Nell’anno del bicentenario della sua fondazione (1824-2024), il museo Egizio di Torino approda per la prima volta al cinema con “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio”, nelle sale italiane solo per due giorni, il 12 e 13 marzo, con la partecipazione straordinaria del Premio Oscar Jeremy Irons, che guida il pubblico in un viaggio alla scoperta dei tesori di una delle civiltà più affascinanti della storia antica
Nell’anno del bicentenario della sua fondazione, il museo Egizio di Torino approda per la prima volta al cinema con “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio”, il film evento che è stato presentato in anteprima alla 41esima edizione del Torino Film Festival e che arriverà nelle sale italiane solo per due giorni, il 12 e 13 marzo 2024 (elenco cinema su nexodigital.it). Prodotto da 3D Produzioni, Nexo Digital e Sky in collaborazione con il museo Egizio e diretto da Michele Mally, che firma il soggetto con Matteo Moneta, autore della sceneggiatura.

Il premio Oscar Jeremy Irons durante sul set del film “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio” di Michele Mally (foto di Francesco Prandoni)
Il film vede la partecipazione straordinaria del Premio Oscar Jeremy Irons, che guida il pubblico in un viaggio alla scoperta dei tesori di una delle civiltà più affascinanti della storia antica. Completa il viaggio visivo la colonna sonora originale, composta ed orchestrata dal pianista e compositore Remo Anzovino ed eseguita dall’autore con l’Orchestra Sinfonica Accademia Naonis diretta da Valter Sivilotti, in uscita su etichetta Nexo Digital e distribuzione Believe nel 2024. Spiega Remo Anzovino: “La sfida era scrivere una colonna sonora che parlasse di una cultura di cui non conosciamo la musica. Comporre per “Uomini e Dei. Le Meraviglie del Museo Egizio” è stato davvero un viaggio spirituale alla scoperta del profondo significato che la morte aveva nell’Antico Egitto, ossia l’inizio di una nuova vita. In piena sintonia con il regista Michele Mally, l’uso della tecnica del corale a 4 parti bachiano – applicato sia alle sezioni della orchestra sia al pianoforte solo -, di movimenti fugati e di passaggi atonali, mi ha permesso di orientare il suono, per contrasto stilistico, verso il mistero che le immagini e il racconto sullo schermo suggeriscono. Ringrazio il maestro Valter Sivilotti e l’Orchestra Sinfonica Accademia Naonis per avere splendidamente diretto e interpretato la mia musica”. La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per il 2024 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
Reperti, studi scientifici e il dietro le quinte del Museo sono narrati in maniera corale non solo dalla presidente del museo, Evelina Christillin, e dal direttore Christian Greco, ma anche da alcuni dei curatori del museo come Cédric Gobeil, Beppe Moiso, Susanne Töpfer, Paolo Del Vesco, Federico Poole, Johannes Auenmüller, Enrico Ferraris, Alessia Fassone, Tommaso Montonati, dalle restauratrici Cinzia Oliva, Roberta Genta, Paola Buscaglia del Centro di Conservazione e Restauro de La Venaria Reale, dall’antropologo Pieter Ter Keurs, dal direttore dipartimento Egizio del Louvre Vincent Rondot, dal capo del dipartimento Egitto e Sudan del British Museum Daniel Antoine, dai curatori del British Museum Ilona Regulski e Marcel Maree, dalla direttrice del Ägyptisches und Papyrussammlung di Berlino Friederike Seyfried, dalla direttrice generale museo Egizio del Cairo Sabah Abdel Razik Saddik, dal Ceo di Ima Solutions Sarl Benjamin Moreno. Dal Louvre di Parigi al British Museum di Londra fino all’Ägyptisches Museum di Berlino: sono solo alcune delle importanti istituzioni museali mondiali da cui provengono i membri del comitato scientifico del Museo, che vanta oltre 90 collaborazioni scientifiche con musei, atenei e centri di ricerca internazionali.

Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)
Le collezioni custodite a Torino comprendono oltre 40mila reperti, che hanno una natura antiquaria – in quanto legati al collezionismo e al criterio di raccolta reperti di Bernardino Drovetti, diplomatico piemontese al servizio del governo francese che vendette a Carlo Felice di Savoia il primo nucleo delle collezioni del Museo per 400mila lire dell’epoca – e una natura archeologica, legata a campagne di scavo archeologico promosse da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina in Egitto all’inizio del Novecento. Con oltre un milione di visitatori nel 2023, il museo Egizio è il più antico al mondo dedicato alla civiltà degli antichi Egizi. Al museo Egizio di Torino dei 40mila reperti custoditi, 12mila sono esposti su 4 piani. Sfingi, statue colossali, minuscoli amuleti, sarcofagi, raccontano quasi 4000 anni di storia antica. Tra i reperti celebri nel mondo ci sono il Papiro dei Re, noto all’estero come la Turin King List, l’unica lista che sia giunta fino a noi che ricostruisce il susseguirsi dei faraoni, scritta a mano su papiro, o il Papiro delle Miniere, una delle più antiche carte geografiche conosciute. E ancora sculture come la statua del sacerdote Anen, quella di Ramesse II, quella della cosiddetta Iside di Copto, oltre al ricco corredo funebre di Kha, sovrintendente alla costruzione delle tombe dei faraoni che insieme alla moglie Merit sarà tra i protagonisti di tutto il racconto.

Statuetta in legno della dea Tauret, dedicata dal disegnatore Parahotep, venerata in ambito domestico, proveniente da Deir el Medina, e conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)
“La strada per Menfi e per Tebe passa da Torino” scrisse Jean-François Champollion che nel 1824, due anni dopo aver decifrato i geroglifici, venne nella capitale sabauda. Ma perché proprio a Torino, nel 1824, si decise di aprire un museo che non aveva uguali al mondo, dedicato a una civiltà ancora in via di svelamento? Chi fu il primo a vedere nelle Alpi il profilo delle piramidi? Per scoprire le origini del museo in “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio” risaliremo così il corso del Nilo sulle tracce dei suoi grandi esploratori ed archeologi del passato: Donati, Drovetti, Schiaparelli. Visiteremo i luoghi da cui provengono i principali reperti delle collezioni torinesi, da Giza a Luxor fino all’antico villaggio di Deir el-Medina, abitato dagli scribi e dagli artigiani delle tombe della Valle dei Re e delle Regine. E viaggeremo a ritroso nel tempo, alla metà del 1500, quando i sovrani del Piemonte, i Savoia, per dare prestigio alla loro capitale riscrissero il mito delle origini egizie di Torino, sovrapponendo il toro, simbolo della città, col dio Api, che aveva le sembianze di toro ed era venerato nell’antico Egitto. Attraverso i sarcofagi e gli oggetti del corredo funebre della tomba di Kha e Merit racconteremo invece il viaggio dell’architetto Kha nell’Oltretomba, dal momento della mummificazione ai funerali, fino al giudizio di fronte ad Osiride e alla vita nell’Aldilà, seguendo le pagine del Libro dei Morti.
Torino. Al museo Egizio Vincent Rondot del musée du Louvre su “Nubian studies”: gli ultimi risultati sul culto di Amon a Meroe. Conferenza on line in collaborazione con Acme

Il tema dell’organizzazione del culto di Amon nell’isola di Meroë, cuore dell’Impero Meroitico, è ancora molto aperto. Ne parlerà il professor Vincent Rondot martedì 25 maggio 2021, alle 18, al museo Egizio di Torino, nella conferenza online “Nubian studies”, in collaborazione con ACME.

Se il tema dell’organizzazione del culto di Amon è ancora aperto ci sono molte ragioni: le condizioni di conservazione dei monumenti presenti sull’isola, perlopiù in rovina, compreso il Grande Tempio di Amon annesso alla capitale; la conservazione relativamente buona dei due siti di Naga e Mussawarat es-Sufra, che tendono a catalizzare l’attenzione relativamente a questo tema; e il gran numero di siti che potenzialmente includono un tempio di Amon tra i loro monumenti reali che sono ancora sconosciuti o scarsamente documentati. Da quando è stata avviata nel 2000, la Missione di El-Hassa ha cercato di gettare ulteriore luce su questo argomento: dopo vent’anni, è possibile presentare una serie di nuovi dati che offrono molti spunti (archeologici, architettonici, epigrafici, iconografici e storici) sulla politica e l’evoluzione del culto di Amon nella regione.

Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre (foto musée du louvre)
Vincent Rondot è direttore del dipartimento di Antichità egizie del museo del Louvre dal 2014 e ricercatore presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS) dal 1997. È stato inoltre membro dell’Institut français of oriental archaeology al Cairo (1988-1992 ) e, dal 2004 al 2009, direttore dell’Unità archeologica francese a Khartoum. Al Louvre ha curato la riorganizzazione della collezione del Dipartimento di antichità egizie (1993-1997). Epigrafista e archeologo, le sue ricerche si concentrano sui culti al dio Amon, sia in Sudan che in Egitto, e sui culti del dio coccodrillo Sobek nel Fayum in epoca greco-romana. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano, tra gli altri, la questione dell’iconografia divina e l’impatto dell’ellenismo durante gli ultimi secoli del paganesimo, sia in Sudan che in Egitto.
Torino. Il museo Egizio online non si ferma, mette al centro la ricerca, e raddoppia le conferenze con due calendari 2020-’21, entrambi al via da novembre: il primo con studiosi dall’Italia e dall’estero, su risultati e passi avanti delle ricerche in corso; il secondo con protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio

La cura e la cultura: per la stagione 2020/21 il museo Egizio di Torino “raddoppia” con due calendari di conferenze egittologiche, tutte online. A novembre il museo Egizio dà il via al proprio programma di conferenze scientifiche, che per la stagione 2020/2021 si presenta con un doppio calendario di incontri interamente online, incentrati sui temi di ricerca e di indagine egittologica, museale e archivistica, che vedrà alternarsi ricercatori internazionali e curatori del museo. L’istituzione, in linea con i propri principi e le proprie finalità, si propone quindi di diventare un palcoscenico dove egittologi e la comunità scientifica tutta raccontino le ricerche e gli studi condotti rendendoli accessibili a un pubblico ampio, che riunisce addetti ai lavori, appassionati e curiosi. Tutti gli appuntamenti verranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. “Uno dei compiti propri di un museo è quello di rendere visibile la ricerca che compie diffondendo i risultati degli studi compiuti e mettendoli a disposizione della comunità scientifica e del pubblico”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Un’ambizione che in questo periodo assume una centralità ancora più forte perché ci permette di coltivare e mantenere vivo il fondamentale legame tra il museo e il suo pubblico, oltre che con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questo è possibile grazie a tutti coloro che seguono il museo Egizio e che possono esserne parte attiva non solo visitandolo, ma anche supportandone le attività di ricerca”.

Il primo ciclo di conferenze, realizzato in collaborazione con Acme (Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio), si concentrerà sulla partecipazione di studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, i quali renderanno noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in corso. Tra questi Vincent Rondot, direttore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre (25 maggio 2021); Rita Lucarelli, che all’università di Berkeley sta conducendo degli studi sull’arte funeraria egizia utilizzando tecnologie 3D e di realtà aumentata (8 giugno 2021); Ramadan Badri Hussein, che terrà una lezione su alcune recenti scoperte legate agli scavi di Saqqara in Egitto (26 gennaio 2021); e Luigi Prada, membro del Dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e presidente ACME (29 giungi 2021). La prima Conferenza è in programma martedì 24 novembre 2020, a cura di Stefano De Martino dell’università di Torino e del direttore Christian Greco su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il Regno Ittita nel XIV secolo a.C.”.

La novità di quest’anno è invece rappresentata dal ciclo di conferenze “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi e Reperti”, che vedrà come protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Un modo per dare evidenza e centralità agli studi in corso sulla collezione, che comprendono sia approfondimenti specifici su singoli reperti o contesti archeologici, sia progetti di più ampio respiro e di interesse generale, sempre connessi alla cultura materiale custodita in museo. Sarà proprio con un incontro tenuto da uno dei curatori del Museo che inizierà la programmazione, che proseguirà fino al mese di giugno 2021: giovedì 12 novembre 2020 alle 18, infatti, sarà una conferenza a cura di Paolo del Vesco sugli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo Nazionale di Antichità di Leiden a Saqqara a inaugurare la nuova stagione di conferenze egittologiche dell’istituzione.
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