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Bologna. Apre a Palazzo Belloni la mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”, un viaggio alla conoscenza della famiglia, della vita e della morte del giovane faraone attraverso oltre 100 repliche autentiche e certificate dal ministero egiziano. Ne parla ad archeologiavocidalpassato.com la direttrice Lisa Manzi. All’inaugurazione l’egittologo Zahi Hawass

Sabato 3 ottobre 2026, alle 15, a Palazzo Belloni, a un passo da piazza Maggiore nel cuore di Bologna, sarà l’egittologo Zahi Hawass a inaugurare la mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”, un viaggio straordinario e interattivo alla conoscenza della famiglia, della vita e della morte del giovane faraone, oltre che dei rituali dell’Antico Egitto, permettendo di conoscere da vicino tutti i dettagli della più celebre scoperta archeologica della storia.

Quella di sabato 3 ottobre 2026, per l’egittologo Zahi Hawass sarà una giornata intensa che inizia al mattino alle 10, al Centro San Domenico in piazza San Domenico 13 a Bologna, con una lectio magistralis (attualmente l’evento è sold out); e continua, dopo l’inaugurazione della mostra, alle 15.45, sempre a Palazzo Belloni, col firmacopie del suo ultimo libro “L’uomo con il cappello”, la prima autobiografia del più celebre archeologo del mondo in esclusiva per l’Italia con FAS Editore. Un viaggio straordinario tra scoperte, celebrità e passione per l’Egitto. Zahi Hawass è il volto più conosciuto dell’archeologia egiziana. Ha riportato alla luce tombe dimenticate, ha difeso con forza il patrimonio culturale del suo Paese, ha incantato milioni di persone con documentari, conferenze e libri. Ma chi è davvero l’uomo dietro il cappello? Per la prima volta, in questa autobiografia intensa e appassionata, Hawass racconta in prima persona la sua storia: dagli inizi difficili da studente modesto fino alla fama internazionale. Un percorso fatto di ostinazione, viaggi, scoperte sensazionali e incontri con attori, capi di Stato, scienziati e regnanti. Con uno stile diretto e coinvolgente, “L’uomo con il cappello” è molto più di un’autobiografia: è il racconto di una vocazione, la testimonianza di come la passione possa trasformare una vita intera. Un libro che parla a chi ama l’archeologia, ma anche a chi cerca ispirazione, coraggio e autenticità.

“Ci troviamo a Bologna, a Palazzo Belloni, e invitiamo tutti a scoprire questa meravigliosa mostra”, spiega Lisa Manzi, direttrice della mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione” ad archeologiavocidalpassato.com, “anche perché c’è tanto da imparare, tanto da vedere. Si scoprono due storie molto importanti, come quella di Howard Carter ma ovviamente anche quella del faraone bambino. Una storia avvincente sicuramente da parte di Howard Carter. È una storia che continua a viaggiare tra i libri, e continua a incuriosire tutto il mondo che è appunto quella del faraone Tutankhamon”.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: il Trono d’oro (foto graziano tavan)

Oltre 100 repliche autentiche e certificate dal ministero delle Antichità del Cairo, l’avatar dell’archeologo Howard Carter, che dialoga direttamente con i visitatori, il Libro Magico, che si anima e si disegna da solo introducendo il pubblico all’intero percorso, un’esperienza in VR e tre riproduzioni delle oltre 1400 fotografie originali realizzate da Harry Burton, fotografo ufficiale degli scavi, permetteranno ai visitatori di ogni età di immergersi nella magia del 1922, l’anno della straordinaria scoperta. Il percorso espositivo consente di ripercorrere gli stessi passi compiuti da Howard Carter a partire dall’ingresso grazie ad un allestimento di grande fascino per proseguire verso l’anticamera della tomba e la camera funeraria. Il viaggio conduce quindi alla teca che custodisce la celebre maschera funeraria e ai sarcofagi, per arrivare infine alla Stanza del Tesoro, dove è esposta gran parte del corredo funerario, giunto quasi intatto fino ai giorni nostri. L’esperienza si conclude con una sezione dedicata alla pratica della mummificazione, offrendo al pubblico un ulteriore approfondimento sui rituali funerari dell’Antico Egitto.

“Tutto il Tesoro, tutti i pezzi del Tesoro di Tutankhamon”, ricorda Lisa Manzi, direttrice della mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione” ad archeologiavocidalpassato.com, “si trovano al GEM, The Grand Egyptian Museum (da poco aperto all’ombra delle Piramidi, ndr). Ovviamente grazie a una mostra del genere è possibile ammirare tutti gli oggetti, o almeno alcuni degli oggetti che riguardano la vita quotidiana e i riti funerari del faraone bambino. È sicuramente un viaggio nel viaggio senza arrivare in Egitto, semplicemente passando per Palazzo Belloni a Bologna”.

Vediamo allora un po’ meglio le varie sezioni in cui è articolata la mostra che arriva a Palazzo Belloni a Bologna dal 3 ottobre 2026 al 2 maggio 2027, dopo aver registrato uno straordinario successo di pubblico e critica nelle principali città italiane: Firenze, Napoli, Padova, Torino, Genova e Cagliari, promossa da Spaziomostre per StoricaLab.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: la prima sala col grande rilievo, il busto di Nefertiti e le maschere d Yuya e Thuya (foto graziano tavan)

GENEALOGIA. La storia del giovane faraone prende avvio dalle sue origini. Attraverso l’albero genealogico è possibile conoscere i suoi antenati, dalla generazione dei bisnonni Yuya e Thuya alla nonna Tiy, fino al padre Akhenaton e alla moglie Nefertiti (che non era la madre di Tutankhamon), protagonisti di splendide riproduzioni. Il potere e la magnificenza di Akhenaton prendono vita su un’imponente parete lunga oltre sei metri e attraverso l’avatar di Howard Carter, che accompagna il visitatore alla scoperta della sua storia.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: letto funerario (foto graziano tavan)

LA SCOPERTA DELLA TOMBA. La mostra ripercorre il percorso della tomba di Tutankhamon seguendo la successione originale dei suoi ambienti: dall’Anticamera alla Camera Funeraria, fino alla suggestiva Stanza del Tesoro. Nell’Anticamera sono presentati alcuni tra i reperti più significativi rinvenuti da Howard Carter, tra cui il carro cerimoniale, il celebre trono, i letti funerari e numerosi oggetti legati alla vita quotidiana del faraone.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: la camera funeraria (foto graziano tavan)

Il percorso prosegue nella Camera Funeraria, il cui ingresso è custodito dalle imponenti statue del Ka del faraone, tra le più integre e riccamente dorate rinvenute nelle tombe reali egizie. Varcare la soglia di questa stanza significa entrare in uno spazio unico, interamente decorato con scene che narrano il viaggio del sovrano nell’aldilà.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: la maschera di Tutankhamon (foto graziano tavan)

LA MASCHERA DI TUTANKHAMON. Oltre la Camera Funeraria, il visitatore si trova di fronte a uno dei simboli più celebri dell’antico Egitto: la maestosa maschera funeraria di Tutankhamon, capolavoro dell’arte egizia e icona universale del giovane faraone. Accanto alla maschera, una teca custodisce alcune preziose testimonianze del corredo reale: i ditali e i sandali in oro, una delle corone del faraone e il celebre “pugnale extraterrestre”, realizzato in ferro meteoritico e tradizionalmente attribuito al corredo del sovrano.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: i tre sarcofagi (foto graziano tavan)

SARCOFAGI. Attraverso l’avatar di Howard Carter, il visitatore rivive il momento della scoperta dei tre sarcofagi, concepiti per proteggere il corpo del faraone e accompagnarlo nel suo viaggio verso l’eternità. Tre scrigni preziosi, ciascuno più ricco e raffinato del precedente. Il primo, realizzato in legno e rivestito da una lamina d’oro, è impreziosito da pietre e paste vitree colorate e dalle raffigurazioni di quattro dee, poste a protezione del sovrano durante il suo viaggio nell’aldilà.

Il secondo si distingue per la straordinaria ricchezza e raffinatezza delle decorazioni. Le sue caratteristiche, così diverse da quelle degli altri due sarcofagi, portarono Carter a ipotizzare che fosse stato originariamente concepito per un altro faraone e successivamente adattato per la sepoltura di Tutankhamon.

Infine, il terzo sarcofago, interamente realizzato in oro massiccio, custodiva la mummia del giovane faraone, avvolta in bende di lino e protetta dalla celebre maschera funeraria.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: la stanza del tesoro (foto graziano tavan)

STANZA DEL TESORO. Alla presenza del dio Anubi, divinità della mummificazione e guardiano del mondo dei morti e del viaggio verso la vita eterna, il visitatore entra nel cuore della Stanza del Tesoro, il terzo ambiente della tomba. Qui prende vita un’imponente ricostruzione del corredo funerario destinato ad accompagnare il giovane faraone nell’aldilà. Tra le repliche più imponenti spicca il maestoso sacrario in legno dorato, che custodiva i quattro vasi canopi contenenti gli organi interni del sovrano. Accanto al sacrario, il percorso conduce alla scoperta di archi, amuleti, statue e numerosi oggetti rituali: testimonianze preziose della complessa simbologia funeraria dell’antico Egitto e della ricchezza del corredo destinato al viaggio eterno del faraone.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: la mummia di Tutankhamon (foto graziano tavan)

LA MALEDIZIONE E LA MALATTIA. Uno volta giunti al cuore della tomba, gli ospiti potranno approfondire la leggenda della maledizione di Tutankhamon e le condizioni della sua salute: la mummia, esposta all’interno di una teca aperta, permette di osservare il suo stato di conservazione mentre un manichino mostra la particolare problematica fisica del Faraone Bambino, causata dalla malattia di Köhler.

Mostra “Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione”: il processo di mummificazione (foto graziano tavan)

MUMMIFICAZIONE. L’ultima sala è dedicata al processo di mummificazione nell’Antico Egitto dove, attraverso manichini esplicativi, s’illustrano tutte le fasi della preparazione del corpo, compresi i 40 giorni di essiccazione con il natron, il sale naturale reperibile lungo le sponde del Nilo.

Egitto. L’attesa è finita: inaugurazione ufficiale del Grand Egyptian Museum (su invito, cerimonia in diretta su TikTok). Apertura al pubblico dal 4 novembre, anniversario della scoperta della Tomba di Tutankhamon

L’attesa è finita. Sabato 1° novembre 2025 il Grand Egyptian Museum apre le porte al mondo: e per l’occasione il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly ha annunciato che sabato 1° novembre sarà un giorno festivo. A un passo dalle Piramidi per l’inaugurazione del GEM, il più grande museo del mondo dedicato ad una civiltà, con 57mila reperti e tutto il tesoro di Tutankhamon per la prima volta in mostra tutto insieme, arriveranno Capi di Stato, presidenti, re, personaggi pubblici e autorità da tutto il mondo. La cerimonia d’inaugurazione, alle 20 ora locale, potrà essere seguita in esclusiva su TikTok sulla pagina ufficiale del Grand Egyptian Museum a partire dalle 17 (ora italiana) al link https://www.tiktok.com/@grandegyptianmuseum?_r=1…. Il Grand Egyptian Museum aprirà le porte al pubblico a partire dal 4 novembre 2025, in concomitanza con la commemorazione della scoperta della tomba del faraone Tutankhamun, avvenuta appunto il 4 novembre 2022 (vedi Egitto. Per il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon il Consiglio supremo delle Antichità apre mostre archeologiche e d’arte, accompagnate da visite guidate, attività e laboratori artistici sull’arte della mummificazione e della scrittura nell’antico Egitto | archeologiavocidalpassato).

Il Grand Egyptian Museum – come si diceva – è il più grande museo al mondo dedicato a un’unica civiltà “Antica Civiltà Egizia”. Si estende su 490mila mq (poco meno di 70 campi da calcio), e ha un ingresso principale di circa 7mila mq, dove troneggia la statua di re Ramses II, e più di 57mila reperti che raccontano la storia dell’Egitto attraverso i secoli (da 700mila anni fa al 394 d.C.), oltre alla grande scalinata, che si estende su una superficie di circa 6mila mq, con un’altezza equivalente a 6 piani. Il museo comprende anche 12 gallerie principali di circa 18mila mq, gallerie temporanee di circa 1700 mq, oltre a sale per esporre oggetti da collezione di re Tutankhamon su un’area di circa 7,5mila mq, inclusi più di 5mila pezzi dei tesori del re esposti insieme per il primo tempo, oltre a un museo per bambini con una superficie di circa 5mila mq, il museo dovrebbe attirare circa 5 milioni di visitatori all’anno.

Lo scalone d’onore del Grand Egyptian Museum a Giza (Cairo, Egitto) aperto al pubblico (foto ministry of tourism and antiquities)

Premi internazionali e riconoscimenti. Il Grand Egyptian Museum ha ricevuto il premio Prix Versailles 2024 come uno dei musei più belli del mondo, riconoscendo il suo design architettonico innovativo che fonde la storia antica egizia con la modernità e la sostenibilità. Il Prix Versailles, annunciato ogni anno dal 2015 dall’Unesco, si presenta come il premio mondiale dell’architettura e del design. Sempre nel 2024 al GEM è stato assegnato il FIDIC Award per il miglior progetto globale dalla Federazione Internazionale degli Ingegneri Consulenti. il GEM ha ricevuto 8 certificazioni ‘ISO’ nei settori dell’energia, della salute, della sicurezza sul lavoro, dell’ambiente e della qualità; e ha ottenuto il certificato ‘EDGE Advance’ per gli edifici verdi per il 2024 come primo museo verde in Africa e Medio Oriente.

L’egittologo Zahi Hawass sotto la statua di Ramses II al Grand Egyptian Museum (foto da profilo FB di hawass)

“Il Grand Egyptian Museum – ricorda l’egittologo Zahi Hawass – nasce dalla visione del ministro Farouk Hosny durante il mio mandato come Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità. Insieme, abbiamo iniziato a trasformare un sogno in realtà: un museo accanto alle piramidi che racconterebbe l’eterna storia dell’Egitto. Ricordo vividamente il momento in cui abbiamo scelto il sito, selezionato l’architetto attraverso un concorso internazionale, e l’indimenticabile trasferimento della colossale statua di Ramses II nella sua nuova casa, un momento che vivrà per sempre nel cuore di tutti gli egiziani. Il GEM è più di un semplice edificio; è un simbolo dell’orgoglio egiziano e un ponte tra il nostro antico patrimonio e le nostre aspirazioni moderne. Ora, dopo anni di dedizione, questo sogno sta per aprire le porte al mondo”.