrimonio archeologico del Parco, nell’ottica della massima accessibilità e interattività nella ricerca e nella fruizione. Disponibili on line dati, informazioni, immagini e video su ciascuna struttura archeologica, case e edifici, reperti, affreschi presenti o distaccati, con indicazione della loro provenienza e attuale dislocazione, ad esempio in un museo o in deposito, con connessa bibliografia e possibilità di incrociare dati. Un passo avanti nella ricerca, a disposizione di visitatori, studiosi, operatori turistici, guide o anche semplicemente appassionati, che potranno accedere al sistema da qualsiasi dispositivo. Il sistema sarà anche accessibile attraverso l’App My Pompeii implementata allo scopo di migliorare la visita al sito. L’applicazione ha la funzione di audioguida e consentirà al visitatore di interagire con il Parco inviando segnalazioni nel corso della visita e ricevendo un feedback diretto e immediato.

Il sistema Open Pompeii per l’accesso digitale ai dati dell’area archeologica (foto parco archeologico di pompei)
“Il sistema Open Pompeii, che consentirà l’accesso a una immensa banca dati di documenti e informazioni, mai prima resi disponibili al pubblico, è un’operazione che si può definire radicale e coraggiosa e che si inserisce nello sforzo più ampio del ministero della Cultura”, sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Attraverso il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale dell’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library, il Ministero sta attuando un processo di trasformazione digitale, di tutti i luoghi della cultura statali che possiedono, tutelano, gestiscono e valorizzano i Beni Culturali, nell’ottica oltre che della piena accessibilità anche del miglioramento della tutela e della conoscenza del patrimonio. Con Open Pompeii raggiungiamo un importante traguardo in questo ambito, ma non è assolutamente un punto d’arrivo: la digitalizzazione continuerà anche nei prossimi anni e proprio per questo il feedback degli stessi utenti sarà preziosissimo”.

Il sistema Open Pompeii per l’accesso digitale ai dati dell’area archeologica (foto parco archeologico di pompei)
La consultazione delle informazioni è basata su un’interfaccia semplice e intuitiva che, mediante una mappa, permette all’utente di interagire con il sistema e visualizzare i vari livelli informativi, navigando tra regioni, insule, unità catastali e vani. Utilizzando il motore di ricerca integrato, è possibile ricercare le informazioni desiderate circa unità catastali o reperti archeologici. La banca dati che alimenta il sistema informativo Open Pompeii è frutto di un’aggregazione di dati provenienti dai principali sistemi gestionali in uso a Pompei (SI-Pompei per i dati geografici ed informazioni anagrafiche, SIAV per le informazioni Catalografiche, Tolomeo per le foto storiche di archivio).

Il sistema Open Pompeii per l’accesso digitale ai dati dell’area archeologica (foto parco archeologico di pompei)
Il progetto, grazie ad una convenzione con il parco archeologico di Pompei, ha ricevuto l’importante contributo tecnico-scientifico del Consorzio CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) principale punto di riferimento della ricerca accademica nazionale nei settori dell’Informatica e dell’Information Technology, con la collaborazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca (istituzione universitaria, di ricerca e alta formazione) e del GSSI Aquila (Gran Sasso Science Institute dell’Aquila), ai vertici delle migliori università italiane per la ricerca condotta in tutte le sue 4 aree di Fisica, Matematica, Informatica e Scienze Sociali. Si è avvalso di competenze interdisciplinari convogliate in sinergia verso l’implementazione del dominio applicativo del patrimonio culturale: archeologi, archivisti, esperti di storia dell’arte antica, di organizzazione e analisi dei dati, IT, machine learning e artificial intelligence. Il risultato è stato un sistema innovativo che continua a essere sviluppato e ampliato per prevedere sempre più funzioni e accessibilità agli utenti. Al progetto hanno collaborato: Rocco De Nicola, rettore dell’IMT di Lucca, Maria Luisa Catoni, Agnese Ghezzi, Ludovico Iovino, Riccardo Olivito, Fabio Pinelli, Alessandro Poggio. RUP e Direzione Esecuzione del progetto: Alberto Bruni del parco archeologico di Pompei con la collaborazione di Salvatore Gallo e Fabio Garzia. Il progetto è finanziato con risorse comunitarie del PON Cultura e Sviluppo – Grande Progetto Pompei e l’app con risorse PON Legalità del ministero dell’Interno.
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