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Rutigliano (Ba). Al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” apre la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico con le opere di Tarshito che connette reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative

La mostra sta prendendo forma. Giorno dopo giorno, gli spazi del museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (Ba) si trasformano per accogliere Tarshito e la mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” curata da Sandra Sivilli e Silvana Annicchiarico. L’attesa è finita. Domenica 20 settembre 2026, alle 18.30, inaugurazione della mostra che sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026. Sviluppato con la collaborazione e il contributo scientifico della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Bari, il supporto, il patrocinio e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Milano, Scuola del Design, i patrocini e la collaborazione scientifico-didattica del Politecnico di Bari, dipartimento Architettura, Costruzione, Design e dell’Accademia di Belle arti di Bari, i patrocini di Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Poli Biblio-Museali di Puglia, Terre di Bari, Rete Musei di Puglia, Puglia Culture, il partenariato di realtà imprenditoriali e associative locali.

L’artista pugliese Tarshito (foto da profilo FB di Tarshito)

Il percorso espositivo si sviluppa nei tre livelli del museo Archeologico, con azioni in vari luoghi della città, connettendo reperti antichi, arte contemporanea, installazioni, performance e pratiche partecipative, attraverso le opere di Tarshito, artista pugliese che da oltre quarant’anni realizza progetti condivisi con artigiani e comunità di numerosi Paesi del mondo. La mostra si articola in tre nuclei simbolici – Il Lavoro, Il Rito/Dono e il Viaggio – dedicati alla terra che genera, alla relazione e all’incontro tra culture. Ne emergono le radici archeologiche della tradizione artigianale e agricola di Rutigliano e in genere della Puglia, la vocazione dell’artigianato della ceramica di Rutigliano, la pratica artistica e collaborativa dall’arte di Tarshito.

Al piano terra, la sezione dedicata al Lavoro si apre con un monumentale vaso rivestito da frammenti di terracotta provenienti da diverse aree geografiche e caratterizzato dalle impronte digitali di numerosi partecipanti: una metafora della comunità che, nell’atto creativo, si fonde in un unico corpo sociale. Lungo la rampa d’accesso, un ricamo di 14 metri simboleggia un pellegrinaggio che introduce il visitatore al percorso, integrato da manufatti provenienti da Bangladesh, Kashmir e Gujarat. Seguono opere realizzate in Messico con sfere di vetro su cera, pitture cerimoniali Warli, vasi in terra cruda della tradizione sarda e i “Guerrieri d’Amore” in bronzo, a testimonianza della pluralità di gesti e culture del fare. Il legame con la terra e la sua trasformazione guida la sezione archeologica, arricchita da materiali inediti. La lavorazione dell’argilla emerge come simbolo della trasformazione neolitica e del processo di sedentarizzazione, avvenuta in Puglia circa 8000 anni fa. Le opere contemporanee di Tarshito incontrano frammenti di ceramica impressa neolitiche, pesi da telaio, intonaci di capanne antiche, macine in pietra, creando un ponte tra le prime comunità agricole e la ricerca artistica odierna.

Allestimento della mostra “Sotto i nostri piedi il cielo. Archeologie della trasformazione” al museo civico Archeologico “Grazia e Pietro Di Donna” di Rutigliano (foto museo archeologico rutigliano)

Il primo piano esplora la trasformazione simbolica del lavoro in Rito, Dono e Celebrazione. L’installazione “Zorba Buddha” mette in relazione la terra con l’offerta spirituale — frutti, piante e cibo — accompagnata da una performance video sull’incontro tra nutrimento materiale e interiore. I reperti archeologici delineano, insieme alle icone contemporanee di Tarshito – animali sacri, vasi rituali, elefanti-tempio e figure dorate – un paesaggio rituale. Tra i reperti delle necropoli di Rutigliano databili tra il VII sec. a.C. e il II sec. d.C., emerge la figura di Dioniso, divinità liminale tra vita e morte, umano e selvaggio. Il suo culto, legato alla fertilità e ai cicli naturali, è evocato attraverso i suoi simboli iconografici — la vite, l’edera, il tirso e gli animali sacri, le figure danzanti— che rappresentano l’unione tra il piano materiale e l’estasi spirituale. Il banchetto dionisiaco, rappresentato da crateri e coppe a figure rosse o vernice nera, trova una sintesi ideale nelle opere di Tarshito. L’ultimo piano è dedicato al Viaggio e all’Incontro. Attraverso strutture mobili, fiumi sacri e architetture simboliche realizzate in India, Colombia, Mongolia e Perù, si delinea una geografia immaginaria e nomade, la visione di una terra senza confini, dove il movimento dei popoli e lo scambio culturale divengono opportunità di evoluzione collettiva. Il tema dell’umanità in movimento emerge dalle testimonianze archeologiche degli spostamenti preistorici e di età classica; strumenti in selce e ossidiana rinvenuti nel territorio di Rutigliano documentano reti di scambio e relazioni intessute già 6000 anni fa da esperti navigatori e viaggiatori neolitici.

Elemento centrale del progetto è il coinvolgimento della comunità: maestri ceramisti, cittadini, studenti del Politecnico di Milano, del Politecnico di Bari e dell’Accademia di Belle Arti di Bari prenderanno infatti parte a laboratori, performance e momenti di confronto (dal 16 al 20 ottobre 2026 workshop con politecnico di Milano e politecnico di Bari, dal 1° al 3 dicembre 2026 con Accademia di Belle Arti di Bari), trasformando la mostra in un’esperienza condivisa in diversi luoghi della rete museale e cittadina: il museo del Fischietto, rappresentativo di un’arte popolare diffusa in tutto il mondo, è il più ricco museo italiano con una collezione di circa 1000 fischietti creati da artigiani e artisti di tutt’Italia negli ultimi 50 anni; il Museo a cielo aperto Galloforie nel centro storico di Rutigliano, che prevede una collaborazione annuale tra un artista ospite e gli artigiani locali, culminando nella performance pubblica “Picciafuoco”, le botteghe di circa 20 artigiani e artisti coinvolti a più riprese in progetti di creazione e valorizzazione della tradizione. La tradizione locale ha come elemento centrale la Fiera del Fischietto, un evento-concorso che permette di arricchire la collezione museale di nuove opere con il contributo di artisti e artigiani da tutta l’Italia.