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Roma. Nelle Uccelliere degli Orti Farnesiani sul colle Palatino ultimi giorni per la mostra “Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato”, che evoca la Wunderkammer immaginaria dei Farnese

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Mostra “Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato” arricchita con installazioni multimediali (foto PArCo)

Con il termine tedesco “Wunderkammer” si indica l’ambiente di una residenza destinato a raccogliere esemplari rari o bizzarri, di storia naturale o artefatti, apparentemente ammassati senza alcun criterio, ma in realtà accostati per analogie e metafore: una “Camera delle Meraviglie”. Ambite da tutte le grandi casate d’Europa, queste collezioni, considerate le antenate dei musei, si diffondono nei primi anni del Cinquecento e sono particolarmente apprezzate fino al Settecento in quanto utili strumenti per mostrare la cultura e il potere del proprietario. Lo spirito della Wunderkammer ideale dei Farnese è ora evocato in una delle Uccelliere degli Orti Farnesiani sul colle Palatino: con l’ausilio della tecnologia è stato ricreato quello che non può essere esposto in originale, esattamente come agli artisti del Seicento era chiesto di sostituire le opere mancanti nelle Camere delle Meraviglie realizzando delle copie fedeli. Fino al 7 aprile 2024 è aperta la mostra “Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato”, a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri e Alessio De Cristofaro, ideata per offrire ai visitatori una ricostruzione di quelli che furono i valori, i significati e gli usi del Ninfeo e di tutti gli Orti Farnesiani nel momento di loro massimo splendore, tra la seconda metà del XVI e il XVII secolo. Un viaggio ideale nell’effimero e nella cultura immateriale barocca che caratterizzarono i celebri giardini farnesiani, teatro di delizie, ricerca, cerimonie e di autorappresentazione politica di una delle più importanti famiglie italiane dell’epoca. Attraverso quadri, disegni dall’antico, stampe, sculture in bronzo, oggetti d’arte e innovativi apparati digitali, la mostra permette ai visitatori di immergersi nella vita e nelle atmosfere del tempo, accostandosi non solo alla storia degli Orti e dei Farnese, ma alla stessa mentalità e visione del mondo che caratterizzava l’aristocrazia romana e italiana tra il tardo rinascimento e il Seicento.

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Allestimento della mostra “Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato” (foto PArCo)

Con l’ausilio di installazioni multimediali, la Wunderkammer immaginaria dei Farnese si trasforma sotto gli occhi del visitatore, dando vita a tre mondi che tra meraviglia, stupore, emozioni e turbamento, fondono insieme reale e virtuale: il mondo dell’Orto Botanico, rappresentato delle pagine animate dell’Aldini, autore della prima e unica edizione dell’opera dedicata ai giardini, che è anche la prima descrizione di un orto botanico italiano; quello delle Uccelliere, sulle cui pareti si alternano volatili esotici come pappagalli, galline d’India e pavoni; in ultimo, il mondo del Serraglio Farnese con la riproduzione del celebre dipinto di Agostino Carracci “Triplo ritratto di Arrigo Peloso, Pietro Matto e Amon Nano” realizzato sul finire del Cinquecento a Roma e conservato nel museo e real bosco di Capodimonte a Napoli, che sintetizza la predilezione del tempo per tutto ciò che deviava dalla norma, il diverso o “monstrum”, inteso anche come prodigio.

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Allestimento mostra “Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato” (foto PArCo)

“Ricostruire in modo filologico e raccontare l’effimero e il patrimonio immateriale di un’epoca conclusa non è mai semplice. È sempre necessario un attento lavoro di ricerca che metta insieme i documenti, i testi, i monumenti e gli oggetti che di una data epoca costituiscono testimonianza storica”, commenta Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. “Poi bisogna affrontare la sfida del racconto, in forme che devono essere accessibili e comprensibili a tutti, senza però semplificare o banalizzare. In questo, il PArCo investe molto in innovazione, grazie alla sperimentazione e all’uso del multimediale e delle tecniche dello storytelling”.

Cividale del Friuli. Al museo Archeologico nazionale concerto “Il Soffio del Tempo” di International Recorder Quartet promosso da Wunderkammer nell’ambito del progetto Gemini

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Locandina del concerto “Il Soffio del Tempo” al museo Archeologico nazionale di Cividale

cividale_museo-archeologico-nazionale_logoAppuntamento speciale domenica 6 giugno 2021 al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli: alle 18, concerto “Il Soffio del Tempo” con IRQ International Recorder Quartet. Fabiano Martignago, Luca Ventimiglia, Susanne Geist, Lorenzo Cavasanti proporranno con flauti dolci musiche di J.S. Bach, A. Vivaldi, F. Mendelsshon, G.F. Haendel, H. Purcell. Posti limitati, prenotazione obbligatoria chiamando il numero 0432700700. Il concerto è compreso nel biglietto d’ingresso. Il concerto  promosso da Wunderkammer, rientra nel Progetto Gemini, nato per il restauro degli strumenti musicali, che sviluppa con grande originalità musiche realizzate mediante riproduzioni digitali. Il progetto ha preso l’avvio con un workshop aperto al pubblico durante ESOF 2020, inserito nel Science in the City Festival. A questo fa seguito, inanellandosi con Wunderkammer, il concerto “Il Soffio del Tempo”, che il gruppo emergente IRQ porta nelle sale dei musei Archeologici nazionali di Cividale e Aquileia e nel circuito del festival FEM (Friuli Early Music) e quello dell’ensemble filoBarocco, entrato quest’anno nel progetto EEEMERGING+.

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Concerto promosso da Wunderkammer per il progetto Gemini (foto wunderkammer)

Progetto Gemini. Le tecnologie di manifattura digitale offrono uno straordinario strumento per colmare questa lacuna e Gemini nasce per coprire tutto il ciclo di competenze che portano dallo studio dello strumento alla manifestazione concertistica. Un rilievo tomografico a raggi X ad alta risoluzione fornisce un modello geometrico accurato dello strumento che viene in seguito riprodotto con tecniche di manifattura additiva (stampa 3D). Questa tecnologia apre interessanti prospettive di valorizzazione delle collezioni museali e di restauro virtuale di strumenti danneggiati, riportando all’orecchio moderno suoni storici altrimenti impossibili da fruire. Il progetto prevede la scansione con tomografia a raggi X ad alta risoluzione di uno strumento storico, realizzata al Tomolab di Elettra Sincrotrone Trieste. Da queste misure verranno ricavati i modelli tridimensionali dello strumento, che serviranno all’università di Torino per realizzare copie stampate 3D di elevata qualità acustica, da sottoporre non solo al confronto con l’originale, ma anche alla prova di esecutori di alto profilo nell’ambito di una rassegna concertistica.