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La tragedia di Pompei rivissuta in 10 intensi minuti con i turisti protagonisti nel corto “Pompei eternal emotion” di Pappi Corsicato al museo Archeologico di Napoli

Un suggestivo fermo immagine del corto "Pompei, eternal emotion" di Pappi Corsicato

Un suggestivo fermo immagine del corto “Pompei, eternal emotion” di Pappi Corsicato

“I turisti dell’area archeologica diventano dei calchi contemporanei, restano immobili, ma dal tremolio degli abiti, dal vento tra i capelli, da uno sbattere di ciglia si percepisce che quella staticità conserva in sé l’essenza della vita. Ed è proprio questo il potere seduttivo di Pompei, la città ferma nel tempo, che ha vissuto la più grande catastrofe dell’antichità, un’atroce sepoltura che è stata allo stesso tempo la sua consacrazione all’eterno”, spiega Pappi Corsicato, regista pluripremiato, dall’inconfondibile linguaggio visivo, che ha scelto di raccontare una giornata pompeiana dalle prime luci dell’alba sino al tramonto. Dieci minuti per rivivere la tragedia di Pompei, l’emozione di sentirsi protagonisti della storia in una città dove il tempo si è fermato a quei drammatici giorni di autunno del 79 d.C. quando si risvegliò il Vesuvio. Si chiama “Pompei, eternal emotion” il cortometraggio di Pappi Corsicato, prodotto dalla Scabec – Società Campana Beni Culturali – per conto della Regione Campania, presentato nei giorni scorsi in anteprima al Torino Film Festival nella sezione Onde 2015, che sarà proiettato a Napoli, il 30 novembre 2015, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Napoli durante un appuntamento speciale organizzato da Scabec, dedicato a Pompei, alla presenza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, del presidente della Scabec Patrizia Boldoni, del direttore del museo Archeologico Paolo Giulierini e del soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia Massimo Osanna. Sarà presente anche il regista Pappi Corsicato e coloro che hanno collaborato al corto.

Il corto "Pompei, eternal emotion" viene presentato al museo archeologico nazionale di Napoli

Il corto “Pompei, eternal emotion” viene presentato al museo archeologico nazionale di Napoli

“Pompei, eternal emotion” nasce come un video promozionale, ma si è subito rivelato un piccolo capolavoro, con la forza poetica e artistica di un film che in dieci minuti riesce a trasmettere l’emozione di un fermo immagine nella storia. “Sono molto felice di dare inizio alla mia presidenza con la proiezione di un film così poetico”, sottolinea il Presidente della Scabec Patrizia Boldoni. “Un progetto che corrisponde, con la sua straordinaria qualità, alla nostra idea di valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Nasce da una collaborazione proficua tra la Regione Campania, il MIBACT e la Scabec che intendiamo ancor più intensificare, per essere di supporto alle azioni strategiche di rilancio e sviluppo dei beni culturali, con progetti che possano rappresentare una vera svolta in termini di fruizione e promozione”.

Il regista Pappi Corsicato ha "trasformato" i turisti in calchi viventi

Il regista Pappi Corsicato ha “trasformato” i turisti in calchi viventi

Luoghi, persone, case, affreschi, calchi, tutto appare in sequenza come un lungo affascinante viaggio che trascina e incanta lo spettatore; un viaggio reso ancora più emozionante dalla bellissima colonna sonora. “L’idea di mettere in scena dei calchi viventi (i turisti che si sono gentilmente prestati a partecipare a questo video) – spiega il regista – è nata dal voler evocare lo struggente e contraddittorio sentimento della vita e della morte che convive quando si è a Pompei . Da una parte la vitalità che procede in una direzione e da un’altra la fissità più assoluta”.

Il corto di Corsicato rientra in un progetto di valorizzazione dell'area pompeiana

Il corto di Corsicato rientra in un progetto di valorizzazione dell’area pompeiana

“Pompei, eternal emotion” fa parte di un progetto di valorizzazione della Regione Campania realizzato dalla Scabec (Società regionale beni culturali) dal titolo “Pompei, un’emozione notturna” finanziato da fondi POIn “Attrattori culturali, naturali e turismo” FERS 2007-2013 Linea d’intervento II.2.1 , che oltre alla produzione del film, ha incluso un programma per tutta l’estate 2015 di visite guidate e passeggiate notturne a Pompei, illuminata e resa magica da installazioni d’arte e un ciclo d’incontri culturali con scrittori e personalità del mondo dell’arte, dell’archeologia e della comunicazione. Il regista Pappi Corsicato vive tra Napoli e Roma. Ha esordito nel cinema nel 1994 vincendo con Libera il Nastro d’Argento come migliore opera prima. Nel 1995, dirige “I buchi neri”, nel 1997, partecipa al film collettivo “I Vesuviani” con l’episodio “La stirpe di Iana”, interpretato da Anna Bonaiuto e Iaia Forte. Dopo il cortometraggio “I colori della città celeste” (1998), sull’installazione di Mario Merz a piazza Plebiscito, Pappi Corsicato ha diretto “Chimera” (2001), con Iaia Forte, Tomas Arana, Marit Nissen e Franco Nero. Si è dedicato molto all’arte contemporanea realizzando oltre 28 tra cortometraggi e documentari, dedicati agli artisti più importanti del panorama internazionale. È ritornato al cinema portando a Venezia il film “Il seme della discordia” e nel 2011 con la commedia “Il volto di un’altra”. Tra i suoi ultimi lavori, una serie fortunata di documentari per il web del Corriere della Sera, dal titolo “L’Italia che non ti aspetti”.

Grandi musei. Nominati i 20 nuovi direttori: quattro sono archeologi, a capo dei musei di Napoli, Reggio Calabria, Taranto e Paestum

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Selezionati i direttori dei 20 principali musei italiani come previsto dalla riforma Franceschini. “Si volta pagina, nuovi direttori da tutto il mondo”. Così il ministro ai Beni e attività culturali Dario Franceschini ha salutato l’esito dei lavori della commissione presieduta da Paolo Baratta e di cui hanno fatto parte Lorenzo Casini (professore di diritto amministrativo dell’Università di Roma ‘la Sapienza’ ed esperto di legislazione per il patrimonio culturale), Claudia Ferrazzi (segretario generale dell’Accademia di Francia-Villa Medici di Roma, già vice amministratore generale del Louvre), Luca Giuliani (professore di Archeologia classica e Rettore del Wissenschaftskolleg di Berlino) e Nicholas Penny (storico dell’arte, direttore della National Gallery di Londra) «ha fatto un grande lavoro ed ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani, stranieri e italiani che tornano nel nostro Paese dopo esperienze di direzione all’estero». L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono 7 (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), gli italiani che tornano dall’estero sono 4 (Bagnoli, Gennari Santori e D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Degl’Innocenti dalla Francia). Quanto alle professioni: 14 storici dell’arte, 4 archeologi, 1 museologo/manager culturale e 1 manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero. «Davvero con queste 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di decenni». Tra loro, dunque, anche 4 archeologi posti alla guida del museo archeologico nazionale di Napoli, del museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, del museo archeologico nazionale di Taranto e del parco archeologico di Paestum. Conosciamoli meglio.

Paolo Giulierini, direttore all'Archeologico di Napoli

Paolo Giulierini, direttore all’Archeologico di Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la guida direzionale è affidata a Paolo Giulierini, archeologo 46enne. Nato a Cortona, si è laureato in archeologia e specializzato in etruscologia nell’Università di Firenze. È direttore del Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, dove lavora dal 2001. Autore di svariate pubblicazioni e relatore a numerosi convegni in Italia e all’estero, ha maturato una lunga esperienza nella direzione museale e nella gestione dei rapporti tra le diverse istituzioni pubbliche e private.

Carmelo Malacrino, direttore dell'Archeologico di Reggio Calabria

Carmelo Malacrino, direttore dell’Archeologico di Reggio Calabria

L’archeologo e architetto Carmelo Malacrino, di 44 anni, è il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Nato a Catanzaro, si è laureato in architettura a Firenze e ha poi conseguito una specializzazione triennale in Archeologia e architettura antica presso la Scuola archeologica italiana di Atene. Nel 2005 ha conseguito un dottorato di ricerca di eccellenza (con borsa di studio) in Storia dell’architettura e della città, Scienze delle Arti, Restauro presso la Fondazione Scuola di Studi Avanzati di Venezia, con una tesi su ‘Acqua e architettura nell’Asklepieion di Kos’. Dal 2010 è ricercatore di storia dell’architettura nel Dipartimento di architettura e territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Autore di quasi oltre settanta pubblicazioni, vanta numerose esperienze nella gestione museale e di scavi archeologici.

Eva Degli Innocenti, direttore dell'Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti, direttore dell’Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti archeologa di 39 anni, dirige il Museo Archeologico Nazionale tarantino. Nata a Pistoia, si è laureata a Pisa in conservazione di beni culturali, indirizzo archeologico, dove ha frequentato anche la Scuola di Specializzazione di Archeologia. Ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo presso l’Università degli studi di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e in Tunisia ed è stata ricercatrice e project manager di progetto europeo presso il Museo Nazionale francese del Medioevo di Parigi. Dal 2013 è direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo/centro d’interpretazione Coriosolis; della Comunità dei Comuni Plancoët Plélan in Bretagna; (ente locale di 18 comuni del dipartimento delle Côtes-d’Armor), dove lavora dal 2010. È anche autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Al Parco Archeologico di Paestum (Salerno) il nuovo direttore è il giovane archeologo 34enne Gabriel Zuchtriegel. Tedesco, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg, si è laureato in Archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino e ha poi conseguito con lode il Dottorato di ricerca in Archeologia classica presso l’Università di Bonn. Ha condotto numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero e ha collaborato con importanti istituzioni nazionali e straniere nel settore dell’archeologia, maturando anche esperienza nella gestione museale. Professore a contratto di Archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università degli Studi della Basilicata, è autore di svariate pubblicazioni.

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

«Un passo storico per l’Italia e i suoi musei che – riprende Franceschini- colma anni di ritardi, completa il percorso di riforma del ministero e pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale. I risultati di questo anno di nuove politiche di apertura dei musei italiani e l’investimento sulla valorizzazione dimostrano che grande contributo si può dare alla crescita del Paese con scelte coraggiose sia per una migliore tutela del patrimonio che per una sua valorizzazione, per la cittadinanza e i turisti di tutto il mondo». Giusto chiamare gli stranieri? Netta la risposta dell’egittologo Christian Greco, da un anno direttore del Museo Egizio di Torino, dove è stato chiamato da Leiden in Olanda dove dal 2009 al 2014 ha curato la sezione egizia del museo nazionale delle antichità: “L’arte non ha confini. Quelle che devono essere valutate sono le competenze, senza discriminazioni, da una parte e dall’altra. A tutti i nuovi direttori auguro buon lavoro. Ora che il concorso è stato fatto dobbiamo permettergli di lavorare con serenità, poi li giudicheremo sui fatti».

“Seduzione etrusca”: a Cortona i tesori del British Museum. In mostra 40 capolavori in prestito da Londra per la prima volta

A Palazzo Casali di Cortona è aperta la mostra "Seduzione etrusca" fino al 31 luglio

A Palazzo Casali di Cortona è aperta la mostra “Seduzione etrusca” fino al 31 luglio

La passione per l’antico e per gli Etruschi nel mondo anglosassone e la moda del Grand Tour; un giovane rampollo dell’aristocrazia inglese Lord Thomas Coke, appassionato di Tito Livio, costruttore di Holkham Hall e dal 1744 primo conte di Leicester; il manoscritto Dempster scritto in latino quasi un secolo prima e rinvenuto fortuitamente presso un antiquario fiorentino nel 1719; la corte dei Medici impegnata a rinnovare il mito delle sue origini; le prime campagne di scavo e l’eco delle grandi scoperte etrusche; un’impresa editoriale durata sette anni e la figura di Filippo Buonarroti, erudito, archeologo dilettante, collezionista e ministro ducale: nasce in questo clima effervescente l’etruscologia, lo studio e la moda per gli Etruschi che infiamma l’Europa a partire dal XVIII secolo; con i loro misteri, la loro arte, i tesori ancora nascosti nelle viscere della terra, nel cuore dell’Italia. A Cortona, fino al 31 luglio, a Palazzo Casali, sede del Maec, la mostra-evento “Seduzione etrusca. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum” ricostruisce proprio la nascita dell’etruscologia moderna nel XVIII secolo e la passione degli anglosassoni e dell’Europa per gli Etruschi attraverso dipinti, disegni, reperti archeologici, documenti e oggetti: prestiti eccezionali per la prima volta in Italia dal British Museum e dalla residenza di Holkham Hall e i più noti capolavori etruschi accostati ai disegni originali del “De Etruria Regali”.

Uno dei disegni originali del "De Etruria Regali" ritrovato in un corridoio d'attico di Holkham Hall

Uno dei disegni originali del “De Etruria Regali” ritrovato in un corridoio d’attico di Holkham Hall

La miccia che farà esplodere la “passione per gli Etruschi” – come racconta la mostra cortonese nel suo percorso espositivo – è la pubblicazione a Firenze, finanziata proprio da Lord Coke, del “De Etruria Regali libri VII” di Thomas Dempster. Siamo nel 1726 e sarà il primo libro a stampa completato da un corredo iconografico delle principali opere etrusche in Italia. A Cortona, l’anno successivo la pubblicazione del “De Etruria Regali” nasce, sull’onda dell’interesse esploso, la prima Accademia di studi etruschi in Europa – l’Accademia Etrusca di Cortona – alla quale si iscriveranno i maggiori intellettuali del tempo, da Montesquieu a Voltaire, e moltissimi inglesi. Quasi 300 anni più tardi, il ritrovamento dei disegni originali e delle lastre di rame incise per il volume – in un corridoio d’attico di Holkham Hall, straordinaria residenza fatta erigere in Norfolk dal conte di Leicester – e la recentissima scoperta di nuovi documenti sulla pubblicazione del “De Etruria”, hanno fornito l’occasione di questa mostra storica e forse irripetibile. Un’esposizione che a Cortona – e la scelta, si capisce, non è stata casuale – rievoca quel clima, ripercorre e svela l’avventura di un uomo e la sua passione, descrive i legami tra il mondo anglosassone e l’Italia tra Sette e Ottocento, indaga la seduzione degli Etruschi in Gran Bretagna e il gusto all’etrusca, mostra per la prima volta al pubblico alcuni “capolavori simbolo” di quell’antico popolo. E a Cortona, una politica attenta di scavi, ricerche, restauri e musealizzazione, perseguita con tenacia negli ultimi vent’anni, ha portato oggi ad avere un sistema archeologico a ciclo completo – Parco, gabinetto di restauro, Museo – assolutamente all’avanguardia.

Il suggestivo allestimento della mostra "Seduzione etrusca" a Cortona

Il suggestivo allestimento della mostra “Seduzione etrusca” a Cortona

E veniamo alla mostra. “Seduzione etrusca”, curata da Paolo Bruschetti, Bruno Gialluca, Paolo Giulierini, Suzanne Reynolds e Judith Swaddling, è promossa dal museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Maec), dal British Museum e da Holkham Hall, con il sostegno della Regione Toscana e la collaborazione di tanti musei italiani che hanno prestato opere uniche e, in particolare, della soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. La mostra è accompagnata da un catalogo di grande respiro (edito da Skira), che costituirà una pietra miliare negli studi in questo campo per i tanti documenti inediti proposti. A Palazzo Casali di Cortona sono esposte 150 opere che rievocano la passione per gli Etruschi, descrivono i legami tra il mondo anglosassone e l’Italia tra Sette e Ottocento, indagano la seduzione degli Etruschi in Gran Bretagna e il gusto all’etrusca, presentando per la prima volta al pubblico alcuni capolavori simbolo di quell’antico popolo: come l’Arringatore e il Putto Graziani e le meraviglie etrusche confluite nelle raccolte del British Museum di Londra in tre secoli di collezionismo, contese e acquisizioni. È un nucleo di oltre 40 opere prestate dal grande museo londinese per la prima volta al mondo, in questa eccezionale occasione.

Gorgone da Chiusi (VI secolo a.C.) oggi al British Museum: in prestito a Cortona

Gorgone da Chiusi (VI secolo a.C.) oggi al British Museum: in prestito a Cortona

“La mostra Seduzioni etrusche. Dai segreti di Holkham Hall alle meraviglie del British Museum”, spiegano Paolo Bruschetti, Paolo Giulierini, Andrea Mandara e Francesca Pavese, che hanno curato l’allestimento, “lega in modo ancora più stretto rispetto alle grandi esposizioni degli anni passati la manifestazione espositiva al MAEC-Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona. Infatti, per una precisa scelta culturale degli organizzatori, si è voluto allestire la mostra non solo nelle sale normalmente destinate ad accogliere mostre temporanee, ma nelle stesse sale del Museo, in molti casi proprio nelle vetrine che normalmente ospitano la raccolta permanente. Tale scelta è stata dettata in particolare dalla natura stessa dell’esposizione: un viaggio nel tempo alla scoperta di influenze italiche sulla cultura britannica percorrendo le strade del collezionismo settecentesco”. E così nella prima sezione della mostra sono presentati gli esiti del grand tour condotto da Thomas Coke, giovane rappresentante dell’aristocrazia britannica verso la terra d’Italia, come era d’uso nel Settecento per completare l’educazione umanistica giovanile. “Fu lui poi a dare inizio alla costruzione della propria residenza inglese Holkham Hall e a porre le basi delle ricche collezioni d’arte ancora oggi in quelle sale conservate e alcune delle quali in quest’occasione concesse in mostra a Cortona. Durante quel soggiorno il giovane Coke acquistò a Firenze il manoscritto del De Etruria Regali, che dopo alterne vicende fu dato alle stampe grazie alla collaborazione con Filippo Buonarroti. Costui, grande collezionista e impegnato uomo politico, fu Lucumone perpetuo dell’Accademia Etrusca appena formata. L’edizione del volume fu quindi la premessa per una stagione di grandi studi e ricerche che portarono alla nascita della moderna disciplina etruscologica, in una fase di assoluto predominio della visione classica dell’archeologia”.

Askos a forma di Anatra da Vulci (350-325 a.C.) prestato dal British Museum a Cortona

Askos a forma di Anatra da Vulci (350-325 a.C.) prestato dal British Museum a Cortona

Nella seconda sezione della mostra sono esposti materiali di assoluto prestigio, concessi in prestito dal British Museum. A partire dall’uscita del primo libro sugli Etruschi esplode la seduzione di questo popolo antico per il mondo anglosassone, in molti campi dell’arte, dell’arredo, del collezionismo, fino alla formazione di un formidabile nucleo di materiali etruschi nel British Museum. Testimoniano tale periodo oltre 50 spettacolari reperti provenienti dal grande museo di Londra, ordinati secondo la provenienza: Prato, il lago degli idoli del Falterona, Arezzo, Lucignano, Cortona, Sarteano, Chiusi, Perugia, Orvieto, Bolsena e Vulci. Si tratta di una completa campionatura dell’arte etrusca nel campo della ceramica, oreficeria, scultura a tutto tondo, bassorilievo, bronzistica, accompagnata anche da una serie di disegni ottocenteschi relativi agli stessi materiali. “Parte della collezione etrusca del British Museum – continuano – dialoga in mostra con le collezioni etrusche raccolte a Cortona, non a caso nelle stesse sale del Museo dell’Accademia Etrusca, anche questa, istituzione culturale, che fino dall’inizio della sua attività raccolse una serie assolutamente eterogenea di oggetti, rappresentativi della cultura artistica di ogni epoca storica, bloccando così la dispersione verso musei e collezioni straniere di tutto ciò che esisteva o veniva scoperto nel territorio cortonese. Forse proprio per questo motivo sia oggi, che nelle mostre precedentemente organizzate con i maggiori musei europei al MAEC, sono pochi i materiali provenienti da Cortona, ciò non è quindi motivo di rammarico ma di orgoglio per la funzione di tutela e di arricchimento del patrimonio locale svolte nel tempo dall’Accademia Etrusca di Cortona”.

La copia della Chimera dal museo archeologico di Firenze troneggia in mostra

La copia della Chimera dal museo archeologico di Firenze troneggia in mostra

Uscendo nel cortile interno, si sale il monumentale scalone che reca al piano nobile del Palazzo e si giunge alla sala dei Mappamondi. “La mostra si articola a partire dalla sala Medicea del MAEC, nella galleria dei mappamondi, nelle sale Tommasi fino a trovare il suo culmine nella sala del Biscione, dominata dalla presenza della statua dell’Arringatore, dalla copia della Chimera e da una grande statua chiusina in pietra fetida. I materiali del museo, per accogliere quelli temporaneamente in mostra, sono solo in parte spostati, ma nella maggior parte dei casi restano al loro posto, ad indicare la vicinanza e il dialogo concettuale fra esposizione temporanea e collezione permanente”. Concludono la rassegna due vasi a testa umana di ceramica Wedgwood, fabbrica inglese che dalla metà dell’Ottocento imita quella etrusca, e una selezione di materiali dell’Accademia Etrusca, nata nel 1727, un anno dopo l’uscita del De Etruria Regali, che hanno rapporti culturali e antiquari con il mondo britannico e, in particolare, con la Società degli Antiquari di Londra: medaglie e quadri d’epoca che raffigurano accademici o lucumoni inglesi, doni librari di personaggi inglesi all’Accademia.