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Torino. Al museo Egizio la prima “Notte degli Scavi”: incontri con egittologi, archeologi, restauratori e curatori; laboratori interattivi, dimostrazioni pratiche delle tecniche di scavo; le missioni da Saqqara a Deir el-Medina e Coptos. Ecco il programma tutto gratuito

Serata dedicata agli scavi archeologici, sabato 4 ottobre dalle 19 alle 24 al Museo Egizio, che lancia la “Notte degli Scavi”, un evento gratuito rivolto a tutti gli appassionati di archeologia e antico Egitto di ogni età. Il pubblico avrà la possibilità di incontrare egittologi, archeologi, restauratori e curatori del museo, partecipare a laboratori interattivi, assistere a dimostrazioni pratiche delle tecniche di scavo contemporanee, scoprire come si disegna un reperto o come la tecnologia 3D sta rivoluzionando lo studio del passato.  La “Notte degli Scavi” rappresenta anche un momento di bilancio per il Museo Egizio, che in questi dieci anni di rinnovate attività archeologiche ha consolidato la propria reputazione internazionale, confermandosi come uno dei centri di eccellenza mondiale negli studi egittologici, capace di coniugare ricerca di frontiera e divulgazione di qualità. La manifestazione infatti si propone di celebrare due importanti anniversari: i 50 anni degli scavi a Saqqara in Egitto e i dieci anni dalla ripresa delle missioni archeologiche del museo Egizio, che dal 2015 ha riacceso i riflettori su Saqqara e allargato l’orizzonte verso Deir el Medina e Coptos.

Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, nello scavo di Saqqara (foto museo egizio)

Lo scavo della missione archeologica del museo Egizio di Torino a Coptos in Egitto (foto museo egizio)

“L’archeologia è una scienza in continua evoluzione che affina costantemente le sue metodologie per assicurare che la documentazione di quanto è sopravvissuto da epoche lontane sia la più accurata possibile. Lo scavo è un lavoro di squadra in cui professionalità diverse si assistono perché la memoria del passato possa tornare a vivere. Grazie al lavoro sul campo il museo Egizio è in grado di ricontestualizzare gli oggetti che custodiamo nella nostra istituzione e di ricostruirne la biografia”, ha dichiarato il direttore del museo Egizio, Christian Greco, che chiuderà la serata con una conferenza dal titolo: “Alla ricerca di Maja. Archeologia e contesto: 50 anni di scavo a Saqqara”.

Galleria della Scrittura al museo Egizio di Torino: la sala del sarcofago di Puia (foto graziano tavan)

Il format della serata non prevede visite guidate tradizionali, ma un programma flessibile che permetterà a ciascuno di costruire il proprio percorso tra conferenze, dimostrazioni pratiche e conversazioni a tu per tu con gli egittologi. Sei postazioni sparse sui tre piani dell’edificio offriranno l’opportunità di sottoporre agli studiosi le proprie curiosità in merito ai reperti e al mestiere di archeologo: dalla sala di Kha e Merit al primo piano, di cui verrà presentato a dicembre il riallestimento, alla Galleria della Scrittura, ogni angolo del Museo diventerà scenario di piccoli incontri di massimo 15 minuti.

La missione del museo Egizio a Saqqara nel 2022 in una foto di Nicola Dall’Aquila

Ma il vero cuore pulsante della serata saranno le sette postazioni tematiche dove toccare con mano letteralmente il mestiere dell’archeologo moderno. Si potrà imparare a disegnare un reperto con Paolo Marini e Martina Terzoli, curatori del Museo, scoprire come la fotogrammetria permette di “catturare” un sito archeologico in 3D con Alessandro Mandelli e Andrea Pasqui del Politecnico di Milano o assistere alle delicate operazioni di restauro dei tessuti antichi guidati da Valentina Turina e Giulia Pallottini, restauratrici del Museo. Nicola Dell’Aquila, che ha documentato con le sue fotografie le missioni archeologiche del museo Egizio, è il protagonista di “Zoom sull’archeologia: l’arte di catturare lo scavo”. Dell’Aquila è anche l’autore della mostra “Impressioni dagli scavi”, che accoglie il pubblico all’ingresso. Quindici pannelli raccontano attraverso scatti inediti il lavoro sul campo in Egitto dei curatori e archeologi del Museo. Mentre Enrica Ciccone e Sara Cianetti, egittologhe del Museo, sveleranno come il software D-stretch riesca a far riemergere pitture invisibili a occhio nudo, una sorta di “Photoshop dell’archeologia” che sta rivoluzionando lo studio dell’arte antica. Di “Restauro in azione: il pronto intervento archeologico” si occupano invece Sara Aicardi e Eleonora Furgiuele, restauratrici del Museo.

Missione del museo Egizio a Saqqara: cappella tomba di Panehsy. Rilievo a fine scavo (foto museo egizio)

Missione del museo Egizio a Saqqara: cappella tomba di Panehsy. Rilievo a inizio scavo (foto museo egizio)

Il programma delle conferenze attraversa cinquant’anni di scoperte, da Saqqara a Deir el Medina fino alla missione a Coptos, della scorsa primavera. Paolo Del Vesco, curatore e archeologo del museo Egizio, che ha diretto per anni gli scavi, aprirà i lavori in sala Conferenze alle 19.15 raccontando “Tra le tombe degli ufficiali del Re: Saqqara 10 anni di scavi”, seguito dall’egittologa e divulgatrice Divina Centore che esplorerà il tema “Archeologia pubblica: perché il passato conta nel presente”. Cédric Gobeil, responsabile delle missioni a Deir el Medina e Coptos, porterà idealmente il pubblico nei luoghi dove vivevano gli artigiani che decoravano le tombe della Valle dei Re, con il suo intervento: “Deir el-Medina: la vita quotidiana ai piedi della montagna tebana” e poi sarà protagonista dell’incontro “Coptos: ridisegnare un tempio perduto”. Barbara Aston dell’università di Berkeley presenterà uno studio sulla ceramica della tomba di Ry, prima che il direttore Christian Greco tiri le fila della serata, intorno alle 23 con l’incontro: “Alla ricerca di Maja. Archeologia e contesto: 50 anni di scavo a Saqqara”.

Torino. Per Salone OFF 2025, al museo Egizio l’incontro “My ancestors and I in diaspora: empathic storytelling as decolonial dealing” con l’artista Sara Sallam e il curatore del museo Egizio Paolo Del Vesco

Nell’ambito del Salone internazionale del Libro OFF 2025, appuntamento al museo Egizio di Torino: lunedì 19 maggio 2025, alle 18.30, in sala conferenze, “My ancestors and I in diaspora: empathic storytelling as decolonial dealing”, incontro con l’artista Sara Sallam e il curatore del museo Egizio Paolo Del Vesco. In inglese con traduzione simultanea in sala. L’evento, realizzato in occasione di EXPOSED – Torino Foto Festival (16 aprile – 2 giugno 2025) nell’ambito del programma “Echoes”, è gratuito con prenotazione obbligatoria su Eventbrite al link https://www.eventbrite.it/…/my-ancestors-and-i-in…. Nei giorni successivi all’evento, la conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. I due affronteranno le tematiche legate allo sradicamento, alla dispersione del proprio patrimonio culturale e alla costruzione di una relazione empatica con gli oggetti come mezzo per riparare le ferite di un passato coloniale ancora troppo presente in molte collezioni museali. Attraverso la descrizione dei suoi lavori e dell’installazione artistica appositamente realizzata per il museo Egizio, Sara Sallam ci trasporterà in un viaggio artistico fra Olanda, Italia ed Egitto antico e moderno. Dopo il talk sarà possibile visitare liberamente l’installazione dell’artista e la Galleria dei Re. Le installazioni artistiche di Sara Sallam per il museo Egizio sono state realizzate grazie al contributo del Mondriaan Fund, organizzazione olandese votata all’arte visiva e al patrimonio culturale.

Torino. Il direttore del museo Egizio Christian Greco ci introduce alla nuova Galleria dei Re: ecco l’allestimento “dall’oscurità alla luce”

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Il nuovo allestimento della Galleria dei Re nel museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

È stato uno dei momenti più attesi, il 20 novembre 2024, delle celebrazioni del bicentenario del museo Egizio di Torino, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la riapertura, dopo il restauro e il riallestimento, della Galleria dei Re: “From darkness to light” non è solo il titolo del progetto, ma è l’effetto – stupefacente – che fa sul visitatore, e che sta facendo alle centinaia di migliaia di persone che dalla sera del 20 novembre 2024 accedono – magari un po’ prevenuti – alla Galleria dei Re, curata da Johannes Auenmüller, Paolo Del Vesco, Alessandro Girardi, Cédric Gobeil, Federico Poole e Martina Terzoli.  sapendo che non avrebbero più trovato l’allestimento “hollywoodiano” di Dante Ferretti (del quale un po’ tutti ci eravamo innamorati) (vedi Torino. Al museo Egizio il presidente Mattarella col ministro Giuli apre i festeggiamenti per il bicentenario: consegnato alla città e all’Italia il tempio di Ellesiya e riaperta la Galleria dei Re che stupisce e convince anche i più prevenuti | archeologiavocidalpassato). Intesa Sanpaolo è main partner del riallestimento della Galleria dei Re, con il contributo di Alpitour World

A introdurre gli appassionati alla visita della “nuova” Galleria dei Re è il direttore del museo Egizio, Christian Greco. “La nuova Galleria dei Re”, spiega il direttore Christian Greco ad archeologiavocidalpassato.com, “è dall’oscurità alla luce: nel luogo in cui siamo che le finestre ci permettono di sbirciare all’interno, di sera si potrà passeggiare fuori e vedere dentro e – l’ho documentato – si vede il nostro Seti II, si vede Ptah, si vede Ramses II. E poi queste pareti in metallo che sono pareti di un materiale diverso che non vanno in contraddizione, in competizione con l’elemento materico della pietra, diafane, che permettono di specchiare ma non proprio. Ci fanno intravedere come fossero un eidolon (immagine) platonico una forma che noi cerchiamo di afferrare. Ci ricordano che noi il passato lo conosciamo per sineddoche, in modo granulare, e quello che è oltre le pareti è tutto ciò che noi abbiano perso, e con la ricerca dobbiano cercare di ricostruire. torino_egizio_nuova-galleria-dei-re_thutmosi-III_ramses-II_foto-graziano-tavan

Nuova Galleria dei Re al museo Egizio di Torino: per la prima volta le statue di Thitmosi III e Ramses II al centro (foto graziano tavan)

“E poi è la prima volta in 200 anni – continua Greco – che Thutmosi III e Ramses II sono posti al centro; che possiamo girare attorno a queste statue monumentali, che possiamo guardare il nostro Horemheb e Amon in tutto il loro splendore. C’è un elemento che ci fa capire perché andava cambiato: prima del riallestimento il colore del nostro Horemheb era questo (tassello grigio scuro, ndr), era praticamente nero, ma non lo si vedeva nell’oscurità. Adesso nella luce, l’abbiamo pulito, l’abbiano restaurato, è ritornato a risplendere e lo possiamo guardare negli occhi, e quasi ci sentiamo parte di questo mondo divino che si è abbassato e noi tra i grandi Re dell’antico Egitto finalmente possiamo camminare”.

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Galleria dei Re al museo Egizio di Torino: la statua di Ramses II e le grandi finestre riaperte (foto graziano tavan)

L’architettura originale dello statuario monumentale risalente al XVII secolo è stata completamente riportata a vista dallo Studio OMA – Office for Metropolitan Architecture, un ritorno alle origini che valorizza le volte e le alte finestre che caratterizzano lo spazio e che fa tornare visibili due importanti iscrizioni che celebrano i natali del Museo, entrambe fatte apporre nella seconda metà dell’Ottocento dall’allora ministro Luigi Cibrario, una in memoria di Bernardino Drovetti, il console francese che ha venduto a Carlo Felice di Savoia il primo nucleo di reperti del Museo, e l’altra in onore di Jean-François Champollion, colui che decifrò i geroglifici, diventando il padre dell’Egittologia, tra i primi a giungere a Torino per studiare la collezione Drovetti.

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Dettaglio della statua di Ramses II nella Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Sotto il profilo egittologico, visitare la Galleria dei Re è quasi un viaggio ideale all’interno di un antico tempio egizio. La posizione delle statue, non più su piedistalli, ma ribassate sul pavimento, richiama quella originale, che si nota nei cortili dei grandi templi dell’antico Egitto, dove le divinità e i faraoni, pur manifestando la propria ieraticità e autorevolezza, mantenevano uno stretto legame con i fedeli, un contatto vis-à-vis, come quello che avrà il pubblico del Museo con le statue della Galleria. La maggiore vicinanza dei visitatori alle statue permette loro di cogliere nuovi dettagli dei reperti, che prima non erano fruibili, come le iscrizioni geroglifiche sulla parte alta del trono della statua di Thutmosi I o come la parte posteriore del copricapo del sovrano Horemheb. Al centro della prima sala campeggia la statua di Ramesse II, attorno al quale ruotano tutte le altre dei faraoni, esposte per la prima volta in ordine cronologico. Jean-François Champollion, il padre dell’egittologia quando vide per la prima volta la statua a Torino ne rimase colpito e la definì l’Apollo del Belvedere egizio. In una lettera del 1824, Champollion scrive a proposito del Ramesse II, esposto a Torino: “ne sono innamorato e arriverò a Parigi con una buona copia in gesso dell’intero busto di questa statua. Vedrete allora se la mia passione non è legittima. La testa è divina, i piedi e le mani sono ammirevoli, il corpo è morbido; lo chiamo l’Apollo del Belvedere egizio”.

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Le statue delle dee Sekhmet e, in fondo, la statua colossale di Seti II nella Galleria dei Re al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Non sono solo i faraoni ad essere protagonisti della Galleria dei Re, ma anche le dee Sekhmet. Anche per le 21 statue delle Sekhmet si è puntato ad una ricontestualizzazione archeologica, ispirata al tempio funerario di Amenhotep III a Tebe, l’odierna Luxor, loro sito di provenienza. La serie di statue mette in evidenza la ritmicità seriale e al contempo, osservandole da vicino e immerse nella luce naturale, saltano all’occhio i dettagli che differenziano ogni statua. Nel nuovo riallestimento costituiscono davvero “Una litania monumentale di granito”, come recita il titolo di una delle più celebri pubblicazioni dedicate alle Sekhmet dell’egittologo francese Jean Yoyotte.

Torino. Alle Gallerie d’Italia in occasione di “Paesaggi/Landscapes”, il terzo dialogo tra l’artista Sara Sallam e l’archeologo e curatore del museo Egizio Paolo Del Vesco su “Dai paesaggi ai musei e ritorno”. In presenza e on line. Prenotazione obbligatoria

torino_egizio-gallerie_paesaggi-landscapes_conferenza-dai-paesaggi-ai-musei-e-ritorno_sallam_locandinaTerzo talk del ciclo “Paesaggi/Landscapes” (vedi Torino. Alle Gallerie d’Italia la video-installazione immersiva “Paesaggi/Landscapes”, progetto culturale ideato dal museo Egizio – in partnership con Intesa Sanpaolo – in cui la fotografia e la video-arte incontrano l’archeologia e l’antico Egitto: anticipazione di ciò che i visitatori del museo Egizio potranno sperimentare con “Egitto immersivo” nel 2025 | archeologiavocidalpassato) organizzato dal museo Egizio di Torino in collaborazione con Gallerie d’Italia di Torino, che vedrà protagonisti l’artista Sara Sallam e l’archeologo e curatore del museo Egizio Paolo Del Vesco: appuntamento mercoledì 3 luglio 2024, alle 18.30, a Gallerie d’Italia Torino (piazza San Carlo, 156) con “Dai paesaggi ai musei e ritorno”. Il dialogo tra l’artista Sara Sallam e il curatore Paolo Del Vesco affronterà le diverse (dis)connessioni tra paesaggi archeologici e sale dei musei. Modera Marina Paglieri (La Repubblica). L’incontro è in lingua inglese ed è gratuito con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/dai-paesaggi-ai-musei-e…. L’incontro sarà disponibile anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio di Torino.

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La locandina della presentazione della mostra fotografica di Sara Sallam al museo Egizio di Torino nel novembre 2022

Qual è il ruolo degli archivi fotografici nel plasmare le letture di questi paesaggi e le narrazioni storiche intrecciate intorno a loro? È questo uno degli interrogativi attorno a cui ruoterà il confronto tra Sallam, giovane artista di origine egiziana, ma operativa nei Paesi Bassi, impegnata in una ricerca artistica multidisciplinare, che utilizza fotografia, scrittura, videoinstallazioni (vedi Torino. Al museo Egizio per il centenario della scoperta della tomba del faraone bambino apre la mostra di arte contemporanea “Attraverso gli occhi di Tutankhamon. Prospettive e alternative sull’Egittologia” di Sara Sallam  | archeologiavocidalpassato) e l’archeologo ed egittologo Paolo Del Vesco. A partire da alcune opere recenti della Sallam (Home Outside of Home, A Layer of Salt for My Oblivion, Piercing the Architectural Frame) e da una selezione di coppie di fotografie d’archivio e attuali che mostrano paesaggi “archeologizzati”, Sallam e Del Vesco rifletteranno su come gli interventi artistici che reinventano i paesaggi e inquadrano il passato potrebbero non solo offrire considerazioni critiche sulla prospettiva storica occidentale, ma anche ispirare pratiche curatoriali nuove all’interno dei musei archeologici.

Torino. Al museo Egizio conferenza di Paolo Del Vesco, curatore del museo, su “Collezionare l’Egitto moderno”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-collezionare-l-egitto-moderno_del-vesco_locandinaL’egittologia è oggi per lo più intesa come lo studio dell’antico Egitto. La disciplina, tuttavia, si sviluppa nell’Ottocento e poi ancora nei primi decenni del Novecento, in stretta connessione con le ricerche di antropologi sia europei che egiziani, con un marcato interesse verso i moderni abitanti dell’Egitto. Martedì 11 giugno 2024, alle 18, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino, Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio, ne parla nella conferenza “Collezionare l’Egitto moderno”. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/collezionare-legitto…. Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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La classica immagini delle piramidi egizie nella piana di Giza

Viaggiatori e collezionisti occidentali ci hanno lasciato descrizioni e commenti relativi agli “usi e costumi” degli egiziani incontrati durante i loro soggiorni nel paese e vari studiosi orientalisti hanno pubblicato libri basati proprio sul confronto fra egiziani antichi e moderni. L’interesse di egittologi e antropologi si è concentrato in particolar modo sulla popolazione rurale, che viveva intorno o all’interno delle rovine antiche e che rappresentava anche la fonte principale di manodopera per gli scavi archeologici. Nel quadro delle teorie antropologiche dell’epoca e soprattutto dell’evoluzionismo sociale britannico, usi, produzioni artigianali e credenze religiose di queste persone erano considerate “sopravvivenze” di un passato lontano e studiate come fonti preziose per una migliore comprensione dell’antico Egitto. Sia gli egittologi che gli antropologi, inoltre, si dedicarono attivamente alla raccolta di oggetti appartenenti alla popolazione rurale dell’Egitto dei primi del Novecento, che in seguito confluirono in più ampie collezioni archeologiche, etnografiche o egittologiche. Obiettivo della conferenza sarà di discutere l’interesse degli studiosi stranieri per la popolazione rurale egiziana, inserendolo nel contesto culturale e politico dell’epoca, e di mostrare alcuni esempi degli oggetti moderni collezionati all’inizio del XX secolo.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio dal 2014, con esperienza di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. Partecipa dal 2015 alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018), oltre alle sale museali “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021).

Torino. Al museo Egizio l’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania) in “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-engineering-internationalism_lynn-meskell_locandinaMolto è stato scritto sulla Campagna Nubiana dell’UNESCO, dall’eroismo e umanesimo promossi dall’immensa macchina propagandistica dell’organizzazione, alle narrazioni dei salvatori nazionali, siano essi francesi o americani, fino alla Nubia come teatro della Guerra Fredda, e alle testimonianze individuali di tecnocrati, burocrati e archeologi. Ciò che si è cristallizzato nella missione dell’UNESCO a metà del secolo in Nubia è stato un tentativo concreto di superare le fratture che stavano già apparendo nel loro sogno postbellico di una pace globale. Se ne parla giovedì 6 giugno 2024, alle 18, nella sala conferenze del museo Egizio di Torino, nella conferenza “Engineering Internationalism: Colonialism, the Cold War, and UNESCO’s Victory in Nubia” di Lynn Meskell (università della Pennsylvania), nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Introduce Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione al link https://www.eventbrite.it/…/engineering… La conferenza, in inglese con traduzione simultanea in sala, sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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L’egittologa Lynn Meskell (università della Pennsylvania)

Lynn Meskell è Penn Integrates Knowledge (PIK) Professor all’università della Pennsylvania. È Richard D. Green Professor di Antropologia nella School of Arts and Sciences, Professor in Historic Preservation alla Weitzman School of Design e curatrice delle sezioni Medio Oriente e Asia al Penn Museum. Attualmente, ricopre il ruolo di AD White Professor-at-Large alla Cornell University. Ha cattedre onorarie all’università di Oxford e all’università di Liverpool, Shiv Nadar in India e all’università del Witwatersrand in Sudafrica. Nell’ultimo decennio, Lynn si è occupata dell’etnografia istituzionale del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, tracciando le politiche di governance e sovranità e le conseguenti implicazioni per la diplomazia multilaterale, la conservazione internazionale e i diritti del patrimonio, culminando nel suo libro pluripremiato “A Future in Ruins: UNESCO, World Heritage, and the Dream of Peace”. Attualmente sta esaminando le storie intrecciate di colonialismo, internazionalismo, spionaggio e archeologia in Medio Oriente. Altri lavori sul campo esplorano i regimi monumentali di conservazione in India.

Nell’anno del bicentenario della sua fondazione (1824-2024), il museo Egizio di Torino approda per la prima volta al cinema con “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio”, nelle sale italiane solo per due giorni, il 12 e 13 marzo, con la partecipazione straordinaria del Premio Oscar Jeremy Irons, che guida il pubblico in un viaggio alla scoperta dei tesori di una delle civiltà più affascinanti della storia antica

torino_egizio_film-uomini-e-dei-le-meraviglie-del-museo-egizio_locandinaNell’anno del bicentenario della sua fondazione, il museo Egizio di Torino approda per la prima volta al cinema con “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio”, il film evento che è stato presentato in anteprima alla 41esima edizione del Torino Film Festival e che arriverà nelle sale italiane solo per due giorni, il 12 e 13 marzo 2024 (elenco cinema su nexodigital.it). Prodotto da 3D Produzioni, Nexo Digital e Sky in collaborazione con il museo Egizio e diretto da Michele Mally, che firma il soggetto con Matteo Moneta, autore della sceneggiatura.

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Il premio Oscar Jeremy Irons durante sul set del film “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio” di Michele Mally (foto di Francesco Prandoni)

Il film vede la partecipazione straordinaria del Premio Oscar Jeremy Irons, che guida il pubblico in un viaggio alla scoperta dei tesori di una delle civiltà più affascinanti della storia antica. Completa il viaggio visivo la colonna sonora originale, composta ed orchestrata dal pianista e compositore Remo Anzovino ed eseguita dall’autore con l’Orchestra Sinfonica Accademia Naonis diretta da Valter Sivilotti, in uscita su etichetta Nexo Digital e distribuzione Believe nel 2024. Spiega Remo Anzovino: “La sfida era scrivere una colonna sonora che parlasse di una cultura di cui non conosciamo la musica. Comporre per “Uomini e Dei. Le Meraviglie del Museo Egizio” è stato davvero un viaggio spirituale alla scoperta del profondo significato che la morte aveva nell’Antico Egitto, ossia l’inizio di una nuova vita. In piena sintonia con il regista Michele Mally, l’uso della tecnica del corale a 4 parti bachiano – applicato sia alle sezioni della orchestra sia al pianoforte solo -, di movimenti fugati e di passaggi atonali, mi ha permesso di orientare il suono, per contrasto stilistico, verso il mistero che le immagini e il racconto sullo schermo suggeriscono. Ringrazio il maestro Valter Sivilotti e l’Orchestra Sinfonica Accademia Naonis per avere splendidamente diretto e interpretato la mia musica”. La Grande Arte al Cinema è un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per il 2024 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies.it e in collaborazione con Abbonamento Musei.

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Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

Reperti, studi scientifici e il dietro le quinte del Museo sono narrati in maniera corale non solo dalla presidente del museo, Evelina Christillin, e dal direttore Christian Greco, ma anche da alcuni dei curatori del museo come Cédric Gobeil, Beppe Moiso, Susanne Töpfer, Paolo Del Vesco, Federico Poole, Johannes Auenmüller, Enrico Ferraris, Alessia Fassone, Tommaso Montonati, dalle  restauratrici Cinzia Oliva, Roberta Genta, Paola Buscaglia del Centro di Conservazione e Restauro de La Venaria Reale, dall’antropologo Pieter Ter Keurs, dal direttore dipartimento Egizio del Louvre Vincent Rondot, dal capo del dipartimento Egitto e Sudan del British Museum Daniel Antoine, dai curatori del British Museum Ilona Regulski e Marcel Maree, dalla direttrice del Ägyptisches und Papyrussammlung di Berlino Friederike Seyfried, dalla direttrice generale museo Egizio del Cairo Sabah Abdel Razik Saddik, dal Ceo di Ima Solutions Sarl Benjamin Moreno. Dal Louvre di Parigi al British Museum di Londra fino all’Ägyptisches Museum di Berlino: sono solo alcune delle importanti istituzioni museali mondiali da cui provengono i membri del comitato scientifico del Museo, che vanta oltre 90 collaborazioni scientifiche con musei, atenei e centri di ricerca internazionali.

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Bernardino Drovetti, al centro, tra le rovine di Tebe nel 1818 (foto museo egizio)

Le collezioni custodite a Torino comprendono oltre 40mila reperti, che hanno una natura antiquaria – in quanto legati al collezionismo e al criterio di raccolta reperti di Bernardino Drovetti, diplomatico piemontese al servizio del governo francese che vendette a Carlo Felice di Savoia il primo nucleo delle collezioni del Museo per 400mila lire dell’epoca – e una natura archeologica, legata a campagne di scavo archeologico promosse da Ernesto Schiaparelli e Giulio Farina in Egitto all’inizio del Novecento. Con oltre un milione di visitatori nel 2023, il museo Egizio è il più antico al mondo dedicato alla civiltà degli antichi Egizi. Al museo Egizio di Torino dei 40mila reperti custoditi, 12mila sono esposti su 4 piani. Sfingi, statue colossali, minuscoli amuleti, sarcofagi, raccontano quasi 4000 anni di storia antica. Tra i reperti celebri nel mondo ci sono il Papiro dei Re, noto all’estero come la Turin King List, l’unica lista che sia giunta fino a noi che ricostruisce il susseguirsi dei faraoni, scritta a mano su papiro, o il Papiro delle Miniere, una delle più antiche carte geografiche conosciute. E ancora sculture come la statua del sacerdote Anen, quella di Ramesse II, quella della cosiddetta Iside di Copto, oltre al ricco corredo funebre di Kha, sovrintendente alla costruzione delle tombe dei faraoni che insieme alla moglie Merit sarà tra i protagonisti di tutto il racconto.

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Statuetta in legno della dea Tauret, dedicata dal disegnatore Parahotep, venerata in ambito domestico, proveniente da Deir el Medina, e conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“La strada per Menfi e per Tebe passa da Torino” scrisse Jean-François Champollion che nel 1824, due anni dopo aver decifrato i geroglifici, venne nella capitale sabauda. Ma perché proprio a Torino, nel 1824, si decise di aprire un museo che non aveva uguali al mondo, dedicato a una civiltà ancora in via di svelamento? Chi fu il primo a vedere nelle Alpi il profilo delle piramidi? Per scoprire le origini del museo in “Uomini e dei. Le meraviglie del museo Egizio” risaliremo così il corso del Nilo sulle tracce dei suoi grandi esploratori ed archeologi del passato: Donati, Drovetti, Schiaparelli. Visiteremo i luoghi da cui provengono i principali reperti delle collezioni torinesi, da Giza a Luxor fino all’antico villaggio di Deir el-Medina, abitato dagli scribi e dagli artigiani delle tombe della Valle dei Re e delle Regine. E viaggeremo a ritroso nel tempo, alla metà del 1500, quando i sovrani del Piemonte, i Savoia, per dare prestigio alla loro capitale riscrissero il mito delle origini egizie di Torino, sovrapponendo il toro, simbolo della città, col dio Api, che aveva le sembianze di toro ed era venerato nell’antico Egitto. Attraverso i sarcofagi e gli oggetti del corredo funebre della tomba di Kha e Merit racconteremo invece il viaggio dell’architetto Kha nell’Oltretomba, dal momento della mummificazione ai funerali, fino al giudizio di fronte ad Osiride e alla vita nell’Aldilà, seguendo le pagine del Libro dei Morti.

Torino. Al museo Egizio conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital”, in presenza e on line: quattro giorni per approfondire aspetti che ruotano attorno alla conservazione, allo studio, all’ampia tecnologia messa a disposizione delle collezioni, alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019

torino_egizio_conferenza-internazionale-immaterialities_locandinaDal 28 novembre al 1° dicembre 2023 studiosi e studiose da tutto il mondo saranno al museo Egizio di Torino nella conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital” a cura di Christian Greco, Maria Elena Colombo, Enrico Ferraris, Paolo Del Vesco. La conferenza era programmata per marzo 2020 e approfondisce alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019, che ha esplorato gli oggetti e le loro storie uniche, biografie i cui indizi sono in gran parte condensati nei materiali di cui sono fatti. Restano pochissimi biglietti per i posti in presenza (vedi Museo Egizio di Torino: il nuovo anno porta la proroga di sei mesi della mostra “Archeologia invisibile” che mette al centro i temi della ricerca e dell’interdisciplinarietà per addentrarsi nella biografia dei reperti egittologici. Sul sito del museo la novità del Virtual tour in 3D | archeologiavocidalpassato). Chi fosse interessato può scrivere a Virginia Cimino: virginia.cimino@museoegizio.it. Oratori di spicco illumineranno la discussione il 28 novembre 2023, tra cui Guido Tonelli (CERN), Maurizio Ferraris (università di Torino), Andrea Augenti (università di Bologna), David Pantalony (Ingenium), Paolo Del Vesco (museo Egizio), Luca Ciabarri (università di Milano), Stuart Walker (Manchester Metropolitan University), Enrico Giannichedda (università Cattolica del Sacro Cuore). La conferenza sarà in lingua inglese e potrà essere seguita anche in diretta e, più tardi, in differita su Facebook Youtube, offrendo a un pubblico globale l’opportunità di interagire su questi temi.

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La locandina della mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino

Con più di 40 istituzioni scientifiche coinvolte nel progetto, la mostra ha sottolineato la crescente collaborazione tra Egittologia e Scienze Naturali nello studio dei reperti archeologici e come l’archeometria (sempre più utilizzata dal museo Egizio come metodo standard per indagare gli oggetti) stia cambiando il modo in cui una collezione può essere esplorata, conservata e, infine, presentata ai visitatori. Naturalmente, l’archeometria fornisce informazioni sulla materialità di oggetti che altrimenti sarebbero inaccessibili e invisibili ad occhio nudo, e questo permette ai ricercatori di colmare le lacune su ciò che non si sa della storia/biografia degli oggetti (chi li ha realizzati, perché, quando, dove, con quali materiali ecc.) per definire, ad esempio, i modi migliori per conservarli. L’apertura a discipline esterne all’egittologia è ormai un presupposto indispensabile per dibattere questi argomenti. Da qui il desiderio di coinvolgere alla conferenza molte persone provenienti da contesti diversi, tra cui antropologi fisici e culturali, filosofi, sociologi, archeologi, paleopatologi, storici, scienziati del patrimonio, curatori di musei, museologi e specialisti di intelligenza artificiale. La conferenza si articolerà in sei sezioni.

IM/MATERIALE: 28 novembre 2023. Questa sezione affronta in particolare le principali sfide e opportunità che la grande mole di dati generati dall’imaging e dall’analisi archeometrica rappresentano per la pratica museale nel XXI secolo. Da un lato, le tecnologie digitali consentono di valorizzare la tradizionale pratica museale di copiare gli originali in termini di complessità, durabilità, interazione e diffusione; dall’altro prevedono negli oggetti digitali (descrizioni data-driven di oggetti reali che riassemblano tutti i dati scientifici in nuovi schemi digitali) l’emergere di una nuova forma di materialità, ovvero “una traiettoria di materialità che collega la nostra comprensione comune del digitale all’analogico, dell’informazione al materiale, del sistema alle strutture, della conoscenza alla forma” (Geismar 2018). I contributi metteranno anche in discussione la tradizionale esclusione della tecnologia dalla cultura, esplorando se, nelle pratiche museali, gli oggetti digitali possano essere finalmente intesi come esperienze culturali indipendenti e autentiche in dialogo con gli oggetti.

IN/VISIBILE: 29 novembre 2023. Le indagini scientifiche sugli oggetti antichi hanno portato a una maggiore comprensione della loro materialità, producendo nuove informazioni utili per la loro conservazione e per i loro significati storici. L’archeometria, infatti, restituisce un’immagine diversa ma complementare degli oggetti, attraverso la caratterizzazione e la ricostruzione della biografia dell’oggetto, analizzando le tracce naturali e artificiali lasciate durante la sua vita. In questa sezione scienziati ed egittologi, che hanno contribuito alla mostra con le loro ricerche, delineano il quadro teorico ed empirico presente e futuro della collaborazione tra Scienze Umane e Scienze Naturali.

IN/TANGIBILE: 29 novembre 2023. In questa sezione Filosofia, Sociologia, Archeologia, Antropologia Culturale, Scienze dei Materiali e Storia del Design mettono a confronto ricerche, metodi ed esperienze, per comporre un’introduzione transdisciplinare alla natura degli oggetti e, all’intersezione tra patrimonio materiale e immateriale, alla loro capacità di attivare (agency) e incorporare (object biography) le esperienze della cultura nel tempo.

DE/CODED: 30 novembre 2023. I contributi di questa sezione approfondiscono l’argomento precedente di esplorare come un ecosistema digitale stia catalizzando nuove e diverse forme di azione umana nell’ambiente culturale. La disponibilità senza precedenti di una tale quantità di dati e immagini di oggetti museali non ha senso senza l’analisi per sbloccare connessioni e conoscenze altrimenti fuori dalla portata delle sole capacità umane. Nel quadro generale della trasformazione digitale delle istituzioni culturali, un ambito che merita particolare attenzione è quello delle applicazioni dell’AI e dei Big Data nei campi della gestione delle collezioni e della ricerca scientifica e delle più recenti strategie per ottimizzare gli impatti digitali sull’engagement e la divulgazione museale.

UN/PERCEPITO: 30 novembre 2023. Questa sezione ripercorre il rapporto soggetto-oggetto, ma questa volta affronta alcune questioni riguardanti il primo. Quando si è sviluppato il nostro senso del tempo e della bellezza? Cosa succede alla mente quando ci troviamo di fronte a un oggetto antico o a un’opera d’arte? Quando le tecnologie digitali possono catalizzare o sconvolgere le esperienze culturali? Come può armonizzarsi la dicotomia tra reale e digitale in una percezione aumentata del mondo? Un dialogo tra Museologia e Neuroscienze esplorerà come le strategie museali potrebbero supportare nuove comprensioni del patrimonio culturale e, più in generale, nuove esperienze del mondo degli oggetti che ci circondano.

UN/CONNECTED: 30 novembre – 1° dicembre 2023. L’ultimo giorno del simposio porta il discorso sull’agenzia degli oggetti nel quadro più ampio di ciò che è diventato l’ecosistema museale digitale più di tre anni dopo lo scoppio della pandemia globale. Torneremo alla domanda su cosa rappresentino i musei, a chi si rivolgono e, soprattutto, come possano abbracciare e reindirizzare un cambiamento che non si limiti alla sola innovazione tecnologica, ma sia radicato nelle più ampie trasformazioni storiche, culturali e sociali che modellano il rapporto tra musei, società e media nel 21° secolo. In particolare, questa sezione esplora i nuovi significati e le nuove esigenze della curatela museale, soprattutto nel contesto della digitalizzazione delle collezioni, e i rischi che possono sorgere quando questa mediazione viene interpretata come un fatto puramente tecnico. Infine, si presta attenzione a come la comprensione dei comportamenti, dei bisogni e delle vulnerabilità del nuovo pubblico digitale sia fondamentale per costruire un ambiente digitale che sia reattivo alle persone e crei connessioni piuttosto che isolamento.

Torino. Al museo Egizio l’egittologo Sébastien Biston-Moulin parlerà di “Hatshepsut and Thutmosis III in the Temple of Amun-Ra at Karnak: recent work and future prospects”. Conferenza, in presenza e on line, in collaborazione con Acme

torino_egizio_conferenza-Hatshepsut and Thutmosis III in the Temple of Amun-Ra at Karnak_Biston-Moulin_locandinaIl Tempio di Amon-Ra a Karnak è il più grande tempio conservato dell’Egitto e si estende su un vasto recinto di 25 ettari. Sebbene questo monumento abbia subito numerose aggiunte successive, l’essenza stessa del tempio può essere in gran parte attribuita agli sforzi di Hatshepsut e Thutmosis III. Del Tempio di Amon-Ra a Karnak parlerà Sébastien Biston-Moulin (Université Paul Valéry, Ministère de la Culture, Paris) nel nuovo appuntamento con le conferenze organizzate con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Giovedì 16 novembre 2023, alle 18, nella sala conferenze del Museo, si parla di “Hatshepsut and Thutmosis III in the Temple of Amun-Ra at Karnak: recent work and future prospects”. Introduce Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio. L’ingresso è libero con prenotazione su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-hatshepsut-and-thutmosis-iii-in-the-temple-of-amun-ra-at-karnak-754601512437?aff=ebdsoporgprofile&_gl=1*4t1422*_up*MQ..*_ga*MTE0MTM0MDAzMy4xNjk5NDU1OTk4*_ga_TQVES5V6SH*MTY5OTQ1NTk5Ny4xLjAuMTY5OTQ1NTk5Ny4wLjAuMA. Conferenza in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il solo pubblico in sala (fino a esaurimento scorte). L’evento sarà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

Il periodo, segnato dall’emergere della regina Hatshepsut come secondo sovrano accanto a quello legittimo, ha lasciato una ricchezza di testimonianze architettoniche, iconografiche e testuali all’interno del recinto sacro di Karnak. Dopo la scomparsa della regina, Thutmosis III assunse la sovranità esclusiva e si interessò molto al tempio, che era dedicato al dio che sovrintendeva alla legittima trasmissione della regalità: una scelta facilmente comprensibile alla luce dei tempi turbolenti in cui visse. Questa presentazione si concentrerà sugli ultimi progressi nel campo dei monumenti relativi ai regni di Hatshepsut e Thutmosis III a Karnak, fatti oggetto di ricerche approfondite nell’ultimo decennio, fornendo nuovi spunti di riflessione su questo intrigante periodo.

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L’egittologo Sébastien Biston-Moulin (cnrs)

Sébastien Biston-Moulin è il direttore dell’Egyptology research center, ENiM (Egypt Nilotique et Méditerranéenne), affiliato congiuntamente all’università di Montpellier e al CNRS. Le sue ricerche ruotano principalmente attorno alle indagini storiche sui regni della regina Hatshepsut e del faraone Thutmosis III. Inoltre, approfondisce la cronologia della caduta della XVII dinastia e conduce analisi storiche approfondite sulla costruzione di due templi significativi: il Grande Tempio di Amun-Ra a Karnak e il Tempio di Montu-Ra ad Armant. Per otto anni ha fatto parte dell’unità permanente del CNRS a Karnak. Ha guidato, e continua a farlo come membro associato, numerosi progetti epigrafici dedicati allo studio dei monumenti dei regni della regina Hatshepsut e di Thutmosis III.

Torino. Al museo Egizio conferenza del curatore Paolo Del Vesco su “Le figurine femminili della collezione del Museo Egizio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-le-figure-femminili-del-museo-egizio_del-vesco_locandinaLe figurine femminili sono oggetti realizzati per lo più in terracotta o pietra (ma anche in legno, avorio o faience) di circa 15-20 cm che rappresentano una figura femminile più o meno stilizzata. “Le figurine femminili della collezione del Museo Egizio” è il tema della conferenza di Paolo Del Vesco, curatore del museo Egizio di Torino, nuovo appuntamento degli incontri con i curatori, lunedì 29 maggio 2023, alle 18, in sala Conferenze del museo Egizio di Torino. Introduce Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino.

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Figurina femminile in terracotta conservata al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Figurine in terracotta di questo tipo sono state ritrovate in tutto il bacino del Mediterraneo, sia in contesti domestici, che funerari e templari. Le figurine rinvenute in Egitto e databili al Nuovo Regno, in particolare, includono elementi figurativi come orecchini tondi, ampie parrucche, coni di profumo o copricapi. La figura, inoltre, può essere a volte sdraiata su un letto e accompagnata da oggetti come uno specchio, un vasetto o una giara, e può anche essere rappresentata in compagnia di un bambino o nell’atto di allattarlo al seno. La conferenza sarà incentrata su alcune delle figurine che fanno parte della collezione del museo Egizio e sul dibattito in corso fra gli studiosi a proposito dei significati e delle funzioni che questi oggetti così particolari potevano avere.

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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Paolo Del Vesco è curatore e archeologo al museo Egizio dal 2014, con esperienza di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. Partecipa dal 2015 alle missioni archeologiche del museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017), “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018) e “Attraverso gli occhi di Tutankhamon: prospettive alternative sull’egittologia” (2022) e delle nuove sale museali “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021).