“Salviamo l’archeologia italiana”: appello-denuncia degli archeologi del pubblico impiego contro il decreto Franceschini che “smantella le soprintendenze archeologiche”. Sit-in a Roma davanti al ministero

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

La sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo a Roma

“Salviamo l’archeologia italiana” è l’appello-denuncia lanciato dall’associazione degli archeologi del pubblico impiego – comparto MiBACT (API-MiBACT) all’indomani delle comunicazioni del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, sullo schema di decreto ministeriale di riforma dell’organizzazione del ministero. “Dopo 110 anni di esistenza l’ultima riforma ministeriale smantella le soprintendenze archeologiche”, scrivono. “Con un colpo di mano effettuato in mezzo all’assordante silenzio di molti organi di stampa, in assenza di un qualsivoglia confronto tecnico con le strutture interne del ministero stesso, viene di fatto disarticolata l’organizzazione della tutela archeologica, frammentando i presidi territoriali e disperdendo le competenze tecnico-scientifiche. Azioni che oltretutto sembrano configurarsi tutt’altro che a costo zero per lo Stato.  Contemporaneamente, niente è stato fatto per recepire nell’ordinamento giuridico italiano le indicazioni contenute nella Convenzione europea per la salvaguardia del Patrimonio archeologico, pure da tempo ratificata dal Governo in carica”. Gli archeologi del pubblico impiego sono convinti che “al di là delle dichiarazioni di intenti, l’azione dell’esecutivo rischia di causare lo smantellamento del sistema della tutela del patrimonio archeologico italiano”. Per questo, per far sentire la propria voce al ministro Franceschini, perché fermi il decreto di riforma e apra un confronto serio con tutte le realtà pubbliche e private che operano sul territorio nell’ambito della tutela archeologica, invitano tutti a partecipare al sit-in giovedì 28 gennaio 2016 in via del Collegio Romano a Roma, davanti alla sede del ministero dei Beni culturali.

Il ministro Dario Franceschini

Il ministro Dario Franceschini

In un documento inviato al ministro Franceschini, cui è stato chiesto un incontro urgente, l’Api-Minact spiega i motivi del proprio dissenso e delle proprie preoccupazioni. “Le motivazioni con le quali nasce questo nuovo decreto ministeriale appaiono infondate: si stravolge nuovamente l’assetto del ministero per venire incontro a problematiche paradossalmente innescate proprio dalle recenti scelte dello stesso Governo in materia di silenzio-assenso ed in materia di riorganizzazione della P.A. (Legge Madia). Si profila pertanto un ulteriore e lunghissimo periodo in cui le poche forze in campo, pagate con i soldi della comunità, saranno impiegate sostanzialmente nella riorganizzazione logistica e procedurale, nelle mere operazioni burocratiche che si innescano con il cambiamento degli uffici, a scapito dell’efficacia, efficienza ed economicità dei servizi ai cittadini e della tutela. Una tutela che gli archeologi dello Stato dovrebbero esplicare piuttosto prendendosi cura del territorio, dei monumenti e dei reperti, in quanto braccio operativo e organo tecnico-scientifico di ricerca che per legge svolge quella adeguata attività conoscitiva preliminare ad ogni forma di tutela amministrativa, conservazione, fruizione e valorizzazione. Oggi invece si propone di erigere a responsabile di procedimenti di scavo e conservazione del patrimonio archeologico dirigenti che avranno meno competenze tecnico-scientifiche specifiche sia dei funzionari che andranno a dirigere sia dei professionisti esterni a cui daranno i pareri”. Di qui la denuncia: “La qualità del lavoro nel settore della tutela archeologica, senza la guida di dirigenti con competenze specialistiche, senza depositi, senza laboratori, senza archivi, senza biblioteche, non potrà che andare incontro a uno scadimento e a una burocratizzazione generalizzati. Ciò che viene presentato come potenziamento della salvaguardia del patrimonio archeologico all’interno delle soprintendenze Uniche rischia di essere solo uno specchietto per allodole e nasconde l’enorme confusione di competenze e frammentazione di funzioni che dovranno essere affrontate da tecnici umiliati nella loro professionalità, privi di mezzi e di autorevole rappresentatività. La prima, ovvia conseguenza di tutto ciò verrà ad essere l’allungamento di tutte le procedure di controllo tecnico ed amministrativo, creando ritardi e disagio a cittadini ed imprese”.

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2 risposte a ““Salviamo l’archeologia italiana”: appello-denuncia degli archeologi del pubblico impiego contro il decreto Franceschini che “smantella le soprintendenze archeologiche”. Sit-in a Roma davanti al ministero”

  1. Italina Bacciga dice :

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