Archivio tag | Roman Provincial Coinage

Università di Verona. “Gli imperatori romani visti dalle città delle province / The Roman Emperor Seen from the Provinces (RESP)” è il progetto quinquennale (2021-2026) ideato e guidato dall’archeologo-numismatico Dario Calomino, finanziato dall’Ue con quasi 2 milioni di euro

Il progetto “Gli imperatori romani visti dalle città delle province / The Roman Emperor Seen from the Provinces (RESP)” è ideato e guidato da Dario Calomino

Facevano tutti parte dell’impero romano, non c’è dubbio. Ma a centinaia se non migliaia di chilometri da Roma come vivevano – per esempio – i britanni o i galati, gli iberi o i daci, i libici o i siro-palestinesi, i bitini o gli egizi? E soprattutto come “vedevano” in queste terre lontane dall’Urbe i loro imperatori? Anche perché gli scultori “ufficiali” non tutti o non sempre se li potevano permettere. La risposta la darà lo studio “Gli imperatori romani visti dalle città delle province / The Roman Emperor Seen from the Provinces (RESP)”, un progetto ideato e guidato da Dario Calomino finanziato dallo European Research Council all’interno del programma dell’Unione europea Horizon 2020, che ha l’obiettivo di studiare in che modo gli imperatori romani, da Augusto a Diocleziano (31 a.C.-297 d.C.), venivano rappresentati in ritratto e a figura intera nelle città delle province romane. Il progetto durerà 5 anni – indicativamente dal 2021 al 2026 –  e sarà ospitato al dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona con un contributo da parte dell’Unione europea di quasi 2 milioni di euro. Un risultato prestigioso per l’ateneo scaligero visto che il lavoro è tra i pochi selezionati nell’ultimo bando Consolidator Grant 2020 che ha finanziato 327 progetti tra gli oltre 2500 presentati, di cui solo 17 italiani ospitati da atenei e centri di ricerca italiani. L’ERC Consolidator Grant è uno dei finanziamenti più prestigiosi dell’Unione Europea all’interno del programma Horizon 2020. La missione dello European Research Council è incoraggiare la ricerca della massima qualità in Europa attraverso finanziamenti competitivi e sostenere la ricerca di frontiera promossa dai ricercatori in tutti i campi della ricerca, sulla base dell’eccellenza scientifica. In particolare, il Consolidator Grant è riservato a ricercatori e ricercatrici a metà della loro carriera, tra i 7 e 12 anni dal dottorato di ricerca.

Il manifesto della mostra “Defacing the past. Damnation and desecration in imperial Rome” allestita al British Museum di Londra (2016-2017)

Dario Calomino è un archeologo classico specializzato in numismatica greca e romana, che attualmente lavora come Research Fellow al dipartimento di Lettere classiche e Storia antica dell’università di Warwick, nel Regno Unito. Si è formato all’università di Padova, dove ha conseguito una laurea quadriennale in Lettere classiche e un diploma di specializzazione in Archeologia classica, prima di completare un dottorato in Scienze storiche e antropologiche a Verona nel 2009. Dal 2012 al 2017 ha lavorato come ricercatore a Londra, nel dipartimento di Monete e Medaglie del British Museum: qui è entrato a far parte del progetto internazionale “Roman Provincial Coinage”, che coinvolge alcune delle maggiori istituzioni museali europee ed extraeuropee (Parigi, Berlino, Vienna, Monaco, New York), oltre alle università di Oxford e Cambridge, finalizzato allo studio sistematico ed esaustivo delle monetazioni delle città romane provinciali (https://rpc.ashmus.ox.ac.uk/onlineproject/). In Italia ha collaborato a lungo sia con le università di Padova e Verona, sia con diversi musei civici e statali (Verona, Rovereto, Brescia e Venezia), e collabora tuttora col Medagliere del museo nazionale Romano. È autore di numerose pubblicazioni, tra monografie e saggi di carattere scientifico, tra cui il volume “Defacing the Past. Damnation and Desecration in Imperial Rome”, ispirato all’omonima mostra da lui curata al British Museum nel 2016  (vedi “Defacing the Past”: una mostra al British Museum di Londra illustra la particolare applicazione della “damnatio memoriae” sulle monete imperiali romane confrontate con esempi da Egitto, Mesopotamia e Grecia. Ne parla l’archeologo numismatico Dario Calomino | archeologiavocidalpassato).

the_University_of_Warwick_logoking's-college-london_logoLa ricerca si concentrerà sullo studio comparato di monete e sculture prodotte nelle province imperiali, dalla Spagna alla Grecia fino all’Asia Minore e al Vicino Oriente.  “Finora lo studio dei rapporti tra Roma e provincia è stato fatto privilegiando il punto di vista della capitale”, spiega Calomino. “Per la prima volta questa ricerca sarà incentrata sulle fonti di rappresentazione imperiale di matrice locale, che testimoniano come le immagini del potere di Roma venissero recepite e reinterpretate al di fuori della penisola italica, mettendo in luce le scelte politico-ideologiche e le tradizioni culturali delle élite provinciali anziché quelle del governo centrale”. Oltre alla creazione di un gruppo di giovani ricercatori e ricercatrici che si occuperanno di diverse aree di competenza, il progetto prevede anche la partecipazione di studiosi del King’s College di Londra e del Manufacturing Centre dell’università di Warwick (UK). Di questo secondo gruppo di collaboratori farà parte un team di ingegneri esperti nell’utilizzo di tecnologie digitali in 3D, che verranno sfruttate per potenziare lo studio e la ricostruzione dei ritratti romani provinciali combinando elementi presi dalle monete con quelli scultorei.

Tra Londra (British Museum) e Parigi (Biblioteca nazionale di Francia) sta prendendo forma il progetto “Roman Provincial Coinage”, primo catalogo sistematico in dieci volumi delle monete imperiali coniate dalle zecche provinciali. Al lavoro un team internazionale tra cui un italiano, Dario Calomino, cui è stato affidato la realizzazione del volume 6, che copre il periodo di tre imperatori: Elogabalo, Alessandro Severo e Massimino il Trace

I due tomi che compongono il primo volume del progetto “Roman Provincial Coinage” curato da British Museum e Bibliothèque Nationale de France

Il progetto è di quelli che fanno tremare i polsi: catalogare tutte le monete romane giunte fino a noi del periodo imperiale, coniate dalle zecche provinciali.  Il progetto Roman Provincial Coinage, che sarà composto in tutto da dieci volumi a coprire il periodo imperiale dal 44 a.C. al 296-7 d.C. (il primo volume, che copre l’età giulio-claudia, 44 a.C.-69 d.C., è stato pubblicato nel 1992), è pubblicato dalla British Museum Press e dalla Bibliothèque Nationale de France, sotto la direzione generale di Andrew Burnett (British Museum), Michel Amandry (Bibliothèque nationale de France) e Chris Howgego (Ashmolean Museum).  Il progetto, che punta a produrre una tipologia standard della monetazione provinciale dell’impero romano, coinvolge una trentina di esperti da tutto il mondo chiamati a studiare le dieci più importanti collezioni numismatiche accessibili del mondo (Berlino, Staatliche Museen; Cambridge, Fitzwilliam Museum; Copenaghen, Nationalmuseet; Glasgow, Museo Hunterian; London, British Museum; Monaco di Baviera, Staatliche Münzsammlung; New York, American Numismatic Society; Oxford, Ashmolean Museum; Parigi, Bibliothèque Nationale de France; Vienna, Kunsthistorisches Museum) e tutto il materiale pubblicato. Tradotto in numeri si parla di più di 100mila monete solo per i conii schedati in neppure quattro dei dieci volumi previsti, e cioè il 3, il 4, parte del 7 e il 9. Quindi alla fine saranno centinaia di migliaia le monete catalogate. Se pensiamo che il manuale più famoso sulla monetazione romana (che comunque non prende in esame la monetazione provinciale) è quello del numismatico francese Henry Cohen (Description des Monnaies frappées sous l’Empire Romain) che risale all’ultimo quarto dell’Ottocento, e in epoca più recente, realizzato tra il 1923 e il 1994, è il Roman imperial Coinage (Ric), si può capire l’importanza e la valenza del progetto Roman Provincial Coinage, prima trattazione sistematica sulla monetazione civile al culmine dell’impero romano, che sarà uno strumento insostituibile per lo studio della storia sotto il profilo culturale, religioso, politico, economico e amministrativo a livello locale e per tutto l’impero.

L’archeologo numismatico Dario Calomino in uno dei corsi tenuti al British Museum

In questo team internazionale di archeologi numismatici c’è anche un italiano, il veronese Dario Calomino, laurea in Archeologia romana (2002) e un MA in Numismatica classica (2005) all’università di Padova; e un dottorato di ricerca in Scienze Storiche e Antropologiche (2009) all’università di Verona sulla monetazione provinciale romana di Nicopoli di Epiro. “La mia esperienza di insegnamento”, ricorda, “è iniziata nel 2004, quando ho avviato la collaborazione l’università di Verona come cultore della materia, la Numismatica, e come membro del Comitato scientifico della Missione archeologica nel Foro romano di Grumentum (Basilicata). Nel 2010-2011 – continua – ho lavorato come assistente in Numismatica classica all’università di Padova, Dipartimento di Archeologia. Nel Regno Unito ho collaborato con il King’s College di Londra e ho insegnato per un anno allo University College di Londra”.  La svolta nel 2012 con l’assegnazione di una borsa Newton di ricerca internazionale da parte della British Academy di Londra per lavorare sul sesto volume del Roman Provincial Coinage al Dipartimento di monete e medaglie del British Museum.

Dario Calomino allo studio di una moneta imperiale romana

Sul suo profilo Dario Calomino si mostra curvo su una moneta, intento a studiarla. È lui stesso che spiega il suo ruolo nel progetto internazionale: “Mi è stato assegnato di curare la catalogazione delle monete romane coniate dalle zecche provinciali nel III sec. d.C., uno dei più turbolenti e, se vogliamo, più oscuri dell’impero. In particolare mi devo interessare della produzione monetale tra il 218 e il 238 d.C., cioè il periodo immediatamente successivo a Settimio Severo, fondatore della dinastia dei Severi, cui è riservato il volume 5. Nei vent’anni che devo studiare si sono succeduti tre imperatori, Elagabalo (218-222 d.C.), Alessandro Severo (222-235 d.C.) e Massimino il Trace (235-238 d.C.). Il primo, morto assassinato dalle guardie pretoriane, era siriano di origine, per diritto ereditario, alto sacerdote del dio Sole (El-Gabal) di Emesa, sua città di origine. Il secondo, cugino di Elagabalo, nativo di Arca Caesarea, oggi nel nord del Libano, ultimo imperatore dei Severi, finì anche lui assassinato dai soldati durante una campagna contro le tribù germaniche perché stava trattando un accordo col nemico. Dopo di lui salì al trono un generale di origine barbarica e di grandi capacità militari, Massimino il Trace, il primo a non vedere mai Roma, il primo imperatore-soldato. Anche lui finì tragicamente, assassinato dai suoi soldati durante l’assedio di Aquileia”.