Capri. Ampliati gli orari di apertura e potenziati i servizi di accoglienza di Villa Jovis e della Certosa di San Giacomo. Osanna: “Risultato possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni e al coinvolgimento delle realtà associative territorio”
A Capri (Na) ampliati gli orari di apertura e potenziati i servizi di accoglienza di Villa Jovis e della Certosa di San Giacomo. Prosegue il percorso di valorizzazione del patrimonio culturale di Capri, in attuazione dell’accordo tra la Direzione regionale Musei nazionali Campania e la Città di Capri per la gestione dei siti monumentali di Villa Jovis e della Certosa di San Giacomo. Villa Jovis, grazie al nuovo servizio di accoglienza garantito dall’associazione culturale Ápeiron, è ora aperta al pubblico tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 17 (ultimo ingresso ore 16.30). Anche la Certosa di San Giacomo sarà visitabile con orario ampliato: tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17.30). Il nuovo orario offrirà al pubblico maggiori opportunità per apprezzare l’eccezionale architettura monastica e per visitare il nuovo museo Archeologico di Capri, “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”, inaugurato lo scorso luglio, che racconta la storia millenaria dell’isola attraverso reperti e narrazioni di grande suggestione. Fino al 31 maggio 2025 sarà inoltre possibile visitare la mostra di arte contemporanea “Demetricism”, personale dello scultore Vasily Klyukin.

Il busto di Augusto divinizzato (I quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
“L’ampliamento degli orari rappresenta un risultato significativo per Capri”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei, “reso possibile grazie alla collaborazione tra istituzioni e al coinvolgimento delle realtà associative territorio. Migliorare le condizioni di accesso significa non solo accrescere la qualità della visita, ma anche rispondere in modo più attento ai flussi e alle esigenze dei pubblici che animano l’isola. Capri non è soltanto una meta iconica del turismo internazionale, ma un luogo dove cultura, paesaggio e storia si intrecciano in modo unico, offrendo esperienze di straordinario valore”. “Con questo nuovo assetto”, sottolinea Francesco Sirano, funzionario delegato per il nuovo istituto autonomo Musei e parchi archeologici di Capri, “intendiamo compiere insieme al Comune di Capri un primo concreto passo verso un modello di valorizzazione partecipata, in cui la cultura diventa elemento centrale per lo sviluppo sostenibile dell’isola”. “Con grande soddisfazione”, afferma il sindaco della Città di Capri, Paolo Falco, “riusciamo a restituire ai visitatori e alla cittadinanza il sito archeologico più importante dell’isola, la Villa Jovis che fu la maggiore delle maestose ville Augustee di Capri, a lungo sede imperiale sotto Tiberio che sarà visitabile dal martedì alla domenica grazie all’impegno della direzione dei Musei di Capri, della Direzione Regionale Musei della Campania e all’accordo di valorizzazione sancito con la Città di Capri. Insieme alla Certosa di San Giacomo e al nuovo museo Archeologico la maggiore fruibilità del sito di Villa Jovis valorizza enormemente l’importante offerta culturale, artistica e archeologica dell’isola”.
Novità editoriali. Presentato a Capri il libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis (28 ottobre 2022)

Copertina del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar)
Il libro è stato presentato in aprile 2024 sull’isola di Capri dal soprintendente Mariano Nuzzo, che del libro ha scritto la presentazione, e dall’architetto Cherubino Gambardella, professore all’università “Federico II” di Napoli. Si tratta del libro “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” a cura di Luca Di Franco e Rosaria Perrella (Edizioni Quasar), che raccoglie gli Atti della Giornata di Studi a 90 anni dallo scavo di Villa Jovis, tenutasi a Capri il 28 ottobre 2022. Come si legge nella Premessa, “Amedeo Maiuri è stato uno dei protagonisti dell’archeologia campana prima e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo studio della sua figura e della sua intensa attività hanno portato nel corso degli ultimi decenni a comprendere meglio alcuni dei contesti archeologici ancora in corso di scavo, di restauro o di valorizzazione. A 90 anni dall’inizio degli scavi del sito più iconico di Capri, la residenza tiberiana di Villa Jovis, e in occasione dell’anno del paesaggio promosso a Capri in occasione del centenario della legge Croce e del “Convegno del Paesaggio” organizzato da Edwin Cerio proprio sull’isola nel 1922, il convegno “Amedeo Maiuri: l’archeologia e il paesaggio storico del Golfo di Napoli” ha tentato di indagare lo stretto rapporto che lega l’attività della Soprintendenza alle Antichità di Napoli, diretta da Maiuri, con le trasformazioni in corso nei luoghi e nella cultura del Novecento. Le scoperte archeologiche segnarono in questo periodo in modo determinante il paesaggio di un territorio quale il Golfo di Napoli: le intense stagioni di scavo di Baia, Cuma, Pompei, Ercolano e Capri si accompagnano a importanti progetti di valorizzazione, tramite la realizzazione di musei, antiquarium e soprattutto parchi archeologici, parallelamente a sempre più impattanti attività edilizie e infrastrutturali. In questo volume, che ne costituisce gli atti, si raccontano quindi le principali attività di Amedeo Maiuri nel Golfo di Napoli, con una sezione specifica legata a Capri, i cui siti archeologici furono per la prima volta scavati e studiati in modo sistematico e dove risiederà in una villetta da lui stesso progettata”.
Ferragosto alla Certosa di San Giacomo a Capri con il nuovo museo Archeologico e l’allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio”: 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici
Ferragosto 2024 alla Certosa di San Giacomo a Capri. Con una novità: il nuovo museo Archeologico con il nuovo allestimento “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” inaugurato il 26 luglio 2024. Il museo racconta la storia dell’isola nel momento del suo massimo splendore, all’epoca degli imperatori Augusto e Tiberio, attraverso 120 oggetti e opere d’arte – alcune delle quali veri capolavori – in un affascinante percorso di 8 sale, tra pregiate sculture in marmo, affreschi, ricco vasellame da mensa in ceramica e argento, elementi architettonici. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti.

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Cuore dell’esposizione sono i reperti rinvenuti sull’isola, finora conservati nei depositi della stessa Certosa e del museo Archeologico nazionale di Napoli, adesso finalmente riuniti e fruibili da parte del pubblico. Il racconto museale è arricchito, inoltre, da numerosi oggetti della stessa epoca, provenienti principalmente dall’area campana e finora custoditi nei depositi del parco archeologico dei Campi Flegrei, dei parchi archeologici di Paestum e Velia, del parco archeologico di Ostia Antica, nonché recuperati da recenti sequestri condotti dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Fra questi ultimi spiccano tre bellissime coppe in argento rientrate dagli Stati Uniti e un suggestivo affresco proveniente dall’area vesuviana che riproduce un tempio.

Il mare è sempre visibile nel percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Nel segno dell’accessibilità sono stati progettati dei supporti multimediali, fra cui uno schermo touchscreen che, partendo da un modello tridimensionale dell’isola, permette di esplorare le dodici ville imperiali ricordate dalle fonti antiche e di ripercorrerne la storia, lo scavo e in alcuni casi la fortuna nelle arti. L’intero allestimento è stato pensato per mettere in evidenza il rapporto continuo e simbiotico con il mare, l’elemento per eccellenza che definisce Capri, e che è visibile da ogni sala del museo fino addirittura a diventare un elemento che con la linea dell’orizzonte definisce l’esposizione dei reperti. La palette cromatica dell’allestimento è ripresa dal quadro di K.W. Diefenbach esposto nella prima sala, che ritrae lo scoglio delle Sirene e che ripropone anche all’interno il mare, in un continuo dialogo fra la natura esterna e l’interno del museo. Anche gli spazi dedicati all’otium dell’imperatore si aprono sui giardini del Quarto del Priore, facendo entrare nel museo un altro elemento fondamentale delle residenze imperiali, quello della natura di horti e viridaria.

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con paesaggio marittimo da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Il ministro Gennaro Sangiuliano inaugura il nuovo museo Archeologico di Capri (foto mic)
“Il nuovo allestimento museale ‘L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio’ apre idealmente una nuova stagione per gli istituti culturali della perla del Mediterraneo”, ha affermato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Il nuovo museo archeologico alla Certosa di San Giacomo, che racconta la storia dell’isola nel momento del suo apogeo con 120 reperti rinvenuti in diversi scavi e finora conservati in numerosi depositi nel territorio campano, andrà infatti a impreziosire insieme a Villa Jovis il nuovo istituto ‘Musei e parchi archeologici di Capri’, da me fortemente voluto tra i nuovi 17 musei autonomi. Una spinta decisiva a proporre ai visitatori un’offerta culturale degna dell’eccellenza di quella turistica di Capri, riconosciuta a livello globale”.

Il busto di Augusto divinizzato quarto del I sec. d.C.) da Fondi, nel nuvo percorso del mueo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)
Per il direttore generale Musei Massimo Osanna: “Capri è protagonista di un ampio programma di valorizzazione del patrimonio culturale, che il Ministero ha intrapreso con l’istituzione del museo autonomo, con il riallestimento, in corso, della collezione Diefenbach e con l’apertura, oggi, di un museo archeologico interamente dedicato all’isola in epoca giulio-claudia, momento fondamentale in cui Augusto acquisì Capri come proprietà imperiale e il suo successore Tiberio vi si stabilì, portandovi l’Amministrazione e la corte. Per questo suo ruolo centrale nell’ambito della romanità, l’isola aspettava e meritava questo museo che, a buon diritto, si inserisce nel Sistema museale nazionale, e che è stato reso possibile dalla fattiva collaborazione, oltre che di tutte le istituzioni ministeriali coinvolte, anche delle amministrazioni di Capri e Anacapri. Oltre ai reperti rinvenuti nel territorio isolano, si restituiscono alla pubblica fruizione anche altri oggetti, utili a completare il racconto museale, fino ad oggi conservati nei depositi di altri musei o provenienti da recuperi condotti dai Carabinieri: sono testimonianze storico-archeologiche di quei decenni che portarono Capri al centro dell’Impero romano”.

La ricostruzione dell’arredo scultoreo della Grotta Azzurra conclude il percorso di visita del nuovo museo Archeologico di Capri (foto emanuele a. minerva / mic)

Nuovo museo Archeologico di Capri: statua acefala tipo Narciso (I sec. d.C.) da Anacapri (foto emanuele a. minerva / mic)

Il nuovo percorso “L’Isola dei Cesari. Capri da Augusto a Tiberio” nel museo Archeologico a Capri: quadretto con le Tre Grazie da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)

Nuovo museo Archeologico di Capri: statuetta di Ercole seduto su roccia (I sec. a.C.) in bronzo e calcare da Pompei (foto emanuele a. minerva / mic)
Il percorso museale. Il percorso inizia con una prima sala dedicata alla natura selvaggia di Capri, evocata da un maestoso e solenne quadro di K.W. Diefenbach, mentre una proiezione sulla volta richiama la natura odierna. Raccontare la vita dei Cesari a Capri, infatti, non significa solo evocare l’atmosfera raffinata delle ville imperiali ma è anche un modo per cogliere lo spirito di un luogo sospeso tra mare e cielo, che nel passato recente è stato ritrovo di intellettuali, fuggiaschi ed utopisti. La seconda sala racconta la battaglia di Azio, a seguito della quale Augusto nel 31 a.C. fondò un nuovo sistema politico. La testimonianza di Strabone dell’avvio con Augusto di un’intensa attività edilizia fa pensare che l’isola ospitasse a quel tempo più di una residenza imperiale, che il principe ornò di oggetti rari e antichità. È possibile, quindi, che già ad Augusto appartenessero le dodici ville di Tiberio menzionate da Tacito (Annali IV, 67). Sicuramente all’età augustea risalgono la villa in località Palazzo a Mare-Bagni di Tiberio, e quella di Damecuta. La sala 3 mostra lo sfarzo e la raffinatezza delle residenze imperiali, come dimostrano gli oggetti di uso quotidiano e gli arredi delle residenze di Capri. La sala 4 racconta un banchetto che, secondo le fonti, Augusto offrì a Capri, l’isola che amò per la bellezza del paesaggio, la dolcezza del clima e per l’atmosfera serena che favoriva la meditazione. L’isola lo attrasse per la sua aura di sacralità e per la tradizione greca ancora fortemente radicata nella popolazione. Fu qui, che ormai vecchio e malato, trascorse quattro giorni beneficiando di un miracoloso miglioramento prima che la morte lo cogliesse a Nola il 19 agosto del 14 d.C. (Svetonio, Vita di Augusto, 98, 1-3). Assistette agli esercizi degli efebi, ai quali offri un banchetto nel corso del quale distribuì doni ai convitati esigendo da loro la massima libertà di comportamento. La sala 5 racconta la domus Augusta: nel sistema politico creato da Augusto i legami familiari e la gestione del patrimonio personale del principe si saldano indissolubilmente al funzionamento della macchina istituzionale e alla gestione del patrimonio dello Stato. Una galleria di ritratti ci permette di conoscere i membri della famiglia giulio-claudia e un grande albero genealogico di cogliere i complessi legami famigliari tra loro. La sala 6 racconta il vivere in villa, in uno spazio aperto tra il mare e i giardini: qui il padrone di casa poteva circondarsi di opere d’arte e riproporre nelle architetture e negli arredi il lusso delle residenze principesche orientali. La sala 7 racconta l’isola di Tiberio, che ospitò filosofi, matematici ed astrologi. La tradizione ostile tramandata dagli storici, Tacito, Svetonio e Cassio Dione, si basa in buona parte sull’aneddotica della “Capri di Tiberio” fiorita probabilmente nello stesso entourage del principe. Tiberio fu uomo colto e raffinato, collezionista quasi patologico di opere d’arte, fine intellettuale che amò circondarsi di scienziati ed eruditi. Il racconto si conclude con la Grotta Azzurra, lo straordinario scrigno naturale trasformato in età tiberiana tramite la regolarizzazione delle sponde rocciose in un suggestivo ninfeo, dove a pelo dell’acqua emergeva il gruppo marmoreo di Nettuno e Tritoni, qui riproposto nella sua completezza anche con una statua di fanciulla vestita di peplo. Una suggestiva ambientazione tramite giochi di luce e un raffinato commento sonoro portano il visitatore dentro la grotta, quasi a bagnarsi i piedi.

Veduta panoramica della Certosa di San Giacomo a Capri (foto mic)
La Certosa. La Certosa di San Giacomo fu edificata tra il 1371 e il 1374 dal conte Giacomo Arcucci, segretario di Giovanna I d’Angiò. Nel XVI secolo subì gravi danni durante le incursioni dei pirati turchi, che la incendiarono e saccheggiarono. Ristrutturata e ampliata, nel 1808, espulsi i certosini, divenne ospizio e poi carcere. Nel 1921, l’allora sindaco Edwin Cerio promosse la realizzazione di un orto botanico nelle aree verdi, per preservare la flora locale. Quando ai primi del ‘900 Capri divenne metà preferita di intellettuali ed artisti, particolarmente amata dai futuristi, la Certosa di San Giacomo fu scelta come sede di incontri, mostre ed esposizioni d’arte.
2017, anno record per i musei italiani: superati i 50 milioni di visitatori, e un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. Il Colosseo con oltre 7 milioni di visitatori è in assoluto il monumento più visto, seguito dagli scavi di Pompei con 3,4 milioni. In crescita anche le piccole aree e collezioni archeologiche
L’archeologia si conferma vincente nell’anno dei record per i musei nazionali: nel 2017 superati i 50 milioni di visitatori, un risultato eccezionale per l’Italia, e di questi un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. E il monumento più visitato in assoluto si è confermato il Colosseo, ma con un incremento del 10% che ha fatto superare il tetto dei 7 milioni di visitatori. Alla presentazione dei dati finali dell’anno raccolti ed elaborati dal ministero dei Beni e della attività culturali e del turismo, il titolare del dicastero Dario Franceschini ha espresso tutta la sua soddisfazione: “I dati definitivi del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2016 di circa +5 milioni di visitatori e di +20 milioni di euro”. E prosegue: “Il bilancio della riforma dei musei è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale. I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori”. Per il quarto anno consecutivo – sottolinea Franceschini- l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che, anche nel 2017, hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del trend nazionale. La Campania è ormai stabile al secondo posto della classifica delle regioni più virtuose: “La rinascita di Pompei è stata sicuramente da traino ma sono state molto positive anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum. Nel 2017 – conclude Franceschini – tutti i musei hanno registrato significativi tassi di crescita, ma il patrimonio archeologico è stato il più visitato: circa un terzo dei visitatori si sono concentrati tra Pompei, Paestum, Colosseo, Fori, Ostia Antica, Ercolano, l’Appia antica e i grandi musei nazionali come Napoli, Taranto, Venezia e Reggio Calabria e il Museo nazionale romano”.

Lo straordinario complesso della villa dell’imperatore Adriano a Tivoli: new entry nella “top 30” dei musei più visitati nel 2017
Non è un caso, quindi, che sul podio dei musei più visitati d’Italia, ben due “medaglie” siano andati a monumenti antichi e aree archeologiche: il primo posto è andato al Colosseo (oltre 7 milioni di visitatori) e il secondo a Pompei (3,4 milioni di visitatori), mentre il terzo è stato conquistato dagli Uffizi (2,2 milioni di visitatori), risultato che poi viene confermato anche dai visitatori complessivi delle tre regioni di appartenenza, con il Lazio (oltre 23 milioni di visitatori) davanti a alla Campania (quasi 9 milioni) e alla Toscana (poco più di 7 milioni). Nella “Top 30” i tassi di crescita più sostenuti sono stati registrati da Palazzo Pitti (+23%) e da quattro siti campani: la Reggia di Caserta (+23%), Ercolano (+17%), il museo Archeologico di Napoli (+16%) e Paestum (+15%). A seguire i musei reali di Torino (+15%) e il Castello di Miramare di Trieste (+14%). Importante infine segnalare la significativa crescita in classifica della Pinacoteca di Brera (+7 posizioni), di Palazzo Pitti (+5 posizioni) dei musei reali di Torino (+4 posizioni) e l’ingresso in classifica, per la prima volta, di Villa Adriana e del Museo di Capodimonte. Complessivamente nei primi trenta musei italiani ben 10 sono archeologici: Colosseo, 1° (posizione confermata), 7.036.000 visitatori, +10%; Pompei, 2° (posizione confermata), 3.382.240, +7,60%; museo Egizio di Torino, 8° (posizione confermata), 845.237, -0,80%; museo Archeologico di Napoli, 12° (persa una posizione), 525.687, +16,20%; Ercolano, 13° (posizione confermata), 470.123, +17,30%; Paestum, 15° (guadagnata una posizione), 441.037, +15,10%; museo Archeologico di Venezia, 19° (persa una posizione), 343.582, -0,40%; museo nazionale Romano, 21° (perse due posizioni), 333.555, -1,80%; Ostia antica, 24° (perse tre posizioni), 311.379, -1,60%; Villa Adriana, 28° (new entry), 242.964, +5,70.
Tra i luoghi della cultura tradizionalmente meno visitati notevole è l’aumento registrato dalla Villa Romana del Varignano a Porto Venere (La Spezia) +133% (dai 1.489 del 2016 ai 3.470 visitatori nel 2017), dal museo Archeologico di Volcei “Marcello Gigante” a Buccino (Salerno) +129% (dai 2.491 visitatori del 2016 ai 5.717 del 2017). Anche i siti archeologici meno integrati nei grandi flussi turistici hanno registrato forti incrementi in termini di visitatori come dimostrano il museo e parco Archeologico di Gioia del Colle (Bari) (+122%), il museo nazionale Archeologico di Altamura (Bari) (+108%), il museo Archeologico di Sepino (Campobasso) (+98%), il museo Archeologico di Vulci (Montalto di Castro) (+86%), il museo Archeologico di Venosa (Potenza) (+38%), il museo Archeologico statale di Ascoli Piceno (+35%), Villa Jovis a Capri (+33%) e l’anfiteatro e mitreo di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) (+30%). Infine, anche tra i luoghi della cultura con ingresso gratuito, si segnala il Pantheon, visitato da oltre 8 milioni di persone.
1937-2017: ottant’anni fa veniva aperta al pubblico la visita delle rovine di villa Jovis, il primo palazzo imperiale romano, il “nido di falco” voluto da Tiberio su un promontorio dell’isola di Capri davanti alla penisola sorrentina. Fu scavata dall’archeologo Amedeo Maiuri che si ha lasciato una romantica descrizione
Ottant’anni: tanti ne sono passati dall’apertura al pubblico di villa Jovis, la residenza ufficiale dell’imperatore Tiberio, sul promontorio del versante orientale di Capri, isola particolarmente cara al successore di Augusto, tanto che qui fece costruire altre undici ville. Ma fu villa Jovis quella più amata, per il clima mite e gli ampi panorami. Quando il sito archeologico di villa Jovis fu aperto al pubblico era il 1937, anno speciale perché scadeva il bimillenario della nascita dell’imperatore Augusto, celebrato con grande enfasi e solennità dal regime fascista. Il recupero e la riscoperta della residenza imperiale fu affidata a un maestro dell’archeologia, quell’Amedeo Maiuri che, dopo aver scavato con successo nell’Egeo, assumendo anche la direzione del museo Archeologico di Rodi, dal 1924 era stato nominato soprintendente alle Antichità di Napoli e del Mezzogiorno, nonché direttore del museo Archeologico di Napoli. Quando all’inizio degli anni Trenta del Novecento Maiuri venne a Capri il sito di villa Jovis, come lui stesso avrebbe scritto nel 1938 sul Corriere della Sera, “era un cumulo informe di macerie da cui erompevano, quasi paurosamente, le occhiaie vuote delle volte delle cisterne: fulmini, nembi e terremoti, abbattendosi su quel picco di roccia, avevano scrollato le mura della gran fabbrica e sulle malte sgretolate i venti avevano seminato una prodigiosa macchia di ginestre e allevato qualche querciuolo contornato; la grande rampa che saliva all’umile chiesetta aveva sepolto la parte migliore del palazzo; corridoi, logge, terrazze erano coperti da magri filari di vigna; all’ingresso un torracchione sgretolato, la Torre del Faro, quella che aveva dato con il suo crollo un sinistro presagio di morte, pencolante sull’abisso, e di quell’abisso la leggenda aveva fatto la rupe del sangue, della carneficina. Il mito di Tiberio riviveva in quella selvaggia e deserta solitudine, e uomini e natura sembravano congiurare a rendere il suo nome più esecrabile”.
La prima campagna di scavo iniziò nell’inverno 1932-1933. In pochi anni, è ancora Maiuri a scrivere, “le ricerche al gran sole di Capri, o al soffio rabbioso dello scirocco, hanno fatto di questa tragica e muta rovina uno dei più grandiosi complessi che la romanità ci abbia dato. E l’imperatore che non ha lasciato fama di gran costruttore e al quale si faceva anzi colpa di estrema parsimonia di opere pubbliche, ci ha dato invece un superbo esempio di organicità struttiva e architettonica che non è possibile non attribuire a suo personale gusto e a una deliberata volontà preordinatrice. Era facile quassù fare opera di grandiosa scenografia architettonica, di superflua magnificenza, e invece ci troviamo dinanzi alla rude e austera saldezza di una rocca, di una cittadella attanagliata alla rupe, di un palazzo abbarbicato al nudo sasso come un eremo di solitudine o un castello di difesa. E tutto appare subordinato ad una rigorosa, razionale funzionalità delle strutture, con una serrata logica di ideazione e di esecuzione: le immense cisterne affondate nel vivo della roccia, che occupano tutto il cuore del palazzo come il mastio di un castello; il quartiere del bagno degno di un ospite imperiale collegato direttamente a quelle cisterne; il quartiere degli alloggi del seguito disposti lungo i corridoi di servizio dei quattro piani del palazzo, come altrettante celle monastiche d’una badia di frati; la grande sala di ricevimento in forma di esedra-ninfeo; la sua stanza, la più remota e appartata, al di sotto della più alta terrazza del belvedere, proprio ai piedi della chiesetta; e il quartiere della loggia, dell’ambulatio imperiale, aerea, sospesa sulle rupi, tutt’aperta sull’immenso scenario del golfo di Napoli. Segno e suggello infine del soggiorno imperiale – conclude Maiuri la sua descrizione – la torre massiccia del Faro, piantata sul crinale delle rupi, in modo da non servire solo di faro ai naviganti. Ma da lanciare segnalazioni e messaggi al vicino Capo di Sorrento e al più lontano porto di Miseno dove ormeggiavano al sicuro, pronte ai comandi, le navi della flotta tirrena”.
Per raggiungere il promontorio di monte Tiberio e ammirare le rovine della splendida villa Jovis e conoscere le tecniche geniali di costruzione dei romani bisogna affrontare una salita di 45 minuti a piedi dalla famosa Piazzetta tra giardini di ville e viste su Marina Grande. Vicino all’ingresso della villa si trova il cosiddetto “salto di Tiberio”, una scogliera di 297 metri, che, secondo la leggenda, era da dove Tiberio faceva gettare sotto i suoi nemici. Villa Jovis, considerata il primo palazzo imperiale romano e un importante testimone dell’architettura romana del primo secolo, copre una superficie di 7mila metri quadrati. Dall’alto del promontorio il panorama è mozzafiato: a nord, il blu del Golfo di Napoli e l’isola di Ischia fino a Punta Campanella; a sud, il centro di Capri. “Già la scelta del luogo era d’eccezione”, scriveva Maiuri. “I romani amavano disporre le loro ville a mezza costa o lungo il litorale, in vista di una valle o a specchio della marina, innanzi ad aspetti sereni e dolci di colli e di piano o entro seni anfrattuosi di mare; e Capri pur aspra e petrosa aveva dovizia di questi luoghi, e Augusto aveva scelto per sé il più agevole, il più comodo, la bella spianata tutta verde di selva e di vigneti di Palazzo a mare, presso la marina; Tiberio volle invece per sé il picco più solitario, le rupi più abissali, il luogo più remoto da ogni altro abitato, e vi costruì il suo nido di falco. Fu una villa fortezza, più castello che palazzo, più eremo che magione imperiale; a guardarla oggi con la sua gran mole che copre il cocuzzolo del monte, si direbbe il vecchio castello di un signore feudale che imponesse chissà quale odioso diritto di preda ai naviganti: e fu invece la casa di un imperatore che consolidò saldamente sul mare e sulla terra l’impero di Augusto”.












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