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Napoli. Il direttore Giulierini apre gli “Incontri di Archeologia” del museo Archeologico nazionale con la lectio “Il MANN oltre il MANN” dove ripercorre le più importanti partnership che hanno proiettato l’istituto nel mondo

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Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)

I tesori del museo Archeologico nazionale di Napoli tracciano viaggi di incontri e conoscenze: con queste suggestioni il direttore Paolo Giulierini racconta, giovedì 27 ottobre 2022, alle 16, all’Auditorium, “Il MANN oltre il MANN”: in presenza con ingresso gratuito (prenotazione obbligatoria al Servizio Educativo, 0814422329), e in diretta Facebook. La lectio di Giulierini dà il via alla ventottesima edizione della rassegna “Incontri di Archeologia”: un appuntamento storico per intenditori e appassionati di arte, riuniti grazie alla classica rassegna gratuita del giovedì, per scoprire tendenze di ricerca, itinerari di approfondimento e curiosità che rendono sempre viva la cultura dei nostri antenati. ​

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L’allestimento della mostra “Pompeii” in Giappone (foto mann)

Nell’incontro di apertura della manifestazione, il direttore dell’Archeologico ripercorre le più importanti partnership istituzionali che hanno caratterizzato, negli ultimi anni, la proiezione internazionale dell’Istituto: dalle grandi esposizioni in Cina, per i cui progetti scientifici è stato realizzato un importante lavoro di scavo nei depositi del Museo, agli interventi di restauro condotti in rete con il Getty Museum; dalla mostra itinerante “Pompeii”, che in Giappone è stata visitata da oltre 300mila visitatori, all’allestimento che, oggi in programma al museo civico Archeologico di Bologna, ricostruisce i profili artistici dei pittori delle città vesuviane grazie a cento affreschi del MANN​. Filo conduttore dell’analisi del direttore è la valorizzazione del patrimonio dell’Archeologico, affidando ai reperti il ruolo di “ambasciatori” del Museo nel mondo: un percorso osmotico di conoscenza impensabile senza la risorsa ricchissima dei depositi dell’Istituto. Nei magazzini, che includono le celebri celle del sottotetto denominato Sing Sing con riferimento al carcere americano di massima sicurezza, sono conservati oltre centomila manufatti, che tracciano una vera e propria enciclopedia dell’arte antica, dalla Preistoria alla tarda romanità. Non solo relazioni internazionali per rappresentare il Museo del futuro: nella disamina di Giulierini, infatti, l’Archeologico si candida a essere epicentro di un dinamico quartiere della cultura, costruito anche attraverso relazioni virtuose con Regione e Comune.

Pisa. Il direttore Paolo Giulierini parla de “Il Mann del futuro” ai “Seminari di archeologia classica” promossi dalla Scuola Normale Superiore di Pisa

Il museo Archeologico nazionale di Napoli va in trasferta a Pisa. Sarà proprio il direttore Paolo Giulierini protagonista di una lectio nell’ambito dei “Seminari di archeologia classica” promossi dalla Scuola Normale Superiore di Pisa per l’organizzazione di Gianfranco Adornato e Alessia Di Santis. Appuntamento lunedì 2 maggio 2022, alle 14, nella sala degli Stemmi al Palazzo della Carovana, Scuola Normale Superiore, in piazza dei Cavalieri 7 a Pisa. Tema dell’incontro proprio “Il Mann del futuro”, dalla valorizzazione del deposito Sing Sing (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei” di Luigi Spina:  che racconta i depositi del Mann, presto fruibili al pubblico con una nuova politica di accesso | archeologiavocidalpassato) al restauro del mosaico di Alessandro (vedi Napoli. Aperto il cantiere di restauro del Mosaico della Battaglia di Isso o Mosaico di Alessandro, simbolo del Mann, in partnership con università e Tim con soluzioni digitali in via sperimentale per nuove tecniche di restauro. Sarà visibile ai visitatori | archeologiavocidalpassato). I seminari si tengono in modalità blended, sulla piattaforma Teams. Per partecipare on-line o in presenza scrivere a: alessia.disanti@sns.it.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei” di Luigi Spina:  che racconta i depositi del Mann, presto fruibili al pubblico con una nuova politica di accesso

Reperti conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

“Sing Sing”, ovvero i mitici depositi nei sottotetti del museo Archeologico nazionale di Napoli: il nomignolo lo coniò Giuseppe Maggi per riecheggiare il carcere di massima sicurezza americano a nord di New York. Quel susseguirsi di celle, custodi di inestimabili tesori che si vedono al di là delle inferriate dei cancelli, sono state oggetto di studio del fotografo Luigi Spina che con la sensibilità del suo obiettivo e della forza del bianco e nero ha dato vita a un percorso alla scoperta di un segmento importante dei depositi museali: le prime dodici celle dell’ala definita “vecchio Sing Sing”, dove si può cogliere il fascino di lucerne, candelabri, vasellame, bronzi, che restituiscono la testimonianza della vita quotidiana nelle città vesuviane.

Questo studio ha portato Luigi Spina a realizzare una mostra e un libro, pronti già nel 2020, ma bloccati dal lockdown durante il quale è stata presentata un’anteprima sui canali social del Mann con un video promo (vedi #iorestoacasa. Pasqua social per il museo Archeologico nazionale di Napoli. Incursione tra i tesori conservati nei ricchi depositi, con anteprima della mostra di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei” | archeologiavocidalpassato).

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La locandina della mostra “Sing Sing. Il corpo di Pompei”, progetto fotografico di Luigi Spina, al Mann dal 21 gennaio al 30 giugno 2022

E ora, finalmente, ci siamo: alle 14, di oggi 14 gennaio 2021, nella sala della Villa dei Papiri è stata aperta al pubblico la mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei”, una cinquantina di scatti in bianco e nero (esposti fino al 30 giugno 2022) di Luigi Spina, che nei depositi ha scovato oggetti unici, che raccontano la dimensione quotidiana degli antichi abitanti della Campania in epoca romana: sculture in bronzo, candelabri, lucerne, vasellame, oggetti di uso personale, arredi di antiche domus si integrano, così, in un suggestivo percorso di “anastilosi”. Con questo termine, in archeologia, si intende la ricostruzione di una struttura antica tramite la ricomposizione dei pezzi originali.

La mostra “Sing Sing. Il corpo di Pompei” allestita nella sala della Villa dei Papiri al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi
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Il direttore del Mann Paolo Giulierini con il fotografo Luigi Spina all’inaugurazione della mostra “Sing Sing” (foto mann)

“Serbatoio  immenso per mostre internazionali”, commenta Paolo Giulierini, direttore del Mann, “l’unico carcere dal quale è facile evadere e andare in giro per il mondo, i celebri depositi del sottotetto detti Sing Sing  diventeranno presto una ‘sezione’ del Museo, senza perdere il fascino di luogo magico amato dagli studiosi. Manca  poco: già da tempo è iniziato lo storico riordino e molti materiali  attualmente a Sing Sing troveranno spazio nelle rinnovate sezioni vesuviane a partire dalla Campania romana, la prossima estate, seguita dalla tecnologica romana e dalla numismatica. Sing sing sarà di tutti ed avrà un nuovo volto grazie ad  una graficizzazione che ne guiderà il percorso di visita; l’esposizione degli oggetti sarà adeguata ai criteri antisismici studiati  con il DIST dell’Università Federico II. Lo straordinario progetto fotografico di Luigi Spina – conclude Giulierini -, che ha generato una mostra in dialogo con i capolavori di Villa dei Papiri e uno splendido volume,  è parte integrante di questo percorso epocale. È un pezzo di storia del Museo che resterà”.

Esempio di anastilosi nei depositi del Mann (foto luigi spina)

Luigi Spina, che da anni lavora allo studio e alla narrazione dei capolavori dell’Archeologico, presenta così al pubblico i risultati del viaggio di ricerca compiuto stavolta in un luogo non fruibile al pubblico, nelle “celle” di Sing Sing; in cinquanta scatti in bianco e nero, visibili nelle sale della collezione Villa dei Papiri del Mann e in un raffinato volume pubblicato da 5 Continents Editions, Spina segue un itinerario fotografico che è cronaca, studio e testimonianza storica al tempo stesso: “Guardando il pane carbonizzato, intatto, ho immaginato il panettiere che lo fece quella notte: non ebbe più un giorno – racconta il fotografo -. Penso a quel pane che conserva intatto il desiderio della vita. Mi aggrappo al corpo di Pompei come se fosse il mio”. Il progetto fotografico è parte integrante dello studio e della successiva valorizzazione dei depositi a cura della direzione e dello staff scientifico del Mann. L’esposizione, infatti, prelude ad una nuova politica di accessibilità pubblica dei depositi museali.

Sing Sing: corridoi con celle chiuse da inferriate, custodi di straordinari tesori del Mann (foto luigi spina)

Luigi Spina è fotografo. I suoi principali campi di ricerca sono gli anfiteatri, il senso civico del sacro, i legami tra arte e fede, le antiche identità culturali, il confronto con la scultura classica, l’ossessiva ricerca sul mare, le cassette dell’archeologo sognatore (Giorgio Buchner). Ha pubblicato oltre 22 libri fotografici di ricerca personale e ha realizzato prestigiose campagne fotografiche per Enti e Musei. Fra i volumi pubblicati, in diverse lingue e distribuiti in tutto il mondo, si citano il progetto sul Foro romano, L’Ora Incerta, Electaphoto (2014); The Buchner Boxes (2014), Le Danzatrici della Villa dei Papiri (2015), Diario Mitico, Cronache visive sulla collezione Farnese (2017), Sing Sing (2020), Canova. Quattro tempi (2020), I Confratelli (2020), tutti editi da 5 Continents Editions; Volti di Roma alla Centrale Montemartini per Silvana Editoriale (2019). Tra le istituzioni culturali nelle quali ha esposto si segnalano: museo Archeologico di Napoli; musei Capitolini di Roma; museo Campano di Capua; galleria San Fedele, Milano; museo MADRE, Napoli; Palazzo dell’EUR, Roma; Reggia di Caserta; MACRO, Roma; galerie Patrick Mestdagh, Bruxelles; MIAFAIR Milano; Postermostra, Lisbona, Kranj, Slovenia; Gallery of Fine Art Uzbekistan. Sue opere sono conservate ed esposte, in permanenza, al museo nazionale Romano di Palazzo Altemps, Aeroporto di Capodichino, museo Archeologico nazionale di Napoli. La rivista Artribune lo ha nominato miglior fotografo senior del 2020.

#iorestoacasa. Pasqua social per il museo Archeologico nazionale di Napoli. Incursione tra i tesori conservati nei ricchi depositi, con anteprima della mostra di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei”

La locandina per la Pasqua social del museo Archeologico nazionale di Napoli

I viaggi di scoperta, in tempi di Coronavirus, iniziano con un click: così il museo Archeologico nazionale di Napoli, per la Pasqua 2020, presenta ai propri fan e follower un particolare itinerario alla scoperta dei tesori dell’istituto. “I musei sono chiamati oggi a una sfida speciale, che va oltre la divulgazione”, interviene Paolo Giulierini, direttore del Mann. “Curare con l’arte e la bellezza il nostro spirito, mantenere vivo il rapporto con la loro comunità e naturalmente lavorare per il futuro. Grazie ai social e alla digitalizzazione il Mann sta tenendo vivo il suo dialogo con Napoli e il mondo, diffondendo contenuti originali e approfondimenti tematici. Il pensiero non può che andare all’indimenticabile primavera del 2019 e alla grande mostra – Canova e l’antico-, che fu una festa per tutta la città, ma la motivazione in tutti noi resta la stessa di quei giorni. Per le festività abbiamo scelto di condurvi in un inedito viaggio nei nostri depositi e di raccontare la tavola dei pompeiani”.

I caratteristici depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli, noti come “vecchio Sing Sing” (foto Mann)

Sulle pagine sociale del museo è possibile ammirare non soltanto i capolavori delle collezioni permanenti, ma anche alcuni preziosi reperti conservati nei ricchissimi depositi del Mann: un’anteprima virtuale della mostra fotografica “Sing Sing. Il corpo di Pompei” di Luigi Spina permette di entrare, in una veloce incursione tecnologica, nelle famose celle dei sottotetti del Museo, quei box ribattezzati negli anni Settanta “Sing Sing”da Giuseppe Maggi per riecheggiare il carcere di massima sicurezza americano a nord di New York. In concomitanza con la pubblicazione del catalogo della mostra (5 Continents Editions), un video spot consente agli internauti di seguire Luigi Spina alla scoperta di un segmento importante dei depositi museali: nelle prime dodici celle dell’ala definita “vecchio Sing Sing”, si potrà lanciare uno sguardo oltre le inferriate, per cogliere, in bianco e nero, il fascino di lucerne, candelabri, vasellame, bronzi, che restituiscono la testimonianza della vita quotidiana nelle città vesuviane.

Un trailer, dunque, per ricostruire non soltanto il processo di analistilosi (in archeologia, è la ricomposizione, pezzo per pezzo, delle antiche strutture) seguito da Luigi Spina nella sua ricerca fotografica, ma soprattutto per anticipare al pubblico l’impegno del Museo nel riorganizzare e rendere fruibili i depositi “Sing Sing”. I lavori sui sottotetti e sulle coperture dell’edificio storico del Mann hanno avviato, infatti, un’imponente attività di catalogazione e schedatura dei reperti, cui è stata legata la procedura di sistemazione degli ambienti (svuotamento, pulitura, installazione di nuovi impianti di illuminazione): a questo lavoro tecnico-scientifico di riordino delle opere per categorie di materiali e tipologie di reperti si abbinerà, naturalmente, il passaggio ad una fruizione rinnovata di Sing Sing.

Reperti conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Luigi Spina)

I depositi, infatti, non saranno soltanto spazio di ricerca per gli studiosi, ma anche oggetto di visita da parte di gruppi guidati: il design grafico ed architettonico, che caratterizzerà i box, consentirà di individuare e conoscere i nuclei del patrimonio conservato in Sing Sing; si partirà con il “Vecchio Sing Sing” (oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, raccolta Borgia, materiali tratti da campagne di scavo ottocentesche nelle necropoli dell’Italia meridionale), per proseguire nel “Nuovo Sing Sing” (le celle racchiudono materiali provenienti da antiche raccolte, come la collezione Spinelli, nonché reperti tratti da scavi novecenteschi e manufatti oggetto di sequestro).