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A Pompei applicate nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici: iniziati alla Casa di Arianna i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

La Casa di Arianna a Pompei interessata dalle nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici. Sono iniziate da alcuni giorni le prime attività di rilievo con laser scanner della domus di Arianna, i cui dati confluiranno in una piattaforma HBIM, che per la prima volta sarà applicata al contesto archeologico pompeiano. HBIM è acronimo di Heritage Building Information Modeling, una tecnologia  che consente di acquisire informazioni per la gestione digitale integrata dei processi di conservazione, programmazione e manutenzione del sito, nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità economica e ambientale nella gestione del patrimonio archeologico. Il parco archeologico di Pompei, ancora una volta, si dimostra dunque campo privilegiato di applicazione delle nuove tecnologie di rappresentazione e monitoraggio delle strutture archeologiche. Avere a disposizione un modello digitale BIM implementabile di una domus o edificio archeologico permette di disporre di un database interoperabile  da interrogare (con l’ausilio di strumenti informatici dedicati al facility management) per pianificare in modo strategico le operazioni di manutenzione e gestire in maniera ottimale: il monitoraggio del degrado, anche strutturale, dell’edificio, attraverso un confronto informatizzato tra un dato inserito nel modello digitale e lo stesso dato rilevato in tempo reale tramite sensori; la pianificazione degli interventi di restauro; la catalogazione delle informazioni legate all’opera, che vengono in questo modo preservate tramite un archivio digitale in cloud; la simulazione degli effetti di eventi catastrofici (ad es. i terremoti).

Il gruppo di lavoro impegnato nei rilievi con laser scanner della domus di Arianna a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il progetto è realizzato dal parco archeologico di Pompei assieme all’università Federico II di Napoli, che dal 2010 ha seguito per il sito di Pompei i progetti di miglioramento dell’accessibilità “Pompei accessibile”, “Accordo Deloitte” e “Enhancing Pompeii”, dal Politecnico di Milano che conduce da anni ricerche sul superamento dei modelli tradizionali di archiviazione dei dati e sulla costruzione di piattaforme interoperabili per i beni culturali e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, con una consolidata esperienza di ricerca sull’impiego delle tecnologie ICT per la conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio culturale. Il gruppo di ricerca  è composto per l’università di Napoli Federico II: Renata Picone (Coordinamento), Mario R. Losasso, Luigi Veronese, Enza Tersigni, Eduardo Bassolino, Mariarosaria Villani; il Politecnico di Milano: Stefano Della Torre, Luisa Ferro, Daniela Oreni; per il Cnr: Costanza Miliani, Elena Gigliarelli, Filippo Calcerano, Cristiano Riminesi; per il Parco archeologico di Pompei: Gabriel Zuchtriegel direttore generale, Alberto Bruni, Arianna Spinosa, Vincenzo Calvanese, Raffaele Martinelli; per Acca software: Antonio Cianciulli, Enrico Ciampi.

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo del gruppo di ricerca, che vanta un approfondito know-how sui temi del restauro, miglioramento della fruizione del Parco archeologico pompeiano e delle tecnologie abilitanti per i patrimoni culturali, è di portare a compimento l’idea progettuale di un prototipo di piattaforma digitale HBIM calata su un’insula del Parco archeologico pompeiano in 6 mesi, per definire in una seconda fase la sperimentazione del risultato prototipale e la relativa dimostrazione di funzionalità. L’attività prevede il coinvolgimento di docenti e giovani ricercatori da impiegare nell’attività sul campo e si avvarrà della consulenza del Distretto tecnologico Stress, per la realizzazione di rilievi e indagini diagnostiche non invasive, e per l’elaborazione della piattaforma digitale, della società Acca Software, sviluppatrice dei programmi Edificius e usBIM, grazie ai quali i componenti della ricerca hanno già sperimentato soluzioni per l’implementazione dei programmi finalizzati alla lettura, all’archiviazione dati e all’interpretazione del patrimonio culturale.

Cosa ci porta il nuovo anno? Il restauro e la valorizzazione del cavallo scoperto da Maiuri nel 1938: nuovo allestimento nello stabulum a sud di via dell’Abbondanza, inclusivo e accessibile anche a ipovedenti. Parla la responsabile Luana Toniolo

Lo scheletro del cavallo scoperto nel 1938 da Maiuri è nel laboratorio di restauro di Pompei (foto parco archeologico pompei)

Cosa ci porta il nuovo anno? Questa volta non parliamo di una grande mostra o di nuovi musei, ma di un reperto che grazie al restauro e a nuovi studi verrà valorizzato e presentato al pubblico in sicurezza: è il cosiddetto Cavallo di Maiuri. Lo scheletro del cavallo rinvenuto nel 1938 da Amedeo Maiuri in un ambiente della antica città di Pompei è oggetto infatti di un progetto di restauro e valorizzazione a cura del Parco archeologico di Pompei, finalizzato al recupero e alla tutela del reperto. Una volta restaurato e consolidato grazie al rilievo laser scanner dello scheletro, sarà realizzato un modello in 3d per ipovedenti in vista di un nuovo allestimento in situ accessibile e inclusivo. “Si tratta di un intervento multidisciplinare”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “che vede all’opera i restauratori in primis e gli archeologi, costantemente affiancati in ogni fase degli interventi da un archeozoologo al fine di condurre un adeguato studio scientifico del cavallo, non affrontato all’epoca del Maiuri, che sarà in grado di fornire ulteriori e importanti informazioni sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei e sulle loro caratteristiche. Il progetto di valorizzazione del reperto nel suo nuovo allestimento lo renderà, inoltre, fruibile a tutti i visitatori, nell’ottica della massima accessibilità e inclusività, anche relativamente alla conoscenza delle attività di restauro del Parco”. Il gruppo lavoro è composta da Luana Toniolo, responsabile del progetto; Stefania Giudice, direttore dei lavori; Paola Sabbatucci, direttore operativo restauratore; Arianna Spinosa, direttore operativo architetto; Armando Santamaria, direttore operativo ingegnere; Amedeo Mercogliano, supporto contabile Ales; Natascia Pizzano, archeozoologo; DF14 – Restauro Beni Culturali di Debora Fagiani; SineCera Studio – sinecerastudio.it.

A raccontarci della storia di questo reperto e del suo restauro e valorizzazione è la stessa responsabile, Luana Toniolo, archeologa del parco archeologico di Pompei. “Nel 1938 Maiuri mentre scavava questo settore della città a sud di via dell’Abbondanza – ricorda Luana Toniolo – identificò una struttura quadrata in muratura che poteva essere una mangiatoia. E proprio a pochi centimetri da questa struttura, dai lapilli cominciò a emergere il cranio di un cavallo. Emerse il cranio, emerse il collo e parte della colonna vertebrale. Continuando con lo scavo si vide che era un vero e proprio cavallo e che ci trovavamo in uno stabulum, in una stalla. Vicino infatti al cavallo e alla mangiatoia si rinvennero infatti anche dei resti organici, paglia. Maiuri decise quindi di applicare anche qui quella strategia di musealizzazione che stava applicando in tutto il sito, cioè un vero e proprio museo diffuso, lasciando i reperti in situ là dove li trovava, come fece ad esempio nella Casa del Menandro, alla Villa de Misteri, attuando quindi una strategia che era già stata sperimentata nei decenni precedenti da Spinazzola. Ad esempio, nel famoso allestimento del Thermopolium di Asellina”.

Lo scheletro del cavallo come appariva nel suo allestimento allo stabulum nel 1941-1942 in una foto dell’archivio fotografico del Parco archeologico di Pompei

“In questo stabulum, quindi, coperto da una tettoia – continua l’archeologa -, rimise in piedi il cavallo. Un cavallo alto 1 metro e 34 al garrese, utilizzato per il trasporto delle merci, per il traino. Dobbiamo infatti ricordare che a Pompei oltre ai suoi abitanti in città c’erano anche gli animali: pensiamo ai cani, di cui c’è il famoso calco della Casa di Vesonius Primus. Ma c’erano anche i cavalli che servivano per quei carri che sono attestati a Pompei, come ad esempio, nella Casa del Menandro”.

Restauratori all’opera sul “Cavallo di Maiuri” nei laboratori di Pompei (foto parco archeologico pompei)

“Con il passare dei decenni però questo cavallo venne in parte dimenticato e abbandonato, e soggetto a un progressivo degrado. Abbiamo quindi deciso di procedere finalmente al suo restauro. E a un nuovo allestimento che permetta appunto di valorizzarlo. Abbiamo quindi iniziato questo intervento che è un vero e proprio intervento multidisciplinare – spiega Luana Toniolo – perché, oltre al lavoro dei restauratori in primis e degli archeologi, tutto il lavoro è seguito costantemente da un archeozoologo sia per permettere uno studio finalmente veramente scientifico di questo cavallo, che quindi può darci delle informazioni importantissime sul tipo di animali che venivano utilizzati a Pompei, sia per progettare un nuovo allestimento rispettoso dell’originario allestimento di Maiuri ma che permetterà quindi a breve tempo al visitatore di rivedere questo cavallo”.

Ma si tratterà di un allestimento che vuole anche essere inclusivo e accessibile, anche dal punto di vista cognitivo. Perché ora per gli ipovedenti abbiamo predisposto anche un modellino 3D di questo cavallo, che quindi può essere toccato, un modellino tattile, anche con una differenziazione tra le parti effettivamente conservate e quelle che ricostruiremo, per capire insieme a una spiegazione in braille la storia di questo cavallo.

Rilievo con laser scanner del Cavallo di Maiuri (foto parco archeologico pompei)

“La nostra metodologia di lavoro – sottolinea la responsabile del progetto – ha previsto innanzitutto un rilievo con laser scanner del cavallo, che ha permesso di realizzare un vero e proprio modello 3D. Una volta realizzato questo modello 3D, abbiamo iniziato a smontare il cavallo che, infatti era in posizione verticale grazie a un’armatura metallica, ancora quella dei tempi di Maiuri, con dei restauri e interventi successivi, ma che l’aveva in parte danneggiato con fenomeni di ossidazione che hanno intaccato anche il colore delle ossa. Abbiano quindi provveduto a staccare questo filo metallico, a smontare il cavallo e a portarlo in laboratorio”.

Interventi di restauro, pulizia e consolidamento sul Cavallo di Maiuri (foto parco archeologico pompei)

“Ora il cavallo è sottoposto a un processo di restauro, di pulizia, di consolidamento. E con la collaborazione dell’archeozoologo stiamo valutando quali parti sarà opportuno ristampare mediante una scansione 3D. Rispetto infatti a quello che ci raccontano le foto d’epoca, il cavallo ha perso molte delle sue ossa: molte costole della gabbia toracica, alcune vertebre, parte della coda. Valuteremo quindi quello che è opportuno integrare e poi lo rimonteremo in una posizione che sia scientificamente più corretta, perché nel corso del tempo ha perso la sua postura originale. Lo rimonteremo – conclude – con una struttura e con materiali nuovi che siano adatti al microclima e che quindi rispettino anche le necessarie condizioni di tutela del cavallo”.