Napoli. Al museo Archeologico nazionale è partita “l’operazione Parthenope”. Nell’atrio l’artista Francisco Bosoletti ha iniziato l’installazione di “Parthenope” partecipata col pubblico, in dialogo da aprile con la mostra “Parthenope. La Sirena e la città” con oltre 250 opere dall’VIII sec. a.C. all’epoca contemporanea

L’artista Francisco Bosoletti al lavoro nell’atrio de Mann per l’opera site specific “Parthenope” (foto mann)

Francesco Sirano, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con l’artista Francisco Bosoletti nell’atri del Mann (foto mann)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli è partita “l’operazione Parthenope”. Martedì 24 marzo 2026, alle 11.45, l’artista Francisco Bosoletti, nell’Atrio del MANN, ha iniziato l’installazione di “Parthenope”: fino al 3 aprile 2026, in una dimensione partecipata con il pubblico, Bosoletti lavorerà su 45 mq di tela bianca per costruire la propria visione creativa della Sirena. È un’opera site specific dedicata al tuffo suicida di Partenope, evento generativo della città. L’installazione di Bosoletti dialogherà con “Parthenope. La Sirena e la città”, la grande mostra che, dal 3 aprile al 6 luglio 2026, presenterà al Museo oltre 250 opere dall’VIII sec. a.C. all’epoca contemporanea. Il visitatore andrà alla scoperta delle Sirene e di una sirena in particolare, Parthenope: le opere esposte rappresenteranno un mito che ha attraversato secoli e luoghi, rigenerandosi continuamente sino ai film di animazione e ai giocattoli.

Lucerna con Sirena su manico (fine VII-inizi VI sec. a.C.) dalla Collezione Borgia, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera / mann)

Il progetto espositivo conta su più di 250 opere, datate dall’VIII secolo a.C. all’età contemporanea.  Di grande rilevanza e prestigio sono i prestiti concessi da più di quaranta Musei non solo italiani, ma anche europei e americani. La mostra si avvale di un Comitato scientifico multidisciplinare e ha potuto contare sul fattivo coinvolgimento delle Soprintendenze e degli Atenei presenti sul territorio campano. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Partenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione. Come spesso accade quando un personaggio o un tema diventa patrimonio comune, però, la sua conoscenza si sfuma e si perde in rivoli e varianti. Il percorso espositivo si propone dunque in primo luogo di fare chiarezza sulla forma delle Sirene e sulla progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri attraversano nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello e poi, nell’Alto Medioevo, a donne con coda di pesce. Prendendo le mosse dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo narrato da Omero, si illustrano le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes.

Stipe votiva di Sant’Aniello a Caponapoli, in terracotta, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto livia pacera / mann)

Un articolato apparato multimediale accompagnerà l’esposizione dei materiali, al fine di comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti. Ampio spazio sarà dato alla storia dell’abitato di Partenope sul promontorio di Pizzofalcone, con la presentazione di materiali fino ad ora mai esposti, in parte provenienti da collezione privata e in parte restituiti dai recenti scavi per la Metropolitana, che permettono di datare la fondazione del sito all’VIII secolo a.C. e di precisare la rete di scambi commerciali e culturali in cui questo era inserito. La mostra accompagna poi il visitatore alla scoperta della funzione rituale e politica della Sirena a Neapolis, la “Città Nuova” fondata a poca distanza da Partenope alla fine del VI secolo a.C., e il permanere di questo personaggio nella storia, nella produzione artistica, musicale e audiovisiva, nella religione della città moderna e contemporanea.

 

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