Pompei. Con la app Portyl il parco archeologico lancia la visita in realtà aumentata: dalla Casa del Citarista (riaperta al pubblico dopo i restauri) al Foro, dal Quadriportico al Teatro Grande, dall’Odeon all’esterno dell’Anfiteatro, per un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva. Edito il libro “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico” di Gabriel Zuchtriegel

Pompei lancia la realtà aumentata. Grazie all’app Portyl diventa ora possibile esplorare la città così come era nel 79 d.C., vivendo un’esperienza che unisce rigore scientifico, innovazione tecnologica e fruizione immersiva. La Casa del Citarista, una tra le più grandi case di Pompei e la prima a essere interessata da questo progetto digitale, dal 24 giugno 2026 ha aperto al pubblico diventando una vera e propria palestra per l’archeologia del futuro: un luogo in cui ricerca, ricostruzione e narrazione si fondono per restituire vita a uno spazio antico. All’interno della casa, celebre per la statua dell’Apollo Citarista – da cui il nome della dimora – i visitatori possono osservare ambienti, arredi e scene di vita quotidiana ricostruiti digitalmente. Ma l’esperienza non si limita a questo edificio: anche luoghi simbolo come il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro Grande e l’Odeion (Teatro Piccolo) diventano visibili in realtà aumentata, offrendo un viaggio immersivo nel cuore della città antica.
Portyl, una App per ricostruire la casa e vivere i luoghi. L’app Portyl consente ai visitatori di vivere i siti storici così come apparivano nel periodo di massimo splendore, utilizzando un iPhone, uno smartphone Android o un tablet. Attraverso ricostruzioni digitali dettagliate e storicamente accurate, i visitatori possono esplorare liberamente ogni luogo, osservando non solo l’architettura, ma anche le persone, gli animali e gli eventi che un tempo davano vita a questi spazi. Gli utenti possono assistere a momenti della vita di Pompei come i combattimenti dei gladiatori nell’Anfiteatro, gli spettacoli nel Teatro Grande e nell’Odeon, e l’eruzione del Vesuvio. Nella Casa del Citarista, i visitatori possono immergersi nella vita quotidiana all’interno della domus e dell’ambiente circostante. La tecnologia su cui si basa l’app Portyl, realizzata da Histoury Inc., utilizza le più recenti innovazioni nei campi del LiDAR, della fotogrammetria e dell’intelligenza artificiale generativa. Ogni sito all’interno di Pompei è stato meticolosamente scansionato, studiato approfonditamente e ricreato con cura dal team di artisti della Histoury Inc. Il visitatore può scaricare l’app Portyl attraverso QR Code – posizionati presso le tre entrate del Parco, oppure nelle aree incluse nell’esperienza – che indirizzano all’App Store o al Play Store.

Dal 16 luglio 2026, all’interno dell’app sono disponibili tre contenuti gratuiti: Basilica, nei pressi del Foro; Quadriportico; esterno dell’Anfiteatro. Tutti gli altri contenuti immersivi saranno disponibili a pagamento al costo di 15 euro. I siti inclusi nell’esperienza completa saranno: Foro di Pompei; Domus del Citarista; Teatro Grande; Odeon; Anfiteatro. Inoltre, presso la biglietteria, il bookshop e gli infopoint gestiti da Opera Laboratori Fiorentini sarà possibile noleggiare al costo di 20 euro un tablet che include l’app Portyl con tutti i contenuti interamente sbloccati, consentendo anche ai visitatori sprovvisti di un dispositivo compatibile di accedere all’esperienza immersiva. Portyl utilizza un sistema di geofencing basato sul segnale GPS per riconoscere la presenza fisica del visitatore all’interno delle aree abilitate. Questa tecnologia consente un allineamento estremamente preciso tra gli ambienti ricostruiti e la sua posizione reale, permettendo un utilizzo senza interruzioni. In pochi secondi, il visitatore viene posizionato virtualmente nel punto in cui si trova fisicamente, potendo osservare l’ambientazione storica ricostruita e riportata in vita. Per favorire una fruizione più ampia, anche al di là della presenza fisica sul posto, l’app sarà utilizzabile anche in modalità remota al di fuori di Pompei.

Non si tratta solo di un progetto digitale, ma di un nuovo modo di intendere l’archeologia. “L’introduzione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali segna un passaggio cruciale. Questi strumenti sono destinati a rivoluzionare la tutela, la ricerca e la fruizione del patrimonio culturale. Tuttavia, questa rivoluzione non è neutrale”, spiega il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “il suo esito dipende dall’uso che ne faremo. L’IA rappresenta una straordinaria opportunità se orientata alla democratizzazione della conoscenza, rendendo accessibili a tutti contenuti complessi e spesso difficili da comprendere. Può ampliare il pubblico, coinvolgere nuove generazioni e abbattere barriere culturali e fisiche. Allo stesso tempo, esiste un rischio: che la tecnologia si chiuda in un circuito autoreferenziale, arrivando a produrre contenuti per sé stessa, senza un reale legame con la ricerca scientifica e con il patrimonio autentico. È proprio qui che entra in gioco il ruolo dell’archeologia. Gli archeologi non devono diventare spettatori passivi di macchine che elaborano dati e ricostruzioni, ma registi consapevoli della trasmissione del patrimonio. La sfida è guidare queste tecnologie, assicurando che ogni ricostruzione digitale sia fondata su basi solide, verificabili e condivise mantenendo un equilibrio tra spettacolarizzazione e rigore scientifico”.

Inclusione e creatività nella Casa del Citarista. Inoltre, con l’apertura della Casa del Citarista, Parvula Domus – la fattoria culturale e sociale del Parco, gestita dalla cooperativa “Il Tulipano” – prosegue il proprio impegno per favorire inclusione e creatività all’interno del sito archeologico di Pompei. I ragazzi di Parvula Domus, ogni mercoledì a partire dal 1° luglio 2026, accolgono il pubblico in un appuntamento dedicato alla visita degli ambienti e ai laboratori correlati ai temi che connotano la casa.


Il “mistero” della statua dell’Apollo Citarista e nuove ipotesi sulla storia della casa del Citarista. Il progetto di realtà aumentata è basato su una ricerca multidisciplinare sulla casa del Citarista, che è stata scavata a partire dal 1853 ed è oggi difficilmente comprensibile, dal momento che molti affreschi e reperti furono portati al Museo di Napoli, come era usuale a quei tempi. I risultati delle ricerche coordinate dal direttore Zuchtriegel sono confluiti in un nuovo modello digitale della casa, elaborato insieme a un gruppo di ricerca guidato da Francesco Colace, dipartimento di Ingegneria industriale dell’università di Salerno, e a Luisa Ferro della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Il modello è stato costruito con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale (IA) e ha fornito una base scientifica per l’app che viene messa a disposizione del pubblico.

Inoltre, è stato pubblicato il libro “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico”, a cura del direttore e con un’appendice dei collaboratori Anna Civale e Alessandro Russo, stampato da Giunti e Sillabe quali concessionari del servizio editoriale di Pompei. Il libro sostiene che la statua dell’Apollo Citarista, ovvero dell’Apollo suonatore di cetra (in realtà più verosimilmente di una lira), che a lungo è stata ritenuta un’invenzione classicistica di epoca imperiale, in realtà è una copia fedele di un originale greco di V secolo a.C., di cui si conservano altre copie, in tutto una decina. Tra esse, la statua di Pompei è l’unica in bronzo, mentre le altre sono realizzate in marmo. Attraverso la “critica delle copie”, il metodo sviluppato dall’archeologia ottocentesca per la ricostruzione degli originali greci tramite le copie romane, e l’analisi accurata del contesto della casa, gli autori cercano di mostrare come la domus pompeiana sia una grandiosa rievocazione della casa di Augusto sul Palatino, al cui centro sorgeva il tempio di Apollo, divinità a cui l’imperatore era molto legato. Considerando, inoltre, che Augusto aveva posseduto una statua di Apollo realizzata da Mirone, scultore ateniese di V secolo a.C., prende forma l’ipotesi che l’Apollo Citarista di Pompei discenda da un celebre archetipo classico. La casa, in questi anni, è anche oggetto di ricerche stratigrafiche e di archivio, a cura di Annette Haug e Asja Müller dell’università di Kiel (Germania), che mirano a chiarire meglio la complessa storia edilizia dell’edificio, che nasce dall’unificazione di più unità abitative originariamente separate.

Gli interventi di restauro e di ricostruzione storica dei giardini. La Casa del Citarista ha due ingressi distinti, situati rispettivamente su via dell’Abbondanza e su via Stabiana. L’abitazione occupa gran parte dell’isolato in cui sorge, poiché nacque nel I secolo a.C. dalla fusione di due dimore preesistenti. Questo accorpamento, che richiese importanti interventi di ristrutturazione e decorazione, ha dato vita a un complesso di ben 2.700 mq, caratterizzato da due atri e tre peristili. La casa è stata oggetto di interventi strutturali, di miglioramento dell’accessibilità e di restauro conservativo a cura del Team Ales Manutenzione Programmata e dei restauratori di Ales S.p.A. Nella quasi totalità degli ambienti si è proceduto alla pulitura e consolidamento delle murature. Particolare cura è stata dedicata ai peristili, le cui colonne sono state consolidate. Sul fronte dell’accessibilità e della fruizione, il percorso di visita è stato integrato per superare i dislivelli della domus e abbattere le barriere architettoniche, secondo gli standard del percorso facilitato “Pompei per tutti”. Infine, gli interventi conservativi hanno interessato superfici e manufatti. Un meticoloso lavoro di restauro ha interessato anche le celebri sculture bronzee dell’antica fonderia Chiurazzi, nello specifico la statua dell’Apollo Citarista, la figura del serpente e il gruppo con cani e cinghiale, che sono copie degli originali oggi conservati presso il Museo archeologico di Napoli. Le copie sono state accuratamente ripulite dai materiali estranei, salvaguardando le loro patine nobili di cuprite e malachite, preservando così un tassello fondamentale della storia e della vita quotidiana di Pompei. Il restauro del giardino della Casa del Citarista si è basato sull’analisi delle tracce archeologiche e sull’impiego della vegetazione come elemento strutturale dello spazio. Il progetto valorizza la visione d’insieme degli ambienti, utilizzando per la ricostruzione botanica il Laurus nobilis (alloro), pianta sacra ad Apollo.
Grande Pompei. Ultimo spettacolo del progetto teatrale “POMPEII. VOX FEMINAE. Le parole segrete delle donne”: protagonista Asellina all’Odeion di Pompei
Arianna, Giulia Felice, Ifigenia, Eumachia, Poppea, Flavia Agatea, Fedra, Wilhelmina, Amaryllis, Asellina, sono i personaggi dell’inedito progetto teatrale POMPEII. VOX FEMINAE. Le parole segrete delle donne”, che accompagna e amplifica il racconto della mostra “Essere donna nell’Antica Pompei” (nella Palestra Grande, visitabile fino al 31 gennaio 2026), ambientato nei “teatri” della Grande Pompei. Tutti gli appuntamenti prevedono una replica alle 17.30 per il pubblico già presente nei siti archeologici (fino ad esaurimento posti) e due repliche serali, alle 20.30 e alle 22 (biglietto 7 euro + prevendita su www.tickteone.it selezionando POMPEI VOX FEMINAE). È importante presentarsi mezz’ora prima dell’orario indicato perché gli spettacoli saranno sempre puntuali. Non sarà possibile accedervi dopo che saranno iniziati, anche se si è in possesso di prenotazione. Prima di ogni spettacolo è prevista una breve visita didattica a cura de Le Nuvole teatro arte scienza, che illustrerà le caratteristiche e la storia dei luoghi che ospitano le performance. Asellina è la protagonista dell’ultimo spettacolo del progetto.
Sabato 4 ottobre 2025, nell’Odeion di Pompei: 17.30, 20.30, 22, durata: 30′. “Asellina. Di fame fuoco e bordelli” con Imma Villa, Costanza Cutaia e Marianna Fontana, musiche dal vivo Facundo Quënce. Un canto che dà voce alle donne dimenticate di Pompei: schiave, libertae, cuoche, prostitute, madri. Attraverso i racconti di Asellina e delle sue “Aselline”, rivivono desideri, lotte, soprusi e sogni sepolti. Tra ricette antiche e battute taglienti, sensualità e denuncia si intrecciano in un viaggio nel ventre della città, dove la fame non è solo di cibo. Perché le donne parlano d’amore. Non di morte.
Pompei. Su Rai 1 Speciale di “Meraviglie” su “Pompei. Le nuove scoperte”: Alberto Angela accompagna i telespettatori alla scoperta degli ultimi affascinanti ritrovamenti, mai mostrati prima. Una passeggiata col direttore Zuchtriegel e il personale del Parco dall’Odeion alla Casa dei Vettii passando per l’insula dei Casti Amanti, la Regio IX e la Casa di Leda

Il direttore Gabriel Zuchtriegel e Alberto Angela alla Casa dei Vettii per le riprese dello Speciale di “Meraviglie” su “Pompei. Le nuove scoperte”
Ci sono anche i disegni di un bambino di duemila anni fa tra le meraviglie venute alla luce dalle ultime campagne di scavo del Parco Archeologico di Pompei. Affascinanti ritrovamenti che – insieme ad altri mai mostrati prima – Alberto Angela, con la partecipazione del direttore Gabriel Zuchtriegel, degli archeologi e dei tecnici del Parco, racconta in “Pompei. Le nuove scoperte”, uno Speciale di “Meraviglie” prodotto da Rai Cultura in collaborazione con il parco archeologico e il ministero della Cultura, in onda lunedì 27 maggio 2024, alle 21.25 su Rai 1. Interamente girato nel sito di Pompei, all’interno dei nuovi cantieri di scavo, lo Speciale utilizza una tecnica di ripresa unica: un unico piano sequenza, lungo oltre due ore, che attraversa l’area archeologica di Pompei seguendo Alberto Angela nella sua esplorazione senza alcuno stacco né interruzione.

Alberto Angela duranet le riprese dello Speciale di Meraviglie nella cd sala di Issione nel triclinio della Casa dei Vettii a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Grazie a questa particolare ripresa, i telespettatori avranno la sensazione di partecipare a una reale visita degli scavi di Pompei accompagnati personalmente da Alberto Angela attraverso un avvincente percorso narrativo e l’assenza di stacchi permetterà di avere una chiara idea dell’ubicazione degli spazi esplorati, delle distanze percorse, della vastità del sito archeologico. Sarà come attraversare l’antica città, sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., con gli occhi di un pompeiano di duemila anni fa che vede risorgere dal materiale vulcanico gli oggetti quotidiani, gli affreschi, i graffiti e le tracce della propria vita di allora.

Alberto Angela a Pompei per lo Speciale di Meraviglie (foto parco archeologico pompei)
La visita parte dall’Odeion, il più piccolo dei due teatri della città, dominato dalla vista del Vesuvio che si erge in lontananza oltre le mura. Si snoda poi per le antiche strade di Pompei attraversando botteghe, terme, locande e case private, dove le tracce della vita quotidiana del primo secolo dopo Cristo suscitano meraviglia ad ogni passo.

Le riprese RAI dello Speciale di Meraviglie con Alberto Angela nell’insula dei Casti Amanti a Pompei (foto parco archeologico pompei)
Il percorso prosegue, poi, all’interno dell’Insula dei Casti Amanti, attualmente chiusa al pubblico (dal 28 maggio 2024 sarà aperta alle visite) un isolato già parzialmente esplorato in passato e oggi oggetto di nuovi approfonditi scavi che hanno appena portato in superficie i resti di altre vittime colte nel vano tentativo di mettersi in salvo dall’eruzione. Qui gli archeologi, ancora al lavoro, mostrano ad Alberto Angela e al pubblico ambienti ancora non conosciuti, interessanti oggetti di vita quotidiana appena emersi dagli strati vulcanici e stupefacenti opere d’arte ritornate visibili dopo quasi duemila anni. Ma le opere più commoventi scoperte dagli archeologi sulle pareti di una domus sono i disegni di un bambino di duemila anni fa che, poco prima della tragedia, ha tratteggiato con il carboncino il suo immaginario infantile, ignaro che i suoi graffiti sarebbero sopravvissuti al passare dei secoli.

Larario nell’insula 10 della Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
Dopo un breve trasferimento in auto sopra la zona ancora non scavata di Pompei, Alberto Angela entra nei cantieri di scavo che interessano la Regio IX, uno dei distretti della città ancora non interamente portati alla luce. Qui rivela agli spettatori splendidi saloni affrescati appena riemersi dal materiale vulcanico e un meraviglioso ambiente dipinto, scoperto proprio nei giorni di realizzazione dello speciale e ancora mai mostrato. Il percorso procede verso la “Casa del Larario”, dove il racconto delle ultime ore della città romana si intreccia con la scoperta di ambienti che l’eruzione ha “cristallizzato”, imprimendo nella cenere la fotografia degli ultimi istanti di vita di Pompei. Qui, con l’aiuto degli esperti del parco, Alberto Angela illustra la tecnica dei calchi, che ha permesso di rivelare le drammatiche immagini delle vittime nell’attimo stesso della loro fine.

Le pareti affrescate di incredibile bellezza emerse nella Casa alle spelle della Casa di Leda nella Regio IX di Pompei (foto parco archeologico pompei)
L’esplorazione prosegue nella “casa di Leda”, una delle domus più ricche di ritrovamenti di questa ultima campagna di scavi con nuove rivelazioni. Nelle sue adiacenze sono appena emerse pareti affrescate di incredibile bellezza, anche per il particolare stato di conservazione dei colori originali.

Alberto Angela nella Casa degli Amorini a Pompei dorati durante le riprese per lo Speciale di Meraviglie (foto parco archeologico pompei)
Infine, al termine del percorso, due autentici fuochi d’artificio di Pompei: la “casa degli amorini dorati” e la “casa dei Vettii”, quest’ultima riaperta recentemente al pubblico dopo un lungo restauro. Qui la magnificenza degli affreschi e dei giardini colonnati rivela l’opulenza degli abitanti di una delle zone più ricche della città. Splendidamente circondato dal “rosso pompeiano” il telespettatore avrà quasi l’impressione di partecipare a uno degli esagerati banchetti descritti da Petronio.



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