Alla riapertura del parco archeologico di Pompei i visitatori troveranno finalmente integre e restaurate le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno: bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate. Osanna: “Un intervento atteso da anni”
Alla riapertura del parco archeologico di Pompei, quando cioè l’emergenza sanitaria lo consentirà, i visitatori troveranno una gradita sorpresa: dopo anni di travagliate vicende, le colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, bombardate, poi ricostruite nel dopoguerra, ancora fratturate dal terremoto, e puntellate, finalmente tornano integre al termine del recente e complesso intervento di restauro. “Si tratta di un importante intervento, atteso da anni”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico, “che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro”.

La casa del Fauno, una delle più sontuose dimore pompeiane, estesa su un intero isolato per circa 3mila metri quadrati (è da qui che proviene il famoso mosaico pavimentale della Battaglia di Isso, con Alessandro Magno e Dario III, oggetto a sua volta in questi mesi di restauro da parte del museo Archeologico nazionale di Napoli che lo ospita), fu oggetto, come molti edifici di Pompei, del tragico bombardamento della seconda guerra mondiale. Nel settembre del 1943 due bombe precipitarono sulla abitazione, e una di queste piombò sull’atrio tetrastilo (a 4 colonne) che costituiva l’accesso alla zona privata della casa, radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo, decorate in stucco. Rimaneva integra solo la colonna esposta a Nord.


La situazione di degrado su un capitello dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
Le colonne furono immediatamente ricostruite nel 1946 secondo i metodi in uso all’epoca, utilizzando diverse aggrappature in ferro o in lamine zincate e malte cementizie, rivelatesi poi poco idonee ai fini della conservazione. Successivamente anche al terremoto del 1980, le stesse furono sottoposte ad altri interventi conservativi, che tuttavia hanno innescato dei processi di fratturazione e frammentazione importanti. Prima del recente restauro una delle colonne si presentava presidiata e puntellata con tubi, giunti metallici, e palanche in legno per sostenere e conservarne tutte le parti frammentate, parzialmente sollevate o completamente staccate, mentre le altre presentavano problemi di degrado in stato piuttosto avanzato.


Una fase dei restauri dell’atrio secondario della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
L’intervento attuale è stato particolarmente complesso, allo scopo di intervenire in maniera integrale. In particolare, si è proceduto smontando e movimentando da cima a terra, mediante argano, i componenti singoli di due delle colonne che presentavano gravi problemi di stabilità e uno stato fortemente frammentario – quella puntellata e quella esposta a Sud – per poi condurre il restauro ‘a terra’ dei blocchi. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e malte di restauro non più capaci di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi.


L’area del cantiere di restauro dell’atrio tetrastilo della Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)
Una volta consolidati e ricostruiti a terra i vari blocchi, li si è ricollocati nel loro alloggiamento originario, seguendo il rilievo tracciato in precedenza. Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione. Responsabile unico dell’intervento di restauro: ing. Vincenzo Calvanese; direttore dei lavori: Elena Gravina, funzionario restauratore; direttore operativo archeologo: Marialaura Iadanza; direttore operativo architetto: Annamaria Mauro; direttore operativo restauratore: Giuseppe Zolfo; ispettore di cantiere: Vincenzo Pagano; impresa esecutrice: R.W.S. srl
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Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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