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Roma. A Palazzo Patrizi Clementi (Sabap met-Roma) la conferenza “Stalking e femminicidio nell’antica Roma, da Rea Silvia a Ipazia” con Giuseppina Ghini, ispettore onorario della Soprintendenza

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, istituita dalle Nazioni Unite l’8 marzo 1977, per dare risalto all’importanza della lotta per i diritti femminili e per l’emancipazione delle donne, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti organizza giovedì 19 marzo 2026, alle 17, a Palazzo Patrizi Clementi in via Cavalletti 2 a Roma, la conferenza “Stalking e femminicidio nell’antica Roma, da Rea Silvia a Ipazia”, quindi dalla fondazione al periodo tardoantico, con Giuseppina Ghini, ispettore onorario della Soprintendenza, che svilupperà il tema con il supporto di un’ampia documentazione storico-artistica che nel corso dei secoli ha ruotato intorno all’argomento. Con questa iniziativa si vuole porre l’attenzione su una tematica così delicata analizzando la condizione della donna in una società patriarcale come quella romana, che la relegava alle attività domestiche e alla procreazione. Il percorso narrativo avrà inizio dal principio stesso della storia di Roma, da Rea Silvia, madre dei gemelli Romolo e Remo, vittima di più uomini. Il racconto si concluderà con la vicenda di Ipazia protagonista di un mondo romano ormai diviso e prossimo alla caduta. Ingresso libero, senza prenotazione, fino ad esaurimento posti. Per informazioni: sabap-met-rm.comunicazione@cultura.gov.it

 

Roma. A Palazzo Patrizi Clementi, sede Sabap, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco, che fa chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana

Giovedì 19 febbraio 2026, alle 16, a Palazzo Patrizi Clementi, sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, in via Cavalletti n. 2 a Roma, presentazione del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco (Consejo Superior de Investigaciones Científicas), che fornisce un’organica rilettura delle informazioni raccolte e consente di fare chiarezza sulle fasi di vita archeologicamente meno note, quelle medievali, della Civitas Tuscolana. Dopo i saluti di Lisa Lambusier, soprintendente; Marco De Carolis, commissario straordinario Comunità montana dei Castelli romani e prenestini; Antonio Pizzo, direttore della Escuela Española de Historia y Arqueologia en Roma-CSIC; presentano il libro Tommaso di Carpegna Falconieri, presidente della Società romana di Storia patria; e Riccardo Santangeli Valenzani, università Roma Tre. Modera Gabriella Serio, funzionaria archeologa Sabap.

Copertina del libro “Tusculum VII: ridefinendo la città medievale scomparsa” a cura di Valeria Beolchini e Pilar Diarte-Blasco

Tusculum VII. Nell’immaginario collettivo, il nome Tusculum rimanda inevitabilmente alla città di epoca romana, all’antiquissimum municipium di ciceroniana memoria. Immerso nella natura rigogliosa del Parco regionale dei Castelli Romani, per secoli le rovine di questo sito archeologico oggi abbandonato hanno attratto eruditi, letterati, viaggiatori del Grand Tour e semplici appassionati di storia e archeologia, che in questo luogo fuori dal tempo ritrovavano le radici di un lontano passato. Gradualmente, in anni recenti, questa immagine affascinante ma parziale di Tusculum ha iniziato a svanire, grazie al progredire delle ricerche condotte nel sito dal 1994 dall’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC, i cui risultati hanno permesso di restituire una storia ben più complessa e articolata dell’insediamento: dalla sua prima fondazione in epoca protostorica, alla monumentalità e potenza in età classica, al rinato splendore nei secoli centrali del medioevo sotto il dominio del potente lignaggio aristocratico dei Conti de Tusculana e, infine, alla sua definitiva distruzione e abbandono nel 1191, causato dall’atavica rivalità con la vicina Roma. La prima monografia dedicata alle fasi di vita post-classiche dell’insediamento risale al 2006 ed apparve in questa stessa collana editoriale (V. Beolchini, Tusculum II. Tuscolo. Una roccaforte dinastica a controllo della Valle Latina. Fonti storiche e dati archeologici). Da allora, le nostre conoscenze sull’abitato medievale si sono notevolmente arricchite, in particolare grazie all’avvio di uno specifico sotto-progetto di ricerca dedicato a “Tusculum medievale: territorio, paesaggio, economia e società”. Questo nuovo volume nasce dunque dall’esigenza di provare a mettere a sistema ed elaborare l’ingente mole di dati oggi a disposizione, con l’obiettivo di fornire un’organica rilettura delle informazioni che consenta di fare luce sulle fasi di vita archeologicamente più labili e, conseguentemente, meno note della città. Per raggiungere tale obiettivo ci si è avvalsi della collaborazione di specialisti provenienti da differenti discipline: all’iniziale inquadramento storico e archeologico seguono approfondimenti che spaziano dall’archeobiologia alle prospezioni geofisiche, dalle ricognizioni topografiche allo studio della materialità architettonica della città, dall’analisi dei reperti ceramici e numismatici all’antropologia e all’archeologia della guerra. Una ricerca corale e interdisciplinare che si propone di mantenere vivo lo spirito di collaborazione e sperimentazione della ricerca che tradizionalmente ha caratterizzato il Progetto Tusculum, nella speranza di contribuire a far riemergere dall’oblio del passato la storia di questa potente città medievale per secoli rimasta invisibile.

Roma. A Palazzo Patrizi Clementi presentazione dei lavori di restauro della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, patrimonio Unesco

Giovedì 6 novembre 2025, alle 16.30, nella Sala delle Colonne doriche di Palazzo Patrizi Clementi, in via Cavalletti 2 a Roma, presentazione dei lavori di restauro – appena conclusi – della Tomba Maggi, significativa testimonianza della pittura etrusca del V secolo a.C., nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, riconosciuta Patrimonio Mondiale UNESCO. L’iniziativa illustra l’esito di un progetto che ha restituito stabilità e leggibilità all’ambiente ipogeo, migliorando la comprensione e la lettura delle pitture che decorano la camera sepolcrale. Il progetto ha coinvolto l’Associazione Amici delle Tombe dipinte di Tarquinia che ha curato la protezione esterna dell’ipogeo, e gli archeologi Gloria Adinolfi e Rodolfo Carmagnola, impegnati nella pulitura del pavimento e nelle analisi multispettrali per l’identificazione del blu egizio. All’incontro intervengono Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale; Paola Potenza, restauratrice responsabile dei progetti della Fondazione Isabel e Balz Baechi; Adele Cecchini, restauratrice; Mariangela Santella, restauratrice; Gloria Adinolfi, archeologa; Rodolfo Carmagnola, archeologo. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti.

La Tomba Maggi nella necropoli dei Monterozzi di Tarquinia (foto sabap etru-mer)

Il restauro, interamente sostenuto dalla Fondazione Isabel e Balz Baechi di Zurigo, è stato condotto dalle restauratrici Mariangela Santella e Adele Cecchini, con la collaborazione di Paola Potenza, restauratrice e referente della Fondazione per l’intervento, sotto la sorveglianza della Soprintendenza: soprintendente Margherita Eichberg e funzionaria responsabile Rossella Zaccagnini. Scavata nel banco di macco (calcarenite gialla), la Tomba Maggi conserva scene di banchetto, danza, musica e caccia, che richiamano la dimensione rituale e simbolica del mondo etrusco. Prima del restauro, le superfici pittoriche erano quasi illeggibili per la presenza di depositi carbonatici, efflorescenze saline e numerose lacune del supporto roccioso. Le operazioni hanno previsto consolidamento, pulitura selettiva e risarcimento delle lacune, restituendo unità visiva all’insieme decorativo. Un intervento specifico ha riguardato la chiusura reversibile dell’apertura nella parete centrale, mediante un pannello in alluminio a nido d’ape rifinito a finta roccia. La Tomba Maggi rappresenta una significativa testimonianza della pittura etrusca, in cui si intrecciano arte, ritualità e memoria, e costituisce un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, esempio concreto di tutela integrata che unisce ricerca, restauro e conoscenza scientifica.