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Antico Egitto. Eccezionale scoperta a sud della piramide di Unas a Saqqara: in fondo a un pozzo profondo 30 metri trovato un antico laboratorio di mummificazione, ancora con i contenitori e i prodotti usati per l’imbalsamazione. E poi 35 mummie, cinque sarcofagi e una maschera funeraria in argento dorato. Il ministro: “È solo l’inizio. Sveleremo i segreti delle mummie”

La maschera funeraria in argento dorato in una teca alla presentazione delle scoperte della missione egiziano-tedesca a Saqqara

Il sito archeologico di Saqqara con la posizione delle principali piramidi

L’emozione del ministro egiziano delle Antichità, Khaled al Anani, è palpabile quando si presenta al mondo per annunciare la nuova grande scoperta portata alla luce dalla missione archeologica egiziano-tedesca dello Sca (Supremo Consiglio delle Antichità) e dell’università di Tübingen nella necropoli di Saqqara (a circa 30 chilometri a sud del Cairo): rinvenuto a 30 metri di profondità un antico laboratorio di mummificazione che risale alla XXVI e XXVII dinastia (tra il VI e il V secolo a.C.), dove sono stati trovati cinque sarcofagi, 35 mummie, una bara di legno e diversi vasi per gli oli usati nella mummificazione. La missione è iniziata nel marzo 2016, e solo a metà maggio 2018 è riuscita a rilevare i pozzi: ma il lavoro di scavo della missione continua. “È solo l’inizio”, conferma Khaled al-Anani, durante l’annuncio della scoperta: “questa scoperta porterà nuovi importati risultati, ma bisognerà lavorare ancora a lungo nel sito: bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie e alcuni scavi devono ancora essere svolti”. La scoperta è stata fatta a sud della piramide Unas a Saqqara, dove è stata trovata una mummia ornata di una maschera sepolcrale d’oro e pietre dure, oltre a 3 mummie e un certo numero di vasi canopi costruiti con calcite e altri reperti. La piramide di Unas è l’ultima delle piramidi edificate nella V dinastia. Nonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture.

Le decine di statuette di ushabti in faience trovati dalla spedizione egiziano-tedesca a Saqqara

“Questa scoperta è importante perché fornirà nuove informazioni sui segreti dell’imbalsamazione degli antichi egizi”, spiega il ministro. “Qui siamo di fronte a un laboratorio integrato per l’imbalsamazione, dove sono stati trovati alcuni vasi di ceramica che contengono ancora i resti di oli e prodotti usati nel processo di imbalsamazione con i nomi di questi prodotti scritti sopra i contenitori: un fatto eccezionale. E poi non dimentichiamo che, insieme a un notevole numero di statuette di ushabti e a cinque sarcofagi, è stata rinvenuta una maschera funeraria in argento dorato, un pezzo unico”. È dal 1900 che a sud della piramide di Unas non si effettuavano scavi, ricorda Mustafa Waziri, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità: “Il primo pozzo scoperto era profondo 30 metri e in uno dei cinque sarcofagi scoperti è stata trovata una mummia decorata con perline”.

Come si vede nel video qui sopra, la missione ha iniziato la registrazione e la documentazione archeologica e fotografica, nonché la registrazione tridimensionale del laser delle iscrizioni delle camere funerarie nella regione. “C’è un gruppo di chimici e archeologi della missione egiziano-tedesca”, interviene il capo della missione, Ramadan Badri, “al lavoro sui resti di sostanze chimiche e oli che sono stati scoperti: una grande opportunità per sapere i segreti della mummificazione”.

La preziosa maschera funeraria in argento dorato trovata a Saqqara dalla missione egiziano-tedesca

Alcuni vasi canopi in “alabastro egiziano” esposti alla presentazione della scoperta a Saqqara

Maschere funerarie. Le camere funerarie, scavate nella roccia, sono state trovate in fondo a un pozzo profondo 30 metri. Lì si sono presentati agli occhi degli egittologi mummie, bare di legno e sarcofagi. In una di queste bare, con incredibile sorpresa dei ricercatori della missione, è spuntata una maschera d’argento che copre il viso, molto probabilmente, di un uomo appartenente alla casta sacerdotale della XXVI dinastia. “Pochissime maschere di metalli preziosi sono state conservate fino ai giorni nostri, perché le tombe della maggior parte degli antichi dignitari egiziani sono state saccheggiate nel passato”, afferma il ministro. E il capo della missione Ramadan Badri: “Questa maschera, di un sacerdote dell’epoca Sawi, ha un’importanza rara perché è di argento dorato, e si sa che l’argento nell’Antico Egitto era uno dei metalli rari, importato da Paesi come la Grecia, e perciò più prezioso dell’oro è stato importato da alcuni paesi come la Grecia”. La missione ha anche trovato una maschera di una mummia coperta con pietre semi-preziose, e una serie di vasi canopi in calcite “alabastro egiziano” e una serie di statuette in faience e oli per l’imbalsamazione con scritte in lingua egizia antica.

Le mummie trovate in fondo al pozzo di 30 metri a sud della piramide di Unas a Saqqara

Laboratorio di mummificazione. Sempre dentro il sito archeologico è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio per la mummificazione contenente tutto il necessario per l’imbalsamazione. Gli antichi abitanti delle rive del Nilo ritenevano che la preservazione della salma consentisse allo spirito del defunto di riappropriarsene in tempi successivi. Reperti come vasi di ceramica contenenti viscere, misurini e oli usati per la preparazione dei corpi sono ora sotto il vaglio degli scienziati. “Siamo di fronte a una miniera d’oro di informazioni sulla composizione chimica di questi oli”, conclude il capo della missione tedesco-egiziana.

Egitto. Scoperta all’ombra della piramide di Chefren la tomba a mastaba di Hetpet, sacerdotessa di Hathor, la dea dell’amore. Eccezionale lo stato di conservazione degli affreschi con scene di vita quotidiana

Un funzionario del ministero egiziano delle Antichità dentro la tomba di Hetpet, sacerdotessa di Hator di 4400 anni fa (foto di Mohamed el-Shahed)

Si chiamava Hetpet. Era sacerdotessa di Hathor, la dea dell’amore e della bellezza. Ma questo era solo uno dei titoli di questa donna vissuta 4400 anni fa, il cui status sociale era di alto livello e aveva rapporti con il Palazzo Reale durante la V dinastia dell’Antico Regno (2500 – 2350 a.C.), per intenderci quella immediatamente successiva alla dinastia dei faraoni costruttori delle piramidi della piana di Giza. Una donna influente, dunque. Non stupisce quindi che la sua tomba (che sembrerebbe indipendente, cioè non collegata a uno sposo) sia stata posta proprio nella necropoli occidentale di Giza, a un passo dalla piramide di Chefren. Il ritrovamento della tomba di Hetpet è la prima grande scoperta del 2018 in Egitto, annunciata dal ministro delle Antichità, Khaled El-Enany, in una conferenza stampa mondiale tenutasi davanti alla tomba scoperta alla presenza del governatore di Giza e degli ambasciatori di molti Paesi, come riportato dal quotidiano cairota El Ahram sull’edizione di domenica 4 febbraio 2018.

La tomba a mastaba di Hetpet nella piana di Giza vicino alla piramide di Chefren

Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, all’ingresso della tomba di Hetpet (foto di Amr Abdallah Dalsh)

In realtà la tomba della “sacerdotessa dell’amore” è stata scoperta qualche mese fa, nell’ottobre 2017, da una missione archeologica egiziana diretta da Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, durante i lavori di scavo vicino alla piramide di Chefren, in un’area oggetto fin dal 1843 di ricerche da parte di diverse missioni archeologiche tra cui alcune guidate del noto egittologo Zahi Hawass. Si tratta di una mastaba, cioè una tomba monumentale costituita da un “gradone” troncoconico, tipica delle fasi più antiche dell’Egitto faraonico,  realizzata in blocchi di calcare e pareti in mattoni di fango. Nel sepolcro sono stati rinvenuti un santuario a forma di “L” con un lavacro di purificazione e contenitori per incenso e offerte votive.

Lo straordinario stato di conservazione degli affreschi all’interno della tomba di Hetpet (foto di Mohamed el-Shahed)

Ma sicuramente l’aspetto più importante della tomba di Hetpet, sottolineato dal ministro El-Enany, è lo straordinario stato di conservazione degli affreschi che rivestono le pareti, dai colori ancora vividi, dove possiamo ammirare scene di vita quotidiana tra danze, suoni e offerte alla sacerdotessa: scene di caccia e pesca, coltivazione dei campi, macellazione, fusione dei metalli, conciatura del cuoio o fabbricazione di imbarcazioni di papiro. Gli archeologi egiziani hanno rinvenuto “pitture murali molto raffinate e in uno stato di conservazione molto buono” che raffigurano Hetpet ma anche due scimmie, all’epoca dei faraoni considerati animali domestici: una “mentre balla davanti un’orchestra” durante il banchetto funebre, l’altra “mentre coglie frutti” da un albero e li pone in una cesta. Scene simili sono state già rinvenute in altre tombe, ad esempio in una dell’Antico Regno a Saqqara, ma in quel caso la scimmia balla davanti ad un singolo chitarrista e non a un’intera orchestra.

Il corridoio a “L” all’interno della mastaba della sacerdotessa di Hathor a Giza (foto di Mohamed el-Shahed)

Nel 1909 un esploratore britannico individuò dei sepolcri in questa zona, recuperando dei blocchi di pietra che inviò a Berlino, dove si trovano tuttora. Quei blocchi venivano da una struttura appartenuta a una donna che portava lo stesso nome, Hetpet. Il ministro El-Enany ha spiegato che ora sarà compito degli egittologi verificare se c’è una relazione tra la tomba appena scoperta e i monumentali blocchi recuperati nella necropoli occidentale di Giza 109 anni fa.

Egitto. Scoperta nella necropoli di Abusir la tomba di Khentkaus III, regina sconosciuta della V dinastia, forse moglie del faraone Neferefre

La tomba di Khentkaus III, regina finora sconosciuta della V Dinastia, scoperta ad Abusir vicino a Saqqara

La tomba di Khentkaus III, regina finora sconosciuta della V Dinastia, scoperta ad Abusir vicino a Saqqara

“Eccezionale scoperta in Egitto”, ha annunciato il ministro Mamdouh Eldamaty, e la notizia sembra quasi sorprendere. Non è così. Anche se gli antichi egizi ci hanno lasciato scritto di tutto e di più, l’Egitto riesce ancora a stupirci e a “illuminare” alcuni periodi meno documentati o con situazioni politiche ingarbugliate e successioni dinastiche altrettanto confuse. Come è il caso della V Dinastia (2500-2350 a.C.), per intendersi quella successiva alla più famosa dinastia dei faraoni costruttori della grandi piramidi di Giza: Cheope, Chefren e Micerino. Un gruppo di archeologi della missione condotta ad Abusir dagli archeologi dell’Istituto Ceco di Egittologia, diretto dal professor Miroslav Barta, che sta facendo riemergere un vasto complesso funebre, ha riportato alla luce i resti di una tomba appartenente a una regina fino ad oggi sconosciuta, databile intorno a 4500 anni fa, regina che non figurava finora nella lista dei sovrani della V Dinastia. L’eccezionale ritrovamento, che è stato annunciato dal ministero egiziano delle Antichità, è avvenuto appunto nel sito Abusir, a sudovest del Cairo, e a nord di Saqqara, vicino al complesso della piramide del faraone Neferefre. La regina finora ignota si chiamava Khentkaus III, come si legge in una iscrizione portata alla luce all’interno della tomba stessa, e forse – secondo gli archeologi cechi – potrebbe essere stata la moglie del faraone Neferefre. “Con questa nostra scoperta abbiamo riportato alla luce un’altra parte sconosciuta della storia della V Dinastia”, spiega Miroslav Bárta, direttore degli scavi ad Abusir, “aggiungendo tessere al mosaico che ci è noto fino ad oggi. E ancora molto dovremo scoprire. Questi ritrovamenti illustrano anche l’importanza rivestita dalle donne nella corte reale e nell’Antico Egitto in generale”.

La necropoli di Abusir, a 25 chilometri a sud-ovest del Cairo, e a nord di Saqqara

La necropoli di Abusir, a 25 chilometri a sud-ovest del Cairo, e a nord di Saqqara

La necropoli di Abusir. A restituire i preziosi reperti è stata la necropoli di Abusir, uno dei siti più importanti dell’Antico Egitto, circa 25 chilometri a sud-ovest del Cairo, dove l’istituto di cultura ceco porta avanti campagne di scavo da quasi 55 anni. La tomba è parte di un piccolo cimitero a sud-est del complesso funerario del faraone Neferefre. In quella zona furono sepolti i membri dell’elite di corte vissuti all’epoca della V Dinastia (circa 2450 a.C.).

La falsa porta su una parete della cappella nella parte ipogea della mastaba

La falsa porta su una parete della cappella nella parte ipogea della mastaba

Alcuni oggetti del corredo della regina Khentkaus III trovati all'interno della tomba dagli archeologi cechi

Alcuni oggetti del corredo della regina Khentkaus III trovati all’interno della tomba dagli archeologi cechi

La sepoltura a mastaba. La sepoltura della regina Khentkaus III (contrassegnata come AC 30) è analoga nelle dimensioni e nella forma alle altre presenti nella medesima area. Si tratta di una tomba a mastaba, tipo ricorrente soprattutto durante le prime fasi della civiltà egizia, dalla forma “a gradone” cioè simile a un grosso tronco di piramide. La cappella, originariamente munita di false porte posizionate sulla parete occidentale, è collocata nel parte sotterranea della mastaba; al di sotto di essa c’è la camera sepolcrale, accessibile attraverso un pozzo verticale. Nonostante la tomba abbia subito negli anni gli attacchi dei tombaroli, gli archeologi hanno portato alla luce anche 24 vasi in pietra calcarea e numerosi utensili di rame, che facevano parte del corredo funerario della tomba. Le camere laterali della nuova tomba recano disegni e iscrizioni. Gli archeologi hanno identificato anche la destinazione funeraria della tomba, che era proprietà della “Moglie del Re” e “Madre del Re”, cioè Khentkaus III. L’ipotesi degli archeologi cechi è che Khentkaus III possa essere stata la moglie di Neferefre (2460-2458 a.C.), faraone della V Dinastia, su cui scarseggiano le notizie. Il suo titolo sarebbe cambiato in “Madre del Re”, quando il figlio Menkauhor è divenuto faraone.

Scorcio del pozzo della tomba Ac30 che porta alla camera sepolcrale di Khentkaus III

Scorcio del pozzo della tomba Ac30 che porta alla camera sepolcrale della regina Khentkaus III

La statua del faraone Neferefre conservata al museo Egizio del Cairo

La statua del faraone Neferefre conservata al museo Egizio del Cairo

Khentkaus III, regina sconosciuta. “La regina Khentkaus III, fino ad oggi sconosciuta, fu probabilmente moglie del re Neferefre, il cui complesso tombale che comprende una piramide incompleta e una significativa quantità di reperti (come un archivio di papiri o una collezione di statuette di sovrani), venne scoperto dagli egittologi cechi vicino a questa tomba tra gli anni ’80 e ’90”, spiega uno degli archeologi che hanno lavorato agli scavi, Jaromir Krejčí. Ma, sottolineano gli esperti, anche l’altro titolo della regina, quello di “madre”, è molto importante e può dire parecchie cose agli studiosi. Se la regina venne sepolta durante il regno di Niuserre, come sembrerebbe dai sigilli, si può ipotizzare dunque che fu la madre del faraone Menkauhor che successe a Niuserre sul trono d’Egitto. Purtroppo le informazioni su questo sovrano sono piuttosto scarse ma la scoperta potrebbe costituire proprio un’occasione per cercare di comprendere meglio quali potevano essere le relazioni tra la famiglia reale e le persone sepolte ad Abusir.