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Ariano nel Polesine (Ro). Inaugurazione del nuovo allestimento del Centro Turistico Culturale San Basilio e dell’area archeologica di via Brenta

ariano-nel-polesine_san-basilio_centro-turistico-culturale_inaugurazione_locandinaNuovo allestimento del Centro Turistico Culturale San Basilio ad Ariano nel Polesine (Ro). L’inaugurazione mercoledì 17 gennaio 2024, dalle 11 alle 13, al Centro Turistico Culturale San Basilio, via San Basilio 12, San Basilio, Ariano nel Polesine (Ro). Inoltre dalle h16:00 alle h18:30 il Centro rimarrà aperto per accogliere tutti i visitatori. Si tratta di un evento che vede coinvolto il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova a conclusione di un lungo lavoro di riallestimento del prezioso museo Archeologico sul Delta del Po. È questa l’area dove il Dipartimento conduce ricerche archeologiche da molti anni, con il supporto del Comune, della Fondazione Cariparo, della Provincia di Rovigo e di molti altri soggetti. Le ricerche sono condotte in collaborazione con l’università Ca’ Foscari di Venezia, con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo Vicenza e con la direzione regionale Musei (museo archeologico nazionale di Adria). Il programma della mattinata. Alle 11, i saluti di Luisa Beltrame, sindaco di Ariano nel Polesine; Enrico Ferrarese, presidente della Provincia di Rovigo; Gilberto Muraro, presidente della fondazione Cariparo; Cristiano Corazzari, assessore Regione Veneto; Moreno Gasparini, presidente parco regionale veneto Delta del Po; Daniele Ferrara, direttore regionale Musei del Veneto; Fabrizio Magani, soprintendente ABAP di Verona Rovigo e Vicenza; Giovanna Falezza, direttore museo Archeologico nazionale di Verona. Alle 11.30, gli interventi di Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria; Nicola Nottoli, architetto progettista dei nuovi allestimenti; Jacopo Bonetto, dell’università di Padova. Alle 12, inaugurazione del Centro turistico culturale. Alle 12.45, inaugurazione dell’area archeologica di via Brenta. Seguirà un buffet nell’aula didattica dell’azienda agricola Forzello.

Verona. A due anni dalla sua inaugurazione il museo Archeologico nazionale presenta la Guida breve alla sezione di Preistoria e Protostoria (SAP libri), e rinnova il sito web. La presentazione della direttrice Giovanna Falezza

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Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona, davanti a una vetrina della sezione dell’Età del Ferro (foto graziano tavan)

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Il prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) con la direttrice Giovanna Falezza al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

In occasione dell’incontro con il prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) su “Ricerca archeologica e valorizzazione” al museo Archeologico nazionale di Verona è stata presentata la guida breve sulla sezione di Preistoria e Protostoria allestita all’ultimo piano del museo nell’ex caserma asburgica di San Tomaso, a pochi passi dall’Adige e dal cuore della città scaligera. E insieme alla guida anche il nuovo sito web del museo. La pubblicazione arriva a neppure due anni da quella “storica” apertura dell’Archeologico, la prima istituzione statale in città, dopo un iter andato avanti almeno vent’anni: il 17 febbraio 2022, infatti, è stata inaugurata la prima parte dell’allestimento dedicato “Agli albori della creatività umana” (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato), seguita, pochi mesi dopo, il 26 ottobre, con la seconda parte “Entrando nella storia. L’Età del Ferro nel Veronese” (vedi Verona. Al museo Archeologico nazionale apre la sezione dell’Età del Ferro che completa il percorso espositivo della Preistoria e Protostoria: tra le star in mostra i “Cavalli delle Franchine” di Oppeano e la tomba del “principe bambino” dalla necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio | archeologiavocidalpassato). A illustrare per i lettori di archeologiavocidalpassato la guida breve, edita da Sap, è la direttrice del museo, Giovanna Falezza.

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Copertina del libro “Museo Archeologico nazionale di Verona. Sezione di Preistoria e Protostoria. Guida breve” (foto graziano tavan)

La guida breve. “Oggi presentiamo la guida breve della sezione di Preistoria e Protostoria del museo Archeologico nazionale di Verona”, spiega Giovanna Falezza. “È il frutto del lavoro degli ultimi mesi ma è anche un atto dovuto per i visitatori perché è stata pensata proprio come uno strumento agile – è un libricino che si tiene facilmente in mano – e che ha lo scopo proprio di accompagnare il visitatore lungo le sale ed è stata impostata proprio come una passeggiata, una guida cartacea che spiega vetrina per vetrina e racconta la storia che c’è dietro gli oggetti esposti. Abbiamo lavorato perché il linguaggio sia il più possibile accessibile, semplice, comprensibile, perché l’obiettivo nostro è di dare modo a tutti quelli che vengono in museo di poter fruire appieno quello che vede in vetrina, che vede nelle sale. Quindi l’impostazione è molto semplice, segue proprio il percorso lungo le sale, spiega le scelte espositive che sono state fatte – come i colori, perché sono messi in quel modo -, l’esposizione, le vetrine, il contenuto e anche le storie che son dietro gli oggetti, i contesti, gli scavi – quando sono stati fatti. Cerca di dare una cornice, di far parlare ancora di più l’oggetto che viene mostrato al visitatore. Il tutto corredato da foto. Abbiamo fatto una campagna fotografica apposita per fare in modo – una cosa che ritenevamo importante – che poi il visitatore insieme alla guida e tutta la storia che viene raccontata degli oggetti portasse a casa anche qualcosa di bello. Le foto si possono fare liberamente nelle sale, ma queste foto fatte dal nostro collaboratore Francesco Anti, che devo ringraziare perché ci ha dedicato tantissime ore di lavoro, sono foto di altissima qualità e consentono anche di rendere bene ingranditi la bellezza, le particolarità tecniche degli oggetti. Ecco quindi uno strumento molto semplice, agile, che speriamo possa piacere – anzi ne siamo sicuri. In realtà – conclude – devo dire anche che era tempo che i visitatori ci chiedevano una guida per portarsi a casa anche un ricordo di questo bel museo. Quindi questo è un primo passo dovuto. Speriamo sia soddisfacente”.

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L’home page del nuovo sito web del museo Archeologico nazionale di Verona

Nuovo sito web. La direttrice Giovanna Falezza: “Presentiamo anche un’altra piccola cosa che siamo riusciti a fare, che sembra banale ma è importante sempre in ordine alla sempre maggiore valorizzazione e conoscenza di questo museo: siamo cioè riusciti a creare il nostro sito internet dedicato, nuovo, anche questo organizzato nella maniera più semplice, funzionale e chiara, costantemente aggiornato. Quindi tutti possono trovare tutte le notizie non solo sui biglietti, l’apertura, ma anche su tutte le attività che facciamo – devo dire sono molte – e in questo modo uno molto facilmente riesce a recuperare tutte le informazioni per la visita”.

Salerno. Conferenza del prof. Stefano De Caro su “Restituzione del Patrimonio culturale tra aspirazioni nazionali e diritto internazionale”, in presenza e on line, promossa dalla Scuola interateneo OR.SA

napoli_dispac_conferenza-restituzione-del-patrimonio-culturale_stefano-de-caro_locandinaAlla Scuola Interateneo OR.SA (università L’Orientale di Napoli e università di Salerno) il prof. Stefano De Caro parlerà di “Restituzione del Patrimonio culturale tra aspirazioni nazionali e diritto internazionale” (discussant: prof.ssa Renata Cantilena), un tema che negli ultimi anni ha assunto un sempre maggiore interesse non solo sotto l’aspetto giuridico, ma anche e soprattutto per le conseguenti considerazioni culturali e morali che ne conseguono. Appuntamento martedì 16 gennaio 2024, alle 10.30, in presenza nella sala conferenze del dipartimento di Scienze del Patrimonio culturale – DiSPaC dell’università di Salerno, e on line da remoto tramite piattaforma Teams: https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3a195e3d40a0eb4170acc114e0cfcec43e%40thread.tacv2/1704783485659?context=%7b%22Tid%22%3a%22c30767db-3dda-4dd4-8a4d-097d22cb99d3%22%2c%22Oid%22%3a%22b34eaeda-c5e6-4e6a-a441-cf49772b27fb%22%7d. Dominazioni coloniali, guerre e situazioni di manifesta ingiustizia giustificano il possesso di beni culturali sottratti da altri Paesi in un passato più o meno recente? L’Assemblea Generale dell’ONU è più volte intervenuta sul tema cercando di indirizzare le politiche nazionali e internazionali dichiarandosi, nel 2019, “consapevole dell’importanza attribuita da alcuni Paesi di origine al rientro dei beni culturali che sono per loro di fondamentale importanza spirituale e culturale, in modo che essi possano costituire collezioni che rappresentino il proprio patrimonio culturale”. Non minore attenzione è stata posta al traffico illecito dei beni culturali e alla necessità di mantenere ferma l’integrità dei contesti culturali. Ma al di là del diritto internazionale è talvolta proprio l’etica a risolvere questioni attraverso accordi amichevoli.

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Il prof. Stefano De Caro

Stefano De Caro, autore di oltre 250 pubblicazioni, è stato direttore generale del MiBAC dopo aver ricoperto diversi incarichi dirigenziali nell’ambito dello stesso Ministero e aver negoziato la restituzione in Italia di diverse opere dall’estero. Dal 2008 al 2011 è stato direttore generale dell’ICROM, il Centro creato dall’UNESCO per lo studio della conservazione del patrimonio culturale.

Cassano All’Ionio (Cs). Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide il convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”. Ecco il ricco programma

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La sede del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano all’Ionio (Cs) (foto drm-calabria)

Al museo nazionale Archeologico della Sibaritide si discute di cambiamenti climatici e salvaguardia del patrimonio culturale nel convegno “Monitorare per preservare i territori dai cambiamenti climatici: patrimonio culturale, un bene da salvaguardare”, organizzato dal ministero della Cultura, dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e dal parco archeologico di Sibari: appuntamento lunedì 15 gennaio 2024, nella sala conferenze del museo nazionale Archeologico della Sibaritide a Cassano All’Ionio (Cs). Gli esperti discuteranno di metodologie e sistemi avanzati per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico in particolare in riferimento a situazioni che interessano direttamente le aree archeologiche e i musei. Il problema a Sibari è particolarmente sentito, vista l’alluvione subìta dal Parco nel 2013: l’obiettivo – spiegano al museo – è che quanto accaduto a Sibari oltre dieci anni fa non si ripeta mai più.

Si comincia alle 9.45 con i saluti istituzionali affidati a Filippo Demma, direttore del parco archeologico di Crotone e Sibari; Paola Aurino, soprintendente ABAP di Cosenza; Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria; e Giovanni Papasso, sindaco di Cassano All’Ionio, comune all’interno del quale ricade il parco archeologico di Sibari. Subito dopo si entra nel vivo dei lavori. Gli interventi – moderati dall’ingegnere Antonio Spalletta e dal generale Carlo Magrassi – inizieranno con la relazione dell’ingegnere Angelo Antonio Orlando, dirigente unità di missione PNRR del ministero della Cultura. A seguire, il collega Paolo Iannelli della direzione generale Sicurezza MIC, relazionerà su “Il Piano Straordinario di Monitoraggio e Conservazione dei beni Culturali Immobili”. All’ingegnere Silvano Pecora della direzione generale Uso sostenibile del Suolo e delle Risorse idriche dipartimento Sviluppo sostenibile M.A.S.E dirigente divisione IV è affidata invece la dissertazione su “Il Sistema Nazionale di Monitoraggio Integrato”. La dottoressa Vera Corbelli, segretario generale dell’Autorità di Bacino Meridionale, parlerà invece de “Il sistema dei Beni Culturali/Storici/Architettonici nei processi di gestione del rischio idrogeologico: Bene da difendere quale ricchezza del Nostro Paese”.

Quindi il generale Luca Baione, Aeronautica Militare, de “L’integrazione delle reti di osservazione: requisito irrinunciabile per l’adattamento al cambiamento climatico” e la dottoressa Federica Gonzato, soprintendente ABAP Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini di “Eventi emergenziali e il rilievo del danno al patrimonio paesaggistico”. Il dottor Alberto Bruni, del parco archeologico di Pompei presenterà il caso de “Il PON Legalità 2014-2020 per la Safety & security delle Aree archeologiche del SUD”, mentre Andrea Schiappelli, del parco archeologico del Colosseo, parlerà del work in progress de “Il sistema di monitoraggio del Parco MPAC e il progetto dei 6 Parchi”. A seguire, la dottoressa Piera Di Vito dell’Agenzia Spaziale Europea, parlerà di “ESA-Incubed: opportunità correnti e future”; l’architetto Caterina Loddo, dirigente della Regione Calabria, racconterà “Il Sistema Informativo della Regione Calabria per la digitalizzazione dei Beni Culturali”. Ultime relazioni affidate a due docenti. Il professor Mauro Fiorentino, dell’università della Basilicata, parlerà di “Impatti dei cambiamenti climatici e rischio alluvionale”, mentre il collega Gino Mirocle Crisci, professore emerito dell’università della Calabria e presidente del Consorzio Cultura e Innovazione interverrà su “La prevenzione: Un possibile modello per futuri interventi”. Previsto anche un intervento degli stakeholder assegnatari dello sviluppo del sistema di monitoraggio integrato MASE, definizione di area di sperimentazione nel parco archeologico per verificare il funzionamento di piattaforme del sistema integrato o della carta del rischio del MIC. Conclusioni affidate al direttore parco archeologico Sibari-Crotone, Filippo Demma, e a Vito Maria Rosario D’Adamo, capo segreteria sottosegretario di Stato sen. Lucia Borgonzoni MIC e consigliere amministrazione parco archeologico Sibari.

#domenicaalmuseo. Anche la prima del 2024 con oltre 14mila ingressi conferma il Colosseo il monumento più visitato d’Italia

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Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in visita al Colosseo accompagnato da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

Il Colosseo si conferma il monumento più visitato d’Italia anche nella prima domenica del 2024 a ingresso gratuito. Lo conferma in una nota il ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano. “La prima #domenicalmuseo del 2024 è stata un successo”, commenta il ministro. “Anche questa volta, numerosi italiani e turisti stranieri hanno approfittato dell’ingresso libero per trascorrere l’ultimo giorno delle Festività in un luogo della cultura statale. Un risultato che conferma i numeri importanti registrati nel 2023 e che dimostra una volta di più il legame forte tra i visitatori e il patrimonio di arte e bellezza della nostra Nazione. I musei e i luoghi della cultura rappresentano i punti della geografia identitaria dell’Italia e la risposta del pubblico testimonia l’apprezzamento per il nostro lavoro di ampliamento dell’offerta. Ringrazio le lavoratrici e i lavoratori in servizio oggi nelle strutture museali”.

Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo. Anfiteatro Flavio 14.299; Pantheon 13.486; Foro Romano e Palatino 6.483; area archeologica di Pompei 4.363; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.300; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.686; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.748; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 1.578; museo nazionale Etrusco di Villa Giulia 1.246; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 1.026.

Adria. Al museo Archeologico nazionale la conferenza “La chiesa adriese: origine e sviluppo dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio” di Alberto Andreoli (università di Ferrara) nell’ambito del XXXIV ciclo di incontri organizzati dal Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi”

adria_archeologico_conferenza-la-chiesa-adriese_locandinaDecenni di attività investigativa hanno mostrato che la ricerca storico-territoriale sul delta del Po non può prescindere dalla conoscenza della sua evoluzione fisiografica. Alberto Andreoli dell’università di Ferrara ne parla nella conferenza “La chiesa adriese: origine e sviluppo dell’organizzazione ecclesiastica nel territorio” nell’ambito del XXXIV ciclo di incontri organizzati dal Gruppo Archeologico Adriese “Francesco Antonio Bocchi” in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria. Appuntamento domenica 14 gennaio 2024, alle 16.30, al museo Archeologico nazionale di Adria. Ingresso gratuito con prenotazione al numero 0426.21612 o drm-ven.museoadria@cultura.gov.it. Dall’antichità più remota fino alle moderne bonifiche idrauliche e agrarie, le dinamiche insediative e organizzative del popolamento antropico sono state vincolate al mutevole contesto geomorfologico e ambientale: così è stato per la scelta delle sedi abitative, le direttrici e le infrastrutture di traffico terrestri e fluvio-marittime, gli approvvigionamenti e la circolazione di tecnologie e merci. Negli ultimi secoli dell’evo antico e nel primo medioevo l’affermazione di una società romana-cristiana rese necessaria, ai fini dell’ordinamento ecclesiastico, una parcellizzazione del “popolo di Dio” in unità giurisdizionali: le diocesi. La conferenza si propone di riferire sulle circoscrizioni ecclesiastiche (origini storiche, ambiti e confinazioni) documentate nel territorio a partire dal IV secolo, con particolare attenzione al comprensorio padano polesano, oggetto di secolari contese patrimoniali e giurisdizionali, terra di transito e di confine.

Udine. Al museo Etnografico del Friuli le opere prendono voce e corpo con il progetto “Anche le statue parlano” ideato dall’A.C. CulturArti

udine_etnografico_anche-le-statue-parlano_locandinaE se il museo Etnografico del Friuli iniziasse a parlare, quali storie ci racconterebbe? Nel pomeriggio di domenica 14 gennaio 2024 le opere del museo Etnografico del Friuli a Udine prenderanno corpo e voce grazie al progetto “Anche le statue parlano”, ideato dall’A.C. CulturArti e realizzato con il contributo del Comune di Udine per “Il Natale in Città”. Sono previsti tre turni di visita: alle 14 (1° gruppo), alle 15.15 (2° gruppo), alle 16.30 (3° gruppo). L’evento è incluso nel biglietto di ingresso al Museo. Prenotazione obbligatoria al seguente link: bit.ly/mefudine. I posti sono limitati. Lo spettacolo in musica e parole nasce con l’intento di collegare passato e presente, arte, tradizioni e storia contemporanea. I visitatori saranno guidati in un percorso tra le opere più importanti del Museo, che si racconteranno attraverso la voce e le azioni sceniche degli attori Caterina Bernardi e Alessandro Maione, che hanno curato la regia dello spettacolo, e del cantautore Edoardo De Angelis, autore dei testi. Anche le statue parlano è un progetto innovativo che intende valorizzare in chiave accessibile e inclusiva le collezioni museali, per far conoscere e apprezzare il patrimonio di storie custodito dai diversi Musei, regionali e nazionali, coinvolti nell’iniziativa.

Roma. Al Teatro Argentina la decina edizione di “Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà”: sette incontri con approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente

roma_teatro-argentina_luce-sull-archeologia-2024_locandina“Luce sull’Archeologia” dal titolo “La “villeggiatura” nell’antica Roma: l’otium come sentimento sublime di bellezza ed esperienza di civiltà” torna per la decima edizione sul palcoscenico del Teatro Argentina che, dopo i successi delle passate edizioni, continua ad alimentare la sete di conoscenza e la grande passione per la millenaria storia di Roma. Sette appuntamenti, dal 14 gennaio al 14 aprile 2024, alle 11, per approfondire il rapporto dei romani con la terra e la natura, quando alla fine dell’età repubblicana ragioni storico-politiche e culturali determinarono la trasformazione della mentalità e del costume dell’élite sociale romana, che prediligeva sempre più una vita lontano dalla città e dal centro del potere. Si desiderava vivere una vita agiata e i piaceri del paesaggio in contesti extra urbani: otium cum dignitatem tempo libero da poter dedicare, con tranquillità, alle proprie attività intellettuali, ma anche al disbrigo degli affari politici e degli interessi economici. Residenze che nel tempo si sono arricchite di nuovi spazi, destinati non solo al piacere del corpo, come gli impianti termali, ma anche dello spirito, come i giardini per passeggiare, conversare, leggere.

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Massimo Osanna direttore generale Musei, protagonista del primo incontro di “Luci sull’Archeologia”  (foto graziano tavan)

Come per le precedenti edizioni, ogni incontro si comporrà come un viaggio di testimonianze, ricerche, riflessioni e immagini con il contributo esclusivo di storici, archeologi e studiosi d’arte, che guideranno il pubblico. “Luce sull’Archeologia” è un progetto del Teatro di Roma – Teatro Nazionale in collaborazione con la direzione generale Musei del ministero della Cultura e con il contributo dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, del periodico mensile Archeo e di Dialogues Raccontare L’arte. La decima edizione arricchisce i sette incontri di un nuovo contributo per una prospettiva multifocale, dal titolo La parola oltre il sipario, un momento di riflessione e approfondimento del tema da un punto di vista letterario, teatrale, giornalistico e con rimandi al tempo presente. Introduce Massimiliano Ghilardi con le anteprime del passato di Andreas M. Steiner e con i contributi di storia dell’arte di Claudio Strinati.

GLI INCONTRI. 14 gennaio 2024: Maurizio Bettini, università di Siena, su “Villa rustica: il paesaggio sonoro di un otium campestre”; Massimo Osanna, direttore generale Musei MiC, su “Tiberio a Capri. Nuovi progetti”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il fondale è un paesaggio”. 21 gennaio 2024: Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, su “La sublime bellezza di Baia, tra memorie emerse e patrimoni sommersi”; Francesca Rohr, università di Venezia, su “Tra villeggiatura e politica: soggiornare in campagna nella tarda repubblica”; Fabio Pierangeli, università di Roma Tor Vergata, su “Le vacanze di Palomar – Itinerari d’otium di Italo Calvino”; 11 febbraio 2024: Ivano Dionigi, università di Bologna, su “Lucrezio: un rivoluzionario a Roma”; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “Elogio del tempo perso: la Villa dei Papiri di Ercolano”; Dacia Maraini, scrittrice, su “L’ozio della lettura con lo sguardo contemporaneo”. 25 febbraio 2024, Alberta Campitelli, storica dell’arte e dei giardini, su “L’eredità del passato nelle ville romane tra Rinascimento e Barocco: modelli e stili di vita”; Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta, su “Dal piacere al potere: l’evoluzione dei giardini alla Reggia di Caserta”; Lina Bolzoni, Scuola Normale Superiore di Pisa, su “L’ozio creativo della lettura e della conversazione”. 3 marzo 2024: Francesca Romana Berno, università di Roma La Sapienza, su “Le smanie per la villeggiatura. Seneca in vacanza, tra ville al mare e riflessione filosofica”; Filippo Demma, direttore della direzione regionale Musei Calabria e del parco archeologico di Sibari, su “Eno/oìno. E dove non è vino non è amore, né alcun altro diletto hanno i mortali”; Ritanna Armeni, scrittrice, su “La rivoluzione dell’ozio femminile”. 10 marzo 2024: Francesca Ceci, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, su “Bellezza e otium attraverso i capolavori dei Musei Capitolini”; Emanuele Papi, università di Siena e direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, su “Erode Attico e le ville di un milionario in Grecia”; Matteo Nucci, scrittore, su “Perdere tempo per vivere il tempo: la scholè che vince la morte”. 14 aprile 2024: Giuliana Calcani, università di Roma Tre, su “Immagini dell’otium. Tra realtà e ricerca della perfezione”; Monica Salvadori, università di Padova, su “L’otium e l’arte di vivere nelle case romane”; Paolo Di Paolo, scrittore, su “Il tempo pieno e vuoto del teatro”.

Arpino (Fr). Con la conferenza “Marianna Candidi Dionigi tra Lanuvio, Arpino e le città del calcare” di Luca Attenni, direttore dei musei civici di Lanuvio e Alatri, al via il ciclo di incontri “Arpino e il suo territorio: un percorso alternativo nelle rotte del Grand Tour”

arpino_sala-consiliare_conferenza-marianna.candidi-dionigi_con-luca-attenni_locandinaCon la conferenza “Marianna Candidi Dionigi tra Lanuvio, Arpino e le città del calcare” Luca Attenni, direttore dei musei civici di Lanuvio e Alatri, apre il ciclo di incontri “Arpino e il suo territorio: un percorso alternativo nelle rotte del Grand Tour” dedicato ai viaggiatori del Grand Tour. Appuntamento sabato 13 gennaio 2024, alle 17.30, nella sala consiliare ad Arpino (Fr). Introducono Stefano Petrocchi, direttore regionale Musei del Lazio, e Monica Di Gregorio, funzionario responsabile Torre di Cicerone. L’ingresso alla conferenza è libero, fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà dedicata alle affascinanti vicende dei cosiddetti “viaggiatori di scoperta” che per primi richiamarono l’attenzione sulle cinte murarie in opera poligonale del Lazio meridionale, intraprendendo percorsi al di fuori delle direttrici tradizionali di viaggio seguendo l’itinerario delle “città del calcare”. In particolare, Luca Attenni si concentrerà sulla storia di un interessante personaggio, Marianna Candidi Dionigi, studiosa molto raffinata e animatrice di salotti letterari, nonché unica donna, tra diversi uomini, ad esplorare le cinque città “saturnie”: Ferentino, Anagni, Alatri, Arpino e Atina.

Roma. Alle spalle del Colosseo aperto il nuovo parco archeologico del Celio, con un giardino archeologico in uno scenario mozzafiato, e il museo della Forma urbis con i frammenti, finalmente leggibili, della celebre Forma Urbis Romae, la gigantesca pianta marmorea della Roma antica incisa tra il 203 e il 211 d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo

roma_parco-archeologixo-del-celio_e_museo-forma-urbis_inaugrazione_locandinaAlle spalle del Colosseo, il Celio è uno dei sette colli dove, dal 12 gennaio 2024, è aperto un nuovo parco archeologico, il parco archeologico del Celio, un balcone sul cuore antico monumentale con la possibilità di ammirare una grandiosa pianta dell’antica Roma incisa su marmo (18 metri x 13 circa), commissionata da Settimio Severo all’inizio del III secolo: è la celebre Forma Urbis Romae, i cui frammenti superstiti, a conclusione di una serie di interventi condotti sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina, tornano a essere visibili in un nuovo allestimento che ne esalta la magnificenza e ne consente al contempo una chiara leggibilità, mentre nel contiguo giardino archeologico del Parco, in uno scenario mozzafiato, è esposta una collezione di materiali epigrafici e architettonici provenienti dagli scavi urbani della Roma post-unitaria, offrendo così una nuova straordinaria opportunità per approfondire la conoscenza dell’antichità classica. Il parco archeologico del Celio e il nuovo museo della Forma Urbis sito al suo interno sono stati inaugurati il 12 gennaio 2024 dal sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, dall’assessore capitolino alla Cultura, Miguel Gotor, e dal sovrintendente capitolino ai Beni culturali, Claudio Parisi Presicce. Parco e Museo – la cui apertura si deve a una serie di interventi condotti sotto la direzione scientifica della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali di Roma Capitale – sono parte di un vasto progetto di valorizzazione dell’intera area del Celio, inquadrata in seno al più ampio programma di riqualificazione del Centro Archeologico Monumentale (CArMe) voluto da Roma Capitale.

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Il giardino del parco archeologico del Celio con vista sul Colosseo (foto roma capitale)

IL COLLE. Il parco archeologico del Celio occupa il settore settentrionale del colle, un’area verde orientata verso il Colosseo e all’interno della quale sussistono importanti evidenze archeologiche, come le fondazioni perimetrali del tempio del Divo Claudio. Grazie al recupero degli edifici presenti nell’area, la Casina del Salvi e l’ex Palestra della Gil, e alla sistemazione del contiguo giardino archeologico, in cui sono stati organizzati per nuclei tematici una grande quantità di materiali epigrafici e architettonici di grandi dimensioni delle collezioni dell’ex Antiquarium Comunale, provenienti dagli scavi di Roma di fine Ottocento, i visitatori hanno una nuova straordinaria opportunità per approfondire la conoscenza della Roma antica. Aprire al pubblico il giardino è il primo passo di un programma che, grazie agli interventi giubilari, porterà all’allestimento completo dei reperti e all’apertura al pubblico della Casina del Salvi, che tornerà ad avere la sua funzione originaria di coffee-house e al contempo ospiterà anche una delle nuove Aule Studio di Roma.

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L’ex palestra della Gil sede del museo della Forma Urbis nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

IL PUBBLICO. Il parco archeologico del Celio si può visitare tutti i giorni a ingresso gratuito. Il museo della Forma Urbis resta invece chiuso il lunedì e prevede un biglietto d’ingresso (intero non residente, 9 euro; ridotto non residente, 6.50 euro; intero residente, 6.50 euro; ridotto residente, 5.50 euro), salvo per i possessori della MIC Card che possono accedere gratuitamente anche allo spazio museale. I servizi museali sono a cura di Zètema Progetto Cultura. Questo progetto si inserisce in una più ampia trasformazione del colle del Celio e dell’intero Centro Archeologico Monumentale, a cominciare da alcuni interventi di grande significato: a breve saranno avviati i lavori di consolidamento e recupero dell’ex Antiquarium Comunale, che porranno fine a un abbandono quasi secolare dell’edificio. Inoltre, l’area verde del Celio sarà riqualificata nella vegetazione, nei percorsi, negli affacci verso il Palatino e nelle connessioni con l’area del Colosseo, mediante un progetto a cura del Dipartimento Tutela Ambientale. Infine, la Nuova Passeggiata Archeologica, lungo via di San Gregorio, connetterà il Parco del Celio con il Centro Archeologico Monumentale.

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Il Casina del Salvi nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

LA STORIA. Il Parco del Celio è il frutto di una serie di interventi e di passaggi di proprietà succedutisi nel tempo: dalla cinquecentesca Vigna Cornovaglia alla nuova morfologia provocata dalle colmate di terra provenienti dagli scavi napoleonici dell’area del Colosseo e del Foro. Sul terrapieno artificiale così formato si sviluppò un’ampia zona alberata e a verde presso il Colosseo, sistemata a giardino e nota come Orto Botanico. Esso nasce come “passeggiata pubblica” nell’ambito di un progetto affidato da papa Gregorio XVI all’architetto Gaspare Salvi (1835). Il Salvi progettò, in relazione alla “passeggiata pubblica”, un edificio a ridosso delle strutture del Tempio del Divo Claudio, che doveva servire da punto di ristoro. La posizione della Casina del Salvi, ispirata funzionalmente alla “coffee-house” del Pincio progettata dal Valadier, impose l’orientamento dei viali all’interno dell’area. Nella terrazza della Casina del Salvi, oggetto di recenti indagini archeologiche, sono documentate le testimonianze del passaggio dell’acquedotto claudio-neroniano e altre opere idrauliche. Sia la Casina del Salvi che il Parco circostante sono pervenuti nel patrimonio comunale con Motu Proprio di Pio IX nel 1847. L’altro edificio, Ex Palestra della Gioventù Italiana del Littorio, si colloca nella parte più meridionale dell’area; ultimata nel 1929, la Palestra andava a sostituire tre capannoni in muratura allineati, dotati di servizi, realizzati nel 1901, anno nel quale l’edificio entrò nel patrimonio comunale. L’ampia area verde che connette i due edifici è oggi attraversata da viali che testimoniano la storica “passeggiata pubblica”. Oggi il Parco si presenta diviso in due grandi aree da viale del Parco del Celio, dove transita la linea tranviaria realizzata nel secondo dopoguerra. Nell’area settentrionale del Parco si trova appunto l’edificio dell’Ex Antiquarium Comunale, che fu costituito come Magazzino Archeologico Comunale nel 1884 e poi divenne sede museale come Antiquarium dal 1929 fino al 1939, quando diventa inagibile a causa dei gravi problemi strutturali causati dai lavori sulla linea della metropolitana.

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La grande sala del museo della Forma Urbis nel parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

IL MUSEO. All’interno del Parco, nell’edificio dell’ex Palestra della Gil, è allestito il nuovo museo della Forma Urbis, che custodisce i frammenti rimasti della celebre Forma Urbis Romae, la gigantesca pianta marmorea della Roma antica incisa tra il 203 e il 211 d.C. sotto l’imperatore Settimio Severo. Si tratta di una delle più rare e importanti testimonianze della città antica che i visitatori torneranno ad ammirare dopo quasi un secolo. L’ultima esposizione complessiva degli originali è stata infatti realizzata tra il 1903 e il 1924 nel giardino del Palazzo dei Conservatori; poi, fino al 1939 alcuni nuclei significativi sono stati visibili nell’Antiquarium del Celio.

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Dettaglio dei templi di Largo Argentina nella Forma Urbis nel museo della Forma Urbis del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

La Forma Urbis era esposta originariamente sulla parete di un’aula nel Foro della Pace che fu in seguito inglobata dal complesso dei SS. Cosma e Damiano nell’area del Foro Romano. Era incisa su 150 lastre di marmo applicate alla parete con perni di ferro e occupava uno spazio di circa 18 metri per 13. Dopo la scoperta nel 1562, molti frammenti della grande mappa marmorea andarono perduti, mentre alcuni sono stati fortunosamente ritrovati nel corso del tempo. Oggi resta circa un decimo del totale della pianta originale. Dal 1742 è parte delle collezioni dei Musei Capitolini.

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Dettaglio del Colosseo nella Forma Urbis nel museo della Forma Urbis del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

Il nuovo allestimento del museo della Forma Urbis consente una piena fruizione della pianta marmorea da parte dei visitatori, favorendo la leggibilità di un documento che, per ingombro e condizioni frammentarie, si presta poco a una comprensione immediata. Sul pavimento della sala principale del museo sono collocati i frammenti della Forma Urbis, sovrapposti, come base planimetrica, alla Pianta Grande di Giovanni Battista Nolli del 1748. Gli spazi interni dell’edificio museale ospitano anche una consistente scelta del materiale architettonico e decorativo dell’ex Antiquarium Comunale.

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Colonna con iscrizione di cava nel giardino del parco archeologico del Celio con vista sul Colosseo (foto roma capitale)

IL GIARDINO. Attualmente nel giardino è collocata una moltitudine di reperti archeologici, architettonici ed epigrafici, in una suggestiva giustapposizione di elementi. Essi sono il risultato dei grandi scavi di fine Ottocento per la realizzazione di Roma Capitale e precedentemente conservati nell’Ex Antiquarium Comunale. Una grande quantità di reperti fu recuperata durante gli sterri per la creazione dei nuovi quartieri della Capitale, specialmente sull’Esquilino, sul Quirinale, sul Viminale. Oltre ai nuovi quartieri di edilizia residenziale si crearono nuove infrastrutture, si aprirono nuove vie centrali, si edificarono nuove imponenti sedi governative, ministeri, caserme, banche e lo stesso Parlamento. Mai prima di allora il tessuto della città antica era venuto in luce in modo così esteso restituendo una moltitudine di reperti.

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Sepolcro di Servio Sulpicio Galba proveniente dagli scavi del Testaccio, nel giardino del parco archeologico del Celio (foto roma capitale)

Questi, oggi organizzati in nuclei tematici, conducono il visitatore ad approfondire aspetti chiave per comprendere la Roma antica nel quotidiano. Sono approfonditi aspetti della vita sociale attraverso le scelte dei diversi ceti sociali di rappresentare il proprio status nella sfera funeraria: da piccoli cippi sepolcrali alle tombe monumentali di ricchi senatori, come quella di Servio Sulpicio Galba. Nel settore dedicato al sacro emerge il senso del divino nelle modeste are dedicate alle divinità del pantheon romano e nei più grandi templi pubblici, come il tempio dei Castori nel Foro Romano. Si possono cogliere le differenze, dimensionali e qualitative, nella contrapposizione fra edifici pubblici e privati attraverso una selezione di grandi frammenti provenienti da diversi edifici pubblici della città, basi di statue onorarie collocate in contesti sia pubblici che privati. Sono esposte diverse testimonianze della presenza amministrativa di Roma sul territorio: dai cippi di delimitazione dell’alveo del Tevere agli ampliamenti del pomerio della città antica, fino ai cippi con le indicazioni delle aree di pertinenza degli acquedotti. Le testimonianze più numerose e imponenti riguardano il gusto architettonico antico e raccontano il modo di costruire e decorare gli edifici e dall’altro le tecniche impiegate per la lavorazione dei marmi. Un nucleo di manufatti introduce infine al tema del reimpiego e della rilavorazione, un fenomeno grandemente pervasivo che non si arresta con l’antichità ma che attraversa tutta la storia architettonica della città.