Pompei. Aperta nella Palestra Grande l’esposizione permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. e dei reperti organici (piante e animali): per la prima volta si racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi di Pompei nel rispetto dell’archeologia del dolore. Parlano il direttore Zuchtriegel, il ministro Giuli e l’archeologa Bertesago

Il braccio nord della Palestra Grande di Pompei con l’esposizione permanente di 22 calchi originali delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. (foto graziano tavan)

Palestra Grande a Pompei: l’avviso ai visitatori che chiede silenzio e rispetto (foto graziano tavan)
Silenzio. E rispetto. L’avviso per i visitatori all’ingresso del braccio Nord della Palestra Grande di Pompei, di fronte all’anfiteatro, che torna a essere monumento a sé stante e non più spazio per mostre temporanee, è chiaro: chi varca quella soglia lo faccia in silenzio e nel rispetto di quei “corpi” testimoni di una morte violenta e tragica con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è un vero e proprio “memoriale”, o se si vuole “sacrario”, quello inaugurato l’11 marzo 2026 dal ministro della Cultura Alessandro Giuli nella Palestra Grande che racconta la fine di Pompei e le sue vittime per la prima volta narrata attraverso un allestimento museale permanente, aperto al pubblico dal 12 marzo 2026, che ne restituisce la storia, momento per momento, esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati.
Una galleria di 22 calchi di vittime dell’eruzione da percorrere col rispetto che questi corpi meritano perché, come ha spiegato il ministro Giuli, “qui vediamo ciò che vedono i medici legali, cioè cadaveri, morti di morte violenta, morte acerba – come dicevano gli antichi – che nell’antichità procurava uno shock delle anime che lasciava nel luogo in cui morivano la disperazione, la rabbia, lo sgomento per l’epilogo inatteso da placare con determinati riti. Perché non erano le ombre silenti, come ci racconta Omero, di chi ci lascia per vecchiaia, malattia”. Sono vite umane che richiedono rispetto.

Il calco di un bambino di tre anni ritrovato nella Casa del Bracciale d’Oro a Pompei (foto graziano tavan)

Calco di adulto in posizione rannicchiata ritrovato nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Ecco nella nuova galleria il calco del bimbo di tre anni, ritrovato da solo, perduto, nella Casa del Bracciale d’Oro, sdraiato su un fianco, le labbra tumefatte, con i segni della sofferenza per il calore elevatissimo. Ecco la coppia, un adulto e un corpo più giovane, il sesso è incerto, trovata nel giardino della Casa del Criptoportico: la testa del giovane appoggiata nel grembo dell’adulto forse in cerca di conforto o sicurezza, un gesto di grande umanità. Ecco il calco di una vittima, un uomo adulto, ritrovato proprio nella Palestra Grande dove ora è esposto, in posizione rannicchiata con gambe e braccia piegate verso il petto, le ginocchia appoggiate sullo strato di cenere e pomici, in un tentativo estremo di proteggersi. “Sono morti da diciotto secoli”, scrive Luigi Settembrini, scrittore e patriota napoletano, subito dopo aver ricevuto la notizia da Giuseppe Fiorelli, nel 1863, che era stato realizzato il primo calco di una vittima dell’eruzione, “ma sono creature umane che si vedono nella loro agonia. Lì non è arte, non è imitazione; ma sono le loro ossa, le reliquie della loro carne e de’ loro panni mescolati col gesso: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura”. I calchi non sono quindi semplici reperti, ma testimonianze dirette della tragedia che colpì Pompei. Attraverso di essi la scienza ci restituisce i volti, i gesti e l’umanità degli abitanti dell’antica città, fermi nell’attimo in cui il tempo si è interrotto. “Questo siamo noi”, ha detto il direttore Gabriel Zuchtriegel, ricordando l’espressione di un collega durante lo scavo di alcune vittime di Pompei: “era vero. Quello che vediamo è la nostra fragilità, la nostra umanità, ma anche la nostra speranza di umanità”.
“Quello che cerchiamo di raccontare in questa nuova esposizione permanente”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, “è quello che rende Pompei un luogo speciale. È la più grande tragedia naturale dell’antichità, ma è anche un tesoro per l’archeologia e per la storiografia. E questa ambiguità è una sfida enorme per la museografia perché da un lato abbiamo voluto dare dignità alle persone: esponiamo resti umani, sono donne bambini uomini come noi che hanno perso la vita, e dunque è un po’ un memoriale, un luogo della memoria, ma vuole anche essere un’esposizione inclusiva. Ci sono modelli tattili, ci sono vari linguaggi, Abbiamo cercato di parlare a tutti e abbiamo cercato di lasciare a chi visita Pompei la scelta fino a che punto esporsi a questo dolore, a questa esperienza. Comunque c’è una specie di avviso all’inizio del percorso. Ci sono apparati didattici, ci sono disegni, ci sono video, ma il tutto con un linguaggio scientifico, di basso profilo, ma spero anche di grande dignità per le persone per cui dobbiamo avere grande rispetto”.

Palestra Grande di Pompei: percorso espositivo permanente dei calchi originali delle vittime dell’eruzione (foto parco archeologico pompei)
“L’allestimento? Fatto con un grandissimo rigore scientifico”, commenta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “la capacità di restituire la cruda drammatica verità dell’eruzione di Pompei, la tragedia e l’espressività delle vittime, e al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità, ma ce la restituisce come un sacrario molto contemporaneo. Perché tutte le tragedie che avvengono per calamità naturali vengono condensate in questa magnifica e terrificante e molto molto istruttiva rappresentazione che il direttore Zuchtriegel e tutto il magnifico staff del parco archeologico di Pompei ci hanno offerto. È un’esposizione intensa e coraggiosa perché è anche estremamente contemporanea. Non è facile la rappresentazione della morte, non è facile mettere in mostra la nudità dei calchi, di corpi travolti da cenere, lapilli e lava. Bisogna saper farlo e saper raccontarlo. Raccontarlo appunto con uno sguardo che è scientifico ovviamente, ma allo stesso tempo deve essere empatico. Empatico nei confronti del dolore. E la missione è riuscita”.
“Oggi qui alla Palestra grande inauguriamo il nuovo percorso permanente”, interviene Silvia Bertesago, funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei, responsabile unico di progetto. “Che cosa potrà vedere il visitatore di Pompei? Due portici all’interno dei quali abbiamo raccontato la storia dell’eruzione di Pompei, la storia della distruzione attraverso uno studio vulcanologico, installazioni multimediali, ma anche le straordinarie testimonianze che questa eruzione ci ha conservato e tramandato. E quindi resti organici straordinariamente conservati di animali e piante che ci parlano del rapporto tra uomo e risorse naturali. E poi nel braccio nord, invece, la sequenza di 22 esemplari di vittime umane che sono state colpite in questa immane catastrofe. Sono i calchi delle vittime di Pompei, sono calchi originali, esposti alcuni per la prima volta, altri riallestiti, che sono accompagnati da un apparato grafico, fotografico, di installazioni multimediali, che ci consente di capire per la prima volta di cosa stiamo realmente parlando: come è fatto un calco, cos’è in realtà il calco, come si forma, come si realizza. E che cosa ci dice ancora oggi.
A finire ci sono due calchi di porte, cioè di arredi, perché noi oggi possiamo fare, grazie appunto alla tecnica dei calchi, calchi di qualsiasi reperto organico in teoria, cioè qualsiasi reperto che decomposto ha lasciato un vuoto e la sua impronta all’interno di questo strato durissimo di cenere. E quindi anche degli arredi delle stanze delle case noi possiamo avere spesso calchi che ci consentono di ricostruire gli interni come se ci fossero degli scatti fotografici dei giorni nostri. Per raggiungere questo risultato – conclude Silvia Bertesago -, abbiano lavorato per circa due anni, partendo dalla progettazione scientifica, dalla progettazione dell’allestimento, la gara di appalto per la realizzazione dell’allestimento e poi i lavori, e quindi un lavoro molto lungo che ha impegnato tantissime persone: c’è un grande gruppo di lavoro che ha seguito le varie fasi e quindi è stato veramente un lavoro di tutto il parco”.

La colonna di 4 metri che mostra la stratigrafia di ceneri e lapilli che ha ricoperto Pompei (foto graziano tavan)
Il percorso espositivo. Nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., arricchito da un nuovo video che ne ripropone in sintesi la dinamica e dalla ricostruzione di una colonna di circa 4 metri di ceneri e lapilli, il materiale eruttivo che seppellì completamente la città di Pompei. Segue una parte dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto fra l’uomo e le risorse naturali. La sezione è accompagnata da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni anche di recente scoperta (come quelli provenienti dalla casa del Tiaso).

Calchi originali esposti nell’allestimento permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Il braccio Nord, accanto ad una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani, che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione. I calchi delle vittime del 79 d.C. sono tra le testimonianze più famose e commoventi di Pompei. Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo. Anche se sono noti tentativi negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loro interno. Il tema trattato e il tipo di reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa. Per tale motivo la sezione delle vittime non è subito visibile, ma è protetta alle due estremità, da elementi divisori che avvisano dell’ingresso in un settore peculiare, dando quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.
L’allestimento è scandito da un apparato grafico in cui è ridotto al minimo l’uso del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. È arricchito da contenuti multimediali dedicati da un lato alla tecnica di realizzazione dei calchi dal momento dell’invenzione fino ad oggi e alla struttura interna dei calchi con immagini tratte da TAC eseguite su alcuni esemplari, dall’altro lato a contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini

Modellino tattile di un calco di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. espostio nel percorso permanente nella Palestra Grande di Pompei (foto graziano tavan)
Un percorso flessibile e accessibile: video in LIS e ISL e modellini tattili. Tutto il percorso, per la sua ubicazione all’interno dell’area archeologica, è volutamente flessibile, è cioè strutturato per poter essere visitato ed avere una lettura compiuta nei diversi sensi di marcia e a prescindere dal lato di ingresso al monumento, adattandosi così alle diverse direzioni dei flussi di visitatori. Particolare attenzione è stata data all’accessibilità, attraverso contenuti audio, video in LIS e ISL, strumenti in CAA (Comunicazione Aumentata Alternativa) e due sezioni tattili dedicate rispettivamente una alla parte sulle vittime umane e l’altra a quella sugli animali e le piante con modellini 3d dei reperti accompagnati da testi in braille. Attraverso gli apparati grafici, i video e gli approfondimenti, l’allestimento vuole garantire la più ampia fruizione di questi materiali unici, rispettandone e valorizzandone le peculiarità, restituendo loro il giusto significato, quali straordinarie testimonianze della storia di Pompei e dei suoi abitanti.
Pompei. In attesa della grande mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio” nella Palestra Grande, c’è una piccola anticipazione in una bottega di via dell’Abbondanza: la ricostruzione di una branda dalla stanza degli schiavi di Civita Giuliana

Una fase dell’allestimento della mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio” nella Palestra Grande dell’area archeologica di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Si avvicina il 15 dicembre 2023, la data di inaugurazione della mostra “L’altra Pompei: vite comuni all’ombra del Vesuvio”, allestita nella Palestra Grande dell’area archeologica di Pompei. E mentre non si ferma il lavoro di allestimento, nel Parco è possibile vedere una piccola anticipazione: la ricostruzione di una branda, un letto della tipologia più semplice nota, trovata nella villa extraurbana di Civita Giuliana, nella “stanza degli schiavi”. Il letto, composto da assi in legno e una rete di cordini e facilmente smontabile, è stato ricostruito con la tecnica dei calchi (vuoti nella cinerite lasciati da legno e tessuto vengono riempiti di gesso) ed è esposto, fino all’inaugurazione, sotto la scala (conservata come traccia nel muro) di una bottega su via dell’Abbondanza (regio I, insula 6, civico 12), a fianco della casa del Larario di Achille, dove si ipotizza fosse collocata un’officina ferraia con retrobottega e ambienti abitativi al primo piano. La copia è stata realizzata grazie a una scansione digitale, stampante 3D, tecnica FDM con materiale PLA di ottima qualità e rifinita a mano.

Ricostruzione di un letto dalla stanza degli schiavi di Civita Giuliana nel sottoscala di una bottega di via dell’Abbondanza a Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Quello che vediamo rispecchia le condizioni di vita dell’80% delle persone che vivevano a Pompei”, spiega il direttore del Parco e curatore della mostra, Gabriel Zuchtriegel, “mentre le case ad atrio che siamo abituati a considerare caratteristiche dell’architettura domestica romana, in realtà rappresentano una piccola minoranza. La mostra vuole raccontare questa altra Pompei: la città dei ceti medio e basso, degli artigiani, dei negozianti, delle prostitute, dei liberti e degli schiavi. La gente comune che è rimasta nell’ombra dei grandi eventi della storia, ma la cui vita a Pompei può essere ricostruita in maniera unica. Quest’anno, la brandina, sotto la scala di una bottega pompeiana, è la nostra versione del presepe natalizio, di cui Papa Francesco dice che deve parlare alla vita: lo spazio degli ultimi dove la vita non è scontata ma un regalo prezioso.”

Dettaglio del letto dalla stanza degli schiavi di Civita Giuliana ricostruito in una bottega di via dell’Abbondanza (foto parco archeologico pompei)
“Il letto è parte di una stanza di soli 16 mq, in cui vivevano probabilmente tre servi. La copia dell’intero contesto, ricreata grazie ai calchi, così come la riproduzione di altri due ambienti della Casa del Larario, costituiranno il fulcro della mostra”, sottolinea la co-curatrice della mostra, Silvia Bertesago. “Questi ambienti sono stati teatro di vite reali, vite di persone comuni, vere protagoniste del percorso espositivo. In esso, attraverso sette sezioni e circa trecento reperti, si seguirà idealmente il corso dell’esistenza di coloro che appartenevano alla fascia sociale medio-bassa, partendo dalla nascita fino alla morte e attraversandone vari aspetti. Grazie ad un sistema ideato per l’app My Pompeii il visitatore potrà inoltre sorteggiare la propria identità antica, comprendendo quanto fosse normale e facile essere una delle tante persone comuni che abitavano uno spazio anonimo, che potrà poi essere fisicamente raggiunto seguendo le indicazioni fornite dall’applicazione stessa”.
Napoli. A Comicon 2023 presentato il nuovo edu-gioco di società “Vesuvius 79 d.C. – Fuga da Pompei” che ricostruisce in maniera scientifica e storica, la distruzione di Pompei a seguito dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. In vendita da novembre. I giocatori si immedesimano in reali cittadini della città antica
È possibile sfuggire all’eruzione del vulcano del 79 d.C. fino a portarsi in salvo, abbandonando la città di Pompei prossima alla totale distruzione? Possibile, almeno in gioco! È questo infatti lo scopo dei giocatori di “Vesuvius 79 d.C. – Fuga da Pompei”, l’innovativo edu-boardgame (gioco di società), che ricostruisce in maniera scientifica e storica, la distruzione di Pompei a seguito dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Presentazione a Napoli Comicon 2023 dell’edu-gioco “Vesuvius 79 d.C. – Fuga da Pompei” (foto parco archeologico pompei)
Il nuovo edu-gioco di società è stato presentato venerdì 28 aprile 2023 in anteprima a Napoli-Comicon 2023 alla mostra d’Oltremare. Sono intervenuti: per il parco archeologico di Pompei, Silvia Bertesago, funzionario archeologo del parco archeologico di Pompei e responsabile per il Parco del progetto “Vesuvius”; per il Progetto Annales Experience / Stupor Mundi Trans: Ciro Sapone / autore “Vesuvius Boardgame, Enzo Troiano / magister artistico Accademia del Fantastico, Venere Federico / direttore di rete ed editore Gruppo Telecapri. Moderatore Mauro Monti / curatore Area Gioco – COMICON. “Il gioco si inserisce tra le attività e iniziative educative del Parco”, dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel, “come strumento innovativo che in maniera semplice, attraverso il gioco appunto, contribuisce all’educazione al patrimonio culturale che è tra le mission del nostro Istituto”.
Edu-gioco di società “Vesuvius 79 d.C. – Fuga da Pompei”: la Casa del Fauno a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Il progetto è realizzato da Stupor Mundi Trans-Media, azienda napoletana di Cross-Gamification e Accademia del Fantastico, nell’ambito del progetto di Edutainment Crossmediale: Progetto Annales Experience / Stupor Mundi Transmedia, in collaborazione con il parco archeologico di Pompei (PAP) che ha messo a disposizione la propria competenza per fornire il background scientifico, storico ed iconografico, sia all’autore, che agli illustratori, game designer, fumettisti, modellisti e programmatori dell’Accademia del Fantastico. Il gioco sarà realizzato in 9 lingue, avrà distribuzione italiana ed internazionale, e sarà in vendita nelle librerie, fumetterie, negozi di giochi-gadgets e giocattoli e grande distribuzione online presso l’e-commerce del produttore e le maggiori piattaforme internazionali. L’uscita del gioco è prevista in una prima tiratura per novembre/dicembre 2023; produzione in serie da febbraio 2024.
GIOCA con i personaggi e fuggi dalla città in rovina. SCOPRI i segreti delle eruzioni vulcaniche. IMPARA la storia della più grande catastrofe dell’antichità. Così il video promozionale presentato a Comicon. I personaggi assegnati ai giocatori sono reali cittadini che abitarono la città di Pompei, di cui sono arrivati fino a noi: nomi, mestieri ed in alcuni casi ritratti, che poi, fumettisti e disegnatori hanno trasformato nei protagonisti del gioco. Le dinamiche dell’eruzione ricalcano le fasi dell’evento catastrofico che nel giro di ventiquattrore seppellì la città, ricostruite dagli studiosi e narrate dalle fonti.
Edu-gioco di società “Vesuvius 79 d.C. – Fuga da Pompei”: il Termopolio della Regio V a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Durante la fuga dalla città i personaggi attraverseranno alcuni dei luoghi e degli edifici più importanti della città, fra cui la casa dei Vettii; il Termopolio della Regio V; il Panificio di Modesto; la Palestra Grande; la Via dell’Abbondanza. Infine una App in realtà aumentata, multilingue, scaricabile gratuitamente dagli store online android e ios permetterà ai giocatori, inquadrando con i loro smartphone e tablet, le miniature dei personaggi del gioco o le illustrazioni dei luoghi, di accedere ad informazioni storiche, scientifiche, modelli tridimensionali e di collegarsi al sito web ufficiale ed ai social media del parco archeologico di Pompei.
Torre Annunziata. Alla Villa di Poppea (villa A di Oplontis) tornano in situ statue e reperti conservate a Palazzo Criscuolo: nasce un museo diffuso per raccontare, conservare e valorizzare il patrimonio statuario di Oplontis

Il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino della villa di Poppea (villa A) di Oplontis (foto parco archeologico pompei)
A Palazzo Criscuolo di Torre Annunziata (Na), sede del “Museo dell’Identità”, una passeggiata nel tempo alla scoperta delle bellezze e dei tesori oplontini, c’era una sala delle Sculture e degli oggetti ornamentali provenienti dalla “Villa di Poppea” e in parte provenienti dai depositi del Parco archeologico di Pompei- Ora quelle opere sono state riposizionate in alcuni ambienti della villa, regalando un imprevisto colpo d’occhio nel delicato contrasto tra il marmo delle statue, le linee eleganti dei bassorilievi e dei busti, e gli affreschi delle stanze che risaltano dei loro vivaci colori.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, davanti al gruppo del Satiro con Ermafrodito proveniente dalla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
Non si tratta solo della proposta di un nuovo percorso visita, con inediti scorci, ma di un invito al sentire, a lasciarsi sorprendere dall’impressione che la vista di tanta bellezza solleva. Emozioni che prendono corpo alla Villa di Poppea, attraverso la ricollocazione di statue e reperti originari, mai prima esposti nel sito. Un progetto di Museo diffuso permanente che consente di raccontare, conservare e valorizzare l’eccezionale patrimonio statuario di Oplontis. “Riportare questi reperti nel luogo originario di provenienza è stata un’operazione di tutela finalizzata a garantirne un’adeguata conservazione in ambienti monitorati, da un punto di vista della sicurezza e delle condizioni conservative”, dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei. “Ma anche di valorizzazione sia delle opere sia della villa in quanto l’esposizione in loco consente un racconto diretto e suggestivo del contesto reale”.

La statua dell’Efebo inserita nel percorso di visita della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

Il Bambino con oca: la statua è ritornata alla Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
Quindici i reperti ricollocati, che un tempo adornavano la maestosa Villa, tra i quali un grande cratere in marmo pentelico a bassorilievi, ad aprire il percorso e grandi statue. La Nike, l’Artemide e l’Efebo, e poi il busto di Eracle, il bambino con l’oca, e ancora una testa di Afrodite e ritratti di bambini. A questi reperti già posizionati si aggiungeranno i centauri e il gruppo scultoreo del Satiro con Ermafrodito, al termine della mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei” presso la palestra grande di Pompei, dove sono attualmente esposti. Progetto e realizzazione allestimento a cura di: arch. Arianna Spinosa, responsabile unico del procedimento; dott. Giuseppe Scarpati, progettista archeologo; dott.ssa Raffaella Guarino, progettista restauratore; dott.ssa Silvia Bertesago, responsabile Ufficio Mostre; dott.ssa Tiziana Rocco, supporto Ufficio Mostre; arch. Maria Pia Amore, supporto progetto allestimento; arch. Vincenzo De Luce, progetto allestimento. Operatori: Montenovi srl, Caditec srl.

Ritratti di bambini riposizionati nella Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)

La statua della Nike della Villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico pompei)
L’itinerario ha inizio con il grande cratere a calice che fungeva da fontana da giardino, oggi esposto nel grande salone di rappresentanza colonnato. Raffigurati in bassorilievo i gruppi di guerrieri di Pirro, disposti in coppia. Ognuno batte lo scudo con il braccio sinistro e tiene la spada con il destro. Un terzo uomo danza a destra. I guerrieri danzano in punta di piedi con le gambe incrociate e i corpi allungati. Non di minore impatto è la Nike, la donna alata, con il leggero piede nudo, che emerge dalla veste sollevata, teso verso il suolo nell’atto di atterrare, e collocata in uno degli ambienti che affacciano sulla piscina. E ancora l’Artemide, la dea, rappresentata in piena falcata, con il peso del corpo che poggia sulla gamba sinistra, e la destra sollevata. Particolare anche la scultura del bambino che gioca con l’oca. Gruppi di fontane con ragazzi che tengono in mano un uccello acquatico erano molto popolari nella scultura da giardino. Nella maggior parte dei casi il ragazzo era visto come Eros.

La ricca decorazione parietale della villa di Poppea a Oplontis (foto parco archeologico di Pompei)
La Villa di Poppea (nota anche come Villa A per distinguerla dalla villa B rinvenuta poco lontano) era una delle più importanti ville d’otium della costa del Golfo di Napoli. Per la grandiosità dell’impianto e la ricchezza degli apparati decorativi la villa A, nella quale è stata rinvenuta un’anfora in cui è menzionato il nome di Poppea, è attribuita alla seconda moglie di Nerone. Al pari delle lussuose ville di Stabia, presentava un accesso principale orientato verso la campagna retrostante, sviluppandosi poi in una ricca ed articolata distribuzione di sale di soggiorno e giardini aperti sul golfo e le sue bellezze paesaggistiche.

La villa di Poppea by night a Oplontis (Torre Annunziata) (foto parco archeologico di Pompei)
I colonnati dell’affaccio sud, i giardini e le terrazze, visti dal mare, costituivano parte integrante del panorama con il Vesuvio, la campagna circostante, le colline boscose e ricoperte di vigneti. Attorno alla metà del I secolo d.C. il complesso si ampliò con l’aggiunta dell’enorme piscina, 61×17 metri, lungo la quale si disposero le stanze da pranzo, il soggiorno, gli alloggi per gli ospiti e dei piccoli giardini d’inverno. La villa aveva inglobato anche i resti di un più antico complesso produttivo, posti a sud del quartiere della piscina, di cui è stato possibile indagare solo l’ambiente del torchio. Attorno alla piscina, nella ricca vegetazione, era collocata parte delle sculture che decoravano il lussuoso edificio.

La Villa di Poppea nel sito di Oplontis a Torre Annunziata con i giardini (foto parco archeologico pompei)
Tra le molte ville vesuviane questa è l’unica che offre la possibilità di ricostruire, sulla base degli scavi archeologici, la composizione dei giardini interni, luoghi di riposo e meditazione, che rivestivano una grande importanza nella vita dell’aristocrazia romana. Studi paleobotanici, inoltre, hanno consentito di ricostruire la vegetazione originaria in essi presente: siepi di bosso, oleandri, limoni, platani, olivi, cipressi, edere rampicanti e rose erano disposti a complemento della decorazione scultorea e architettonica. Al momento dell’eruzione l’edificio doveva essere in gran parte disabitato a causa di lavori incorso, forse avviati in occasione di un passaggio di proprietà, che comportarono la rimozione di molti elementi architettonici e decorativi. All’interno delle azioni di miglioramento dei livelli di accessibilità della villa di Poppea, oltre all’inserimento di un nuovo percorso in LIS, nel mese di gennaio si sono conclusi i lavori di messa in sicurezza e sistemazione della rampa di ingresso. Quest’ultimo intervento consentirà anche alle persone con disabilità di accedere alla villa dal lato piscina e riconnettersi al percorso fruito da tutti i visitatori.
Tre frammenti di affreschi parietali trafugati dalle ville di Stabia e altrettanti dalla villa suburbana di Civita Giuliana, recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei: cerimonia di consegna al museo Archeologico “Libero d’Orsi” di Castellammare

Tre frammenti di affreschi parietali del I sec. d.C. provenienti dalle Ville di Stabia, recuperati grazie all’azione del comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, saranno restituiti al parco archeologico di Pompei, martedì 18 maggio 2021 alle 14, con consegna al museo Archeologico “Libero D’Orsi” di Castellammare di Stabia (Na). Alla cerimonia ufficiale interverranno Massimo Osanna, direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura; Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei; Gaetano Cimmino, sindaco della Città di Castellammare di Stabia; Laura Pedio, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Milano; Roberto Riccardi, generale di Brigata, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale. Saranno presenti le responsabili della Reggia di Quisisana, Maria Rispoli, e delle Ville di Stabia, Silvia Bertesago. Nella stessa circostanza, inoltre, alla presenza di Nunzio Fragliasso, procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na); Pierpaolo Filippelli, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata (Na), saranno restituiti altri tre frammenti di affresco (I secolo d.C.) asportati dalla villa suburbana di Civita Giuliana, fuori le mura di Pompei.



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