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Roma, le Terme di Caracalla sono il primo sito archeologico italiano interamente visitabile in 3D con il progetto “Caracalla IV dimensione”. Con speciali visori il complesso severiano riacquista tutta la magnificenza degli ambienti, con le immagini reali di colonne, statue, fontane disperse nelle piazze e nei palazzi nobiliari di tutta Italia. A cominciare dal Toro Farnese oggi al Mann

Il complesso monumentale delle Terme di Caracalla realizzate a Roma nel 216 d.C.

Se dico “Toro Farnese”, la risposta è facile: “Museo Archeologico nazionale di Napoli”.  Il gruppo scultoreo ellenistico in marmo, la più grande scultura dell’antichità mai ritrovata, è infatti uno dei simboli del Mann. Ma l’opera colossale non proviene dall’area vesuviana, come molti capolavori lì esposti, ma da Roma. Anzi, per la precisione dalle Terme di Caracalla. E c’è anche un’ipotesi formulata dagli archeologi che “Il supplizio di Dirce”, più noto come “Toro Farnese”, non sia un capolavoro ellenistico ma di epoca imperiale, realizzato appositamente per le terme. Il gruppo fu rinvenuto nelle terme di Caracalla nel 1545 durante gli scavi commissionati da papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, per recuperare antiche sculture per abbellire la sua residenza di Palazzo Farnese. Il gruppo scultoreo, insieme al resto della collezione di antichità Farnese, fu prima ereditato da Carlo Borbone, figlio di Elisabetta, ultima discendente dei Farnese, e poi trasferita a Napoli per volontà di Ferdinando IV di Borbone nel 1788, quando si ultimò il trasferimento della raccolta nella capitale del Regno. E nel 1826,  il Toro Farnese passò dalla villa reale al museo archeologico, dove si trova tuttora. Ma le centinaia di migliaia di visitatori che in questi anni hanno ammirato le imponenti vestigia romane, non solo non hanno trovato nella Palestra grande il Toro Farnese, ma si sono trovati di fronte un monumento che nei secoli ha subito saccheggi e spoliazioni, tanto da rendere talora difficile la lettura delle rovine ai meno esperti. Ora non più.

Marmi preziosi, colonne, capitelli nella ricostruzione virtuale 3D delle Terme di Caracalla a Roma

Francesco Antinucci del Consiglio nazionale delle Ricerche

Dal 20 dicembre 2017 è possibile il tour in 3D delle terme di Caracalla con il progetto “Caracalla IV Dimensione”, promosso dalla soprintendenza Speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma e da CoopCulture, che lo ha finanziato con un investimento di 100 mila euro, e a cui ha collaborato per l’ideazione tecnologica Francesco Antinucci del Consiglio nazionale delle Ricerche. Il complesso, inaugurato dall’imperatore Caracalla della dinastia dei Severi nel 216 d.C., è il primo sito archeologico italiano interamente visitabile in 3D, con la possibilità di leggere e interpretare le grandiose vestigia delle Terme degli imperatori della dinastia dei Severi, in un continuo confronto tra realtà fisica e quella virtuale, tra presente e passato, attraverso un visore che riproduce i luoghi dove si trova il visitatore con una prospettiva immersiva. Dopo la riapertura di Santa Maria Antiqua nel 2015, i nuovi allestimenti della Domus Aurea nel 2016, l’illuminazione della tomba di Giulio II a San Pietro in Vincoli e il progetto dei luoghi segreti del Palatino e del Foro Romano nel 2017, per la soprintendenza speciale di Roma le terme di Caracalla rappresentano una nuova tappa nella promozione delle nuove tecnologie per la più ampia valorizzazione e fruizione del patrimonio archeologico romano. Il costo delle visite con la video guida virtuale è di 7 euro che si aggiungono al prezzo del biglietto (intero 8 euro). La prenotazione (consigliata) è di 2 euro.

Il famoso gruppo scultoreo del Toro Farnese “ricollocato” virtualmente nella Palestra grande delle Terme di Caracalla

Turisti con gli speciali visori alle Terme di Caracalla

Il soprintendente Francesco Prosperetti

Le Terme di Caracalla tornano a vivere e a raccontarsi ai turisti, grazie a un visore di ultimissima generazione che permette di visitarle vedendole ricostruite in tutta la magnificenza degli ambienti, con le immagini reali di colonne, statue, fontane che soprattutto nel Rinascimento sono state disperse nelle piazze e nei palazzi nobiliari di tutta Italia: le acque dell’immensa Natatio tornano a muoversi, cristalline, tra marmi preziosi, colonne, capitelli; lo splendore dell’immensa sala del Frigidarium ritrova le magnifiche volte alte più di cinquanta metri, i lucidi pavimenti intarsiati e la grande fontana rossa; la superba palestra con la grande statua del Toro Farnese, dopo secoli sembra magicamente tornata al suo posto. E presto il progetto verrà esteso al Mann di Napoli, il museo che oggi ospita nelle sue sale il gruppo scultoreo del Toro Farnese e altri elementi decorativi provenienti dal complesso termale romano. “Così anche al Mann”, spiega la presidente Coopculture Giovanna Barni, “i visitatori potranno vedere i capolavori dell’arte antica ricollocati nel luogo per il quale erano nati”. “Abbiamo realizzato qualcosa di meglio di una audio guida. In pratica la possibilità per tutti di fare un viaggio a ritroso nel tempo”, sottolinea il soprintendente Francesco Prosperetti. “Grazie alla tecnologia dotiamo le Terme di Caracalla di un indispensabile supporto per consentire al visitatore di vedere non solo gli spazi, ma anche gli strabilianti apparati e gruppi scultorei che decoravano gli ambienti antichi. Ma per Caracalla abbiamo voluto di più, abbiamo ibridato la realtà virtuale aggiungendo cioè immagini vere, riprodotte in tre dimensioni, di statue, oggetti e particolari architettonici che oggi non sono più in situ, e che tornano a Caracalla grazie a questo progetto innovativo”. Si parte in via quasi sperimentale con 30 visori, sottolinea la presidente di Coopculture, ma l’idea è di arrivare ai mesi più caldi e quindi più frequentati, con una dotazione molto più ampia, alla quale si potrebbero aggiungere nel tempo anche game e mappe digitali. “Caracalla IV Dimensione” è il frutto di un meticoloso lavoro storico e scientifico fatto in collaborazione da soprintendenza speciale di Roma e Cnr che hanno ripercorso gli studi degli ultimi trent’anni.  Entusiasta Marina Piranomonte, direttrice delle Terme di Caracalla, archeologa, da trent’anni alle prese con tutti i misteri del sito: “La biblioteca l’ho scavata nel 1987. Allora una tecnologia così non era nemmeno pensabile, l’unica cosa erano i disegni. Oggi con questo lavoro, trent’anni di studio e di ricerca diventano patrimonio di tutti”.

La magnificenza delle terme di Caracalla ricostruite in 3D grazie alle informazioni degli archeologi

Sei delle dieci tappe previste dal tour sono virtuali

La nuova visita delle terme di Caracalla è articolata in dieci tappe di cui sei con la realtà virtuale. Ci si muove tra i diversi ambienti, confrontando lo stato attuale con la ricostruzione storicamente meticolosa dell’aspetto originale, e scoprendo via via particolari che in una visita normale, guida cartacea alla mano, sono certamente più difficili da cogliere, compresi i pavimenti a mosaico che in larghi frammenti si sono conservati, alcuni con colori ancora incredibili. E se certo è impossibile tornare ad ammirare per esempio tutte le 156 statue che nel III secolo d.C. adornavano le altrettante nicchie ricavate sulle pareti di palestre, biblioteca, frigidarium e calidarium, così come non si sono potute ricostruire virtualmente le opere perdute, la sensazione di entrare all’interno di ambienti oggi scoperchiati dal tempo e scarnificati da intemperie e saccheggi è davvero molto coinvolgente. “La cosa più importante che pensiamo di avere ottenuto è l’effetto di comprensione delle strutture antiche”, conclude Antinucci: “Il progetto ha reso portabile la realtà virtuale e si avvale di una tecnologia sostenibile, facile da gestire e facile da usare per ogni tipo di turista”.

Art Bonus. Il grande e prezioso mosaico delle Terme di Caracalla a Roma, da 40 anni coperto di terra e degrado, salvato e restaurato da Bulgari, i cui creatori trovano grande ispirazione nell’arte di Roma antica

Il grande mosaico alle Terme di Caracalla a Roma restaurato da Bulgari

Il grande mosaico alle Terme di Caracalla a Roma restaurato da Bulgari

Jean-Christophe Babin, amministratore delegato di Bulgari

Jean-Christophe Babin, amministratore delegato di Bulgari

Dettaglio del mosaico restaurato fonte di ispirazione per i creativi di Bulgari

Dettaglio del mosaico restaurato fonte di ispirazione per i creativi di Bulgari

Dai gioielli di oggi a quelli del nostro passato: eccellenze senza tempo. È quanto ha convinto l’azienda Bulgari, contando sulle facilitazioni dell’Art Bonus, a salvare lo splendido mosaico delle Terme di Caracalla a Roma: un tappeto di piccole tessere colorate che non era visibile da 40 anni, nascosto da uno strato di terra che ne impediva la fruizione. Ora, dopo un restauro iniziato alla fine del 2015 e durato quasi sette mesi, torna al suo antico splendore il mosaico policromo della palestra occidentale delle Terme di Caracalla. Un intervento, realizzato dalla soprintendenza speciale per il Colosseo e l’Area Archeologica Centrale di Roma, reso possibile da una donazione di Bulgari che ha finanziato il recupero dell’opera investendovi 50mila euro. Un primo passo che, però, non resterà il solo. L’amministratore delegato di Bulgari, Jean-Christophe Babin, infatti, ha annunciato che sarà finanziato il restauro anche dell’altra parte del mosaico. “L’arte e il bello a Roma”, ha spiegato Babin, “sono sempre stati al centro dell’attenzione di Bulgari. Oggi vediamo una prima parte del restauro, ma finanzieremo anche la seconda parte del restauro di questi mosaici”. Per Bulgari, ha sottolineato Babin, si tratta di “una missione”, ovvero “rendere alla Città Eterna un po’ di ciò che la Città Eterna ha dato ai nostri creativi e ai nostri artigiani, molto ispirati ai 2700 anni di arte e cultura romana”. In particolare, ha spiegato l’amministratore delegato di Bulgari, “questi mosaici hanno dato l’idea per la collezione di gioielli Divas Dream, un successo mondiale. Una linea che non è altro che specchio di questi mosaici colorati a sagoma di ventaglio”. E la direttrice delle Terme di Caracalla, Marina Piranomonte: “I marmi che venivano usati per i mosaici arrivavano dai quattro angoli dell’Impero. Dobbiamo guardare questi mosaici come un capolavoro frutto dell’opera dell’uomo e di una grande capacità costruttiva”.

I protagonisti dell'evento: da sinistra, Anna Borzomati, Marina Piranomonte, Jean-Christophe Babin, Francesco Prosperetti

I protagonisti dell’evento: da sinistra, Anna Borzomati, Marina Piranomonte, Jean-Christophe Babin, Francesco Prosperetti

Una fase dei restauri del mosaico delle Terme di Caracalla a Roma

Una fase dei restauri del mosaico delle Terme di Caracalla a Roma

Il restauro del mosaico di circa 25 metri quadri, che nella sua interezza supera gli 80 metri quadri, curato da Marina Piranomonte e Anna Borzomati, si è articolato in diverse fasi: dopo una pulitura preliminare, si è preceduto al consolidamento del piano del mosaico e ad altri interventi finalizzati a evitare cedimenti. Ciò ha permesso il recupero di numerose tessere interrate. La pulitura definitiva è stata completata dalla stesura di un velo protettivo. “Il mosaico”, ha spiegato Borzomati, “era interrato, sono state realizzate diverse fasi di pulitura per rimuovere la terra. La presenza di vecchie stuccature di cemento, presenti nell’intervento precedente degli anni ’40, aveva creato dei difetti di degrado, soprattutto nella parte superiore, dove ci si è concentrati con una pulitura più specifica. Le mancanze sono state integrate con le tessere originarie, recuperate con la setacciatura della terra”. I lavori di recupero, ha spiegato Francesco Prosperetti, soprintendente speciale per il Colosseo e l’Area archeologica Centrale di Roma, permettono di tornare su un tema, cioè “la collaborazione con Bulgari, che già era intervenuta in passato alle Terme di Caracalla, ma che in questa occasione vediamo in una luce nuova, quella dell’applicazione dell’Art Bonus. Un meccanismo che incentiva in maniera finalmente efficace il rapporto tra le aziende, i privati, e la pubblica amministrazione. Fino a qualche anno fa il restauro delle opere d’arte era una prerogativa assoluta del pubblico. Investire nella bellezza non è solo un dovere della nostra amministrazione, ma si sta rivelando un elemento importante per le aziende private che, come Bulgari, sulla bellezza lavorano da più di un secolo”.