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Torino. Il tempio di Ellesiya 50 anni dopo: il museo Egizio celebra l’anniversario del salvataggio dei tempi nubiani con due conferenze online. Nella seconda si ricostruiscono i rapporti tra Nubia e Egitto all’epoca della costruzione del tempio di Ellesiya

Il tempio di Ellesiya ricostruito al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Negli anni Sessanta, a seguito della costruzione della diga di Assuan, il museo Egizio di Torino fu chiamato a contribuire alla campagna per il salvataggio dei tempi della Nubia, che rischiavano di essere sommersi dalle acque del lago Nasser. Il governo egiziano decise di donare all’Italia il tempio di Ellesiya come riconoscimento per la partecipazione del Paese alla vasta operazione di salvataggio: il reperto, dopo una complessa operazione di trasporto e ricostruzione all’interno del museo Egizio, fu presentato a Torino alla presenza delle autorità italiane ed egiziane nell’autunno del 1970.

La locandina dell’incontro con Paolo Del Vesco e Johannes Auenmüller su “Ellesiya, 50 anni dopo”

Ellesiya, 50 anni dopo. Cinquant’anni dopo il museo Egizio ha voluto celebrare questo importante anniversario con due conferenze egittologiche curate da curatori del museo. La prima si è tenuta lunedì 14 dicembre 2020, con l’incontro “Il salvataggio e il trasferimento del tempio a Torino”, a cura di Beppe Moiso e Alessia Fassone, che hanno ripercorso la storia dell’arrivo del tempio a Torino. La seconda lunedì 18 gennaio 2021, alle 18, in una conferenza trasmessa in diretta streaming: Paolo Del Vesco e Johannes Auenmüller, curatori del Museo, presentano la conferenza “Ancient Nubia and Egypt: a story of mutual exchange and interaction”. La conferenza sarà in lingua inglese e verrà trasmessa in streaming sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del museo Egizio. L’antica Nubia e l’Egitto condividono infatti una lunga storia di contatti economici, politici e culturali: il dialogo metterà in luce le relazioni e le influenze reciproche che caratterizzano queste due regioni durante il Nuovo Regno, quando fu costruito il tempio di Ellesiya.

Torino. Il tempio di Ellesiya 50 anni dopo: il museo Egizio celebra l’anniversario del salvataggio dei tempi nubiani con due conferenze online. Nella prima si ricostruisce l’arrivo del tempio, donato dall’Egitto, a Torino

Il tempio di Ellesiya ricostruito nelle sale del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Negli anni Sessanta, a seguito della costruzione della diga di Assuan, il Museo Egizio fu chiamato a contribuire alla campagna per il salvataggio dei tempi della Nubia, che rischiavano di essere sommersi dalle acque del lago Nasser. In particolare una squadra, guidata dall’allora direttore Silvio Curto, partì da Torino e partecipò allo studio dell’area di Ellesiya, che comprendeva anche un tempio rupestre. Il governo egiziano decise di donare all’Italia proprio quel tempio, come riconoscimento per la partecipazione del Paese alla vasta operazione di salvataggio: il reperto, dopo una complessa operazione di trasporto e ricostruzione all’interno del Museo Egizio, fu presentato a Torino alla presenza delle autorità italiane ed egiziane nell’autunno del 1970.

Cinquant’anni dopo il Museo Egizio celebra questo importante anniversario con due conferenze online, per valorizzarne la storia, anche sotto il profilo egittologico: entrambe le conferenze saranno trasmesse in streaming sui canali Facebook e YouTube del Museo. Si parte lunedì 14 dicembre 2020, alle 18, con l’incontro “Il salvataggio e il trasferimento del tempio a Torino”, a cura di Beppe Moiso e Alessia Fassone, che permetterà al pubblico di ripercorrere la storia dell’arrivo del tempio a Torino.

Il secondo appuntamento, in lingua inglese, è invece previsto lunedì 18 gennaio 2021 alle 18: “Ancient Nubia and Egypt: a story of mutual exchange and interaction”, con i curatori Johannes Auenmueller e Paolo Del Vesco, approfondirà la conoscenza della Nubia, il suo antichissimo legame con l’Egitto, e come le reciproche influenze hanno plasmato l’economia, la cultura e la storia politica della regione.

Torino. Al via le conferenze egittologiche del museo Egizio: apre Paolo Del Vesco con i risultati della missione congiunta italo-olandese a Saqqara. Diretta streaming

La locandina della conferenza di Paolo Del Vesco su “Saqqara. Gli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo nazionale di Antichità di Leiden”

Primo appuntamento della stagione 2020-21 di conferenze egittologiche promosse dal museo Egizio di Torino: giovedì 12 novembre 2020, alle 18, il direttore del museo Christian Greco introduce la conferenza “Saqqara. Gli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo nazionale di Antichità di Leiden”, tenuta Paolo Del Vesco, curatore del museo. La conferenza sarà in lingua italiana e verrà trasmessa in streaming sul profilo YouTube e sulla pagina Facebook del museo Egizio.

La necropoli di Saqqara dominata dalla piramide di Djoser (foto museo Egizio)

Dal 2015 il museo Egizio collabora con il museo nazionale di Antichità di Leiden (Olanda) all’esplorazione archeologica di un settore della vasta area cimiteriale di Saqqara, che fu per millenni la necropoli principale dell’antica capitale Menfi. La missione congiunta italo-olandese opera in particolare nell’area desertica situata a Sud della via processionale della piramide di Unas, nota soprattutto per la presenza di numerose strutture funerarie monumentali appartenute a personaggi di alto rango della XVIII e XIX dinastia, fra cui quelle del tesoriere e sopraintendente ai lavori di Tutankhamon, Maya, del generale, e poi faraone, Horemheb e del tesoriere di Ramesse II, Tia. Dal 2017 la missione italo-olandese ha concentrato le proprie indagini in un’area della concessione non precedentemente scavata, posta immediatamente a Nord della tomba di Maya, nella quale è stato possibile portare alla luce una sequenza stratificata di tracce archeologiche che permettono di ricostruire la “vita” di questo settore della necropoli lungo un arco di tempo di circa tremila anni. In questa conferenza saranno presentati i principali risultati delle ultime campagne di scavo, fra i quali spicca sicuramente la scoperta nel 2018 di una nuova tomba a corte porticata la cui esplorazione deve ancora essere completata.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Dal 2014 Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio di Torino, dove si è occupato dell’allestimento permanente delle sezioni dell’Antico e del Medio Regno e ha co-curato le mostre temporanee “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017/2018) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Orientalistica: Egitto, Vicino e Medio Oriente all’università di Pisa nel 2008 e dal 1995 ha preso parte a numerosi scavi archeologici in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. È vice-direttore della missione italo-olandese nella necropoli del Nuovo Regno a Saqqara.

Torino. Il museo Egizio online non si ferma, mette al centro la ricerca, e raddoppia le conferenze con due calendari 2020-’21, entrambi al via da novembre: il primo con studiosi dall’Italia e dall’estero, su risultati e passi avanti delle ricerche in corso; il secondo con protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio

torino_egizio_non-perdiamoci-di-vista_logoLa cura e la cultura: per la stagione 2020/21 il museo Egizio di Torino “raddoppia” con due calendari di conferenze egittologiche, tutte online. A novembre il museo Egizio dà il via al proprio programma di conferenze scientifiche, che per la stagione 2020/2021 si presenta con un doppio calendario di incontri interamente online, incentrati sui temi di ricerca e di indagine egittologica, museale e archivistica, che vedrà alternarsi ricercatori internazionali e curatori del museo. L’istituzione, in linea con i propri principi e le proprie finalità, si propone quindi di diventare un palcoscenico dove egittologi e la comunità scientifica tutta raccontino le ricerche e gli studi condotti rendendoli accessibili a un pubblico ampio, che riunisce addetti ai lavori, appassionati e curiosi. Tutti gli appuntamenti verranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. “Uno dei compiti propri di un museo è quello di rendere visibile la ricerca che compie diffondendo i risultati degli studi compiuti e mettendoli a disposizione della comunità scientifica e del pubblico”, dichiara Christian Greco, direttore del museo Egizio. “Un’ambizione che in questo periodo assume una centralità ancora più forte perché ci permette di coltivare e mantenere vivo il fondamentale legame tra il museo e il suo pubblico, oltre che con la comunità scientifica nazionale e internazionale. Questo è possibile grazie a tutti coloro che seguono il museo Egizio e che possono esserne parte attiva non solo visitandolo, ma anche supportandone le attività di ricerca”.

Il primo ciclo di conferenze, realizzato in collaborazione con Acme (Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio), si concentrerà sulla partecipazione di studiosi provenienti dall’Italia e dall’estero, i quali renderanno noti risultati e passi avanti delle varie ricerche in corso. Tra questi Vincent Rondot, direttore del Dipartimento di antichità egizie del Louvre (25 maggio 2021); Rita Lucarelli, che all’università di Berkeley sta conducendo degli studi sull’arte funeraria egizia utilizzando tecnologie 3D e di realtà aumentata (8 giugno 2021); Ramadan Badri Hussein, che terrà una lezione su alcune recenti scoperte legate agli scavi di Saqqara in Egitto (26 gennaio 2021); e Luigi Prada, membro del Dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e presidente ACME (29 giungi 2021). La prima Conferenza è in programma martedì 24 novembre 2020, a cura di Stefano De Martino dell’università di Torino e del direttore Christian Greco su “Cause, conseguenze e memoria della pandemia che colpì l’Egitto e il Regno Ittita nel XIV secolo a.C.”.

La novità di quest’anno è invece rappresentata dal ciclo di conferenze “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi e Reperti”, che vedrà come protagonisti i progetti di ricerca curati dal Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Un modo per dare evidenza e centralità agli studi in corso sulla collezione, che comprendono sia approfondimenti specifici su singoli reperti o contesti archeologici, sia progetti di più ampio respiro e di interesse generale, sempre connessi alla cultura materiale custodita in museo. Sarà proprio con un incontro tenuto da uno dei curatori del Museo che inizierà la programmazione, che proseguirà fino al mese di giugno 2021: giovedì 12 novembre 2020 alle 18, infatti, sarà una conferenza a cura di Paolo del Vesco sugli scavi della missione congiunta del museo Egizio e del museo Nazionale di Antichità di Leiden a Saqqara a inaugurare la nuova stagione di conferenze egittologiche dell’istituzione. 

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: al museo Egizio di Torino, dopo Napoli-Pompei, secondo atto della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei affrontano il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani

La locandina della sessione al museo Egizio di Torino della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”

“Human remains: ethics, conservation, display”, atto secondo. Al museo Egizio di Torino. Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale che, dopo la tappa di maggio al parco archeologico di Pompei e all’università Federico II di Napoli, approda al museo Egizio di Torino lunedì 30 e martedì 1° ottobre 2019, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/05/21/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-tra-pompei-e-napoli-la-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-antropologi-medici-universitari-ricercatori/). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito di alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partner del progetto, accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie. Come il precedente evento, la conferenza di Torino intende affrontare il problema della conservazione e della visualizzazione dei resti umani (http://www.humanremains.org), ma con particolare attenzione alle mummie, data la natura della collezione del museo Egizio.

Una mummia esposta al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Nella piena consapevolezza del fatto che non esiste una risposta unica alla questione dell’accettabilità o meno dell’esposizione umana e che una varietà di strategie espositive sono state adottate da diverse istituzioni sulla scena internazionale, questi giorni di studio vogliono dare voce alla vasta gamma di approcci a una questione così delicata. L’apertura a discipline al di fuori dell’Egittologia rimane un prerequisito indispensabile per il dibattito sull’esibizione umana. Da qui il desiderio di coinvolgere antropologi fisici e culturali, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori di musei, medici legali e paleopatologi. La conferenza sarà divisa in tre sezioni: I vivi e i morti; Preservare il corpo, preservare la mummia; Musei e mostre: casi studio. Questioni etiche e punti di discussione. Alla fine della conferenza, le questioni più urgenti e i principali punti di riflessione emersi negli ultimi due giorni saranno discussi e discussi tra tutti i partecipanti.

Schliemann voleva donare all’Italia parte della collezione troiana. Al museo Egizio di Torino l’archeologo Massimo Cultraro presenta il suo libro “L’ultimo sogno dello scopritore di Troia. Heinrich Schliemann e l’Italia (1858-1890)”

La locandina dell’incontro con l’archeologo Massimo Cultraro al museo Egizio di Torino

Nel 1858 Heinrich Schliemann (1822-1890) compie il suo primo viaggio in Italia da turista e uomo di affari. Non è ancora il personaggio famoso che il mondo celebrerà come lo scopritore di Troia. Tornerà negli anni successivi girando per tutta la penisola, dall’Emilia fino alla Sicilia e Sardegna, forte della gloria che l’ambiente scientifico gli tributava e con le immense ricchezze accumulate grazie alle proficue attività commerciali in Russia e negli Stati Uniti. Quale è stato il rapporto tra lo studioso tedesco e l’Italia? Quali i suoi contatti con gli ambienti accademici nazionali, ma anche con personalità del mondo della politica e della cultura? A questi interrogativi dà una risposta il libro “L’ultimo sogno dello scopritore di Troia. Heinrich Schliemann e l’Italia (1858-1890)” (Ediz. Storia e Studi Sociali), che viene presentato dall’autore, Massimo Cultraro, venerdì 13 settembre 2019, alle 18, nella sala conferenza del museo Egizio di Torino. Ingresso libero in sala conferenze fino a esaurimento posti. Dialoga con l’autore Paolo Del Vesco del museo Egizio.

L’archeologo Massimo Cultraro

Massimo Cultraro è archeologo, primo ricercatore al Consiglio nazionale delle Ricerche di Catania, insegna Paletnologia e Preistoria Egea all’università di Palermo. Allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene, è stato visiting professor alla Brown University, Providence (Usa). Ha diretto il progetto “The Virtual Museum of Iraq”, un’iniziativa internazionale promossa dal Cnr e dal ministero degli Affari Esteri (2006-2011) e si occupa di attività di ricerca in Grecia e nel Caucaso. Ha ricoperto, negli anni 2010-2017, il ruolo di componente della Commissione del Miur per la diffusione e promozione della cultura scientifica nazionale. Autore di un oltre un centinaio di articoli su riviste scientifiche, ha pubblicato Antiche Civiltà: Grecia, con M. Denti (Milano 1998), L’Anello di Minosse (Milano, 2001) e i Micenei (Roma 2006).

Copertina del libro “L’ultimo sogno dello scopritore di Troia. Heinrich Schliemann e l’Italia (1858-1890)” di Massimo Cultrone

Heinrich Schliemann

Il libro ricostruisce il trentennale sistema di relazioni tra lo scopritore di Troia e l’Italia, attraverso lo studio delle lettere e diari personali conservati nel Fondo Schliemann della Biblioteca Gennadius di Atene, insieme con altre fonti archivistiche italiane presentate per la prima volta. Dopo la scoperta del “Tesoro di Priamo”, in un momento in cui era ancora aperto un contenzioso giuridico con le autorità ottomane, Schliemann rifletteva sulla possibilità di donare al giovane Regno d’Italia una parte della collezione troiana. Era un omaggio a quella terra che aveva cominciato ad apprezzare studiandone la lingua, un paese descritto, nei suoi diari, con sagacia intellettuale e curiosità, ma anche attraverso la lente di un fine antropologo che interpreta la storia e le trasformazioni sociali dagli anni preunitari all’unificazione, fino al tragico evento della morte dello studioso avvenuta a Napoli il 26 dicembre 1890. I diari sono una fonte preziosa per far luce, in modo inatteso e stimolante, su aspetti insoliti della complessa personalità di Schliemann, uomo di natura energica e stravagante, eccentrico ed egocentrico, ma pur sempre dotato di vasti orizzonti. L’interesse per il mondo dell’arte, le prime esperienze da collezionista di antichità, ma anche l’attenzione all’universo femminile e alla cultura gastronomica, sono i tasselli mancanti di uno spaccato della vita privata, da cui emerge un individuo che appare molto più affascinante di quanto l’annalistica biografica ci abbia lasciato.

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie: tra Pompei e Napoli la conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display”. Antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei fanno il punto sulla situazione e si chiedono quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico

La locandina della conferenza internazionale “Human remains: ethics, conservation, display” a Pompei e Napoli

Il logo del parco archeologico di Pompei

Dai calchi di Pompei alle mummie egizie. Quanto è lecito esporre un corpo umano al pubblico? Il corpo ha ancora dei diritti? O tali diritti vengono considerati di minore importanza rispetto al valore scientifico che racchiude? Un corpo umano può essere proprietà di un ente o esso ne è solo il custode? Quali diritti hanno le comunità di eredità (cioè quelle che con quei corpi hanno ancora un legame)? A queste e a molte altre domande rispondono, ciascuno dal suo punto di vista, antropologi, medici, universitari, ricercatori, funzionari, direttori di musei, chiamati a confrontarsi nella conferenza Internazionale “HUMAN REMAINS: ETHICS, CONSERVATION, DISPLAY” in programma nel doppio appuntamento del 20 maggio 2019 al parco archeologico di Pompei e del 21 maggio 2019 a Napoli all’università Federico II di Napoli, col coordinamento scientifico di Massimo Osanna (università Federico II), Christian Greco (museo Egizio), Valeria Amoretti (parco archeologico di Pompei) e Paolo Del Vesco (museo Egizio). Tutelare, conservare, esporre i resti umani consegnatici in maniera straordinaria dalla storia, assicurando il più alto rispetto etico di questo patrimonio unico, è il delicato compito che alcune istituzioni come il parco archeologico di Pompei e il museo Egizio di Torino, partener del progetto (dove la conferenza si chiuderà con una seconda sessione in programma il 19 e 20 settembre 2019), accomunato dalle stesse problematiche, in particolare riguardo alle mummie.

Esposizione di calchi umani nell’anfiteatro di Pompei

La conferenza, che prevede gli interventi dei maggiori esperti in ambito italiano ed internazionale, è volta a indagare il patrimonio bioantropologico dei resti umani del passato, affrontando la questione dello status legislativo, i rapporti con le comunità di discendenti, le realtà locali, la scienza, nonché il rapporto con i visitatori, approfondendo le tematiche di conservazione e restauro. Un tale confronto di studi non poteva non partire dal sito di Pompei che conserva uno dei più straordinari patrimoni biologici esistenti al mondo, fra cui i calchi. L’unicità delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. è non solo nelle loro condizioni di ritrovamento, tragica testimonianza di una antica catastrofe, ma costituisce un unicum dal punto di vista biologico, in quanto riflette senza filtri le caratteristiche della popolazione di una città romana di epoca imperiale congelata nel tempo. “Si giunse ad un punto in cui la terra sfondando sotto la cazzuola”, scriveva Giuseppe Fiorelli nella lettera “Scoverta Pompejana” pubblicata sul Giornale di Napoli il 13 febbraio 1863, “mostrò una cavità vuota e profonda tanto, da poterne introdurre un braccio e cavarne fuori delle ossa. Mi avvidi allora ch’era quella l’impressione di un corpo umano, e pensai che colandovi dentro prontamente la scagliola, si sarebbe ottenuto il rilievo della intiera persona. L’esito ha superato ogni mia aspettazione”.

La scoperta di un fossile umano in una campagna di scavo archeologico

All’esposizione di materiali sensibili il codice etico per i musei dell’Icom (International Council of Museums) dedica l’articolo 4, comma 3: “I resti umani e i materiali di significato sacro devono essere visualizzati in modo coerente con gli standard professionali e, dove noto, tenendo conto degli interessi e delle credenze dei membri della comunità, gruppi etnici o religiosi da cui hanno origine gli oggetti. Devono essere presentati con grande tatto e rispetto per i sentimenti di dignità umana detenuti da tutti i popoli”. E sul rispetto per i morti c’è il “Vermillon Accord” sui resti umani del 1989 che dice: “Il rispetto per i resti mortali dei morti deve essere accordato a tutti, indipendentemente da origine, razza, religione, nazionalità, costume e tradizione”. E il paleoantropologo Alan Walker nel 2000 ha scritto: “sebbene l’essere umano dal quale i resti scheletrici derivano non esista più, la loro precedente associazione intima con una persona vivente è più che sufficiente perché abbia un trattamento rispettoso”. Vari casi di studio provenienti dall’Italia e dall’Europa sono oggetto dei confronti nella seconda giornata di studio, prevista come detto all’università Federico II di Napoli: dalla cosiddetta “Dama di Bonifacio”, il più antico scheletro umano completo rinvenuto in Corsica, in località di Araguaina-Sennola vicino a Bonifacio (Henry Duday, università di Bordeaux 1) ai resti dei soldati della Grande Guerra (Franco Nicolis, Ufficio Beni Archeologici di Trento). Chiude la conferenza, martedì 21 maggio 2019 alle 14.30, la tavola rotonda sulla situazione dei resti umani in Italia, moderata da Luca Bondioli. Partecipano Francesca Alhaique (Museo delle Civiltà, Roma), Valeria Amoretti (Parco Archeologico di Pompei), Francesca Candilio (Soprintendenza ABAP Cagliari, Oristano e Sud Sardegna), Claudio Cavazzuti (Museo delle Civiltà, Roma), Deneb Cesana (Soprintendenza ABAP L’Aquila e cratere), Elena Dellù (Soprintendenza ABAP Bari), Irene Dori (Soprintendenza ABAP Verona, Rovigo e Vicenza), Leonardo Lamanna (Soprintendenza ABAP Cremona, Lodi e Mantova), Nico Radi (Soprintendenza ABAP Genova, Imperia, la Spezia e Savona), Alessandro Riga (Soprintendenza ABAP Firenze, Pistoia e Prato), Paola Francesca Rossi (ICCD, Parco Archeologico di Ostia Antica), Mauro Rubini (Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma, provincia di Viterbo e Etruria Meridionale, Soprintendenza ABAP per le province di Frosinone, Latina e Rieti), Alessandra Sperduti (Museo delle Civiltà, Roma).

Torino, in biblioteca a leggere i papiri egizi e a scrivere in geroglifico. Il museo Egizio promuove “PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”, mostra itinerante nelle 12 biblioteche cittadine, e incontri con gli esperti egittologi su papiri e dintorni

La pesatura del cuore: dettaglio del papiro con il libro dei Morti conservato al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

In biblioteca a leggere i papiri egizi e a scrivere in geroglifico come gli scribi dei faraoni. Succede a Torino, per un anno. In occasione del 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche, il museo Egizio di Torino inaugura il “PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”, una mostra itinerante che dal 10 aprile 2019 al 30 marzo 2020 farà tappa in 12 biblioteche della città di Torino, un mese in ciascuna sede. In parallelo alle sue mostre che valicano i confini di quattro continenti, il museo Egizio presenta un progetto speciale pensato per avvicinare i cittadini al proprio patrimonio culturale e stimolare l’interesse e la passione per una delle più affascinanti civiltà del passato. Sviluppato in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, PapiroTour raggiungerà i quartieri della città più distanti dal centro per offrire un progetto inclusivo che trova proprio nelle biblioteche un nuovo pubblico a cui l’Egizio ha deciso di fare anche un altro regalo: a tutti i possessori della tessera Biblioteche Civiche sarà riservata la gratuità d’ingresso al museo per tutta la durata della mostra e fino al 31 dicembre 2020. Con PapiroTour, il museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio attraverso le Biblioteche Civiche, frequentate da un pubblico molto eterogeneo e attento all’offerta culturale della città: sono 298.165 i tesserati, di cui oltre 10mila si sono iscritti nel 2018.

Evelina Christillin, presidente del museo Egizio di Torino

“La collaborazione tra il museo Egizio e le Biblioteche Civiche come presìdi sul territorio”, dichiara l’assessore alla Cultura Città di Torino, Francesca Leon, “rafforza le azioni di coinvolgimento del pubblico e contribuisce a diffondere la conoscenza della civiltà egizia fra i cittadini; questo progetto può rappresentare un modello di accordo da seguire anche per altre istituzioni museali, un’occasione di conoscenza e avvicinamento dei cittadini al patrimonio culturale”. E la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, spiega: “Il percorso che il museo Egizio ha intrapreso in questi anni si sviluppa attraverso quella molteplicità di attività a cui un’istituzione culturale è, per sua natura, chiamata. Così come l’esposizione della collezione non può prescindere da studio, ricerca scientifica e conservazione, l’opera di promozione al pubblico deve ambire a ben più che al mero incremento dei visitatori. Noi abbiamo infatti il dovere di stimolare l’ampliamento del nostro bacino di utenza in un’ottica di inclusione sociale e avvicinamento a chi ha minori opportunità di accesso alla cultura. Nascono così i nostri progetti con i detenuti, con il sistema ospedaliero, quelli dedicati ai migranti, fino a questa nuova iniziativa che ci porta nelle biblioteche civiche torinesi e che risponde all’obiettivo essere un punto di riferimento per la comunità avvicinandoci a essa”.

La Galleria dei Sarcofagi al museo Egizio di Torino

Il museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36mila reperti, di cui 3300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11mila reperti nei depositi visitabili. La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4mila anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato. In omaggio al patrimonio librario cittadino, il tema centrale della mostra è il papiro, la scoperta dei geroglifici e di altre forme di scrittura egizia; il percorso espositivo si sviluppa infatti intorno al Libro dei Morti di Taysnakht, una specie di guida di viaggio per accompagnare il defunto verso l’aldilà. La lunga teca (circa due metri) verrà affiancata ad otto grandi pannelli con immagini e testi che spiegano gli aspetti peculiari del reperto e della civiltà egizia. L’oggetto in mostra è una fedelissima replica dell’originale, realizzata nell’ambito di “Liberi di Imparare”, un progetto nato da una collaborazione con la Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino, i cui detenuti hanno prodotto copie straordinariamente verosimili sotto la guida dei curatori del museo Egizio. Il nome “Libro dei Morti”, coniato a metà dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius, indica un insieme di formule a cui gli antichi Egizi si affidavano per affrontare il pericoloso viaggio nel regno di Osiride.

Il papiro di epoca tolemaica della collezione Drovetti con il Libro dei Morti conservato al museo Egizio di Torino

Durante la mostra, nelle biblioteche, saranno proposti appuntamenti di approfondimento con i curatori del museo e altre attività per adulti e bambini. La rete delle Biblioteche Civiche Torinesi conta 18 sedi e un Bibliobus itinerante, con tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”. Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività. Ecco le tappe della mostra: 10 aprile – 4 maggio 2019, biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”; 7 maggio – 9 giugno 2019, biblioteca civica “Primo Levi”; 12 giugno – 29 giugno 2019, biblioteca civica centrale; 2 luglio – 26 luglio 2019, biblioteca civica musicale “Andrea Della Corte”; 3 agosto – 1° settembre 2019, mausoleo della “Bela Rosin”; 3 settembre – 28 settembre 2019, biblioteca civica “Italo Calvino”; 2 ottobre – 26 ottobre 2019, biblioteca civica “Cesare Pavese”; 5 novembre – 23 novembre 2019, punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”; 27 novembre 2019 – 4 gennaio 2020, biblioteca civica “Dietrich Bonhoeffer”; 10 gennaio – 31 gennaio 2020, biblioteca civica “Natalia Ginzburg”; 5 febbraio – 29 febbraio 2020, biblioteca civica “Rita Atria”; 4 marzo – 29 marzo 2020, biblioteca civica “Villa Amoretti”.

L’ostrakon con la danzatrice dipinta, uno dei pezzi più famosi conservati al museo Egizio di Torino

Esempi di amuleti dell’Antico Egitto conservati al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

La splendida cassetta di Kha conservata al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Un piccolo “esercito” di ushabti al museo Egizio di Torino (foto Graziano Tavan)

Appuntamenti speciali con i curatori del museo Egizio. Martedì 16 aprile 2019, ore 15.30, biblioteca civica “Don Lorenzo Milani”: Alessia Fassone su “Del papiro non si butta via nulla: un materiale multiuso”. L’impiego più conosciuto del papiro è legato alla fabbricazione della carta, ma gli utilizzi di questa pianta sono molteplici e spaziano dalla vita quotidiana al corredo funerario. Martedì 14 maggio 2019, ore 17, biblioteca civica “Cascina Marchesa”: Daniela Galazzo su “Gli ostraka figurati di Deir El-Medina”. Gli ostraka sono piccoli pezzi di ceramica o pietra, usati dagli antichi Egizi per scrivere e disegnare. Ritrovati nel villaggio degli operai di Deir el-Medina, sono una preziosa testimonianza dell’arte non ufficiale dell’antico Egitto. Giovedì 23 maggio 2019, ore 17, biblioteca civica “Primo Levi”: Paolo Marini su “L’arte nell’antico Egitto e il Rinascimento faraonico”. Un viaggio “lungo migliaia di anni” porterà alla scoperta delle bellezze dell’arte egizia fino all’VIII secolo a.C. In questo periodo, noto come Rinascimento faraonico, si recuperano modelli artistici del passato, così come secoli dopo fecero i fiorentini del XV secolo. Mercoledì 12 giugno 2019, ore 17, biblioteca civica centrale: Enrico Ferraris su “La cassetta di Kha”. Un viaggio nel mondo dei colori e nelle tecniche pittoriche degli artigiani Egizi, oggi possibile grazie alle indagini scientifiche condotte sui reperti della collezione. Martedì 16 luglio 2019, ore 17, biblioteca civica musicale “Andrea Della Corte”: Enrico Ferraris su “Il libro dei Morti di Merit”. Oltre al Libro dei Morti di Kha, rinvenuto nella sua tomba nel 1906, esiste un secondo papiro funerario meno noto, attribuito alla moglie Merit e oggi conservato a Parigi. Lunedì 5 agosto 2019, ore 20.30, mausoleo della “Bela Rosin”: Paolo Marini su “La magia nei testi funerari dell’antico Egitto: la formula per vivificare gli ushabti”. Nei Libri dei Morti del Nuovo Regno (1539 – 1077 a.C.) si trova la formula per “vivificare” gli ushabti. Queste statuette, raffiguranti il defunto, sono pronte a lavorare per lui nell’Aldilà. Mercoledì 25 settembre 2019, ore 17.30, biblioteca civica “Italo Calvino”: Tommaso Montonati su “Prima dei libri dei Morti: i testi dei sarcofagi”. Un incontro alla scoperta degli “antenati” del Libro dei Morti: 1185 formule che supportavano i defunti nel viaggio nell’Aldilà, nel Medio Regno (1980 – 1700 a.C.). Martedì 8 ottobre 2019, ore 17, biblioteca civica “Cesare Pavese”: Federico Poole su “Esiste la maledizione del faraone?”. Ha ispirato film, romanzi, articoli di giornale e inchieste… Ma esiste veramente la maledizione del faraone? Giovedì 7 novembre 2019, ore 17, biblioteca civica “Francesco Cognasso”: Divina Centore su “Fiori e alberi sacri nell’antico Egitto: tra simbolismo e materialità”. L’interesse pratico e religioso degli Egizi per la flora si manifesta in molte delle evidenze materiali che ci sono pervenute: fiori, ghirlande e alberi assumono importanti significati simbolici. Mercoledì 20 novembre 2019, ore 17, punto di servizio bibliotecario “I ragazzi e le ragazze di Utøya”: Federica Facchetti su “Gli amuleti”. Indossato sia in vita che dopo la morte, un amuleto poteva allontanare o prevenire il male. Dal materiale e dalla forma dipendeva il suo potere magico: il Libro dei Morti ci spiega come usarli. Martedì 3 dicembre 2019, ore 17, biblioteca civica “Dietrich Bonhoeffer”: Susanne Töpfer su “Il libro dei Morti di Kha”. Scritto in geroglifici corsivi da uno scriba con una calligrafia nitida e precisa, e illustrato da vignette a colori di ottima qualità, il Libro dei Morti di Kha, è una preziosa testimonianza delle credenze religiose egizie. Mercoledì 22 gennaio 2020, ore 17, biblioteca civica “Natalia Ginzburg”: Paolo Del Vesco su “I testi funerari riprodotti sulle pareti delle tombe”. Formule e preghiere per i defunti non furono scritte solo su papiro, ma anche sulle pareti delle tombe di faraoni e alti funzionari. Insieme leggeremo alcuni passi di questi testi millenari. Martedì 11 febbraio 2020, ore 17, biblioteca civica “Rita Atria”: Beppe Moiso su “Elementi architettonici sui papiri”. I papiri non riproducono solo formule magiche ma anche elementi architettonici o sezioni di tombe: si tratta di documenti rarissimi e fondamentali per conoscere questa antica civiltà. Giovedì 5 marzo 2020, ore 15.30, biblioteca civica “Villa Amoretti”: Alessia Fassone su “Gli ostraka erano solo la brutta copia dei papiri?”. Certo che no! Anzi alcuni rivelano contenuti molto interessanti dal punto di vista sia storico che artistico nonostante la natura “riciclata” del materiale.