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Grande Pompei. Nuove ricerche bioarcheologiche sulle vittime scoperte nella Villa B di Oplontis attestano una dieta prevalentemente composta da grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. Le nuove ricerche pubblicate sul Journal of Archaeological Science: Reports

Grande Pompei: ambiente 10 della Villa B di Oplontis (Torre Annunziata, Na) (foto parco archeologico pompei)

Un nuovo studio multidisciplinare sui resti umani rinvenuti a Oplontis (Torre Annunziata, Na) offre dati inediti sull’alimentazione e sulle condizioni di vita della popolazione vesuviana al momento dell’eruzione del 79 d.C. Attestato un maggior numero di vittime e una dieta prevalentemente composta da prodotti della terra. La ricerca, frutto della collaborazione tra il Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei e il DiSTABiF – università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è stata pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports. L’articolo A multidisciplinary bioarchaeological approach to diet at Oplontis (Pompeii): evidence for predominantly terrestrial resources, a cura di Valentina Giacometti, Simona Altieri, Noemi Mantile, Maria Rosa di Cicco, Chiara Comegna, Valeria Amoretti, Gabriel Zuchtriegel e Carmine Lubrito (disponibile in open access al link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2352409X26004219), espone i risultati dello studio che ha riguardato i resti umani delle vittime rinvenute a Oplontis e che ha applicato un approccio bioarcheologico multidisciplinare per ricostruire alcuni aspetti della loro alimentazione.

Copertina della rivista internazionale Journal of Archaeological Science: Reports

“Ricostruire le pratiche alimentari del passato è fondamentale per comprendere i contesti culturali, economici e ambientali delle società antiche”, si legge nell’introduzione dell’articolo. “Tuttavia, gli studi sulla paleodieta sono spesso limitati dal recupero sporadico di materiali archeologici e dalla difficoltà di integrare diverse categorie di evidenze provenienti dal medesimo contesto deposizionale. Il sito vesuviano di Oplontis, nei pressi di Pompei, offre un potenziale analitico eccezionale grazie alla straordinaria conservazione di resti antropologici, archeobotanici e zooarcheologici sigillati dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Questo studio rappresenta la prima indagine interdisciplinare sul sito di Oplontis che utilizza l’analisi degli isotopi stabili (δ13C e δ15N) sul collagene osseo — condotta su 46 campioni umani e 3 di fauna — per determinare il contributo proporzionale delle diverse fonti alimentari alla dieta degli individui. I valori di δ13C per i campioni umani variano da −19,5 a −17,8‰ (media −18,7 ± 0,7‰), mentre i valori di δ15N oscillano tra 7,7 e 11,7‰ (media 10,1 ± 0,8‰). I risultati isotopici indicano una dieta basata prevalentemente su risorse terrestri di tipo C3 — verosimilmente cereali quali frumento e orzo, legumi e prodotti agricoli locali — integrata da proteine ​​di origine animale, come carne e/o latticini. Integrati con le evidenze antropologiche e paleopatologiche, questi risultati contribuiscono a una ricostruzione più dettagliata delle pratiche alimentari e delle strategie di sussistenza della comunità che viveva a Oplontis poco prima dell’eruzione del 79 d.C.”.

Grande Pompei: la Villa B di Oplontis (Torre Annunziata, Na) (foto parco archeologico pompei)

L’indagine ha preso avvio da una revisione critica del contesto rinvenuto nell’ambiente 10 della cosiddetta “Villa B” di Oplontis, dove furono recuperati i resti di persone che cercavano di sfuggire all’eruzione del 79 d.C. e trovarono la morte in un ambiente antistante il porto. La nuova lettura del contesto, condotta attraverso analisi bioarcheologiche, ha permesso di stabilire che il numero delle vittime era maggiore rispetto a quanto identificato finora e ha rappresentato un primo passo verso uno studio complessivo dell’alimentazione della popolazione vesuviana in età romana. Le analisi isotopiche dei resti scheletrici hanno evidenziato differenze tra gli individui, ma anche una dieta tendenzialmente basata su risorse terrestri, in particolare alimenti vegetali integrati da una componente proteica di origine animale, e non su risorse marine, come invece ci si sarebbe potuti aspettare data la vicinanza al mare. In sintesi è emerso che nella dieta quotidiana rientravano soprattutto cereali, come grano e orzo, legumi e altri prodotti agricoli locali. A questi alimenti si aggiungeva una quantità moderata di proteine animali, probabilmente attraverso il consumo di carne e latticini. Il pesce era presente tra le possibili risorse alimentari, ma i dati hanno indicato un peso marginale nella dieta.

Grande Pompei: la Villa B di Oplontis (Torre Annunziata, Na) (foto parco archeologico pompei)

“Ciò conferma”, commenta il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “che quando il Vangelo dice dacci oggi il nostro pane quotidiano, non si trattava tanto di una metafora, nel senso di cibo e più in generale di sostentamento, quanto della realtà della maggioranza della popolazione, che mangiava principalmente pane e cereali”. Lo studio ha inoltre rilevato che le differenze alimentari tra uomini e donne non erano particolarmente marcate, mentre alcuni animali venivano probabilmente nutriti in modo diverso rispetto ad altre specie. Oplontis si configura, quindi, come un caso di studio fondamentale per comprendere l’alimentazione e le modalità di vita degli abitanti dell’area vesuviana, in un percorso di ricerca che in futuro includerà anche le vittime degli altri siti della Grande Pompei.