Roma. Da gennaio, il terzo giovedì del mese la soprintendenza speciale apre al pubblico le tombe di Fadilla e dei Nasoni, due tesori dell’antica via Flaminia


Mosaico della Tomba di Fadilla sull’antica via Flaminia (foto ssabap-roma)
Il 2022 inizia con una novità nell’offerta culturale proposta dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e ancora una volta l’attenzione si concentra sul patrimonio archeologico dislocato in aree periferiche. Dal 20 gennaio 2022, ogni terzo giovedì del mese, aprono al pubblico due tesori dell’antica via Flaminia: le tombe di Fadilla e dei Nasoni. Su iniziativa del funzionario responsabile Roberto Narducci e dell’archeologa Barbara Ciarrocchi i due siti, distanti circa 400 metri l’uno dall’altro, saranno aperti alle visite guidate con prenotazione obbligatoria ogni terzo giovedì del mese. Ecco tutti i dettagli per partecipare. Il calendario: il terzo giovedì del mese (a partire da giovedì 20 gennaio 2022). Il percorso di visita e gli orari: primo turno di visita alle 10.30 con inizio in via dei Casali Molinario davanti l’ingresso della Tomba di Fadilla e termine in via Flaminia 961 alla Tomba dei Nasoni; secondo turno di visita alle 12 con inizio in via Flaminia 961 davanti l’ingresso della Tomba dei Nasoni e conclusione in via dei Casali Molinario con visita alla Tomba di Fadilla. Modalità di accesso: è consentito l’accesso, nel rispetto delle normative sanitarie in vigore (Green Pass rafforzato e mascherina), a un massimo di 10 persone per turno di visita; l’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti; prenotazione obbligatoria scrivendo a: ss-abap-rm.malborghetto@beniculturali.it nella email di prenotazione è necessario indicare: turno di visita selezionato, numero di partecipanti per ogni singola prenotazione, nome, cognome e un recapito email. Le prenotazioni verranno raccolte fino alle 12 del mercoledì precedente l’apertura. Per gruppi già organizzati superiori alle 10 unità si ricorda che è necessario rivolgersi preventivamente all’Ufficio Valorizzazione (responsabile Angelina De Laurenzi – contatti: ss-abap-rm.valorizzazione@beniculturali.it).

La Tomba di Fadilla. Piccola e ben conservata è stata scoperta nel 1923 in via dei Casali Molinario. L’edificio deve il suo nome a una piccola lapide in marmo, inserita sulla parete destra, con una epigrafe funeraria dedicata dal marito alla moglie Fadilla, nome diffuso nella famiglia degli Antonini. Questo elemento, la tipologia della tomba e i bolli laterizi sui mattoni permettono di datare il monumento alla fine del II secolo d.C. Ben conservato è l’intero impianto decorativo, a partire dal pavimento a mosaico, in bianco e nero, con ottagoni collegati da piccoli quadrati a formare un ampio disegno geometrico. Su tre pareti, la quarta è occupata dalla porta di ingresso, si aprono altrettanti arcosoli. Le quattro pareti, la volta e gli arcosoli conservano una delicata decorazione pittorica caratterizzata da riquadri che racchiudono animali e figure umane. Grazie all’intervento di restauro sono state pulite le superfici pittoriche e del mosaico, con successivo consolidamento di quelle parti dove la adesione e la coesione del colore o dei tasselli musivi mostrava piccoli segni di cedimento. Infine, per permettere una lettura più armonica delle decorazioni delle volte è stato effettuato un ritocco pittorico reversibile su alcune lacune.

La Tomba dei Nasoni. La tomba è stata scoperta nel 1674 al chilometro 8,300 della via Flaminia, da allora ha tuttavia attraversato varie vicissitudini, che ne hanno compromesso parzialmente la conservazione, ciò nonostante rappresenta un monumento di grande importanza. A rendere l’idea di come fosse l’edificio al momento della sua scoperta restano le 35 tavole realizzate dal pittore e incisore Pietro Santi Bartoli, pubblicate nel 1680 con il titolo Le pitture antiche del sepolcro dei Nasoni, nella via Flaminia. Grazie a queste immagini infatti si è a conoscenza dell’esistenza di una facciata in marmo a forma di tempietto, oggi scomparsa, dove si apriva una porta sormontata dalla tabula inscriptionis che ha permesso di attribuire il sepolcro a Quintus Nasonius Ambrosius e dunque alla famiglia dei Nasoni. Il sepolcro, del II secondo secolo d.C., è oggi costituito da un ambiente rettangolare con volta a botte, articolato in tre nicchie in ciascuno dei lati lunghi e una nella parete di fondo. La complessa decorazione, suddivisa da una cornice in due registri alterna riquadrature in stucco e pitture rappresentanti temi mitologici, dettagliatamente ricostruiti anche grazie alle riproduzioni di Bartoli, che hanno permesso la creazione di una serie di pannelli esplicativi. Le nicchie sono decorate da grandi scene simboleggianti la sopravvivenza dopo la morte e la speranza di un luogo di beatitudine. Il complesso funerario ha richiesto un complesso intervento, nel corso dei secoli infatti nell’area era presente una forte attività di cava e la tomba stessa ha subìto delle spoliazioni (al nipote di Papa Clemente X fu consentito di strappare tre frammenti di affreschi, che trovarono poi sistemazione nella sua villa all’Esquilino).
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)
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