Con archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale a Roma: al secondo piano la sala 6 introduce alla sezione dedicata a “Un re e il suo popolo”

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Salita l’ampia scala a chiocciola si raggiunge il secondo livello delle Scuderie del Quirinale a Roma dove troviamo le altre cinque sale della mostra “Tesori dei Faraoni”, aperta fino al 3 maggio 2026, con una selezione di 130 capolavori dell’arte dell’Antico Egitto, provenienti dal museo Egizio del Cairo e dal museo di Luxor, molti dei quali esposti per la prima volta fuori dal loro Paese. Dopo aver apprezzato la prima sala dedicata all’Egitto “terra dell’oro”, e le sale 2-5 con un focus su “La vita dopo la morte”, la visita proposta da archeologiavocidalpassato.com alla scoperta della mostra “Tesori dei Faraoni” continua nelle sale 6-7 dedicate a “Un re e il suo popolo”. Dopo l’introduzione alla sezione, ci focalizziamo sulla prima, la sala 6.

“Un popolo e il suo re” è il tema affrontata nella sala 6 della mostra “Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale (foto graziano tavan)

Un re e il suo popolo. “Agli albori della storia dell’antico Egitto, intorno al 3200 a.C.”, spiegano i curatori della mostra, “apparve il termine shemsu Hor, ossia “seguaci di Horus”, con il quale si identificavano i sovrani. L’esistenza del faraone, o meglio l’istituzione stessa della regalità, era strettamente legata a quella di un popolo persuaso della sua sacralità. La società egizia era gerarchica e aveva al vertice il faraone, che incarnava tanto l’autorità religiosa quanto quella politica e amministrativa. Quest’ordine sociale rimase stabile per oltre tremila anni, anche grazie all’accettazione della mobilità tra le classi, basata sul merito e sulle capacità personali. Imhotep, il brillante architetto che raggiunse posizioni di rilievo, era un uomo del popolo. Anche Senenmut, vissuto durante il regno della regina Hatshepsut, si distinse e arrivò a ricoprire più di venti importanti cariche amministrative e religiose. Immediatamente al di sotto del faraone si collocavano gli aristocratici, i sacerdoti e i ministri. Durante l’Antico Regno, le più alte cariche erano riservate quasi esclusivamente ai membri della famiglia reale. Ma a partire dal Medio Regno, e poi nel Nuovo Regno e oltre, il sistema cambiò radicalmente e l’assegnazione delle qualifiche si basò sul merito e non più solo sul ceto. Questo fu sicuramente uno dei punti di forza della società egizia. La promozione dell’innovazione e dell’eccellenza rese possibili meraviglie come piramidi, tombe, templi e altre opere straordinarie, testimonianza dell’ingegno di una società dinamica, che stimolava i suoi membri ad apprendere e a migliorare. Di fatto, la parte più importante della società dell’antico Egitto era la classe media costituita da scribi, soldati e professionisti specializzati, tra cui artigiani e artisti. Seguivano i contadini, gli operai che lavoravano nelle cave e nell’edilizia, i marinai e i pescatori, mentre il gradino più basso della scala sociale era occupato dalla classe servile, di cui facevano parte anche cuochi, birrai, tessitori e domestici”.

Statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah (Giza) conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

E allora vediamo qualche “immagine” di questo popolo che fa bella mostra nella Sala 6. Nella prima vetrina, con sculture conservate al museo Egizio del Cairo, troviamo c’è la statua di Tjenti in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nefu, nella necropoli occidentale di Giza, funzionario rappresentato nudo come si usava per i bambini.  Accanto la statua di Satmeret, in pietra calcarea, moglie di Neferherenptah, sacerdote wab (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Neferherenptah, nella necropoli occidentale di Giza: vestita da una tunica aderente che lascia intravedere le forme armoniose del corpo, e una grande collana che le adorna il petto. Quindi la doppia statua del sacerdote Nimaatsed, in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico regno), dalla tomba di Nimaatsed, una mastaba a Saqqara, scoperta da Auguste Mariette nel 1860: ancora oggetto di discussione perché venivano scolpita una statua doppia dello stesso personaggio. Possibile rappresentasse il defunto e il suo ka. Chiude la statua di Sobeknakht Renefseneb seduto, in granodiorite (fine secondo periodo intermedio, inizio XXI dinastia), da Medinet el-Fayyum, con caratteristiche che riconducono alle cosiddette statue-cubo.

Statua del nomarca Ukh-Hotep e la sua famiglia dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Ecco la statua del nomarca (sindaco) Ukh-Hotep e la sua famiglia in granodiorite (XII dinastia, Medio Regno), dalla Tomba di Ukh-Hotep, nella necropoli di Meir (Medio Egitto): il gruppo scultoreo con le sue iscrizioni conferma il processo di decentralizzazione del potere durante il quale i governatori provinciali ottennero il diritto a esercitare l’autorità assoluta del faraone nei rispettivi territori di essere sepolti nei pressi delle loro residenze. E poi c’è la statua di Hekenu seduta in pietra calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Ranefer ed Hekenu, a Saqqara: un caso raro, nell’Antico Regno, che una donna, Hekenu è la moglie di un potente sacerdote di Ptah, avesse una statua tutta per sé.

Statua di Ibes e della moglie Henutsen (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

In una seconda vetrina la statua di Nimaatsed investe di scriba in granito grigio dipinto (V dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Nimaatsed a Saqqara: è uno dei capolavori della scultura non regale della V dinastia. Al centro la statua di Inty-Shedu “sovrintendente alla barca della dea Neith” in pietra calcarea dipinta, dal cimitero superiore della necropoli dei Costruttori di Piramidi a Sud-Est della Sfinge a Giza, scoperta da Zahi Hawass nel 1992. Chiude la statua di Ibes e della moglie Henutsen in pieta calcarea dipinta (V dinastia, Antico Regno), dalla necropoli di Giza, scoperta dall’università del Cairo nel 1973.

Testa di riserva del principe Seneferuseneb (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza, conservata al museo Egizio del Cairo (foto graziano tavan)

Nella sala 6 c’è anche una curiosità: la testa di riserva del principe Seneferuseneb in calcare (IV dinastia, Antico Regno), dalla Tomba di Seneferuseneb dalla necropoli di Giza. Le cosiddette “teste di riserva” sono tra i reperti più affascinanti della IV dinastia e, al contempo, uno dei grandi misteri dell’Antico Egitto. Tutti gli esemplari rinvenuti, in fine pietra calcarea e privi di iscrizioni, raffigurano individui specifici con tratti sorprendentemente realistici. Secondo gli egittologi, sarebbero un fenomeno artistico circoscritto al regno di Cheope forse legato a un inspiegabile divieto di realizzare statue sancito dal faraone. Ma l’ipotesi che Cheope si fosse proclamato dio equiparandosi alla divinità Ra, e per questo avesse autorizzato solo le rappresentazioni divine escludendo quelle umane, non appare del tutto convincente.

(continua – 5)

 

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