Archivio tag | Toro Farnese

Napoli. La Collezione Farnese del Mann è digitale: oggi in auditorium e in diretta Fb si presenta il progetto che entro metà ottobre renderà disponibili in 3D i capolavori in marmo. Il progetto ha intrecciato le più moderne tecnologie di fotogrammetria e gli studi sul colore delle statue antiche

napoli_mann_collezione-farnese-digitale_locandina

napoli_mann_Caracalla-rielaborazione 3D_foto-mann

Rielaborazione 3D di Caracalla conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ci siamo! Lunedì 26 settembre 2022, alle 17, nell’auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli, viene presentato il progetto sulla Collezione Farnese digitale, anche in diretta Facebook. “Il Mann è in prima linea nel processo di digitalizzazione che sta impegnando i musei italiani, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Stiamo lavorando sulle collezioni e, con un programma specifico, sul patrimonio dei depositi. Accanto a noi partner scientifici, università internazionali e società ad alta tecnologia come l’americana Flyover Zone, pioniera nella creazione di realtà virtuali. Ricostruzione e tutela procedono insieme in questo processo. E accanto all’aspetto specialistico c’è naturalmente quello legato alla promozione e quindi allo sviluppo di nuove piattaforme, basti pensare ad app e videogames, settore questo nel quale il Mann è stato antesignano. Grazie alla tecnologia oggi è possibile fruire dei capolavori a distanza, così come arricchire la propria visita ‘in presenza’ con contenuti speciali. Il progetto ‘La Collezione Farnese digitale’ è una parte importante di questo affascinante percorso verso il Mann del futuro”.

napoli_mann_Toro Farnese. rielaborazione 3D_foto-mann

Rielaborazione 3D del Toro Farnese conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Migliaia di fotografie per ciascuna delle sessantadue sculture selezionate tra i capolavori della Collezione Farnese del Mann; per l’Ercole, gli scatti sono stati tremila; per il Toro, circa quindicimila, suddividendo il gruppo in ventinove milioni di punti e in una maglia di quattordici milioni e mezzo di triangoli: nei primi mesi del 2021, ha preso avvio così il lungo e paziente processo di digitalizzazione in 3D dei marmi più celebri del museo Archeologico nazionale di Napoli. Il progetto, che ha intrecciato la ricerca sull’antica cromia dei marmi promossa da MANN in Colours e le tecnologie messe a disposizione dalla società statunitense Flyover Zone, ha dato origine a un grande database digitale, disponibile entro la prima metà di ottobre sul sito https://sketchfab.com/FlyoverZone/collections/farnese-collection.

napoli_mann_Ercole Farnese-rielaborazione 3D_foto-mann

Rielaborazione 3D dell’Ercole Farnese conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Basteranno pochi clic, dunque, per accedere agli accurati modelli 3D delle sculture, avendo un duplice vantaggio: in primis, si potrà avere accesso anche alle zone meno fruibili delle opere, come ad esempio le estremità o i particolari dei volti. I visitatori, ad esempio, vedranno da vicino gli occhi dell’Ercole e, per la prima volta, sarà possibile “entrare” letteralmente nel Toro Farnese, apprezzando a tutto tondo ogni singola figura che compone la grande scultura. Gli stessi modelli verranno utilizzati per realizzare delle dettagliate didascalie digitali: qui si troveranno tutte le informazioni sui colori originali delle opere.  E, ancora, il database sarà un ponte scientifico verso altri progetti di ricerca: da una parte, l’Ecosistema digitale della Regione Campania, per mettere in rete il patrimonio del territorio; ancora, l’ambiente virtuale di Caracalla Baths Reborn che, sempre in collaborazione con Flyover Zone, consentirà di riposizionare le sculture, anche colorate, nella sede originaria delle Terme di Caracalla a Roma.

napoli_mann_Flora Farnese-rielaborazione in 3D_foto-mann

Rielaborazione 3D della Flora Farnese conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“La percezione che le statue antiche un tempo fossero colorate è ancora troppo poco diffusa; attingere al mezzo digitale con il fine di illustrare non solo i risultati scientifici ma conferire al grande pubblico il messaggio che il colore aveva in origine è necessario alla corretta educazione al patrimonio”, afferma Cristiana Barandoni, l’archeologa che ha coordinato il progetto di digitalizzazione delle sculture Farnese, partendo dai risultati del progetto “MANN in colours”. In team con la ricercatrice, Bernard Frischer (Flyover Zone), uno dei primi archeologi internazionali a occuparsi di digitalizzazione delle statue, e l’architetto Davide Angheleddu, direttore dei processi di fotogrammetria per la società statunitense. Nel prossimo dicembre, la valorizzazione della collezione Farnese e dei depositi si arricchirà della presentazione dei risultati sui colori dei marmi.

napoli_mann_collezione-farnese-digitale_cristiana-barandoni_foto-mann

Cristiana Barandoni all’opera tra le statue della Collezione Farnese del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Cuore centrale del progetto di modellazione fotogrammetrica Collezione Farnese”, continua Barandoni, “la cui campagna di acquisizione ad opera dell’architetto Davide Angheleddu si è avviata ad inizio 2021 in seno al progetto MANN in Colours che come sapete è la ricerca sul colore antico di una serie di opere straordinarie custodite al Museo, tra le quali i capolavori della Farnese. Parola d’ordine di MANN In Colours è inclusione, ovvero permettere alle persone di entrare nella nostra #expertroom ad indagini in corso; creare spazi per laboratori didattici per le scuole (ne svolgeremo uno durante la manifestazione #famu); lavorare a stretto contatto con il laboratorio di restauro…e molto altro ancora. Con Farnese Digitale andiamo oltre e cerchiamo di rendere “permanente” la conoscenza della celebre collezione, con particolare attenzione al tema colore: numerosi sono gli sforzi prodotti a livello europeo dai musei che fanno ricerca in questo settore, per diffondere la consapevolezza che le sculture, così come le architetture, un tempo erano assai diverse da come le percepiamo noi oggi. Il MANN vuole dare un contributo non temporaneo – come le mostre – bensì permanente: poiché il colore era una componente sostanziale della vita quotidiana del mondo antico, di pari importanza deve essere il ruolo odierno che il Museo esercita nella sua diffusione. Farnese Digitale è una proposta concreta e fattibile, sostenibile e adatta alla complessità della Collezione; i modelli 3D realizzati dalla Società saranno impiegati all’interno di nuove didascalie narrative e in modo semplice e intuitivo racconteranno storia, eventi, restauri tutto da uno speciale punto di vista, quello del colore, includendo questo tema in modo permanente nel percorso di visita”.

“Stanotte a Napoli” con Alberto Angela in prima serata a Natale su Rai1: la Tv pubblica rinuncia a tradizionali film e cartoon e propone una serata di cultura “spettacolare”. Tra le tappe, il museo Archeologico nazionale con i pavimenti musivi della Magna Grecia

“Stanotte a Napoli” di Alberto Angela su Rai1 in prima serata il 25 dicembre (foto rai)

Dalla grande piazza Plebiscito chiusa dal Palazzo Reale, dove ci sarà Giancarlo Giannini nei panni di Carlo di Borbone, al Tesoro di San Gennaro accanto al duomo, dalle meraviglie del museo Archeologico nazionale  alla magia della Cappella Sansevero e alle atmosfere natalizie di San Gregorio Armeno con le botteghe dei pastori, fino a luoghi meno conosciuti come Santa Luciella e il suo teschio con le orecchie o il tunnel borbonico: sono alcune delle tappe che Alberto Angela toccherà in “Stanotte a Napoli”, proposto su Rai1 in prima serata proprio la sera di Natale (vedi il teaser Il teaser di “Stanotte a Napoli” – RAI Ufficio Stampa). Una novità assoluta per questo spazio televisivo, dopo anni di film o cartoon. Una scommessa che la Rai lancia affidando alla cultura per la serata del 25 dicembre. Ne è convinto il direttore di Rai1 Stefano Coletta: ”Non si tratta di semplice divulgazione in prima serata, ma anche della costruzione di emozioni, con immagini, parole e musica”. Ma anche un grande regalo per Napoli e l’Italia, come sottolinea il sindaco Gaetano Manfredi: “La trasmissione è un grande dono di Alberto e della Rai a Napoli, ma anche un regalo che Napoli vuole fare agli italiani: l’energia di questa città può essere simbolo della ripartenza”.

La presentazione del programma “Stanotte a Napoli” nella sala del Toro Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli: da sinistra, Alberto Angela, il sindaco Gaetano Manfredi, e il direttore del Mann Paolo Giulierini (foto agi / ufficio stampa rai)

Momento importante sarà la tappa al museo Archeologico nazionale, dove il programma è stato presentato “all’ombra” del Toro Farnese il più grande gruppo marmoreo giuntoci dell’antichità, e dove il noto divulgatore scientifico è già stato per “Una notte al museo”. Questa volta l’autore passeggerà sui mosaici della sezione Magna Grecia. “Siamo orgogliosi e grati alla Rai e ad Alberto Angela”, interviene il direttore Paolo Giulierini. “Con lui abbiamo raccontato i nostri depositi chiamati Sing Sing per le loro sbarre, con reperti che però ‘liberiamo’ e viaggiando portano la bellezza nel mondo”. Conclude Angela: “Ce ne sono tanti di luoghi belli, ma il museo archeologico di Napoli è certamente uno dei miei preferiti perché qui troverete degli oggetti che raccontano tutta la storia di Napoli e la maggior parte della collezione – a differenza di altri grandi musei che raccolgono reperti di tutto il mondo – ha una provenienza locale, a km zero, a cui si aggiungono splendide collezione come quella Farnese. Quando si viene, di solito, questo non lo si vede e invece noi lo mostreremo nella nostra puntata: è un modo per conoscere una Napoli inaspettata”.

Patto per l’arte e per la città di Napoli: siglata una collaborazione triennale tra Mann e Madre. Il 2021 sarà dedicato al Mediterraneo. In attesa della riapertura, capolavori dell’archeologia associati a opere del contemporaneo salutano il nuovo anno proiettati sui portoni dei due musei

MANN-madre 2021 per l’arte: il Cavallo Mazzocchi (bronzo, da Ercolano) con Mimmo Paladino, Senza titolo (cavallo)

Tra il Mann e il Madre siglato un patto per l’arte e per la città di Napoli. E in attesa della sua presentazione ufficiale alla riapertura dei musei, dal 30 dicembre 2020 al 10 gennaio 2021 sui portoni dei due istituti saranno proiettate delle immagini che simbolicamente assoceranno capolavori archeologici ad opere del contemporaneo. Con la firma di un protocollo d’intesa, il museo Archeologico nazionale  di Napoli e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, due istituti impegnati in attività di valorizzazione internazionale e fortemente presenti nel proprio territorio, hanno dato vita infatti a progetto comune di collaborazione triennale che, nel 2021, avrà come tema il Mediterraneo. Il protocollo d’intesa includerà anche percorsi di formazione di nuove professionalità, summer school e residenze, destinate a studenti universitari ma anche a giovani creativi nonché borse di studio e premi per alunni, ricercatori e artisti.

MANN e Madre saluteranno il nuovo anno con una proiezione simbolica ed augurale su entrambi portoni di ingresso. Le immagini scelte saranno quelle di alcuni capolavori dell’archeologia custoditi al Mann (dal Toro Farnese alla Venere Callipigia, dalla Battaglia di Isso alla Flora, dalla Megalografia di Boscoreale al Cavallo Mazzocchi, per citarne solo alcuni), in suggestivo dialogo con alcune delle opere che, ospitate nel museo regionale di via Settembrini, sono firmate da protagonisti dell’arte contemporanea (da Mimmo Paladino a Francesco Clemente, da Daniel Buren a Rebecca Horn, da Mathilde Rosier a Jannis Kounellis). In un gioco di movimento e dissolvenze, le proiezioni in loop partiranno ogni giorno (30 dicembre 2020 – 10 gennaio 2021), dall’imbrunire fino alle 22, e saranno accompagnate da una campagna social sulle piattaforme digitali dei due Musei: per contraddistinguere la condivisione di contenuti, scelto il logo comune ‘Mann/Madre/2021/per l’arte’.

MANN-madre 2021 per l’arte: Flora (affresco da Stabiae) con Mathilde Rosier, Le massacre du printemps

“MANN e Madre non intendono solo sviluppare le connessioni tematiche esistenti tra archeologia ed arte contemporanea, in un percorso già precedentemente sperimentato con singole esposizioni, ma soprattutto fare rete per aiutare lo sviluppo di un vero distretto culturale”, spiegano il Direttore del Mann, Paolo Giulierini, e la presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Museo Madre, Laura Valente. Distanti poco meno di un chilometro, i due istituti hanno sede in palazzi monumentali e sono punto di riferimento per i cittadini del centro storico di Napoli. Entrambi i musei, negli ultimi anni, si sono posti come soggetti attivi in rapporto con le istituzioni territoriali per promuovere politiche sociali rivolte alle fasce più svantaggiate. “La collaborazione, già a partire dal 2021, si concretizzerà, così, in progetti espositivi integrati pienamente nel quartiere, con attività didattiche e di inclusione per le giovani generazioni. Il primo anno la progettualità ruoterà attorno al tema del Mediterraneo”, concludono Giulierini e Valente, “e coinvolgerà i massimi esperti e curatori ma anche giovani creativi under 35, proprio in nome di un’archeologia contemporanea che sappia far dialogare segni, relazioni e visioni differenti”.

“Giovedì sera al Museo”: riparte la programmazione con visite ed eventi serali al museo Archeologico nazionale di Napoli. Ingresso a 2 euro. Concerti del Festival Barocco Napoletano. AperiBox al Mann Caffè

La mostra “Gli Etruschi e il Mann” è visitabile nei “Giovedì al Museo” (foto Giorgio Albano)

Giovedì sera al museo Archeologico nazionale di Napoli con visite ed eventi serali: riparte la programmazione. Dal 1° ottobre al 3 dicembre 2020, il Mann sarà aperto ogni giovedì, dalle 20 alle 23 (la biglietteria chiuderà alle 22), con ticket simbolico al costo di 2 euro. Anche dopo il tramonto sarà così possibile ammirare le collezioni permanenti e la grande mostra sugli Etruschi: saranno fruibili tutte le sezioni museali, eccezion fatta per gli ambienti inaccessibili, al momento, per questioni di sicurezza.

La sala del Toro Farnese al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Giorgio Albano)

Non solo arte, ma anche musica: nel primo mese di programmazione, saranno proposti, a partire dalle 20.30 nella Sala del Toro Farnese, quattro concerti targati Festival Barocco Napoletano; si partirà giovedì prossimo con un viaggio dedicato all’estro di Farinelli: l’Ensemble Barocco Accademia Reale (Angela Luglio: soprano; Marina Esposito: mezzosoprano) eseguirà musiche di N. Porpora, G. F. Haendel, L. Vinci e R. Broschi. Non mancherà (8 ottobre 2020) il classico appuntamento dedicato alle contaminazioni melodiche: il pianoforte di Gino Giovannelli troverà un originale punto di incontro tra il jazz ed i ritmi più noti del Settecento europeo. Un inno alla donna, dall’antichità ai nostri giorni: giovedì 22 ottobre 2020 sarà in programma lo spettacolo/concerto “La via delle sacerdotesse” (musiche tradizionali con incursioni nel repertorio di  G. Caccini, C. Monteverdi, H. Alexiou, Ch. W. Gluck, G. F. Haendel​). Il gruppo Danzar Grantioso, con i propri suggestivi abiti d’epoca, tornerà a colorare la Sala del Toro Farnese: il 29 ottobre 2020, sarà in calendario “Il Ballo delle Ingrate”, accompagnato da suggestive melodie rinascimentali. Per partecipare agli spettacoli, che si svolgeranno secondo le vigenti disposizioni anti-Covid, necessario prenotare all’indirizzo mail info.fbn@libero.it.

AperiBox al Mann Caffè nei “Giovedì al Museo” (foto Mann)

Durante i giovedì sera, anche il Mann Caffè proporrà ai visitatori la possibilità di degustare specialità del territorio:  al costo di 5 euro (4 euro per titolari di abbonamento OpenMANN), sarà offerto un calice di vino (falanghina o aglianico) per accompagnare l’Aperibox. Nel cofanetto, vi saranno prodotti a km0, scelti tra le specialità stagionali: l’Aperibox varierà settimanalmente e sarà curato in collaborazione con Pinzimonio, che, in ossequio ai principi di economia circolare, dedicherà particolare attenzione alle aziende agricole presenti nel mercato contadino Sanpaolo- Coldiretti Campagna Amica.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Fuga dal museo” di Assisi e Cipolla: quaranta fotomontaggi per immaginare quale sarebbe la “vita” delle sculture fuori dal Mann. Le sculture Farnese, grazie al fotomontaggio, presentate nei luoghi simbolo di Napoli

Il Toro Farnese con tempesta: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Quaranta fotomontaggi per immaginare quale sarebbe la “vita” delle sculture dall’Archeologico (anche le opere d’arte, grazie al potere della fantasia, si muovono), “scappando” dalle sale del Museo verso le strade, le piazze e gli angoli più caratteristici di Napoli. Dopo il successo dell’esposizione “Fantasmi a Pompei”, in cui le figure dei mosaici e degli affreschi del Mann erano trasposte, sempre grazie al fotomontaggio, negli scavi dell’antica città vesuviana, il nuovo percorso creativo seguito da Assisi e Cipolla sarà un vero e proprio atto d’amore per la città di Napoli: Castel dell’Ovo, il lungomare, piazza del Plebiscito, il Petraio, i vicoli del centro storico, ma anche le pensiline dei bus ed i vagoni della metropolitana, diventeranno lo sfondo per un nuovo cortocircuito temporale e visivo. Al Mann, nella sala del Toro Farnese, dal 2 dicembre 2019 (vernissage allee 17) al 24 febbraio 2020, un percorso creativo per raccontare il Museo e la città con la mostra fotografica di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla “Fuga dal museo”, con due parole chiave: sorriso e leggerezza.

Figura maschile ideale e figura femminile alla fermata del bus: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Tra ieri ed oggi, tra il candore dei marmi, la lucentezza dei bronzi e la vivacità dell’orizzonte metropolitano, potrà capitare di incontrare la scultura dell’Afrodite accovacciata in vico Lungo Gelso, ammirare la potenza dinamica del Toro Farnese in armonico dialogo con un cielo burrascoso, scontrarsi con il Doriforo nella stazione della linea 1 al Museo. Non mancheranno all’appello i capolavori di Canova, in esposizione all’Archeologico in occasione della retrospettiva sul Maestro di Possagno: la Danzatrice con le mani sui fianchi troverà, in vico san Domenico, un nuovo spazio per una simbolica esibizione, mentre Amore e Pische Stanti si abbracceranno teneramente nel Real Orto Botanico.

L’Afrodite di Capua: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Immagine guida della mostra “Fuga dal museo” sarà l’Afrodite di Capua: solo grazie alla creatività, la famosa scultura della Collezione Farnese si affaccerà per stendere i panni, trovando armonia e leggerezza del gesto nella dimensione quotidiana di un’usuale mattina del terzo millennio. “Il nostro progetto nasce dalla volontà di dare vita alle statue del Mann, rendendole vere creature che interagiscono con la realtà. Le sculture divengono persone, che si aggirano per le città, desiderose di scoprirne i misteri, le bellezze e le paure”, commentano Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla.

Roma, le Terme di Caracalla sono il primo sito archeologico italiano interamente visitabile in 3D con il progetto “Caracalla IV dimensione”. Con speciali visori il complesso severiano riacquista tutta la magnificenza degli ambienti, con le immagini reali di colonne, statue, fontane disperse nelle piazze e nei palazzi nobiliari di tutta Italia. A cominciare dal Toro Farnese oggi al Mann

Il complesso monumentale delle Terme di Caracalla realizzate a Roma nel 216 d.C.

Se dico “Toro Farnese”, la risposta è facile: “Museo Archeologico nazionale di Napoli”.  Il gruppo scultoreo ellenistico in marmo, la più grande scultura dell’antichità mai ritrovata, è infatti uno dei simboli del Mann. Ma l’opera colossale non proviene dall’area vesuviana, come molti capolavori lì esposti, ma da Roma. Anzi, per la precisione dalle Terme di Caracalla. E c’è anche un’ipotesi formulata dagli archeologi che “Il supplizio di Dirce”, più noto come “Toro Farnese”, non sia un capolavoro ellenistico ma di epoca imperiale, realizzato appositamente per le terme. Il gruppo fu rinvenuto nelle terme di Caracalla nel 1545 durante gli scavi commissionati da papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, per recuperare antiche sculture per abbellire la sua residenza di Palazzo Farnese. Il gruppo scultoreo, insieme al resto della collezione di antichità Farnese, fu prima ereditato da Carlo Borbone, figlio di Elisabetta, ultima discendente dei Farnese, e poi trasferita a Napoli per volontà di Ferdinando IV di Borbone nel 1788, quando si ultimò il trasferimento della raccolta nella capitale del Regno. E nel 1826,  il Toro Farnese passò dalla villa reale al museo archeologico, dove si trova tuttora. Ma le centinaia di migliaia di visitatori che in questi anni hanno ammirato le imponenti vestigia romane, non solo non hanno trovato nella Palestra grande il Toro Farnese, ma si sono trovati di fronte un monumento che nei secoli ha subito saccheggi e spoliazioni, tanto da rendere talora difficile la lettura delle rovine ai meno esperti. Ora non più.

Marmi preziosi, colonne, capitelli nella ricostruzione virtuale 3D delle Terme di Caracalla a Roma

Francesco Antinucci del Consiglio nazionale delle Ricerche

Dal 20 dicembre 2017 è possibile il tour in 3D delle terme di Caracalla con il progetto “Caracalla IV Dimensione”, promosso dalla soprintendenza Speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma e da CoopCulture, che lo ha finanziato con un investimento di 100 mila euro, e a cui ha collaborato per l’ideazione tecnologica Francesco Antinucci del Consiglio nazionale delle Ricerche. Il complesso, inaugurato dall’imperatore Caracalla della dinastia dei Severi nel 216 d.C., è il primo sito archeologico italiano interamente visitabile in 3D, con la possibilità di leggere e interpretare le grandiose vestigia delle Terme degli imperatori della dinastia dei Severi, in un continuo confronto tra realtà fisica e quella virtuale, tra presente e passato, attraverso un visore che riproduce i luoghi dove si trova il visitatore con una prospettiva immersiva. Dopo la riapertura di Santa Maria Antiqua nel 2015, i nuovi allestimenti della Domus Aurea nel 2016, l’illuminazione della tomba di Giulio II a San Pietro in Vincoli e il progetto dei luoghi segreti del Palatino e del Foro Romano nel 2017, per la soprintendenza speciale di Roma le terme di Caracalla rappresentano una nuova tappa nella promozione delle nuove tecnologie per la più ampia valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico romano. Il costo delle visite con la video guida virtuale è di 7 euro che si aggiungono al prezzo del biglietto (intero 8 euro). La prenotazione (consigliata) è di 2 euro.

Il famoso gruppo scultoreo del Toro Farnese “ricollocato” virtualmente nella Palestra grande delle Terme di Caracalla

Turisti con gli speciali visori alle Terme di Caracalla

Il soprintendente Francesco Prosperetti

Le Terme di Caracalla tornano a vivere e a raccontarsi ai turisti, grazie a un visore di ultimissima generazione che permette di visitarle vedendole ricostruite in tutta la magnificenza degli ambienti, con le immagini reali di colonne, statue, fontane che soprattutto nel Rinascimento sono state disperse nelle piazze e nei palazzi nobiliari di tutta Italia: le acque dell’immensa Natatio tornano a muoversi, cristalline, tra marmi preziosi, colonne, capitelli; lo splendore dell’immensa sala del Frigidarium ritrova le magnifiche volte alte più di cinquanta metri, i lucidi pavimenti intarsiati e la grande fontana rossa; la superba palestra con la grande statua del Toro Farnese, dopo secoli sembra magicamente tornata al suo posto. E presto il progetto verrà esteso al Mann di Napoli, il museo che oggi ospita nelle sue sale il gruppo scultoreo del Toro Farnese e altri elementi decorativi provenienti dal complesso termale romano. “Così anche al Mann”, spiega la presidente Coopculture Giovanna Barni, “i visitatori potranno vedere i capolavori dell’arte antica ricollocati nel luogo per il quale erano nati”. “Abbiamo realizzato qualcosa di meglio di una audio guida. In pratica la possibilità per tutti di fare un viaggio a ritroso nel tempo”, sottolinea il soprintendente Francesco Prosperetti. “Grazie alla tecnologia dotiamo le Terme di Caracalla di un indispensabile supporto per consentire al visitatore di vedere non solo gli spazi, ma anche gli strabilianti apparati e gruppi scultorei che decoravano gli ambienti antichi. Ma per Caracalla abbiamo voluto di più, abbiamo ibridato la realtà virtuale aggiungendo cioè immagini vere, riprodotte in tre dimensioni, di statue, oggetti e particolari architettonici che oggi non sono più in situ, e che tornano a Caracalla grazie a questo progetto innovativo”. Si parte in via quasi sperimentale con 30 visori, sottolinea la presidente di Coopculture, ma l’idea è di arrivare ai mesi più caldi e quindi più frequentati, con una dotazione molto più ampia, alla quale si potrebbero aggiungere nel tempo anche game e mappe digitali. “Caracalla IV Dimensione” è il frutto di un meticoloso lavoro storico e scientifico fatto in collaborazione da soprintendenza speciale di Roma e Cnr che hanno ripercorso gli studi degli ultimi trent’anni.  Entusiasta Marina Piranomonte, direttrice delle Terme di Caracalla, archeologa, da trent’anni alle prese con tutti i misteri del sito: “La biblioteca l’ho scavata nel 1987. Allora una tecnologia così non era nemmeno pensabile, l’unica cosa erano i disegni. Oggi con questo lavoro, trent’anni di studio e di ricerca diventano patrimonio di tutti”.

La magnificenza delle terme di Caracalla ricostruite in 3D grazie alle informazioni degli archeologi

Sei delle dieci tappe previste dal tour sono virtuali

La nuova visita delle terme di Caracalla è articolata in dieci tappe di cui sei con la realtà virtuale. Ci si muove tra i diversi ambienti, confrontando lo stato attuale con la ricostruzione storicamente meticolosa dell’aspetto originale, e scoprendo via via particolari che in una visita normale, guida cartacea alla mano, sono certamente più difficili da cogliere, compresi i pavimenti a mosaico che in larghi frammenti si sono conservati, alcuni con colori ancora incredibili. E se certo è impossibile tornare ad ammirare per esempio tutte le 156 statue che nel III secolo d.C. adornavano le altrettante nicchie ricavate sulle pareti di palestre, biblioteca, frigidarium e calidarium, così come non si sono potute ricostruire virtualmente le opere perdute, la sensazione di entrare all’interno di ambienti oggi scoperchiati dal tempo e scarnificati da intemperie e saccheggi è davvero molto coinvolgente. “La cosa più importante che pensiamo di avere ottenuto è l’effetto di comprensione delle strutture antiche”, conclude Antinucci: “Il progetto ha reso portabile la realtà virtuale e si avvale di una tecnologia sostenibile, facile da gestire e facile da usare per ogni tipo di turista”.