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Pechino. Aperte al museo nazionale della Cina le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” (con 88 reperti dal Mann) e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina. Gli interventi di Giuli e Sirano

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli inaugura al museo nazionale di Pechino la doppia mostra “Pompei Palladio” (foto mic)

Rilievo votivo attico, originale greco degli inizi del IV sec. a.C., da Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Ottantotto reperti dai depositi del museo Archeologico nazionale di Napoli sono in mostra al National Museum di Pechino: il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha infatti inaugurato il 4 febbraio 2026 le mostre “Pompei. Un’eterna scoperta” e “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo”, ospitate eccezionalmente in contemporanea al museo nazionale della Cina in programma sino ad ottobre 2026, a conclusione delle celebrazioni per il 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, e rappresentano uno dei principali progetti di cooperazione culturale tra i due Paesi. “Queste due mostre sono la brillante affermazione della condivisione della conoscenza e rappresentano uno splendido esempio di diplomazia culturale”, ha affermato il ministro Giuli durante la cerimonia inaugurale, alla presenza del ministro della Cultura e del Turismo cinese, Sun Yeli, e del direttore del museo nazionale, Luo Wenli. “Pur nella loro diversità, le esposizioni dialogano tra loro come due capitoli di un unico grande racconto: quello della civiltà italiana nel suo continuo confronto con il mondo. Il racconto degli scavi di Pompei e il genio di Andrea Palladio sono tasselli del grande mosaico dell’identità culturale italiana. Siamo orgogliosi di presentarli in questo prestigioso museo al pubblico di Pechino e della Cina”.

Coppa profonda da vino (Kantharus) con centauro e amorino, dalla Casa dell’Argenteria, conservata al museo Archeologico naziomale di Napoli (foto mann)

La mostra “Pompei. Un’eterna scoperta” (4 febbraio – 10 ottobre 2026) ricostruisce la storia degli scavi della città vesuviana dal 1748 alle più recenti campagne archeologiche. Promossa dal museo Archeologico nazionale di Napoli e dal parco archeologico di Pompei, è organizzata in collaborazione con l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e il museo nazionale della Cina, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino. “Il Mann promuove questa esposizione non soltanto prestando numerosi reperti, ma anche cooperando, dal punto di vista scientifico, a un percorso suggestivo sulla perenne attualità del mito di Pompei ed Ercolano”, commenta il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Francesco Sirano. “Il viaggio culturale intrapreso non finisce qui: è allo studio un nuovo progetto espositivo che, presso il nostro Museo, sarà ancora una volta dedicato ai rapporti culturali tra Oriente e Occidente”. L’esposizione propone una selezione significativa di opere provenienti da Pompei ed Ercolano, con particolare attenzione alle più recenti scoperte archeologiche e ai risultati degli studi condotti negli ultimi anni. Attraverso affreschi, sculture, elementi decorativi e materiali della vita quotidiana, la mostra offre una lettura articolata del mondo romano, soffermandosi sull’organizzazione degli spazi urbani e sulle dinamiche sociali, economiche e culturali delle città vesuviane.

Guido Beltramini (Palladio Museum Vicenza) illustra la mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” al museo nazionale di Pechino (foto mic)

La mostra “Geometria, armonia e vita. L’architettura di Andrea Palladio dall’Antichità al Classicismo” (4 febbraio – 16 maggio 2026) presenta per la prima volta al pubblico asiatico un progetto unitario dedicato ad Andrea Palladio, raccontando la diffusione dell’architettura palladiana, in dialogo con l’architettura cinese. Con la curatela congiunta italiana – del Centro Internazionale di Studi Andrea Palladio – e cinese, è realizzata dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, in collaborazione con il museo nazionale della Cina, il Palladio Museum di Vicenza e Treccani.

 

Da Vitruvio a Le Corbusier: al Palladio Museum di Vicenza un convegno internazionale di tre giorni con 32 esperti da tutto il mondo spiega “Come studiano gli architetti”

Illustrazione del “De architettura” di Vitruvio tra gli architetti studiati al convegno di Vicenza

Vengono dalla Lettonia al Sud Africa, dagli Stati Uniti a Israele, passando per Italia, Francia, Regno Unito, Grecia, Svizzera, Svezia, Belgio: specialisti da tutto il mondo che raccontano la cultura degli architetti da Vitruvio a Le Corbusier si ritrovano per tre giorni, dal 15 al 17 giugno 2017, al Palladio Museum di Vicenza nel grande convegno internazionale “Come studiano gli architetti?”.  Già nel De Architectura di Vitruvio, scritto una trentina d’anni prima di Cristo, si legge che l’architetto deve avere una cultura enciclopedica, basata su saperi tecnici, ma anche su letteratura, storia, filosofia, medicina, musica e molto altro ancora. Ma come studiano gli architetti ? Come assorbono le nozioni ? Quali sono le continuità e le differenze attraverso i secoli ? Lo spiegheranno 32 specialisti da tre continenti nel convegno a cura di Nicholas Adams (Vassar College, USA), Guido Beltramini, Howard Burns e Fernando Marias (Universidad Autónoma de Madrid, Spagna).

Guido Beltramini e Howard Burns, direttore e presidente del Consiglio scientifico del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di cui il Palladio Museum a Vicenza è emanazione

“Libri e manoscritti sono da sempre il principale veicolo di trasmissione delle idee architettoniche”, affermano Guido Beltramini e Howard Burns, direttore e presidente del Consiglio scientifico del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di cui il Palladio Museum è emanazione. “I progettisti, in quanto proprietari di questi libri, hanno lasciato tracce dei loro pensieri in forma di annotazioni, commenti o disegni. Sviluppando il concetto di architetto come ‘lettore attivo’ che assorbe nuove informazioni per future applicazioni pratiche, il seminario intende cogliere gli architetti in dialogo con i propri libri, con uno sguardo di lunga durata dalla Roma di Vitruvio alla Las Vegas di Robert Venturi”. Per questo seminario al Palladio Museum si sono dati convegno storici del libro, specialisti di biblioteche, storici dell’architettura che si susseguiranno in sei sessioni successive nell’arco di tre giornate. Presenti i grandi specialisti internazionali della storia dell’architettura, come l’americano Joe Connors, docente ad Harvard e presidente della Renaissance Society of America, l’inglese Gordon Higgott, il massimo esperto di Inigo Jones, il bibliomane svizzero Werner Oechslin o Lola Kantor-Kazovsky direttrice dell’istituto di storia dell’arte dell’Università di Gerusalemme. Accanto ai mostri sacri, moltissimi i giovani e gli studiosi in ascesa come l’italiana Eleonora Pistis, docente alla Columbia University, Estelle Alma Maré che dal Sud Africa giunge a Vicenza per parlare di Leon Battista Alberti o la lettone Anna Ancane che ha ritrovato la biblioteca di un architetto di Riga del diciassettesimo secolo.

L’americano Bill Sherman, vicedirettore del Victoria&Albert Museum di Londra, uno degli ospiti di eccezione

Tre gli ospiti di eccezione. Il seminario viene aperto dal celebre specialista della storia dei libri, l’americano Bill Sherman, vicedirettore del Victoria&Albert Museum di Londra e autore di Used Books un testo capitale per chiunque voglia sapere come venivano letti, usati e annotati i libri nel Rinascimento. Ma venerdì pomeriggio saranno presenti anche due casi-studio in carne ed ossa: l’architetto svedese Johan Celsing, classe 1955, uno dei più noti progettisti nordeuropei e il quarantenne Kersten Geers, belga con base a Bruxelles e docente a Losanna e Harvard. Celsing, grande appassionato di letteratura, parlerà del proprio lavoro ragionando su architettura e metrica, intrecciando i mattoni con la poesia inglese, greca e italiana. Vent’anni più giovane Geers mostrerà il lavoro del proprio studio dove i temi della storia si intrecciano alle suggestioni delle arti contemporanee.