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Ercolano. Quarto appuntamento con “Magma”, la serie video del parco archeologico: con il direttore Sirano e l’archeologo Camardo scopriamo il modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo nel cantiere dell’antica spiaggia

Francesco Sirano e Domenico Camardo sul cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano, tra il banco tufaceo e la rampa per le Terme Suburbane (foto paerco)

Per il quarto appuntamento della nuova serie video “Magma” del parco archeologico di Ercolano la passeggiata continua alla scoperta del cantiere dell’antica spiaggia di Ercolano. Il direttore Francesco Sirano e l’archeologo dell’Herculaneum Conservation Project Domenico Camardo raccontano alcune curiosità sul modo di lavorare degli antichi romani grazie a delle scoperte rinvenute sul banco tufaceo.

La passeggiata ci porta di fronte alle Terme Suburbane dove si vedono degli incassi nel banco tufaceo. “Quando abbiamo ripulito tutta quanta l’area”, spiega Camardo, “sono emersi tutti questi incassi che hanno delle inclinazioni molto chiare all’interno che servivano per ricevere dei pali di legno inclinati su cui erano poste delle carrucole che permettevano di sollevare i pesanti blocchi di tufo man mano che si procedeva con l’estrazione. È infatti qui che si vede ancora benissimo un’impronta quadrangolare di un grosso blocco che è stato staccato e sollevato: quindi questo è ciò che resta di un cantiere edile dell’antichità. In pratica vediamo al negativo l’estrazione dei blocchi”. L’area di ricerca è di fronte alla rampa di accesso delle Terme Suburbane, un ingresso secondario forse usato per portare legna per farle funzionare. “Vediamo che ci sono dei dislivelli”, fa notare Sirano. “A cosa è dovuto questo cambio di livello delle fondazioni? In realtà anche in questo caso siamo di fronte ai segni e alle tracce di una oscillazione della terra: quando la terra si abbassava, il mare si avvicinava alla città. Sono chiare le tracce dell’erosione della base della scala, ma anche della base dell’edificio che quindi è stato esposto a un certo punto all’azione delle mareggiate. E infatti basta guardare le finestre del Samovar per vedere che i romani sono stati costretti a restringerle con dei muretti e dei pannelli di cocciopesto per proteggersi dal mare”. Quindi – conclude Camardo – nel giro di pochi anni la città ha dovuto reagire a una serie di trasformazioni e di fenomeni naturali. “Erano eventi molto veloci, come quelli che succedono oggi nella vicina Pozzuoli dove nel giro di pochi anni il mare gonfia la terra anche di un metro per poi abbassarsi”.

“Lapilli sotto la cenere”. Con la 23.ma clip del parco archeologico di Ercolano viene presentata la Nuvola in punti 3D delle Terme Suburbane di Ercolano

Con la 23.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere”, in occasione della Giornata internazionale dei Musei 2021 “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi” il parco archeologico di Ercolano ha deciso di celebrare l’evento presentando la nuova Nuvola di punti 3D del progetto “Herculaneum 3D scan”, che consente di esplorare nei minimi dettagli le Terme Suburbane di Ercolano. “E presto”, annunciano gli archeologi del parco, “saremo in grado di raccontare del grande progetto di restauro in collaborazione con l’Herculaneum Conservation Project”.

“Lapilli sotto la cenere”: parte la nuova serie di clip del parco archeologico di Ercolano alla scoperta di altri tesori dell’antica Herculaneum. Si inizia con le Terme suburbane, dove si rivive la vita degli antichi romani, si ritrovano i segni dell’eruzione del Vesuvio e si leggono le tappe degli scavi archeologici dai Borboni ai giorni nostri

L’annuncio il 5 agosto 2020 con un video: al via “Lapilli sotto la cenere”, le nuove clip sui tesori del parco archeologico di Ercolano, una nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato. Dopo il grande successo di “Lapilli”, ampiamente presentati da archeologiavocidalpassato, il parco archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio ad una nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. Finalmente l’attesa è finita. Ecco la prima clip dei “Lapilli sotto la cenere” dedicata alle Terme suburbane.

Inizia il nuovo viaggio. Con i “Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano” il virtuale integra la visita reale e offre ancora maggiore ricchezza portando gli appassionati a scoprire realtà ulteriori rispetto a quelle che si visitano nel Parco. Si inizia con un luogo eccezionale per tanti aspetti, una delle realtà più impressionanti di Herculaneum: le Terme suburbane. Da un lato infatti, le Terme suburbane sono tra i luoghi che più possono far rivivere le atmosfere, gli usi e i costumi dell’antica città. Dall’altra, ci testimoniano in maniera potente le dinamiche delle ore dell’eruzione e ci raccontano il fascino della scoperta. Grazie alla luce, alle decorazioni ed alla struttura di questo edificio così particolare, è possibile percepire la storia, sia quella dei suoi antichi frequentatori, sia quella moderna dei primi scavi archeologici.

Veduta esterna delle Terme suburbane di Ercolano accessibili dall’area sacra di Marco Nonio Balbo o direttamente dal mare (foto Graziano Tavan)

“Siamo all’esterno dell’antica Ercolano, nell’area sacra per Marco Nonio Balbo”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Dei gradini permettevano di assistere alle cerimonie in onore del grande benefattore di Ercolano, il quale aveva reso pubblico l’edificio delle Terme suburbane”. Da questo spazio sacro si entra nelle terme e subito alla nostra destra un ambiente di servizio dove immediatamente prima del 79 d.C. erano stati depositati dei tubuli di terracotta che rivestivano le intercapedini degli ambienti caldi perché si stavano svolgendo dei lavori di restauro. “Se c’è un monumento percorrendo il quale si può avere una sensazione molto simile a quella che percepivano gli antichi, queste sono le Terme suburbane di Ercolano. Ci si arrivava dall’area sacra di Marco Nonio Balbo, ma vi si poteva accedere anche dal mare. Sul mare infatti si affacciavano con dei finestroni panoramici”.

La vasca con il busto di Apollo nell’atrio delle Terme suburbane di Ercolano (foto Scabec)

Appena entrati i frequentatori delle Terme lasciavano i loro vestiti e prendevano l’occorrente per il rito del bagno pubblico: “In questi ambienti venivano colpiti dal grande atrio che proiettava la luce direttamente dall’alto, dal tetto delle terme, e la portava qui sotto. Siamo infatti a un livello più basso rispetto al piano di calpestio romano. Una vasca con il dio Apollo zampillava e introduceva in questo meraviglioso mondo di rilassamento totale e di pulizia che caratterizzavano le terme romane”. Questo edificio è il risultato di una serie di trasformazioni. “In un primo momento era forse più piccolo, e poi fu ampliato quando da terma privata di Marco Nonio Balbo divenne un grande edificio pubblico e questo forse spiega perché inusualmente troviamo la zona dei prefurnia direttamente visibile dal vestibolo. Questo, come è noto, è la vera e propria sala macchine delle terme romane. Qui venivano messe le fascine di legno e riscaldata aria e acqua per poter far funzionare gli ambienti termali”.

Il frigidarium delle Terme suburbane di Ercolano: si vede la vasca e, a sinistra, la porta con i resti del flusso piroclastico lasciati da Amedeo Maiuri (foto Guide Campania)

Il primo ambiente che troviamo è quello freddo, il frigidarium, con una splendida decorazione in marmi colorati fino alla zoccolatura delle pareti e una grande vasca, una piscina, su un lato. “Qui abbiamo anche il riassunto della storia degli scavi di Ercolano”, sottolinea Sirano. “In alto, un tunnel borbonico e, sugli angoli e all’interno di un vano porta, abbiamo i resti del flusso piroclastico che Amedeo Maiuri, che aveva scavato l’edificio negli anni Quaranta del Novecento, ha deciso di lasciare in situ per ricordare la tragedia che qui si è abbattuta. Il passaggio all’ambiente successivo è segnato da un’evidenza straordinaria. All’interno di una teca si conserva una porta che in antico separava questi due ambienti. La cosa straordinaria è che essendo al momento dell’eruzione questo ambiente molto umido il legno si è conservato allo stato vivo, non si è carbonizzato”.

Una parete del tepidarium delle Terme suburbane con le statue degli Eroi (foto Paerco)

Anche nell’antichità si doveva restare sbalorditi entrando nella sala tiepida, nel tepidarium, caratterizzata dallo splendore dei marmi colorati che arrivavano fino alla zoccolatura. Delle panche, sempre di marmo, si trovavano sui lati opposti dell’ambiente per favorire la conversazione. In alto il decoro era tutto di stucco. “All’interno di alcuni grandi riquadri statue in nudità eroica: sono dei guerrieri che ci ricordano quelli dell’Atene del V sec. a.C. Gli studiosi si sono molto interrogati circa il significato di queste figure. Trattandosi di sette figure alcuni hanno pensato ai Sette a Tebe, altri li hanno messi in rapporto con il monumento agli eroi Eponimi dell’agorà di Atene, gli eroi che davano il nome alle tribù dell’Attica. Quale che sia la corretta interpretazione, oggi tutti concordano su un rapporto con l’eroizzazione di Marco Nonio Balbo, la cui statua onoraria si trovava proprio al centro dell’area sacra all’ingresso delle terme”.

Il direttore Sirano mostra le impronte delle lastrine di vetro delle finestre lasciate nel labrum dal flusso piroclastico (foto Paerco)

Il primo calidarium è caratterizzato dalla presenza della vasca per il bagno caldo sul fondo e da una finestra che affacciava sulla splendida vista del golfo di Napoli. Il decoro era sempre sontuoso e di alto livello con marmi colorati e stucchi alle pareti. “Troviamo qui un caso raro, il labrum, dove ci si sciacquava per creare il contrasto caldo-freddo: il marmo euboico fu rinvenuto nell’angolo della sala. Qui notiamo la presenza delle impronte delle lastrine di vetro della finestra che rompendosi all’arrivo del flusso piroclastico erano precipitate all’interno della vasca e poi il tutto era stato proiettato sul fondo della sala: un fotogramma dell’eruzione del 79 d.C.”. Nel secondo calidarium ci accoglie ci accoglie una grande piscina. “Qui notiamo al centro l’originale sistema di riscaldamento dell’acqua ad induzione attraverso l’uso del cosiddetto samovar, un calderone di bronzo qui straordinariamente conservato. Questa sala prendeva luce ed aria da grandi finestroni aperti sul mare. Le terme erano rifornite da un acquedotto che assicurava una tale pressione da permettere giochi d’acqua. Tutti gli ambienti caldi avevano intercapedini alle pareti che permettevano la circolazione dell’aria calda. L’ambiente più caldo di tutti era la sauna, il cosiddetto laconicum, una stanza circolare con nicchie alle pareti e una panca in marmo dove ci si sedeva per sudare. L’aria veniva raccolta e non doveva uscire. Unica fonte di luce un occhio sulla sommità della cupola”. Le impalcature oggi presenti servono per studiare l’edificio e per completare insieme alla fondazione Packard il progetto di restauro per la riapertura delle Terme suburbane.